ALICIA GIMNEZ-BARTLETT.
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GLI ONORI DI CASA.
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Ciclo: Petra Delicado 10.
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Titolo originale: Nadie quiere saber. 2013.
Traduzione di: Maria Nicola.
2013. Sellerio Editore, Palermo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Lomicidio del signor Sigun  quello che Petra Delicado chiama con fastidio un caso freddo. Cinque anni prima, laffermato imprenditore tessile Adolfo Sigun era stato ucciso nellappartamentino dove celebrava il suo vizio: le giovanissime prostitute, preferibilmente prese dal marciapiede. Ai tempi, la sentenza era stata sbrigativa: rapina con morto ad opera del protettore della prostituta con la complicit di lei. Ma, adesso, quando lispettrice della Polica Nacional con il suo vice Fermn Garzn, riaccende con scetticismo la macchina investigativa, le basta togliere un poco di polvere dalle vecchie
carte per rendersi conto di alcune incongruenze.
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Soprattutto, resta enigmatico lassassinio dellassassino. Allinizio Petra e Fermn, battono pigri le piste consuete. Ma un incidente, cruento e spietato, fa capire che c qualcuno che segue Petra. E questo qualcuno squarcia improvvisamente lo
scenario, legando il delitto allintricato registro degli affari di Sigun che si scoprono connessi alla criminalit italiana trapiantata nella capitale catalana.
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 quindi a Roma che prosegue la partita. Ed  in questa specie di Vacanze romane, omaggio dellautrice a un paese che ama, che tutta la forza comica tipica dei gialli della Gimnez-Bartlett, si dispiega. Le sue storie, senza essere tinte di altro colore che non sia il noir, senza attenuare malinconie e frustrazioni dei personaggi, riescono a scatenare umori leggiadri di commedia. Un umore che sprigiona dalle galanterie, dalle cene, dalle passeggiate, dalle piazze, dalla complessit di sentimenti e di intelletto dei personaggi italiani, e soprattutto dal comico impazzimento che prende un provinciale di
Salamanca per la prima volta a Roma.
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Gli onori di casa segue una trama insinuante inattesa e sinuosa. Le molte curve dellintreccio sono riempite e rese frizzanti e vive. Per farlo il genio narrativo dellautrice impugna le sue armi migliori. In primo luogo i dialoghi da commedia brillante. Secondo, i ripetuti, abilissimi cambiamenti dambiente, diversi per geografia o ceto, destinati a offrire lo spaccato sociale. La soluzione  probabilmente la verit pi celata della serie di Petra Delicado, la dolce e dura della Polica Nacional di Barcellona, e di Fermn Garzn, il ruvido e tenero suo Watson, o forse meglio: il suo Sancho Panza.
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L'AUTRICE.
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Alicia Gimnez Bartlett  una scrittrice spagnola, conosciuta principalmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno per protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.
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Alicia Gimnez Bartlett nasce nel comune spagnolo di Almansa (Albacete) il 10 giugno 1951, vive la sua giovinezza a Tortosa e dal 1975 si trasferisce a Barcellona. Studia Filologia spagnola presso l'Universit di Valencia e successivamente si laurea in Letteratura Spagnola all'Universit di Barcellona con una tesi sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, di cui pubblicher un saggio nel 1981.
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Inizia la sua carriera all'interno di un ambiente privilegiato, quello della capitale catalana di Barcellona che diede casa ai grandi autori del "boom latinoamericano". Lavora con la nota agente letteraria Carmen Balcells, e nel 1984 pubblica il suo primo romanzo, Exit (Seix Barral). Nel corso degli anni novanta, dopo la lettura di: Quel che rimane, della scrittrice statunitense Patricia Cornwell, compie il suo esordio nel campo dei romanzi polizieschi dando vita al personaggio che si riveler in seguito la chiave per la sua fama di scrittrice di gialli: l'ispettrice di polizia Petra Delicado, protagonista di ben dieci romanzi polizieschi.
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La serie, iniziata con Riti di morte (1996), avr molto successo anche al di fuori della penisola iberica, compresa l'Italia, e le far guadagnare numerosi premi, tra cui il Raymond Chandler nel 2008. Dopo la pubblicazione del primo romanzo di Petra Delicado, Alicia si occupa principalmente della redazione della serie, che sar adattata per la televisione, ma pubblica anche altri romanzi, alcuni saggi e numerosi racconti in collaborazione con autori stranieri.
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Con il romanzo Una stanza tutta per gli altri (1997) mette sono attacco, a partire dall'esame della vita privata e delle relazioni sociali intrattenute, ad esempio con la servit, la figura della scrittrice Virginia Woolf, icona del movimento femminista, notoriamente apprezzata per la sua immagine pubblica rivoluzionaria. Con questo scritto ottiene il premio Femenino Lumen (1997), il suo primo riconoscimento a livello letterario.
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Nel 2011 riceve il Premio Nadal per Dove nessuno ti trover (Donde nadie te encuentre), un romanzo storico sulla vita della rivoluzionaria anti-franchista Teresa Pla Meseguer, alias La Pastora, nascosta nei boschi di Tortosa, presumibilmente violentata nel 1949 dalla Guardia Civil. Gli onori di casa (Nadie quiere saber), pubblicato nel 2013, chiude le avventure investigative della detective spagnola. Alicia sceglie tematiche molto forti per le sue opere e questo perch dimostra di avere a cuore le questioni riguardanti le discriminazioni legate alla sessualit e/o al genere, i pregiudizi sociali che sono causa di emarginazione sociale e non permettono di vivere una vita secondo le proprie scelte.
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Gli onori di casa.
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1.
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Era terribile. Mi avvicinavo a poco a poco a quella bara aperta senza vedere chi ci fosse dentro.
Era un feretro imponente, di legno lucido e sontuoso. Enormi ceri e svariate corone di fiori
circondavano da ogni lato il defunto. Ma pi mi avvicinavo, pi il mio passo si faceva sicuro, e meno
intenso il timore. Quando arrivavo ai piedi del catafalco scoprivo, guardando dentro, la salma di un
vecchio, in un impeccabile abito nero, con una fascia tricolore e il petto coperto di medaglie e
onorificenze. Non lo avevo mai visto, non sapevo chi fosse, ma era di certo una persona importante. A
quel punto, con decisione, infilavo la mano nella borsetta e tiravo fuori un lungo coltello. E di colpo,
come se a guidare il mio braccio fosse un odio che prorompeva impetuoso dentro di me come un
torrente, cominciavo a pugnalarlo, e a pugnalarlo, senza fermarmi. I colpi erano forti, decisi, e
sarebbero stati tutti cruenti su un uomo vivo, ma da quel corpo non usciva nientaltro che segatura e
vecchie carte. Questo mi faceva infuriare ancora di pi, spingendomi a un parossismo di pugni e
coltellate, perch non potevo accettare che tutto si riducesse a un cumulo di cose morte sopra altra morte.
Mi svegliai sudata, angosciata e tremante. Non soffro quasi mai di incubi, e cos, non appena
riuscii a pensare con un minimo di lucidit, mi interrogai sullesperienza che avevo attraversato. Si
trattava di un tipico sogno freudiano con tanto di uccisione della figura paterna? Molto improbabile.
Era forse un ritorno del sentimento antifranchista, frustrato per il fatto che il dittatore era morto di
vecchiaia dentro un letto? Troppo lambiccato. Smisi di azzardare ipotesi e andai a farmi un caff.
Sarebbero passati mesi prima che potessi riconoscere, contro ogni criterio ragionevole, che si era
trattato di un sogno profetico riguardante il mio lavoro.
Ma cominciamo dai fatti e lasciamo da parte i sogni. Tra i compiti affidati alla Polica Nacional
vi  quello di rivangare il passato. Sembra unassurdit, un paradosso, una semplice battuta. Tutti
pensano che lintervento della polizia debba essere rapido, tempestivo, risolutivo, e che il sangue
versato, quanto prima si asciuga, meglio . Vige la convinzione che un agente della Omicidi sia un tizio
armato e addestrato per entrare in azione quando il cadavere  ancora fresco o, per meglio dire, ancora
tiepidino. E invece no. Capita che i presunti specialisti del tempo presente o, tuttal pi, del passato
prossimo, si vedano rispediti verso il passato remoto per dare la caccia ad assassini ormai scomparsi,
volatilizzati, dissolti nellaria. Curioso. Il passato non  territorio esclusivo di storici e poeti, ma
appartiene anche a noi piedipiatti. Il crimine ha la sua archeologia.
Questa attivit va sotto il nome di riapertura delle indagini, espressione che richiama alla
mente opportunit inedite, folgoranti scoperte, nuovi inizi con rinnovate energie. Eppure, quasi mai 
cos. Un caso riaperto  una faccenda dannatamente complicata, perch, come si sa, il tempo cancella
ogni cosa. Ci sono fascicoli che si riaprono perch un presunto colpevole risulta innocente, magari
dopo un test del DNA che ai tempi del delitto non esisteva. Altri, perch il vero colpevole, fuggito
allestero,  rispuntato da qualche parte. Comunque sia, unindagine costa denaro dei contribuenti, e i
casi non vengono riaperti per capriccio.
Il nostro, quello che venne affidato a Garzn e a me, fu rispolverato su richiesta della vedova
della vittima. La signora si era messa in contatto col giudice Juan Muro, un veterano che aveva fama di
perseguire fino in fondo la verit fino a stanarla, e lo aveva persuaso a riprendere in mano un caso che
risaliva a ben cinque anni prima, quando suo marito, di nome Adolfo Sigun, imprenditore tessile sulla
settantina, aveva trovato la morte in circostanze scabrose. Il corpo era stato rinvenuto in una casa di sua
propriet, dove si era recato in compagnia di una giovane prostituta di infimo livello. Lomicidio era
stato attribuito alluomo che sfruttava la ragazza, il quale per era stato ucciso a Marbella due mesi
dopo. Pur muovendosi su binari apparentemente sicuri, lindagine si era chiusa con un nulla di fatto: il
presunto colpevole non pot mai dire la sua sullaccaduto. La ragazza era finita in carcere con una
condanna per complicit in un delitto mai del tutto chiarito, dopo di che col passare dei mesi e degli
anni la vicenda era sfumata nelloblio. Fino al momento in cui il viceispettore ed io ereditammo quel
morto gi sepolto e rassegnato in silenzio alla sua sorte.
Nella sua insensatezza, il mio collega era gi tutto contento, sosteneva che mai prima di allora si
era occupato di un caso archiviato e poi riaperto, e che una nuova esperienza lavorativa sarebbe stata
molto stimolante.
- Anzi, le dir, ispettore - tenne a spiegarmi, - lavorativa o privata, ogni esperienza nuova alla
mia et  preziosa, come un dono del cielo. Se le dico che soltanto ieri ho assaggiato per la prima volta
il pt di olive, e a momenti piangevo dallemozione... Un caso riaperto  come una sfida, ed  cos che
dovremo prendere tutte le complicazioni che presenter.
Io non ne ero cos convinta. Sono pi giovane di lui, eppure gi da un pezzo le difficolt hanno
smesso di apparirmi come una sfida, per trasformarsi in quello che sono veramente: una grana in pi.
Non sono una donna fatta per le sfide, la mia mente non si affina davanti alle difficolt, n il mio
impeto raddoppia davanti alle barriere. Non capisco la gente che si prefigge mete sempre pi elevate.
Per me sono marziani gli alpinisti che scalano vette inarrivabili fino a ritrovarsi con i piedi congelati, e
gli atleti che, raggiunto il traguardo, crollano a terra schiantati dalla fatica. Decisamente, la mia natura 
meno passionale, a muovermi  unintenzione che definirei scientifica, se cos riesco a farmi capire. Gli
scienziati agiscono spinti dallansia di sapere, non da una cocciutaggine insensata che conduce sempre
lungo la linea ascendente. Forse che Madame Curie scopr il radio a forza di esclamare: Il premio
Nobel me lo devo guadagnare io, costi quello che costi? No, per me, e immagino anche per Madame
Curie, le cose si fanno per il desiderio di arrivare da qualche parte, per la necessit di rendere pi chiaro
ci che si cela nelloscurit. Per, una volta giunti in porto, perch continuare a gareggiare con se
stessi, perch uscire di nuovo in mare alla ricerca di terre pi lontane? No. Bisogna saper accettare i
propri limiti, saperci convivere, tenerne conto ogni volta che si intraprende una nuova attivit. Sar che
ormai i miei limiti li conosco, so bene il peso che hanno sulla mia vita, o sar che semplicemente sono
molto pi conservatrice di quanto sia disposta ad ammettere. Sta di fatto che lidea del caso riscaldato
non mi sconfinferava neanche un po.
E neppure il commissario Coronas faceva salti di gioia. A suo tempo era stata la nostra squadra
a condurre le indagini sul caso Sigun, e dover rimestare nelle stesse acque per tentare di far riaffiorare
qualcosa gli pareva una penitenza che non credeva di meritare.
- Non ci posso credere! - esclam. - Con tutte le energie che abbiamo buttato in quella
faccenda, adesso ci tocca ricominciare. Ma cosa crede quel giudice del cavolo, che dopo cinque anni la
luminosa fiamma della verit potr levarsi a rischiarare il sacro impero della legge? Gli manca poco
alla pensione e si comporta come se fosse fresco di concorso. Lo sanno tutti che se non  saltato fuori
nessun indizio nuovo, indagare sul passato  una solenne fesseria.
Ma non pot far altro che adattarsi, il giudice Muro era ben saldo nella sua decisione, e il corpo
di Sigun doveva risorgere metaforicamente dalla tomba. Una volta edotta su quanto poco il mio capo
apprezzasse la riapertura di quel fascicolo, osai domandare:
- Lei cosa dice, commissario, dobbiamo darci da fare al massimo o possiamo prendercela con
calma?
La sua faccia sub, a quelle parole, una metamorfosi singolare, acquistando ipso facto una gran
somiglianza con il muso di un pitbull pronto allattacco.
- Come? Come ha detto, ispettore? Non capisco la domanda.  mai successo in questo
commissariato, e sotto i miei ordini, che qualcuno si sia occupato di un caso prendendosela con
calma? Perch, se cos  stato, pu stare certa che io non lho saputo.
- Era solo un modo di dire.
- Allora cambi registro stilistico, ispettore. Qui le indagini si fanno sempre con impegno, con
ardore, con dedizione, a testa bassa, sputando lanima, sudando sangue, se necessario. Intesi? Voglio
che con tutte le vostre forze e la vostra perizia cerchiate di scoprire chi diavolo ha ammazzato il
presunto assassino di Adolfo Sigun. Ora pi che mai  in gioco lonore di questo commissariato. A
pochi  data la possibilit di rimediare agli errori del passato.
- Sissignore, sar fatto, commissario! - risposi in un grido soldatesco.
- E non mi risponda come un sergente dei marines! Mi prende in giro, o cosa? Certe volte lei ha
il dono di mettermi di cattivo umore, Petra Delicado.
Pu darsi che avessi incrementato la sua irritazione, ma sono certa che Coronas era gi di umore
pessimo prima ancora di parlare con me. E in fondo non era difficile capirlo: dover destinare due
persone a un servizio che non gli risolveva il normale carico di lavoro, non era certo un piacere per lui;
come non lo era leventualit di riconoscere errori commessi in passato. Ma questo non mi riguardava,
Garzn ed io a quel tempo eravamo in altre faccende affaccendati, e certo non eravamo stati noi a
metterlo in quel pasticcio.
Se analizzavo la situazione con un minimo di distacco e di ottimismo, dovevo ammettere che
occuparsi di un caso riaperto poteva presentare i vantaggi di uninnegabile pulizia, dal punto di vista
teorico come da quello della prassi poliziesca. Almeno non piombavamo nel vortice dei fatti con
lurgenza imposta da un crimine appena commesso. Non rischiavamo che un testimone fosse
drammaticamente soggetto alla stretta della paura o della passione. E neppure avremmo avuto la
stampa alle calcagna... Per noi era un po come essere chiamati a dare una lezione magistrale
allaccademia di polizia, unopportunit per applicare a freddo il puro ragionamento deduttivo. Ma
come in tutte le imprese importanti, il problema era partire bene. Detto in altre parole: da dove
cominciare? Quando sottoposi questo interrogativo metodologico a Garzn, lui si gratt il mento mal
rasato per quasi cinque minuti, il che  quasi sempre un segnale eccellente, e alla fine disse:
- Io credo, ispettore, che dovremmo chiedere consiglio a qualcuno che ne sappia pi di noi. Un
collega che si sia gi occupato di casi riaperti, tanto per farsi unidea. Se il suo orgoglio professionale
glielo consente,  ovvio.
- Il mio orgoglio generale  gi finito alle ortiche la prima volta che ho dovuto chiedere aiuto
per cambiare una gomma.
- Non lha fatto da sola? Mi meraviglio! Lei, una donna cos indipendente...
- Non faccia il furbo, Fermn. Ho detto che ho rinunciato allorgoglio, non alla cattiveria.
- Chiarimento superfluo.
- Potremmo concentrarci su quel che dobbiamo fare, una buona volta? La sua idea di chiedere
lumi a un collega mi pare interessante. Le viene in mente qualcuno in particolare?
- Bonilla. Lanno scorso lispettore Bonilla ha risolto un caso di omicidio di tre anni prima. Una
ragazza violentata e uccisa. Il fascicolo era stato archiviato per insufficienza di prove. I familiari della
ragazza avevano sempre sospettato del fidanzato. Tanto hanno detto e tanto hanno fatto che il giudice
ha accettato di riaprire il procedimento. Alla fine, il colpevole era proprio lui.
- Ricorda come  andata?
- Certo. Quello nel frattempo si era sposato, e Bonilla  andato a trovare la moglie. Parlando, lei
ha finito per raccontare che il marito ogni tanto faceva cose strane, aveva comportamenti violenti.
Lhanno fermato, lhanno torchiato per bene, e dopo qualche giorno ha confessato.
- Non so se noi avremo qualcuno da mettere sotto torchio, per da qualche parte bisogner
cominciare. Per il momento torchiamo Bonilla, poi si vedr.
Daniel Bonilla era parecchio pi giovane di me. Apparteneva allultima infornata, una nuova
generazione di poliziotti preparatissimi, ragazzi brillanti che erano entrati nel corpo esclusivamente per
vocazione. Non avevo mai veramente parlato con lui, ma mi piaceva la sua aria da volontario di una
organizzazione umanitaria. Aveva fama, nel nostro commissariato, di non preoccuparsi di fare carriera,
ma solo di lavorare nel miglior modo possibile. Ci ricevette con entusiasmo, e tutti i consigli che ci
diede mi sembrano ancora oggi magnificamente sensati e intelligenti.
- Non sono certo io il tipo che pu fare lezione a voi - cominci. - Per posso assicurarvi che
un caso riaperto richiede un cambiamento radicale di mentalit. Niente fretta, niente paura che
lassassino scappi, perch lassassino  gi scappato. Lentezza, quindi, e grande attenzione a ogni
dettaglio. Bisogna leggere molto, allinizio. Tutti gli atti del processo, tutti i verbali delle indagini.
Guardare, riguardare, vagliare, analizzare... trasformare i dubbi in interrogativi precisi, individuare le
lacune, mettere in dubbio le conclusioni che possono essere state dettate dalla fretta. Chi ha condotto il
caso la prima volta? - domand.
- Juan lvarez - rispose immediatamente Garzn. - Uno che poi ha chiesto il trasferimento a
Cceres perch sua moglie era originaria di l - concluse, sorprendendomi con la sua perfetta
conoscenza dei retroscena umani del commissariato.
- Pu darsi che la voglia di allontanarsi dallo scenario di un fallimento abbia avuto il suo peso.
Sapete come sono queste cose. Ma non  necessario che parliate con lui. Limportante  tutto scritto.
Abituatevi, questo s, a tenere lintera documentazione a portata di mano per poterla consultare in
qualunque momento. E anche se non c fretta, cercate di sentirvi come se il crimine fosse appena stato
commesso. Aiuta a liberarsi dalla sensazione di rovistare solo tra vecchie carte. Come vedete, non
riesco a dirvi altro che luoghi comuni, niente che possa darvi davvero una mano, ma potete contare su
di me per qualunque cosa.
Bene, quello era gi un buon punto di partenza per una corsa nella quale, pi che correre, ci
veniva consigliato di camminare.
- Da lei o da me? - domandai al viceispettore.
- Sta tentando di sedurmi dopo tutti questi anni?
- Non pretender che leggiamo tutta quella montagna di faldoni ciascuno per conto proprio. Ci
vorr del tempo, e dubito che possiamo farcela in orario dufficio. Tocca fare i compiti a casa.
- Cominciamo bene. Un giorno da lei, e uno da me. Che ne dice?
- Ottimo. E niente birrette n altri generi di conforto alcolici.
- Incartamenti a bocca asciutta.
- Esatto.
In casa mia non era difficile trovare momenti tranquilli. Quella settimana i figli di Marcos non
sarebbero venuti, quindi il silenzio e la concentrazione erano assicurati. E nemmeno Marcos
rappresentava un problema, bastava pregarlo di ritirarsi a leggere nel suo studio, invece che nel salone,
e avremmo avuto la pace perfetta. Una mezzora prima preparai un piccolo buffet, minimo ma
indispensabile per la venuta di Garzn: tramezzini leggeri e birra analcolica.
Alle nove in punto il mio collega era gi sulla porta. Portava con s solo la documentazione
poliziesca, perch io avevo quella del giudice. Marcos mi aveva detto che ci teneva a salutarlo, quindi
attesi che scendesse e si dilungassero in convenevoli. Quando ebbero portato a termine il loro rito
sociale, ci sistemammo nel soggiorno, dove avevo liberato il tavolo da pranzo e disposto un portatile e
la documentazione stampata. Il viceispettore portava orgogliosamente sottobraccio un nuovissimo
tablet, regalo di Beatriz per il suo compleanno, che aveva imparato a maneggiare con sorprendente
naturalezza. Ci sistemammo e concordammo un piano dazione.
- Ho comprato due bei quaderni nuovi, uno per lei e uno per me. Cos, quando ci capita sotto gli
occhi qualcosa che ci colpisce, ciascuno se lo segna sul suo quadernetto. Alla fine confrontiamo gli
appunti e li commentiamo. Le va?
- E se il commento io lo voglio fare subito, ispettore?
-  meglio che non ci siano interruzioni. Per se crede che qualcosa meriti uno scambio di
pareri immediato... Ma la avverto che non sono ammesse battute o sciocchezze di sorta.
Ci immergemmo nella lettura, ciascuno dei suoi documenti. Mentre affrontavo le considerazioni
del giudice, mi accendevo di tanto in tanto una sigaretta. Sentivo Garzn agitarsi sulla sedia a ogni
scatto dellaccendino. Dietro insistenze di sua moglie, che teneva alla sua salute, aveva smesso di
fumare. Cercai di dimenticare il suo nervosismo. Via via che avanzavo nello studio, il testo gettava
nuova luce su quellomicidio dannata che ci toccava riportare a nuova vita.
Adolfo Sigun era un industriale del settore tessile che aveva saputo mettere a frutto leredit
familiare modernizzando i suoi impianti e trovando sbocchi allestero per i suoi prodotti. I suoi
stabilimenti, che in origine producevano tessuti tradizionali per il mercato della sartoria maschile,
avevano subito cambiamenti sostanziali che avevano permesso allazienda di sottrarsi alla crisi epocale
del tessile catalano. Adeguandosi ai nuovi usi della moda, e ampliando la produzione a tessuti per
labbigliamento femminile dalta gamma, riforniva case di mode importanti, non solo spagnole, ma
anche francesi e italiane. Aveva saputo puntare su tessuti di qualit, lasciando da parte la produzione a
basso prezzo, inevitabilmente soggetta alla concorrenza di altri paesi. Sembrava che gli affari andassero
a gonfie vele. Tuttavia, due anni prima della morte di Sigun, lazienda si era trovata ad affrontare serie
difficolt finanziarie nel merito delle quali il giudice non si addentrava. Presi il mio quaderno, ancora
immacolato, e scrissi: 1. Verificare le ragioni della crisi dellazienda. 2. Vedere come sono andati i
conti in seguito alla morte di Sigun. Garzn mi vide prendere appunti. Dopo qualche allungamento di
collo che tentai di ignorare, non riusc pi a star zitto e disse:
- Che cosa si  scritta, ispettore?
- Avevamo detto che non bisognava interrompere.
- S, ma sono preoccupato, a me non viene in mente niente.
Lo fissai con severit. Bench avesse varcato da tempo la soglia dellet matura, nel suo
comportamento continuava a manifestarsi una sorprendente dose di infantilismo. Dovevo ammettere,
per, che la cosa mi divertiva, quindi invece di mandarlo al diavolo risposi:
- Ho scritto che bisognerebbe capire come mai unazienda che era riuscita cos bene ad
adattarsi ai tempi e ad espandere il suo volume daffari, di colpo comincia ad andare male. E poi sar il
caso di vedere cos successo dopo che il padrone  stato assassinato.
- Lei ha una mente eccelsa, ispettore. Io non me lo sarei mai domandato.
- Vuole lasciarmi lavorare in pace?
Si rimise allopera chinando esageratamente la testa sullo schermo come un bambino che vuole
dimostrare a tutti i costi il suo interesse. Poco dopo lo vidi prendere la penna e pensai che per un po mi
avrebbe lasciata tranquilla. Sigun aveva tre figlie, nate da un primo matrimonio, e una seconda
moglie, sposata dopo che la precedente era morta di cancro. Era stata questa seconda moglie, Rosala
Pieiro, a insistere presso il giudice affinch fossero riaperte le indagini. Scartabellai nel dossier fino a
trovare qualche informazione su di lei. Ben poco, in realt. Soltanto che aveva una trentina danni
meno del marito, che non esercitava alcuna professione e che ai tempi del delitto era sposata con la
vittima da sette anni. Nessuno dei membri della vecchia o della nuova famiglia era stato sospettato nel
corso delle precedenti indagini. Tutti erano stati sentiti come persone informate sui fatti, ma per
nessuno di loro erano emersi indizi di colpevolezza.
Sigun, come si seppe dopo la sua morte, era solito frequentare negli ultimi tempi una prostituta
molto giovane di nome Julieta Lpez. Devo riconoscere che quel nome, con le sue risonanze
shakespeariane, mi fece quasi sorridere. Julieta per era ben lontana dallessere una fanciulla di nobile
famiglia. E neppure esercitava la sua antica professione in un albergo o in un club priv, ma batteva
semplicemente il marciapiede nel Raval. La proteggeva una specie di fidanzato. I due si erano inventati
unattivit delittuosa che andava ben al di l della semplice prostituzione. Proprio in quel momento il
mio collega mi interruppe.
- Cosa c, adesso, Garzn? - chiesi come se fossi pronta a strangolarlo, il che non era cos
lontano dalla verit.
- Mi scoccia sembrare un maleducato, ma se non  abusare della sua generosit, non ci sarebbe
per caso qualcosa da sgranocchiare? Comincio a sentire un certo languorino, ed  provato che un calo
di zuccheri inibisce la concentrazione.
- Lei sgranocchia pi di un castoro del Canada, viceispettore. Non pu aspettare un momento?
Sto per scoprire lattivit delittuosa di Giulietta col suo Romeo.
- Gliela spiego io. Romeo si chiamava Abelardo Quiones, che a giudicare dal nome era pi
agreste di uno spaventapasseri in mezzo a un campo di girasoli. Dal canto suo, la dolce fanciulla si era
specializzata in clienti anziani; pi erano vecchi, meglio era. Quando, dopo un certo numero di incontri,
riusciva a guadagnarsi la loro fiducia, li convinceva a portarla a casa loro. Una volta l, si faceva offrire
da bere, e appena il vecchio si distraeva un attimo, gli metteva del Roipnol nel bicchiere. Quando il
tizio era cotto a puntino, entrava in scena il diabolico amante, che li aveva seguiti fino al luogo del
convegno amoroso. Julieta lo avvertiva con uno squillo sul cellulare e gli apriva la porta, e insieme
portavano via tutto quel che potevano: soldi, gioielli, computer... Poi se ne andavano tranquilli. E lo sa
quante denunce si sono beccati in due anni di questo simpatico sport? Neanche una! Incredibile, vero?
Lo ascoltavo senza che un battito di ciglia velasse i miei occhi, spalancati dalla sorpresa. Allora
lui scoppi in una risata soddisfatta e continu:
- Alla fine,  anche divertente. Certi delitti diventano possibili perch noi esseri umani siamo
come siamo. Mi dica lei dove lo trova il vecchietto che si presenta in un commissariato a raccontare
che si  fatto prendere in giro da una ragazzina. Se li immagina i figli e i nipoti: Il nonno  andato a
farsi una trombatina e tra la puttana e il magnaccia gli hanno portato via perfino la dentiera?
Interruppi le sue risate con decisione:
- Non c bisogno di essere cos volgari, Fermn, e la prego di abbassare la voce!
- Ma mi aveva detto che i suoi figliastri non cerano!
- Io invece ci sono, e mi sembra di un gusto spaventoso che lei mi faccia la scenetta usando
certe espressioni.
Al viceispettore non importava un fico secco che io apprezzassi o meno il suo gusto, e continu
a ridersela sottovoce di una storia che per lui rappresentava il colmo della comicit. Io, per, ero
frastornata: il contrasto tra il gergo legale in cui erano redatte le pagine che stavo leggendo e le
espressioni da barzelletta sconcia di Garzn mi impediva di cogliere il succo della questione.
- Ma perch un industriale di quel livello dovrebbe ricorrere a una prostituta di strada? -
domandai in tono quasi retorico.
- Che diamine, ispettore, lei mi sembra una bambina dellasilo! Esiste una cosa che si chiama
perversione. C gente che pi scende in basso, pi ci prova gusto. Quello che gli piace  rotolarsi nel
fango. Non lo capisce?
- Certo che lo capisco! - mi affrettai a esclamare, prima che me ne desse una colorita
spiegazione. - Comunque questo non spiega perch labbiano ammazzato.
- Io invece lo so, ma non intendo rivelarglielo se prima non tira fuori qualcosa da mangiare.
Dovr scoprirlo da sola leggendosi tutto il noiosissimo malloppo che ha davanti.
Allora fui io a scoppiare a ridere. Mi alzai e andai a prendere i tramezzini e le birre analcoliche.
Garzn mi aspettava a braccia spalancate.
- Finalmente qualcosa da mettere sotto i denti! - esclam. Ma poi rimase a fissare il vassoio e
mi chiese in tono di sospetto:
- E questo cos?
- Tramezzini al pomodoro, peperone, sedano e formaggio fresco. Tutto molto leggero e
salutare. Non voglio che la pesantezza di stomaco ci impedisca di rendere al cento per cento.
- No, io mi riferivo alle bottiglie. Birra analcolica? Non si offenda ispettore, ma questa roba 
contro la mia religione. Piuttosto, preferisco bere acqua del rubinetto, pensi un po! Mi rifiuto
solennemente di prendere caff senza caffeina, di assaggiare qualunque alimento light, di fumare senza
nicotina...  come ammettere una dipendenza e insieme limpossibilit di superarla. No,  una presa in
giro e unumiliazione attraverso la quale non voglio passare.
- E va bene, non faccia cos, adesso le porto una birra normale.
- La ringrazio. E poi, da quando le prendono questi attacchi dintegralismo? Abbiamo mai
avuto delle dfaillances lavorative per via dellalcol?
- Preferisco non ricordare.
- Come vuole. Per deve sapere che io dopo il primo bicchiere sono come Sherlock Holmes, e
dopo il secondo incorporo Watson nella squadra. Se poi continuo... non importa, diciamo che lalcol 
uno stimolante cerebrale di altissima potenza.
Sorridendo, lo lasciai dare fondo alla sua filosofia e al suo appetito. Finalmente, quando ebbe
inghiottito anche le ultime briciole di pancarr e vuotato il suo bicchiere, si decise a concludere:
- Adolfo Sigun  stato ucciso accidentalmente. Sembra che fosse molto resistente ai farmaci, e
che il Roipnol non gli avesse fatto leffetto sperato. Cos quando il Romeo  entrato in casa, e insieme
alla sua Julieta stava frugando tasche e aprendo cassetti, il bravuomo si  svegliato e si  messo a
gridare come un pazzo. I due piccioncini si sono spaventati e gli hanno dato una botta in testa. Fine
della storia.
- E poi, com morto Abelardo Quiones?
- Lhanno trovato assassinato con un colpo di pistola due mesi dopo. Il bossolo era un calibro 9
parabellum; larma, quasi certamente acquistata sul mercato nero. Non  mai stata rintracciata.
Ovviamente il delitto  rimasto irrisolto. Ma i colleghi hanno ipotizzato, data la vita che faceva, che
chiunque avesse potuto farlo fuori in un regolamento di conti senza che questo centrasse con il caso
Sigun. Poteva trattarsi di prostituzione, di ricettazione, di droga, va a sapere!
- E la ragazza?
- Lei lhanno presa quasi subito perch non si era mai allontanata da Barcellona. Una collega
del Raval raccont alla polizia il giochetto della coppia con i vecchi. Ci misero meno di una settimana a
beccarla. Ma non volle mai riconoscere che il Quiones avesse assassinato Sigun. Se ne venne fuori
con una storia strana: che quel giorno al posto del suo ragazzo era salito nellappartamento un italiano
che lei non aveva mai visto, a quanto pare mandato da lui. Secondo questa versione, sarebbe stato
litaliano a dare una botta in testa al Sigun. Naturalmente nessuno ci ha creduto; un tentativo ridicolo
di proteggere il fidanzato.
- E che ne  stato della ragazza?
- Col mio trabiccolino leggo pi veloce di lei, ma fin l non ci sono ancora arrivato.
Cercai rapidamente sul computer, facendomi strada in una giungla di termini tecnici, e in una
decina di minuti riuscii a scoprire il seguito della storia di Julieta, che lessi a voce alta al viceispettore:
- Limputata Julieta Lpez Atienza fu condannata a quattro anni di reclusione non essendo
stata autrice materiale dellomicidio (il colpo alla testa era stato troppo forte per essere stato assestato
da mano femminile), non avendo avuto intenzione di uccidere ed essendo priva di precedenti penali.
Scont la pena nel carcere femminile di Wad-Ras, dal quale usc tre anni dopo grazie a uno sconto di
pena per buona condotta. Si  ritenuto inoltre che avesse compiuto un buon percorso di recupero
frequentando un corso professionale di decorazione dinterni fino al conseguimento del diploma.
Garzn scoppi in una fragorosa risata.
- Decorazione dinterni? Non ci credo! Perfetto per una ragazza raffinata come lei. Magari
visitare le case dei clienti le aveva dato lispirazione. I poveri vecchietti avevano un gusto orrendo e lei
si era proposta di porvi rimedio.
- Faccia il favore di non ironizzare, per una volta che il carcere riesce ad aiutare qualcuno!
- Ma certo, ispettore. Chiss cosa star facendo Julieta adesso! Magari lha contattata la Casa
Reale per rinnovare le stanze delle principessine.
- Vuole smetterla di dire sciocchezze?
-  una sciocchezza voler credere che una poveraccia come Julieta Lpez cambi vita e
mentalit dopo tre anni passati dietro le sbarre.
- Lei ha poca fede nel genere umano.
- Perch, lei ne ha di pi?
Rimasi zitta per un momento, finii la mia birra, sospirai, e poi dissi:
- Non troppa, a essere sincera. Ma  ingiusto negare per partito preso ogni possibilit. Ci sono
persone a cui la vita non ha dato nulla, persone senza speranza fin da quando nascono. E se a un certo
punto capiscono che c una via duscita, che si pu studiare, si pu migliorare, e trovano qualcuno che
concede loro un po di fiducia... allora possono farcela, io ne sono convinta.
Garzn si strinse nelle spalle, sbuff varie volte, ci pens su e concluse:
- Non dico di no.
- Bisogner rintracciare questa ragazza. Mi domando come faremo. Nei documenti del giudice
Muro il suo domicilio attuale non compare.
- Lo sapranno a Wad-Ras. Ci toccher fare una gita laggi.
Riflettei guardandomi le mani, ricapitolai tutti gli elementi che avevo considerato, prima di
riprendere a parlare.
- Lo sa cosa le dico, viceispettore? Qui qualcosa c, eccome. Troppe questioni rimaste in
sospeso.
- Da quanto abbiamo visto fin qui, a me pare esattamente il contrario. Ci troviamo di fronte a
due delinquenti abituali. Un giorno commettono un errore e ci scappa il morto. Lei viene tradita dalle
sue colleghe, e finisce dentro. Lui, che  lautore materiale dellomicidio, se la svigna sapendo che
rischia grosso. Due mesi dopo si mette nei pasticci su una piazza che non conosce, dove forse pesta i
piedi a qualcuno o forse  considerato un intruso, e viene tolto di mezzo. Si fa unindagine a fondo, e
non viene fuori niente. Un caso abortito, ma definitivamente chiuso. Punto e fine.
- E litaliano di cui parlava Julieta?
- Dio santo, ispettore, sono sorpreso della sua ingenuit!
- Julieta finisce sotto processo e poi in prigione. Perch avrebbe dovuto proteggere il ragazzo
che la sfruttava, anche quando ormai era morto?
- Perch cambiare la prima versione dei fatti? Questo ispira diffidenza in un giudice. In fin dei
conti lei non era accusata di omicidio. E la storia dellitaliano caduto dal cielo che, da solo, fa tutto il
lavoro sporco, poteva rimanere in piedi. Si ricordi che lamore  sempre generoso.
- Pu darsi che abbia ragione. Ma bisogner provarle, queste supposizioni, ammesso che ci
riusciamo. Magari non c niente di nuovo da scoprire, ma da lavorare s, e molto!
- Il lavoro non mi ha mai spaventato, ispettore, purch serva a qualcosa.
- Qualcuno le ha mai garantito che tutti i passi che muoviamo in unindagine servono a
qualcosa?
- No, mai, assolutamente, mai e poi mai!
- Meno male, temevo non fossimo daccordo neppure su questo!
Decidemmo di togliere la seduta. Avevamo abbastanza chiaro il da farsi, ma non lordine in cui
andava fatto.  sempre cos. Alla fine pensammo che la cosa pi logica fosse andare a trovare il giudice
Muro. Quello fu il nostro appuntamento per il giorno dopo.
Salii a chiamare Marcos perch venisse a salutare Garzn, e lui, ben lieto di riemergere dal suo
studio, non trov niente di meglio che invitarlo a fermarsi per unaltra birra, che fu prontamente
accettata. Avrei dovuto aspettarmelo, e mettere alla porta il mio collega con discrezione dimenticando i
doveri di cortesia. Laccoppiata di quei due in mia presenza mi costringeva a mescolare due aspetti
fondamentali della mia vita che ho sempre preferito tenere separati. La cosa non mi garbava. Ho
sempre ritenuto mio diritto essere una persona differente come moglie e come poliziotto, quindi non mi
va che chi appartiene a una delle mie sfere dazione si infili di straforo nellaltra. Troppe testimonianze
sulla mia personalit. Avevo parlato della questione con mio marito, ma lui laveva liquidata come una
sciocchezza priva di fondamento. Marcos era convinto che, per quanto ci illudiamo del contrario, tutti
noi siamo ununit inscindibile. Secondo lui  una storia quella delle diverse personalit. E la mia
ostinazione nel voler portare avanti due vite parallele gli sembrava uninutile forzatura della natura
umana, e addirittura un pericolo per la stabilit emotiva. Io sostenevo invece che il mio lato
professionale era cinico, duro e un tantino ossessivo, mentre nella vita privata emergeva la mia parte
dolce, equilibrata, poco soggetta agli sbalzi dumore. Ricordo anche la faccia che fece quando me lo
sent dire: un sorriso sarcastico di cui non volle dare spiegazioni. Si limit a commentare: Io non vedo
tanta differenza, frase che si affrett a completare aggiungendo: Sono sicuro che anche in
commissariato sei dolcissima. Colsi perfettamente lintenzione sarcastica di quella frase, e questo non
fece che rafforzare il mio proposito di mantenere una faccia ben distinta per ciascuna delle mie due
vite.
Quella sera, tanto il mio collega quanto il mio coniuge parevano socialmente ispirati e proclivi
alla conversazione amichevole. Li osservavo attentamente, nellattesa che si manifestasse un cedimento
nel loro serrato scambio di banalit per inserirmi e dare per conclusa la serata. Ma era inutile: le botte e
risposte di entrambi proliferavano come insetti su una pozza, come la muffa negli angoli bui. Per
completare la mia inquietudine, Garzn pens bene di rendere edotto Marcos su alcuni particolari del
caso. Mio marito faceva tanto docchi con incredibile curiosit. Frugava nella memoria:
- Cinque anni fa... No, non mi viene in mente di aver mai letto o sentito nulla di simile. Certo,
io non bado troppo alla cronaca nera, e poi, sono cos abitudinario che non distinguo un anno dallaltro.
- Fa sempre le stesse cose ma con mogli diverse - mi lasciai sfuggire con inesplicabile
cattiveria.
- Complimenti, ispettore, lei ha la lingua pi svelta di di un camaleonte - disse il mio collega
ridendo, ma visibilmente allarmato allidea di vedersi coinvolto in un battibecco coniugale. Ma Marcos
non batt ciglio:
- S, a quei tempi ero sposato con Laura; ma questo non mi aiuta. Non commentavamo mai le
notizie dei giornali.
- Per rispetto nei confronti della famiglia, fu usata molta discrezione - fece notare il mio
collega.
- E forse certe questioni erano trattate con meno morbosit - aggiunsi.
- Non capisco come possiate scoprire qualcosa di nuovo su un fatto avvenuto cinque anni fa.
Ebbi la chiara intuizione che quello fosse il momento giusto per chiudere la chiacchierata:
- Lasciamo stare le questioni di lavoro. Non vi pare sia venuta per tutti lora di andarcene a
dormire? Domani dobbiamo alzarci presto.
- Non preoccuparti, Marcos, io non sono ermetico come lispettore qui presente. Se ti interessa,
ti terr informato quando ci saranno novit.
Sentii unesplosione di collera che mi saliva al viso:
- Lei non far proprio niente del genere, Fermn! Questa inchiesta  confidenziale come
qualsiasi altra. Lunica cosa che deve fare, adesso,  andarsene a casa, domattina la voglio in
commissariato alle otto in punto.
- Agli ordini! - scatt Garzn in tono giocoso, e non smise di scherzare finch mio marito non
lo accompagn alla porta.
- Ma come hai potuto trattare a quel modo il povero Fermn? - fu il rimprovero che mi tocc
ascoltare subito dopo.
- Il povero Fermn ed io ci conosciamo perfettamente, e ciascuno di noi sa fin dove pu
arrivare.
Ecco, proprio quello che mi aspettavo. Marcos continu a farmi la ramanzina sulla mia scortesia
finch non spegnemmo la luce. Quellepisodio, inutile dirlo, mi conferm che facevo benissimo a voler
mantenere separati lambito del lavoro e quello familiare. E inoltre mi dimostr che un caso gi chiuso
e poi riaperto pu stuzzicare la curiosit della gente ancor pi di un delitto commesso il giorno prima.
2
Il giudice mi aveva dato appuntamento nel suo ufficio alle nove. Devo ammettere che avevo
una gran voglia di vedere la faccia delluomo che, con il tribunale pieno zeppo di cause in attesa di
giudizio, si lasciava convincere a riaprire uninchiesta ormai morta e sepolta. Sulla scorta di vaghe
intuizioni, o forse dei pregiudizi che sempre ci abitano, mi ero immaginata uno di quei vecchi
magistrati pieni di entusiasmo che malgrado i molti anni di servizio continuano a vedere la Legge, con
la elle maiuscola, come un faro capace di gettare intorno a s la luce della verit. Ma il mio intuito
(come qualche volta succede) e i miei pregiudizi (come succede immancabilmente), si dimostrarono
clamorosamente errati non appena lo ebbi davanti. Juan Muro era un uomo dallaria stanca, con un
atteggiamento filosoficamente rassegnato che era quanto di pi lontano da ogni eccesso di entusiasmo o
vitalit. Dopo avermi concesso un saluto parsimonioso, prese il faldone del caso Sigun e se lo mise
davanti.
- Vuole un caff, ispettore Delicado? - mi domand, inaspettatamente.
- No, grazie, ho appena fatto colazione.
- Ha fatto bene, il caff di quelle macchine  infame. Eppure io mi rassegno a prenderlo. Da voi
in commissariato com? Buono?
- Orrendo. Scappiamo tutti a prenderlo al bar.
Mi guard con un mezzo sorriso, come se solo allora si accorgesse di me. Poi inforc gli
occhiali con un gesto che solo un giudice pu fare, e si mise a sfogliare lincartamento avanti e indietro.
Canticchiava una specie di filastrocca di frasi prive di un vero significato: Vediamo un po... guarda
che roba... questo va qua... questaltro va prima.... Di colpo si rivolse a me, guardandomi da sopra le
lenti, e mi disse:
- Lei lo sa quali sono i motivi per cui si riapre uninchiesta, ispettore?
- Be, qualche idea ce lho, anche se non ne so molto, in realt.
- Nemmeno io. Saranno mille anni che sono qui dentro e questa  la prima volta che autorizzo
la riapertura di unindagine. Insomma, i motivi soliti li pu immaginare: un poliziotto a cui  rimasta
una pulce nellorecchio, un parente che non ha mai accettato larchiviazione, lopinione pubblica, se il
caso ha avuto risonanza... Ebbene, tutte queste eventualit hanno una cosa in comune: si fa pressione
sul giudice. Il poliziotto insiste, la famiglia insiste, i giornalisti e la gente gli rompono le scatole.
Questa volta  stata la vedova, che si  rivolta a me pi come una penitente che come una richiedente.
Mi spiego:  venuta qui tutta addolorata, e in tono di confidenza mi ha detto che non si era mai sentita
tranquilla per come si era chiusa la faccenda. Purtroppo, quando era stato ucciso suo marito aveva
accettato un ruolo passivo e, diciamolo pure, rassegnato. Ma adesso, cinque anni dopo,  convinta che
se fin dallinizio avesse preso posizione, le cose sarebbero andate in modo diverso. Si sente in colpa, e
invece di dire una preghierina tutte le sere o di andare dallo psicoanalista per liberarsi dalla fissa, ha
pensato bene di venire a bussare alla mia porta. Lei riterr che questo non basti neanche lontanamente a
giustificare la mia decisione, e pu darsi che sia nel giusto. Ma devo dire che ascoltando parlare la
signora, in tono sempre pacato e poco rivendicativo, ho provato un certo interesse. Ho ristudiato a
fondo gli atti e mi  parso che davvero ci sia qualcosa che non torna. Come mai Abelardo Quiones,
che secondo la versione ufficiale avrebbe ucciso Adolfo Sigun quasi per sbaglio, viene trovato a sua
volta ucciso due mesi dopo? Perch la polizia chiude le indagini e prende per buono che questo
secondo omicidio non abbia niente a che fare con quello che lui ha commesso? E, ultima cosa, perch
la sua complice Julieta Lpez continua a insistere che non  stato lui ad ammazzare Sigun, bens un
italiano sconosciuto inspiegabilmente comparso sul luogo del delitto? Ricordo di averla interrogata in
carcere, dopo il ritrovamento del corpo del suo amante, e la sua versione non era cambiata di una
virgola. Perch tanta insistenza?
- Sono daccordo con lei. Se doveva servire per coprire il suo amico, la storia dellitaliano
spuntato dal nulla  cos stupida che chiunque avrebbe potuto inventarsi di meglio. E poi, per tornare a
Sigun, a mio parere il contesto economico del delitto non  stato approfondito a sufficienza. Lazienda
di Sigun era in serie difficolt quando lhanno fatto sparire.
Il giudice annu pi volte dandomi ragione e mi rivolse uno sguardo malinconico.
- Mi hanno detto che lei  una buona detective, ispettore Delicado. Sono sicuro che tra noi non
ci saranno problemi. Voglio che mi tenga informato, senza esagerare, e le assicuro che non pretender
nulla che possa intralciare il suo lavoro. Le fornir tutti i mandati di cui avr bisogno, e procurer di
assecondarla in ogni sua decisione, sempre che rientri nei limiti consentiti dalla legge. A proposito, 
sposata?
Alzai le sopracciglia in segno di sorpresa, prima di rispondere:
- Sono sposata, s.
- Peccato - disse, senza variare il tono stanco con cui parlava. - Io sono un vecchio scapolo, e
ogni volta che incontro una donna interessante preferisco saperlo, prima di invitarla a cena. Ma non mi
fraintenda, solo una cena in un buon ristorante, per fare quattro chiacchiere... Prima mi piaceva essere
un vecchio scapolo, ma adesso la solitudine comincia a pesarmi. Ad ogni buon conto, non raccolgo
altro che risposte negative: sembra che lintera popolazione femminile di questo paese abbia
provveduto ad accasarsi prima di incontrare me.
Quellinvito cos fuori luogo mi fece ridere per la sua goffaggine. Non potei trattenermi:
- Dal momento che ha la facolt di celebrare matrimoni, perch non ci prova con qualche futura
sposa prima di dichiarare la coppia marito e moglie?
Devo dire che rise anche lui, dimostrando un gran buon carattere, e mi accompagn
galantemente fino alla porta. Quando fui fuori, mi dissi che doveva essere matto come una capra, non
era possibile che un giudice con la sua esperienza non si rendesse conto di quanto fosse rischioso quel
modo di fare. Pi di una donna poteva sentirsi insultata dalle sue profferte, e non solo perch i nuovi
usi di parit fra i sessi hanno notevolmente ridotto i margini di tolleranza, ma anche perch un uomo
come Muro, a voler essere generosi, non era troppo attraente. Le attenzioni inoffensive di un bel
ragazzo, o di un uomo prestante, ci lusingano, quelle di un vecchio malandato ci infastidiscono. Tanto
pi che non  mai una buona idea cercare di combinare un appuntamento con chi si rivolge a te per
lavoro. Io stessa, per quanto equanime ed equilibrata, ero stata vittima di pregiudizi di vario genere. Ma
che tipo di giudice  quello che approfitta di un incontro di lavoro per sondare le sue possibilit
sociali con una donna? Pensai che quel suo punto debole poteva averlo predisposto favorevolmente
nei confronti della vedova Sigun, quando si era presentata per chiedergli di riaprire il fascicolo. Ero
curiosa di vederla. Era una bella donna Rosala Pieiro? Aveva sfoderato le sue arti seduttive per
influire sulla volont del giudice? Forse mi stavo spingendo troppo in l con la fantasia. Non avevamo
ancora cominciato le indagini, ogni sospetto era prematuro.
In commissariato trovai Garzn, di ritorno dallufficio dellispettore Sangesa, il nostro esperto
in questioni finanziarie.
- Abbiamo il mago dei numeri a nostra completa disposizione - mi disse, tutto tronfio. - Nel
giro di un paio di giorni ci depositer sulla scrivania un bel mucchio di scartoffie: situazione
dellazienda di Sigun alla sua morte, andamento degli affari nei mesi successivi, volont testamentarie
della vittima, se ce ne furono, situazione economica degli eredi...
- Speriamo che non ci metta pi di due giorni. Lo sa quel che disse Archimede: Datemi una
leva e sollever il mondo. Non vedo lora di avere un indizio per cominciare sul serio.
- Si ricordi il consiglio di quel ragazzo: calma e gesso. Tutto  gi successo cinque anni fa.
- S, per vorrei avere una minima certezza che arriveremo a qualcosa in pi di quanto  stato
fatto cinque anni fa. Altrimenti sar uno dei nostri fallimenti pi clamorosi.
- Non sar colpa nostra.
- Che cosa glielo fa dire? Lei non rimane mai a tu per tu con se stesso, Fermn?
- Non so dove voglia arrivare, ma ho il sentore che mi stia muovendo qualche genere di critica
morale.
- Buon fiuto. Quello che voglio dirle  che in ogni fallimento il carico maggiore di
responsabilit pesa sempre su di noi.
- Questo perch lei  sempre pronta ad autoflagellarsi come quelle monache mistiche di una
volta. Io mi limito a fare il mio dovere meglio che posso, e se qualcosa va storto non mi metto subito a
pensare che  colpa mia.
- Cos non si va avanti nella vita.
- Perch invece si va avanti prendendosi a martellate la coscienza. Sa cosa le dico? Io sar pi
autoindulgente, ma sono anche pi tollerante con gli errori degli altri. Per questo tutti mi vogliono
bene.
- Dio santo, lei  la persona pi incredibilmente vanitosa che ho conosciuto in vita mia!
- Ispettore, pu sembrare irrispettoso se le dico che sta cominciando sul serio a rompere i
coglioni?
- Le ricordo che  suo dovere usare con me in ogni occasione un linguaggio cortese e
appropriato.
- Illustrissimo signor ispettore, avrebbe la bont di raccontarmi come si  svolto il suo incontro
con il signor giudice?
- Bene, cos  gi meglio. Be, le confesser che se dovessi divorziare di nuovo correrei da lui.
- Questo significa che  contento che sia lei a condurre le indagini?
- Questo significa che gli piaccio, viceispettore. O non le era neppure passato per lanticamera
del cervello che questo potesse ancora succedermi?
Il mio collega perse la pazienza.
- Miseria, ispettore! Sono entrato in polizia perch mi sentivo portato per le indagini, per con
lei  troppo, mi tocca sviscerare i misteri delluniverso in ogni sua frase. Lo trovo un po stressante, mi
creda.
Sorrisi. Mi divertivo un mondo a farlo arrabbiare, ma da quando aveva una vita familiare stabile
e felice, mi era sempre pi difficile riuscirci. Un vero peccato.
- Non se la prenda, Fermn. Fra poco faremo la conoscenza di una vedova. Sono sicura che
appena la conoscer entrer anche lei nella vasta schiera delle persone che la adorano.
- Cristo santo - lo sentii dire sottovoce. E mi accorsi benissimo che continuava a bofonchiare
mentre si metteva il soprabito per uscire.
Il clima era fresco, asciutto, splendeva il sole, e volli interpretare quella bella giornata come un
segno incoraggiante della provvidenza, forse il solo fino a quel momento. In un certo senso, il vigore
con cui mi ero imposta di affrontare quellinchiesta cominciava a sfumare. Non sarebbe stato un
compito facile, me ne stavo accorgendo. Tanto per cominciare, i motivi per cui il giudice aveva
accettato di riprenderla in mano non mi sembravano fondati. Impressioni, sensazioni, ipotesi che non
quadravano del tutto, lacune, forse. Ma non un solo elemento nuovo che facesse pensare a una porta
che si apriva in direzione della verit. Lunica era mettercela tutta, credere fermamente in quello che
stavamo facendo, o non avremmo avuto la minima possibilit di successo. Forse la vedova...
La signora abitava in un elegante attico nel quartiere collinare di Sarri. Ci ricevette molto
gentilmente e resse bene lesame fisico piuttosto spudorato cui la sottoposi. Aveva quarantotto anni, lo
sapevo dagli atti, cos come sapevo, per pura intuizione, che era stata una bella donna. Lo era ancora.
Dopo averla osservata attentamente conclusi che ancora una volta un pregiudizio finiva triturato dalla
realt. Se mi ero aspettata di incontrare una donna vistosa e volgare, del tipo che ci si immagina possa
sposarsi con un vecchio per denaro, mi ero sbagliata. Rosala Pieiro era vestita con gusto, truccata
lindispensabile, e i suoi modi e il suo tono di voce sapevano essere squisiti. Ci fece accomodare in un
piacevole salone e ci offr un eccellente caff.
- Sono davvero felice che vi siate messi al lavoro. Sono certa che questa volta verr fuori il
vero assassino di Adolfo - dichiar con fermezza.
- Lei ha sempre pensato che non fosse Abelardo Quiones, vero?
- Subito dopo il delitto, quando quellindividuo spar, e nessuno riusciva a trovarlo, sembrava
logico che lassassino fosse lui. Era entrato per rubare, senza volerlo aveva ucciso un uomo, si era
spaventato ed era scappato. Ma quando due mesi dopo si scopr che gli avevano sparato, la storia
cominci a convincermi di meno.
- Perch non combatt allora, per impedire che le indagini fossero archiviate?
- Ero traumatizzata, ispettore. Che qualcuno vicino a noi venga assassinato ... non so come
spiegarlo, la cosa pi inconsueta che possa accadere a una persona -. Abbass la voce e fiss il tappeto.
- Le circostanze della morte del signor Sigun furono molto umilianti per me, immagino possiate
comprenderlo. Quel che desideravo era uscire al pi presto da quellincubo e avere un po di
tranquillit.
- E come mai proprio adesso ha deciso di chiedere al giudice la riapertura delle indagini? 
successo qualcosa che giustifichi questo rinnovato interesse? - fu il contributo di Garzn
allinterrogatorio.
- A dire il vero no,  tutto come prima. Per me la storia si  chiusa molti anni fa. Per nella mia
vita qualcosa  cambiato. Un paio di mesi fa mi sono decisa a vendere questo appartamento e a tornare
nella mia terra, in Galizia. I miei genitori sono molto anziani. Ho intenzione di sistemare la casa che
possiedo laggi e di prendermi cura di loro. La vita in campagna mi tenta, so che il contatto con la
natura mi far bene. Conservo molti amici da quelle parti, e credo che l potr trovare pace e calore
umano. Eppure, mentre facevo questi piani, mi sono resa conto di avere dei conti in sospeso con
Barcellona. Non me la sento di andarmene sapendo che lassassino di Adolfo potrebbe essere ancora
libero. Mi sentivo in colpa per non avere mai parlato dei miei sospetti con nessuno, per non avere
lottato per dare alle indagini nuove opportunit.
- Ricominciare da zero non  facile.
- Lo so, e riconosco che Barcellona  una citt magnifica, ma non ho pi nulla che mi tenga qui.
Le figlie di Adolfo non mi hanno mai amata. Da quando lui  morto non mi hanno pi cercata, neppure
per telefono. Vi assicuro che ho sperato di adattarmi alla nuova situazione, ma in cinque anni nulla 
cambiato, sono molto sola. Me ne torno in Galizia, alle mie origini. Non vado in cerca di un futuro, che
ormai per me non esiste, ma almeno sar tra la mia gente.
- Non dica cos, pu ancora rifarsi una vita. Anchio sono rimasto vedovo, e dopo molti anni,
quando ormai non ci speravo pi, mi sono risposato e sono perfettamente felice.
Rimasi a bocca aperta per quella brusca svolta del viceispettore verso il terreno personale.
Rosala Pieiro lo guard con occhi tranquilli, stir le labbra in un sorriso delizioso che univa simpatia
e scoraggiamento, e disse, con il suo dolce accento gagliego:
- Me ne congratulo di cuore, ma io non aspiro pi a nulla di simile.
- Non si dia per vinta - insist il mio collega. - Si ricordi che lamore pu bussare alla sua porta
quando meno se lo aspetta.
Quellultima frase mi diede i brividi. Mi schiarii la gola con energia per impedirgli di
inabissarsi oltre in quel nauseante repertorio da posta del cuore. E nel caso il mio colpo di tosse non
dovesse bastare, pensai bene di far scoppiare quelledulcorata bolla di banalit domandando in tono
asciutto:
- Suo marito era solito cercare la compagnia di giovani prostitute?
Gli occhi della vedova lampeggiarono di furia, che subito provvide a placare per rispondere:
- No, ispettore. Che io sappia, no.
- In tal caso, come spiega che...
Lei mi interruppe con un furore trattenuto che aggiungeva bellezza al suo volto:
- Negli ultimi tempi Adolfo era un uomo molto preoccupato. Aveva dei problemi in azienda. E
devo dire che le sue figlie non contribuivano a migliorare il suo stato danimo. Da quando lo avevo
conosciuto, non lo vidi mai ricevere da loro altro che delusioni, sgarberie e dimostrazioni
dingratitudine. Era amareggiato, nei mesi prima della sua morte, e non si comportava comera
abituato.
- La trattava male? - domand affannosamente il viceispettore come se fosse pronto a fare a
botte con il fantasma di Sigun se solo le avesse torto un capello.
- No, con me si era sempre comportato bene. Immagino si sfogasse con quelle donne.
- Lei era al corrente dei problemi dellazienda?
- No. Lui non mi parlava del suo lavoro, e io non facevo domande.
- Come vi eravate conosciuti?
- Era venuto a La Corua per lavoro. Io dirigevo il laboratorio di una casa di mode. Lo stilista
era suo cliente e ordinavamo spesso i suoi tessuti. Ci presentarono. Lui torn molte volte, e ogni volta
passava a salutarmi. Cominciammo a uscire insieme...
- Era gi vedovo quando successe questo? - domandai.
- Ma certo che era vedovo! - rispose piccata la Pieiro. - Sua moglie era morta da pi di un
anno.
- E voi, quando vi siete sposati?
- Sette mesi dopo esserci conosciuti. Lui insisteva, voleva fare in fretta, venirmi a trovare da
Barcellona era troppo impegnativo per lui.
- Quindi lei non era del tutto estranea allambiente di lavoro di suo marito. Eppure non aveva
idea delle difficolt che lo preoccupavano quando mor.
- Dirigere un laboratorio di confezioni dalta moda e mandare avanti unazienda tessile sono
due attivit completamente diverse. Se volete sapere qualcosa potete parlarne con Rafael Sierra, che
allora era suo amministratore delegato. Lui potr darvi tutte le informazioni che desiderate. Io so solo
che dopo la morte di Adolfo lazienda fu chiusa. Rafael ha messo su unaltra impresa, un atelier di
abbigliamento femminile che si chiama Nerea. Si trova nel Borne, potrete facilmente incontrarlo l.
- Lo faremo, stia tranquilla. E se nel frattempo pensa di lasciare la citt, la pregheremmo di
fornirci un numero di telefono dove possiamo rintracciarla.
- Non preoccupatevi, sar a vostra disposizione per qualunque cosa possa occorrervi.
Era ovvio che il viceispettore era rimasto stregato dalla bella vedova. Bastava sentire i suoi
commenti non appena le porte dellascensore si richiusero alle nostre spalle: che fascino, quanta
eleganza, quanta dolcezza in quello sguardo, quale nobilt danimo... E, manco a dirlo, si vedeva
lontano un miglio che era del tutto estranea alla morte di suo marito. Evidentemente il mio collega
soffriva della stessa sindrome del giudice Muro. Per me era ormai chiaro che la Pieiro era una specie
di seduttrice seriale capace di far perdere il lume della ragione a chiunque portasse i pantaloni: Muro,
Garzn e, naturalmente, lo stesso Sigun, che laveva portata allaltare pochi mesi dopo averla
conosciuta. Chi lo avrebbe detto. Io, no di certo. Rosala Pieiro era carina, certamente, ma il potere di
attrazione che trasforma qualunque uomo in un ammiratore incondizionato nel giro di cinque minuti 
qualcosa che trascende la bellezza. Chi era quella donna? Una vittima? Unacqua cheta di quelle che
rodono i ponti? Nascondeva sotto la sua soave apparenza un nucleo di illimitata malvagit?
Garzn mi strapp ai miei pensieri con uno dei suoi temi ricorrenti:
-  quasi ora di pranzo.
- Ha notato una cosa, Fermn? Rosala Pieiro non ha detto una sola volta mio marito. Si 
sempre riferita al morto chiamandolo Adolfo o addirittura il signor Sigun.
- Pu anche averne avuto abbastanza di lui, ma questo non vuol dire che labbia fatto fuori. In
ogni caso, non le pare che dovremmo fare una pausa per mangiare qualcosa?
- Prima andiamo a Wad-Ras.
- Un carcere femminile rischia di toglierci lappetito.
- Tanto meglio per lei.
Il lamento del mio collega poteva sembrare illogico in bocca a un poliziotto, che dovrebbe
essere abituato ad affrontare il peggio, ma certo non ero io a stupirmene. Non c luogo al mondo, pi
di un carcere femminile, dove il fallimento morale dellessere umano  esposto alla vista, reso quasi
tangibile nel suo squallore. Forse questimpressione si deve al fatto che tutti conserviamo unidea della
donna come essere puro, generoso, poco incline al male e alla violenza. Anchio avevo un brivido ogni
volta che entravo in un istituto di pena dove fossero rinchiuse delle donne. Erano i piccoli particolari a
turbarmi. Tra questi, gli sforzi delle detenute per essere carine: un nastro nei capelli, un po di rimmel,
un foulard al collo. Che tipo di illusione spingeva quelle ragazze giovani, o quelle donne gi mature, a
cercare la bellezza? Per chi o per che cosa si agghindavano? Immagino che a colpirmi fossero
soprattutto gli indizi di quotidianit in un contesto cos poco naturale.
Conoscevo la direttrice del carcere dalle mie visite precedenti e la trovavo simpatica. Esercitava
il suo ingrato compito unendo allindispensabile distacco emotivo un profondo rispetto per le educande,
come lei le chiamava. Non doveva essere facile o, almeno, non lo sarebbe stato per me. Ricordavo di
averle sentito dire: Una volta che sei entrata in un carcere, ti passa ogni sentimentalismo. La maggior
parte di queste donne sono ignoranti, volgari, urlano, sbraitano, dicono parolacce. Passano il tempo a
guardare robaccia in televisione... Non  gente piacevole. Eppure, spesso ti capita di vederle agire con
spirito di solidariet, con disinteresse, direi perfino con delicatezza.  allora che ti accorgi che forse, se
avessero avuto unaltra vita, sarebbero state anche magnifiche persone. Solo che non lhanno avuta.
Si ricordava del caso di Adolfo Sigun senza bisogno che le spiegassi nulla, cos come si
ricordava di avere avuto Julieta Lpez tra le sue educande. Ritrov subito la sua cartella al computer,
ma i dati che conteneva non aggiungevano nulla a quello che gi sapevamo. Lo spazio per il suo
indirizzo fuori del carcere era vuoto. Lei cerc di far riaffiorare nella memoria qualche dettaglio che
potesse esserci utile, ma si diede subito per vinta.
- Chiamo Pilar - disse. - Lei  il nostro computer vivente per tutto quello che sulle schede non
c: il carattere delle detenute, con chi vanno daccordo, di chi sono amiche...  lunica delle nostre
operatrici ad avere tutto in mente. Va in pensione lanno prossimo, per noi sar una tragedia.
- Ne verr fuori unaltra con le sue capacit - dissi, come per rassicurarla.
- Non credere: le ragazze nuove che vengono a lavorare qui sono molto preparate, ma ho notato
che si lasciano coinvolgere di meno. Fanno il loro dovere, punto.
-  sempre cos, noi vecchi combattenti siamo pi sensibili - si introdusse Garzn, sempre
portato alla complicit generazionale.
Pilar arriv pochi minuti dopo. Aveva unaria normalissima: capelli corti, fisico robusto,
sembrava una specie di grossa infermiera... Quello che colpiva erano i suoi occhi, spenti e inespressivi
come quelli di un pesce. Doveva averne viste davvero troppe.
- S, mi ricordo di Julieta Lpez. Piangeva cos tanto quando  entrata. Ma poi si  abituata
bene. Concha Diego aveva fraternizzato con lei, erano diventate amiche. Julieta le ha scritto qualche
mese dopo essere uscita.
- Sa che ne  stato di lei?
- No, in teoria avrebbe dovuto lasciarci un indirizzo dove rintracciarla, ma nessuno lo fa.
- E questa Concha Diego  ancora qui dentro?
- S, non esce fino allanno prossimo.
- Possiamo parlarle?
Lei and a prenderla, e poco dopo una ragazza piuttosto giovane si present nellufficio. Ci
guardava con diffidenza. La direttrice cerc di tranquillizzarla, spiegandole che era solo per una
chiacchierata.
- Certo che mi ricordo di Julieta - rispose la ragazza alla nostra prima domanda. - Era una
brava tipa. Aveva fatto una vitaccia, il padre non ce laveva, la madre laveva abbandonata. Si era
messa con quel ragazzo che la mandava a battere. Quando poi lhanno ammazzato non cera verso di
consolarla. Diceva che era bravo, che la trattava bene, che laveva aiutata tantissimo. E magari era
anche vero, lei era cos sola!
- Ho saputo che dopo essere stata rimessa in libert le ha scritto una lettera.
- S, e un giorno mi ha anche telefonato. Mi ha detto che adesso era a posto, si era sistemata,
che piuttosto che tornare sul marciapiede era pronta a lavare in ginocchio tutte le scale di Barcellona.
- Le ha detto dove abitava? Le ha lasciato un indirizzo?
- No. Questo no. Mi ha scritto solo che si era di nuovo fidanzata, con uno che le voleva bene.
Diceva che voleva andarsene, non importava dove, bastava che non fosse a Barcellona. E diceva che
con quello che aveva imparato ai corsi qui dentro si guadagnava da vivere molto bene.
- In che modo?
- Non lo spiegava.
- Si ricorda di dovera il timbro postale?
- No, non mi ricordo, e la lettera lho buttata.
Guardai Pilar, che subito cap:
- Controlliamo il contenuto delle lettere che ricevono le ragazze, ma non registriamo i dati del
timbro postale.
Le speranze che avevo concepito un attimo prima si ridussero a zero. La detenuta usc.
Domandai a Pilar:
- C qualche altra ragazza che conosceva Julieta, anche se non erano amiche?
- Non lo so, ma se la direttrice  daccordo, possiamo andare direttamente nel braccio dove era
detenuta e domandare.
La direttrice fu daccordo, ma ritenne preferibile che Garzn ci aspettasse nel suo ufficio. Pilar
prepar lincontro con lefficienza sbrigativa che pareva caratterizzarla, e poco dopo mi fece entrare in
uno stanzone dove erano state radunate le compagne di Julieta. Alcune erano giovanissime, ma in
maggioranza erano di mezza et. Poche superavano la cinquantina. E mi parve di cogliere tra loro tratti
di diverse etnie.
- Tutte capiscono lo spagnolo?
Loperatrice indic lievemente col mento una ragazza bionda, dallaria slava.
- Dorina non lo parla molto bene, per non ricordo di averla mai vista con Julieta - specific.
Poi alz la voce: - Questa signora  Petra Delicado, ispettore di polizia.
Ci fu una piccola esplosione di risate e commenti umoristici. Pilar fece un passo avanti e, in un
tono autoritario che da lei non mi aspettavo, disse:
- Fate il favore di star zitte e di comportarvi decentemente. Lispettore sta facendo delle
indagini e ha bisogno di aiuto, quindi  vostro dovere collaborare.
Concha Diego disse a voce alta:
- Lei vuole sapere di Julieta, ma mica la metter nei guai?
Era un intervento interessante.
- No, certo che no. Julieta  libera, ormai, e libera deve rimanere. Vogliamo solo rintracciarla.
- Era una brava figliola, voleva bene a tutte - intervenne una donna sui quarantanni.
- Questo lo sappiamo - dissi.
- Per veramente amica era solo con Concha. Julieta era riservata, non dava confidenza.
A un tratto, una donna grassa e scarmigliata, forse la pi anziana tra tutte, grid dal fondo della
sala:
- Non  vero! Anchio ero amica sua!
Si lev un coro di risate e imprecazioni. Pilar le fece tacere di nuovo.
- Qualcunaltra era in confidenza con Julieta Lpez? - domand. Silenzio assoluto. Allora,
rivolgendosi alla sedicente amica, disse:
- Vieni tu, e anche la Diego. Le altre possono andare.
Si udirono mormorii di delusione. Lentamente si avviarono lungo il corridoio, brontolando e
trascinando i piedi. Rimasi sola con loperatrice e le due recluse selezionate.
- La lascio con le ragazze, ispettore. Questa  Lola. Concha la conosce gi. Se ha bisogno di
qualcosa, sar dietro la porta.
Lola masticava una gomma aprendo molto la bocca. Un dente mancante le dava un aspetto
piuttosto sinistro. Mi guard con disprezzo:
- Quella borsa che ha l,  di Loewe, vero? Si vede che non  di quelle tarocche che vendono i
negri. Se l comprata lei o glielhanno regalata?
Rimasi senza parole, morta dallimbarazzo. Entrare con quella borsa in carcere era stata una
solenne stupidaggine, ma da quando Marcos me laveva regalata non me la toglievo pi dalla spalla.
Pensai di dirle che era falsa, ma ormai il mio silenzio colpevole era durato un po troppo. Intervenne
Concha Diego.
- Non le risponda, ispettore. A lei che gliene frega della sua borsa? Questa  qui per mettersi in
mostra, non era amica di Julieta manco a morire.
La sua compagna non perse la calma, si volt verso di lei e le disse in tono annoiato:
- E tu che cavolo ne sai? Ti ho chiesto qualcosa? Zitta e muta, tu, che hai solo da guadagnarci.
- Tu non eri amica di Julieta, lei non era amica delle delinquenti come te. Ma guardala,
langioletto. Diglielo allispettore perch sei qui, diglielo.
- Sta zitta, o ti spacco la faccia! Questa ha ammazzato il suo magnaccia, ispettore. Lui la
riempiva di botte, e allora lei un giorno lha fatto fuori col coltello del prosciutto.
Concha Diego fece per gettarsi su di lei. Io, istintivamente, cacciai un grido. Entr Pilar come
un ciclone e le separ.
- Cosa diavolo sta succedendo qui?
Le due donne cercarono di urlare le loro ragioni ma furono ridotte al silenzio. Rimasero a
guardarsi in cagnesco.
- Con quale delle due vuole parlare? - mi chiese loperatrice.
- Con Lola - mormorai, sentendomi unimbecille.
La Diego venne portata via e rimasi sola con quella sgradevole megera.
- Allora, quanto le  costata?
-  un regalo.
- Allanima del regalo! Fortunata. Ha visto che gente c qui dentro? Quella gattamorta ce lha
con me, ma un giorno se mi becca che non sono dellumore...
- Mi stava dicendo che era amica di Julieta Lpez.
- S, la conoscevo, parlavamo, ogni tanto. Ma era una molto sulle sue. Si dava un mucchio
darie perch andava a quei corsi. Sa, larredamento. Sembrava che con quel diploma usciva di qua e
faceva chiss cosa... tutte storie.
- Da quando  in libert, Julieta si  mai messa in contatto con lei, le ha mai scritto, le ha mai
telefonato?
- A me? E per cosa?
- Non diceva che eravate amiche?
- Sa com, le amicizie che si fanno in galera... Prima le dimentichi, meglio .
- Ha mai sentito dire qualcosa circa il luogo dove pu trovarsi ora Julieta?
- Io? Ho altro da fare che stare a sentire pettegolezzi.
- Giravano pettegolezzi intorno a Julieta dopo che era stata rimessa in libert?
- Se giravano, io non li ho sentiti.
- Va bene, pu andare.
- E dopo tutto sto casino, non vuole chiedermi niente? Contenta lei. Per mi dica chi le ha
regalato la borsa, ispettore, sono curiosa.
- Esca, per favore.
- Cosa le importa dirmelo o no?  stato il suo uomo?
- Esca di qui immediatamente! - gridai, fuori di me.
La donna, con due dita, fece il gesto di cucirsi la bocca e usc ciabattando, con un sorriso
beffardo. Appena la porta si fu richiusa crollai, non avevo pi forza nelle gambe. Mi sedetti, cercai di
respirare normalmente. Non era facile avere a che fare con i delinquenti, ma avere a che fare con chi
non ha pi niente da perdere era terribile. Entr Pilar.
- Le  servito a qualcosa, ispettore?
- Temo di no.
- Quella  una disgraziata, ha una condanna che non finisce pi.
- Per cosa?
- Ha ammazzato unaltra prostituta. Questioni di gelosia, pare.
- Proprio adesso accusava la Diego di essere unassassina, di avere ucciso il suo protettore.
-  la verit.
La guardai stupefatta.
- Di una la stupisce che sia unassassina e dellaltra no. Vero?  sempre cos. Immagino sia per
questo che si fanno i processi, altrimenti la colpa lavrebbero sempre e soltanto i brutti.
Quando raggiunsi il corridoio mi premetti gli occhi con le mani. Ero senza fiato, e in collera con
me stessa. Lambiente soffocante della prigione combinato con la consapevolezza di aver gestito
malissimo la situazione mi pesavano addosso come un macigno. Garzn dovette accorgersi che
qualcosa non andava, mi conosceva troppo bene. Forse per questo prefer evitare qualunque commento
sulla nostra visita a Wad-Ras.
- Bene, visto e considerato che ci troviamo a Poble Nou, le possibilit per il pranzo sono due: o
entriamo alla Villa Olmpica, oppure restiamo nella zona operaia. Io, se posso dire, opterei per il
quartiere. Ci sono molti barucci che per pranzo fanno dei menu niente male, e costano una bazzecola.
- Per il prezzo non si preoccupi. Non siamo tutti e due ricchi da fare schifo?
Quella mia uscita dovette allarmarlo ancora di pi, ma si astenne dallentrare in argomento e
torn a discutere sul pranzo. Decidemmo di entrare in una trattoria pi che modesta dove unintera
squadra di lavoratori in tuta aveva gi mangiato e prendeva il caff. Ci sedemmo a un rozzo tavolo
coperto da una tovaglia di carta e il cameriere ci port il menu scritto a mano e infilato in una foderina
trasparente coperta di ditate.
- Guardi qua! - si estasi il viceispettore. - Oggi abbiamo cocido! Non le fa gola una bella
minestrina calda, con i suoi fidelini, i suoi ceci, i suoi bei tocchetti di carne e verdura? Ah, certo che qui
non c paragone con i ristoranti della nouvelle cuisine. Quelli ti affamano e poi ti spremono!
- Abito in questo quartiere da pi di dieci anni e non mi sarebbe mai venuto in mente di entrare
a mangiare qui. Siamo dei maledetti snob, si rende conto?
- Io no, io sono un maledetto piedipiatti.
- Sposato con una signora della migliore borghesia. Sia io che lei viviamo una specie di doppia
vita, Garzn. Lavoriamo a contatto con la gente pi disagiata e marginale, per poi tornarcene appena
possiamo alla tranquillit del nostro status pieno di privilegi.
- Io mi sono adattato molto bene a questa situazione.
- Questo  quello che sembra a lei. Ma quando meno se lo aspetta, ecco che salta fuori Mr Hyde
e le fa lo sgambetto. L tutto il suo teatrino va a farsi friggere.
- Petra, va bene che non ha trovato lindirizzo di Julieta Lpez; ma cos successo a Wad-Ras
per metterla in questo stato?
- La vede questa borsa, viceispettore?
Gett uno sguardo di assoluta indifferenza alla mia borsa firmata, senza capirci nulla.
- S, e allora?
- Lei quanto pensa possa costare?
La osserv di nuovo, come se la soppesasse. Dovette trovarla orrenda, perch la sua faccia
assunse unespressione di ripugnanza.
- E io che ne so! Un centinaio di euro? Le cose da donna sono sempre talmente care.
- Mille, questa borsa costa pi di mille euro! - sbottai. - Me lha regalata Marcos per il mio
compleanno. E lei crede che si possa andare a Wad-Ras con una cosa, qualunque cosa, che costi una
cifra del genere? Guardi, glielo dico io: la risposta  no. Solo una decerebrata potrebbe farlo.
- E la decerebrata sarebbe lei. Diavolo, ispettore, non la prenda cos! Un regalo  qualcosa di
speciale che non si riceve tutti i giorni. Certo, mi fa rimanere male il prezzo di quella borsa. A Beatriz,
per il suo compleanno, ho regalato un profumo da sessanta euro e mi sembrava gi di essere stato
grandioso. Se tanto mi d tanto, mi avr preso per un taccagno.
- E non mi sono neppure resa conto della stupidaggine che avevo combinato finch una reclusa
non me lha fatto notare.
- Non si amareggi, ispettore.
- Avrei dovuto pensarci prima!
- E va bene, si roda lanima finch vuole, e se la turba cos tanto la sua doppia vita, la smetta di
lavorare in polizia e torni a fare lavvocatessa per llite.
- Questa  una scemenza.
- E va bene. E allora regali ai poveri tutto quello che ha e si faccia monaca buddhista. O
seguace di uno di quei profeti che predicano in televisione.
- Lei  un pezzo di carne con gli occhi, Garzn, non ha la minima sensibilit! Non so perch le
parlo delle mie preoccupazioni.
- Lei mi parla delle sue preoccupazioni? Ma se ho dovuto cavargliele fuori con le tenaglie!
Comunque, pensi quello che vuole. Io mi butto in questa magnifica minestra, che si sta raffreddando.
La prossima volta, quando la vedo triste e incazzata, me ne sto sereno! Ah, non  mica male questa
immagine della carne con gli occhi. La dir a Beatriz, cos potr servirsene la prossima volta che ce
lha con me. Gi che non le regalo borse da mille euro, almeno le fornisco munizioni.
Mi venne da ridere, ma irrigidii i muscoli della faccia per rimanere seria. Assaggiai la minestra.
Una delizia. Forse era Garzn il profeta che dovevo seguire, anche se non predicava in televisione.
3
Non so se lispettore Sangesa fosse il miglior poliziotto del mondo in fatto di finanze, ma
questa era la fama di cui godeva in tutti i commissariati di Barcellona. Potei averne conferma ancora
una volta quando, a tempo di record, complet la relazione che gli avevo chiesto sui conti dellazienda
e la situazione economica privata del defunto Sigun. Come ogni volta che mi consegnava il risultato
delle sue indagini, lo pregai di spiegarmi a voce il contenuto delle carte prima di leggermele. Non lo
faceva mai senza protestare, ma in fondo ero sicura che adorasse vedersi cos richiesto in virt del suo
infinito sapere.
- Accidenti, Petra! - imprec. - Non so perch mi preoccupo di consegnarti le mie relazioni
scritte in modo semplice e chiaro, se poi devo raccontartele per filo e per segno come un maestro di
scuola. La prossima volta ti consegno una manciata di fogli Excel e faccio prima.
- Te ne preoccuperesti lo stesso perch non sei capace di fare le cose male - gli risposi,
lusingandolo sfacciatamente, ben sapendo che solo un uomo accetta simili adulazioni senza arrossire.
- Diciamo che la mia squadra si d da fare per mantenere alto il suo buon nome.
- Pienamente guadagnato. Ma non mi costringere a sviolinarti oltre e raccontami che cosa avete
trovato.
- Intanto, i conti dellimpresa sembrano in ordine. La recessione era cominciata due anni prima
della morte del titolare, ma tutto porta a pensare che il recupero fosse ben avviato.
- E perch erano in recessione?
- Di preciso  impossibile saperlo. Possono esserci stati errori di gestione, che per non si
evidenziano nella contabilit. Il fatto  che gli ordinativi erano in calo. Tuttavia, mesi prima della
chiusura dellimpresa, si registra un grande incremento degli affari con aziende italiane. Grandi
magazzini di lusso, case di mode.  probabile che, se non fosse morto in modo cos stupido, Sigun
sarebbe riuscito a rimettersi in sesto.
- Ho sentito dire che i fabbricanti cinesi, con i loro prezzi competitivi, stanno rovinando
lindustria tessile catalana - azzard Garzn.
- Infatti. Limpresa di Sigun aveva serie difficolt, cui lui faceva fronte come poteva. Negli
anni precedenti cera stata una riduzione del personale, erano stati venduti dei macchinari... poi era
cominciata la rimonta. Torno a dire, se non lavessero ucciso Sigun se la sarebbe cavata benissimo.
Era un uomo tenace, a differenza di tanti imprenditori che abbandonano la nave alla prima tempesta.
Resistette ben pi di quanto fanno in molti.
- Era tutto legale?
- Assolutamente. Non fece ricorso a trucchi come cambiare la ragione sociale per eludere debiti
o appaltare il lavoro fuori per non pagare i contributi. Era tutto a posto.
- E che cosa successe dopo la sua morte?
- Gli eredi liquidarono la societ, non la misero neppure in vendita. Furono venduti i beni
mobili e immobili e questo gener degli introiti che servirono per il trattamento di fine rapporto dei
lavoratori e tutto il resto. Rimase persino un capitale da spartire.
- Che cosa mi dici del testamento?
- Normalissimo. Alle tre figlie in parti uguali. La moglie eredit il domicilio coniugale e una
somma in titoli, senza diritto a reclamare altro. Cera un patrimonio immobiliare in appartamenti che 
stato anche quello suddiviso equamente tra le figlie. E poi una clausola speciale a beneficio di tale
Rafael Sierra, amministratore e uomo di fiducia di Sigun. Credo di ricordare che fossero sui
duecentomila euro, una cosa cos. Come vedi, un testamento quasi da manuale, niente di significativo o
di fuori dallordinario.
- I conti sono a posto, il testamento normale. Se quadra tutto cos bene non ci resta una sola
crepa da cui infilarci.
- Mi spiace, ma a meno che non mi inventi qualcosa...
Garzn prese la parola per fare una domanda che mi parve intelligente:
- Ispettore Sangesa,  tutto perfetto, tutto legale, siamo daccordo. Ma, soggettivamente, se
dovesse dire una cosa che lha colpita, che cosa direbbe?
-  una questione difficile da valutare. Mi ha stupito un recupero cos rapido negli ultimi mesi
di attivit. Per, se lobiettivo era quello di trovare nuovi clienti allestero ed  stato raggiunto... E poi
pu sembrare strano che nessuna delle tre figlie abbia voluto mandare avanti limpresa del padre, ma
questa  una semplice opinione.
Una semplice opinione. Quando tutti, compreso Garzn, uscirono dal mio ufficio, rimasi a
riflettere su quella semplice opinione. Di tre figlie, nessuna aveva voluto continuare lopera del padre.
A me pareva la cosa pi naturale del mondo. Chi mai ha voglia di accollarsi unimpresa in difficolt,
per quanto in apparente recupero? Altra cosa era che Sigun, ormai anziano, si fosse ostinato a non
chiudere unazienda che aveva conosciuto giorni di gloria quandera giovane. Ci sono molti
imprenditori cos, uomini con una vocazione, che sentono la fabbrica come un prolungamento della
loro personalit. Ecco che cosa non avevamo ancora fatto: un ritrattino della personalit della vittima.
Forse non lo avevamo ritenuto urgente perch  difficile ottenere il profilo psicologico di un soggetto
morto da cinque anni. Come far rivivere un fantasma? Si sarebbe detto, tuttavia, che Sigun non fosse
un uomo allantica. Dopo la vedovanza, si era risposato con una donna giovane e bella, aveva
viaggiato, aveva preso contatto con stilisti italiani; tutto questo suggeriva un desiderio di
modernizzazione. Eppure frequentava giovani prostitute prese dalla strada, un vero punto oscuro nella
sua condotta. Rosala Pieiro pareva voler attribuire quello sfogo allamarezza per le difficolt
dellazienda. Strano, perch proprio allora, secondo Sangesa, lazienda stava cominciando ad andare
molto meglio. Certo, quello che dice una moglie riguardo a certe cose non pu essere preso alla lettera.
Dopo la pubblica umiliazione subita quando il marito era stato trovato morto in simili circostanze, che
cosa poteva fare? Riconoscere che viveva accanto a un vecchio puttaniere con la tendenza a immergersi
nel fango? Probabilmente lei non ne sapeva nulla, tuttal pi aveva nutrito dubbi o sospetti. Perch
tirarli fuori ora, mandando ulteriormente in pezzi una reputazione che rischiava di trascinare anche lei
nella caduta? E poi, il tempo trascorso aveva certamente stemperato rancori e delusioni. Una mente
sana  un grande dono per chi la possiede: cancella le brutte esperienze, trattiene quelle migliori.
Cerano nuove testimonianze da raccogliere. Era il caso di sentire le figlie di Sigun, e anche
Sierra, luomo di fiducia. Pur sapendo che era indispensabile ascoltare le figlie, non scommettevo
granch sullinteresse di quello che avrebbero detto. La loro situazione era tipica: una giovane seconda
moglie viene a infrangere la bella immagine che hanno sempre avuto del padre. Mi figuravo i loro
tentativi di riabilitare la figura di Sigun: la Pieiro era solo a caccia di soldi, lo aveva sposato per
questo e si era fatta includere nel testamento; con la sua indifferenza e la sua freddezza aveva costretto
il povero marito a cercare un po di comprensione tra le braccia di quelle ragazze. Di certo lui non
aveva mai fatto niente di simile quando viveva con la prima moglie, unottima madre, una santa. Mi ci
sarei giocata il distintivo da poliziotta. Gli esseri umani sono molto diversi luno dallaltro, ma
imparano bene la parte che viene loro assegnata e non mancano mai di interpretarla.
Pensai che forse era meglio cominciare dalluomo di fiducia, Rafael Sierra. Non era chiaro che
cosa avrebbe avuto da dire, ma le sue parole potevano esserci utili a rischiarare due ambiti: quello
personale e quello finanziario. Forse lui sarebbe stato disposto ad ammettere che il suo capo aveva un
debole per le fanciulle a pagamento.
Andai in cerca del viceispettore. Lo trovai immerso nella lettura degli atti giudiziari, mentre si
rigirava tra le dita un bicchierino vuoto del caff. Non alz neppure gli occhi, e mi parl come se io
fossi sempre stata nella stanza.
- Stavo pensando, ispettore, che dovremmo dare un colpo di telefono alle figlie del vecchio
puttaniere.
- Sia pi rispettoso. Non mi sembra bello usare certe espressioni nei confronti di un morto.
- E va bene, allora, se lo preferisce, dir il benefattore di ragazze traviate.
Garzn sapeva che mi infastidivano le battute fuori luogo, cos tipiche tra medici e poliziotti,
soprattutto quando prendevano di mira la dignit delle vittime. Gli risposi con perfetta seriet:
- Preferisco che continui il suo ragionamento, se  in grado di ragionare per cinque minuti di
fila.
- Vede, gi che dobbiamo fare una mappatura completa della situazione, come si dice oggi, ci
conviene parlare al pi presto con le figlie di quel poveruomo. Per tracciare un profilo psicologico
della vittima.
- Mi secca riconoscerlo, ma stavo pensando anchio la stessa cosa. Il fatto  che la sola idea mi
annoia terribilmente: ho paura di sapere gi tutto quello che diranno. E tre testimonianze politicamente
corrette sono davvero troppo per me.
- Per sua parziale tranquillit le comunico che una delle figlie, quella di mezzo, sta a New York
da pi di dieci anni. Si  specializzata in psicoanalisi laggi e ha aperto uno studio a Manhattan. Lho
visto adesso negli atti. A quanto pare non viene quasi mai a Barcellona. Ha partecipato al funerale, ma
al processo non si  mai vista. Si chiama Elisa.
- E le altre due?
- La maggiore, Nuria. La piccola, Rosario.
- Non mi riferivo ai nomi.
- Nuria vive qui,  sposata. Suo marito, un certo Codina, dirige la filiale spagnola di una
multinazionale. Lei, sembra che non faccia nulla, solo la signora. Anche la minore  sposata, fa la
maestra in una scuola di Educazione Speciale: bambini disabili e roba del genere.
- Di sicuro Rosario, la minore, era quella pi affezionata al padre.
- Da cosa lo deduce?
- Dalla storia di Re Lear. Non ha letto Shakespeare? Delle tre figlie, le due pi grandi sono
ingrate e interessate. Solo la piccola ama suo padre con tutto il cuore, sebbene alla fine lo tradisca
anche lei.
- Credevo che a essere ingrati col proprio padre fossero solo i figli maschi.
- Tutti i figli sono degli ingrati.
- E con le madri?
- Anche!
- Il mondo non pu essere cos negativo, Petra. Ci sar pure qualcosa di buono, no?
- Certo, il lavoro! Mettiamoci subito allopera. Le tre figlie per ora le rimandiamo. Cominciamo
dalluomo di fiducia. Ha lindirizzo?
Frug nel suo quadernetto dei tesori ed esclam:
- Ecco!  proprio sulla piazza del Borne e si chiama Nerea. Atelier Nerea.
- Molto poetico.
Il quartiere del Borne era quello dove si trovavano un tempo i mercati generali della citt.
Quando, negli anni Settanta, questi furono trasferiti in periferia, la vecchia struttura in ferro del mercato
coperto rimase per molto tempo in stato di abbandono, finch la municipalit non decise di adibirla ad
altri scopi, sul modello del mercato di Covent Garden di Londra. Ora, sia il vecchio mercato che la
piazza tuttintorno pullulano di ristoranti, boutique davanguardia, gallerie darte e negozi di mobili e
oggetti di design, tutto nel pi puro stile newyorkese. Manco a dirlo, il prezzo degli appartamenti nella
zona  salito alle stelle. Via via che gli anziani che da sempre vivevano nel quartiere lasciavano le loro
case, le imprese di speculazione immobiliare acquistavano interi stabili per ristrutturarli. Ma  cos che
vanno le cose nelle citt: gli edifici si rinnovano, le persone possono morire negli ospizi.
La boutique atelier appartenente a Rafael Sierra non era diversa dalle altre: soffitti altissimi,
ambiente da magazzino portuale del primo Novecento, e un numero limitatissimo di vestiti tristemente
appesi agli attaccapanni, come relegati in un angolo. Prima di rivolgerci alla ragazza che fungeva da
commessa, demmo unocchiata alla merce: abiti minimalisti, tuniche che in tempi remoti si sarebbero
potute vedere addosso alle ricoverate di un manicomio o di un albergo di carit, cappotti destrutturati
che sembravano fatti di coperte militari, pantaloni cascanti. Molto nero, molto grigio, un filo di granata
per dare una nota di colore a quella desolazione. Le clienti dovevano essere davvero molto sofisticate.
La faccia di Garzn, che aveva inforcato gli occhiali per leggere i cartellini dei prezzi, pass
dallincredulit allindignazione. Mi bisbigli allorecchio:
- Ma ha visto quanto costano questi stracci? Sembrano fatti apposta per fregare i pavimenti!
Davvero ci sono donne cos fuori di testa da mettersi roba simile?
Poich il tono con cui bisbigliava Garzn poteva udirsi a metri di distanza senza difficolt, la
ragazza ci raggiunse in un sospiro e, con la faccia di chi si sforza di mangiare un piatto non proprio di
suo gusto, profer il classicissimo:
- Posso fare qualcosa per voi?
- S - risposi con repentina energia. - Vorremmo parlare con il signor Sierra.
- Chi devo dire? - domand con un birignao di superiorit.
- Fermn Garzn e Petra Delicado - dissi. Poi, vendicativa, aggiunsi: - Della Polica Nacional.
La ragazza storse la bocca come per un tic e scomparve dietro un spar in carta giapponese,
mentre i suoi funerei e lievissimi indumenti si agitavano su uno scheletro un po troppo visibile. Dopo
qualche attimo torn e ci fece passare. Al termine di un andito lungo e stretto invaso di appendiabiti
carichi di capi, ci attendeva Sierra nel suo ufficio. Era una sala ampia e luminosa, con pochi ma
costosissimi mobili moderni. Sierra era sulla cinquantina, con i capelli ormai quasi del tutto bianchi.
Labito nero e la camicia viola senza cravatta avviluppavano unelegante spigolosit. Feci le
presentazioni e introdussi largomento:
- Immagino lei sappia che sono state riaperte le indagini sullassassinio di Adolfo Sigun.
- S, lo sapevo. Sono in contatto con i familiari e me lo hanno comunicato.
- Con quale parte della famiglia? - volle sapere opportunamente Garzn.
- Be, vi avranno informati che lavoro in societ con Nuria Sigun, la figlia maggiore.
- No, non lo eravamo.
- Quando il povero signor Sigun mi lasci una somma nel suo testamento e decisi di mettere
su unattivit, sua figlia Nuria volle unirsi allavventura. Gliene fui grato, perch inserirsi in questo
mercato  pi difficile di quanto non sembri. Lei  proprietaria di Nerea al quaranta per cento. In fondo
a me dispiaceva staccarmi dal mondo di don Adolfo, un uomo che rispettavo moltissimo e che non
dimenticher mai. Posso offrirvi qualcosa? Un caff?
Ci serv un impeccabile caff che prepar con una macchina dal disegno fantascientifico posata
su un parallelepipedo adibito a bar. Nel corso delloperazione continu a parlare a ruota libera come se
gli avessimo dato la carica.
- Don Adolfo era un uomo eccezionale, il perfetto rappresentante di una borghesia sana,
dinamica, protagonista di unepoca gloriosa che non si ripeter mai pi. Come imprenditore era
inimitabile. Basta vedere la fine che ha fatto negli ultimi anni il tessile catalano... Tutti si arrendevano,
tranne lui. Lui seppe modernizzarsi, reagire, dare nuovo impulso alla produzione, renderla competitiva.
- Eppure anche lui, negli ultimi anni, aveva incontrato serie difficolt.
- Ah, ispettore! La crisi nel settore moda si  fatta sentire gravemente. Pensi che non stiamo
parlando di grandi multinazionali dellabbigliamento, che possono creare catene di franchising, o
affiancare alle loro produzioni linee di profumeria, di cosmesi, di accessori. Qui stiamo parlando di alta
moda, di talento, di artigianato di altissima qualit. I nostri clienti erano i grandi stilisti, gli atelier, e l i
tempi nuovi hanno rovinato tutto. Noi non siamo solo in recessione economica, siamo in piena
recessione del gusto, e molti hanno dato forfait. Ormai c posto solo per la spazzatura o per il lusso
estremo. Le aziende intermedie si trovano a lottare contro la concorrenza e la pirateria sfacciata dei
paesi asiatici. Ma sono sicuro che se non fosse successo quel che  successo, il signor Sigun sarebbe
riuscito ancora una volta a tornare sulla cresta dellonda. Era sulla buona strada.
- Negli ultimi tempi lazienda faceva buoni affari con delle case di mode italiane, non  cos?
- S, questo fu importante, ma cera dellaltro. Al principio lui sembrava stanco, scoraggiato,
ma poi reag molto bene. Don Adolfo era un uomo enormemente combattivo.
- Lei ha unottima opinione di lui. Spero non solo perch  morto - disse con assoluta
indiscrezione Garzn.
- Pi che avere una buona opinione, ho sempre provato una grande ammirazione per lui, quasi
una venerazione, che dura ancora oggi.  logico, daltra parte. Io ero figlio di operai, ero andato poco a
scuola, e don Adolfo mi diede la possibilit di fare un lavoro bellissimo partendo da zero. Fu lui a
insegnarmi tutto quello che so, e alla fine, con gli anni, divenni il suo amministratore delegato. Devo
essergli enormemente riconoscente, senza contare che con me fu sempre comprensivo e umano, come
un padre. Che altro dovrei dire di lui?
- Riguardo al suo assassinio... - cercai di riportarlo in argomento, di panegirici ne avevamo gi
abbastanza, - che cosa pensa delle circostanze in cui  avvenuto?
Lui apr le braccia in un gesto dimpotenza.
- Che cosa vuole che le dica?
- Era unabitudine per lui frequentare quel genere di ragazze? - si inser subito il mio collega,
ormai lanciato in un fuoco di fila di domande demolitive.
- Don Adolfo fu molto traumatizzato dalla lunga malattia e dalla morte di sua moglie.
- Per si era risposato.
- S, ma era abituato a ununione perfetta. Aveva conosciuto la sua prima moglie a ventanni.
- Intende dire che il suo secondo matrimonio non era riuscito?
- Non direi mai una cosa del genere! Per qualcosa doveva essere cambiato in lui, se aveva
bisogno di certe distrazioni. Diversamente, non lo capirei. Lui era sempre stato un uomo irreprensibile.
- E come andava con le figlie? - chiese il viceispettore.
Prima che Sierra cominciasse a rispondere, fui distratta dal suono del mio cellulare. Mi
allontanai di qualche passo. Era la direttrice di Wad-Ras. Uscii immediatamente nel corridoio.
- Petra, mi spiace molto disturbarti, ma una delle detenute con cui hai parlato insiste per averti
al telefono. Che faccio?
- Passamela subito.
- Guarda che  Lola, non so che cosabbia in mente.
- Non importa, passamela.
Mi accorsi che il cuore mi batteva dallemozione. Mentre aspettavo, sentii un battibecco
nervoso allaltro capo della linea. Poi di nuovo la voce della direttrice.
- Senti, Petra, insiste per parlare con te senza che io sia presente. Posso permetterglielo per
favorire le tue indagini, ma se poi c qualcosa che io devo sapere...
- Non ti preoccupare, ti informo.
Mi ricordavo bene il tono e limpertinenza della detenuta.
- Salve, ispettore; sono io, la Lola. Volevo parlarle da sola, ma non mi lasciavano.
- Adesso pu farlo, dica. Sono qui ad ascoltarla.
- Ecco... io so dov Julieta.
Rimasi zitta un momento. Non sapevo cosa dire perch non sapevo cosa pensare. Dovevo
mostrarmi energica, decisa, ma anche farla parlare.
- Ne  sicura?
- Be, lanno scorso abitava l dove so io, poi non so se dopo  andata a stare da unaltra parte.
- Forza, la ascolto.
- Per io ho le mie condizioni. Mica parlo per niente.
- Insomma, Lola, che cosa vuole? Intralciare unindagine  reato e mi sembra che lei non sia
nelle condizioni di chiedere niente.
- Se sincazza gi adesso le do un indirizzo falso e la facciamo finita. Poi, nessuno pu dire che
non mi sono sbagliata.
- Senta, Lola, adesso basta, non mi faccia perdere la pazienza. Mi dica che cosa vuole.
- La sua borsa, voglio. La borsa di Loewe che aveva laltro giorno quand venuta qui.
Ci rimasi di stucco. Non me lo aspettavo, e non seppi come reagire. Quella donna era educata
alla scuola del carcere, e io non ero abituata a trattare con gente cos. Decisi di mettermi sul suo stesso
piano per vedere che piega avrebbe preso il discorso.
- Quella borsa costa molto.
- Costa molto anche quello che so io.
- E va bene. Tra unora sono l.
- Con la borsa.
- Con la borsa. Per se lei mi sta facendo perdere tempo, se mi prende in giro, o mi racconta
storie...
- S, lo so. Me la far pagare. Ah, unaltra cosa: che non le venga in mente di andarlo a dire alla
direttrice o a nessun altro! Per loro lei mi ha fatto un regalo. Non voglio casini, dopo.
Quando tornai nella stanza, ero cos presa dai miei pensieri che ci misi un po a ricordarmi chi
era Rafael Sierra e perch eravamo l.
- Signori, vi chiedo scusa. Devo assentarmi per una questione urgente. La lascio con il
viceispettore, signor Sierra. Grazie per averci ricevuti.
Ero gi sulla porta quando il mio collega mi raggiunse per chiedermi dove andassi con una
semplice alzata di sopracciglio. Gli sussurrai al volo:
- A Wad-Ras.
Lui annu e torn dal proprietario del negozio, mentre io, quasi di corsa, mi precipitavo fuori.
Dovevo passare da casa a prendere quella benedetta borsa.
La fortuna non mi sorrise. Mentre me la stavo filando dalla camera da letto con lambto
accessorio sotto il braccio, mi ritrovai di fronte mio marito che scendeva dal suo studio.
- Marcos! Che cosa ci fai in casa? Non sapevo fossi qui.
- Dovevo buttare gi una relazione e sono scappato dallufficio. Qui sto pi tranquillo. Tu,
piuttosto, che ci fai in casa a questora? Dove vai con due borse?
- Caro, si d il caso che per ragioni di servizio io debba disfarmi del tuo regalo.
- Non ci capisco niente. Quale regalo? Quale servizio?
- Rispondo nellordine: la borsa di Loewe, le indagini che conduco.
- Continuo a non capire.
- Adesso non posso spiegarti altro, non ho tempo. Ne parliamo dopo.
Era confuso e seccato.
- Senti, Petra, ma a te sembra normale...?
- A me non sembra normale dover discutere con te quando ho una questione della massima
urgenza da risolvere. Poi ci vediamo. Ciao.
Uscii sbattendo la porta. Per tutti i diavoli della malora!  mai possibile che non ci sia uomo al
mondo capace di rispettare il lavoro di una donna? E gi che ero in vena di domande retoriche, di
uomini che hanno il senso dellopportunit ce ne sono? Esistono? Dio si  ricordato di crearli con quel
maledetto fango del paradiso, che a quel punto doveva essere gi un pantano maleodorante? Ruggii
dentro di me con la ferocia di una leonessa, e senza perdere tempo corsi verso la macchina con
lelasticit di una ghepardessa. Non sapendo pi quale belva inferocita imitare, inspirai profondamente,
ingranai la prima e cercai di guidare fino al carcere senza mettere a repentaglio lincolumit dei pedoni.
La direttrice mi guard molto scettica quando arrivai. Bastava vederla in faccia per capire che
non si fidava minimamente di qualunque cosa Lola volesse dirmi.
- Sappiamo bene che tipo di donna . Insiste per vederti da sola, ma ti esorterei a prendere con
le dovute cautele le informazioni che ti dar. Quella  unarpia, non dimenticartelo.
- Non lo dimentico, per devo sparare tutte le cartucce che ho. Magari sa qualcosa di
importante.
Trovarmi di nuovo di fronte a Lola mi riport alla realt. Davvero mi aspettavo che un soggetto
simile potesse aiutarmi? Il suo sorriso sdentato e sprezzante, il tono beffardo che vibrava nella sua
voce, non promettevano niente di buono. Accesi i fari antinebbia della precauzione. Era ovvio che
voleva la mia borsa, e che sarebbe stata capace di inventarsi chiss cosa pur di averla. Per me non era
certo la borsa il punto della questione. Ormai la odiavo cos tanto che lavrei volentieri buttata in un
cassonetto.
- Come sta, ispettore? Vedo che ha portato quello che le ho chiesto. Lei  una donna di parola.
- Sono una donna di poche parole. Quindi, se vuoi la borsa, puoi cominciare a parlare. Io
ascolto.
- Posso toccarla?
Gliela porsi, e lei vi fece scorrere le dita come se accarezzasse la testolina di un beb o la pelle
di un amante. Sorrideva come in estasi. Aveva le mani scure e piene di piccoli tagli, le unghie dipinte di
un rosso intenso. Di colpo mi guard con un impeto di furia che le veniva dal profondo:
- Lei non sa cos per me avere una borsa come questa, tutta mia e solo mia! Io non ho mai
avuto niente di cos bello, e nemmeno le mie sorelle, figuriamoci mia madre. A noi, solo merda, roba
da due soldi. Ma a me piace la bella roba. Perch certe donne possono avere le cose fatte bene, e le altre
niente, eh? Le sembra giusto?
- Lola, poche storie. Adesso sei tu che devi mantenere la parola.
- Va bene, per non dica niente alle operatrici. Non dica niente della borsa, va bene?
- Va bene, ma adesso basta. Parla!
- Julieta  andata a stare in Andalusia. In campagna, dalle parti di Ronda. Si  messa con uno.
Fanno mobili da giardino e li vendono.
- Come lo sai?
- E ridagli! Che gliene importa a lei? Lo so e basta.
- Rispondi o niente borsa.
- Porca la miseria ladra! Lo so perch lho letto nella lettera che aveva scritto a Concha Diego.
Sar passato un anno, anche di pi. Lo chieda a lei. Non diceva che intralciare le indagini  reato? Be,
vada ad accusare lei, che per proteggere la sua amichetta non ha parlato.
- E tu come lhai letta quella lettera?
- Glielho rubata. Va bene? Glielho rubata!
- E perch proprio quella lettera?
- Le ho rubato quello che aveva dentro larmadietto. Erano quattro porcherie. Non me ne sono
fatta niente. Ma gliele ho prese per darle fastidio. Quanto mi sta sullanima, quella. Si crede chiss
cosa.  di quelle che si bevono tutte le fesserie che ci raccontano sulla riabilitazione, la formazione...
ma per favore! Come Julieta. Quelle leccano il culo alle operatrici e basta. Fanno schifo.
- E poi che ne hai fatto della lettera?
- Lho buttata. Cosa vuole che abbia fatto? A cosa mi serviva la lettera di quella cretina?
Mancava solo che me la trovavano.
- Le informazioni che mi dai sono molto incomplete. Cera lindirizzo di Julieta in quella
lettera?
- Non mi ricordo. Ma il poliziotto  lei, vada a cercarla.
- Pensaci bene. Ricordi dove o a chi vendevano i mobili che fabbricavano?
- E come faccio a ricordarmi? Ah, aspetti! Mi pare che gli avevano pure dato un nome a questi
mobili, una marca, tipo Pura Natura, Arte Pura, una stronzata del genere. Me lo ricordo perch mi ha
fatto ridere: doveva proprio scegliere quel nome, una che faceva la puttana! Capisce cosa voglio dire?
Non  da crepar dal ridere?
Mi guardava con un sorriso atroce, mettendo in mostra la sua dentatura malandata e macchiata
di rossetto. Le passai la borsa e lei quasi me la strapp, poi se la strinse al petto come se fosse un
cucciolo. Chiamai loperatrice, che era rimasta in attesa nel corridoio. Quando entr, vide la borsa e
disse:
- E questa cos?
-  sua, glielho regalata.
- Lispettore  una donna bravissima. Non glielho nemmeno chiesta. Vero ispettore? Vero che
non glielho chiesta?
- No - mormorai, e lei si allontan trionfante.
Un patto  un patto, mi dissi, anche se lo firmi col diavolo in persona. Mi sentivo quasi
sollevata, libera finalmente da quello status symbol che mi aveva fatto tanto patire. In fondo, ci
avevamo guadagnato entrambe. La pista che mi aveva dato suonava convincente, e lei aveva avuto il
suo agognato scampolo di bellezza. Tutto sommato un buon affare, anche se mi sarebbe costato un
terzo divorzio.
Mi diressi verso lufficio della direttrice e le chiesi di poter incontrare di nuovo Concha Diego,
lamica di Julieta. Lei acconsent senza fare domande, e poco dopo Concha mi fu portata in sala
colloqui. Sembrava curiosa.
- Concha, conosco il contenuto della lettera che ti aveva scritto Julieta.
Il suo volto vir verso la perplessit.
- Come?
- Come, non te lo posso dire. Ma so che Julieta ora vive in campagna, vicino a Ronda. Con il
nuovo compagno si  messa a fare mobili da giardino. A questo punto vorrei il suo indirizzo.
- Non ce lho - disse lei prontamente.
- Ti ricordi almeno il nome che hanno dato ai mobili di loro produzione?
- Non lo diceva.
- Concha, devi capire che io non voglio creare problemi a Julieta. Voglio solo che mi aiuti a
scoprire cos successo veramente.
- La lasci stare, ispettore. Le far del male, se la trova. Ha gi pagato per quello che ha fatto. La
lasci vivere tranquilla.
- Dimmi almeno se le cose che ho saputo sono vere.
Lei non mi rispose. Rimase a fissare il tavolo. Non avrebbe detto pi niente, ma interpretai il
suo silenzio come un assenso. Uscii di l sentendola ripetere:
- La lasci vivere tranquilla.
Quando tornai in commissariato andai a chiudermi nella mia stanza, accesi il computer ed entrai
in rete. Provai tutte le combinazioni possibili: mobili giardino natura pura, mobili giardino
artigianali Ronda, arredi giardino Andalusia, mobili natura pura, mobili esterni aria pura,
mobili giardino Julieta. Non trovai niente di interessante. Le informazioni fornite da Lola
sembravano affidabili, ma era strano che Julieta e il suo compagno non si facessero alcuna pubblicit
virtuale. A meno che non lavorassero per conto terzi. Cercai i negozi di mobili da giardino a Ronda.
Niente. Cercai i negozi di mobili e ne trovai parecchi, troppi, ma questo non mi aiutava. Alla fine mi fu
chiara una cosa: bisognava che ci mettessimo in viaggio per Ronda, Garzn ed io.
4
Il commissario Coronas mi rispose con uno dei suoi tipici come?, nei quali metteva
incredulit e una buona dose di indignazione.
- I tempi sono cambiati, Petra, spero labbia capito. Niente viaggi a vuoto. Siamo in un periodo
di crisi e il budget non ci permette pi di essere grandiosi.
- Non ci posso credere. Non posso credere che prima ci fossero soldi da buttar via, voglio dire.
- No, infatti, non ce ne sono mai stati, ma adesso ce ne sono ancora meno.  indispensabile
razionalizzare e tagliare tutto quel che si pu.
- Non le sto chiedendo di andare a Singapore, signor commissario. Ronda non  cos lontana.
- S, ma bisogna chiedere un nulla osta, giustificare la trasferta, riempire un mucchio di carte.
- E se attingesse ai fondi neri?
- Magari ce ne fossero. Ma cosa mi fa dire, Petra? Comunque si scordi di portarsi dietro il
viceispettore Garzn. Lei, da sola, basta e avanza.
- Ma...
- Non c ma che tenga. Al massimo tra due giorni avr lautorizzazione.
- Due giorni  troppo!
- Non vedo il motivo di tanta fretta. Il morto  gi sepolto da un pezzo e lassassino non scappa.
Quindi...
Immagino che la polizia non sia la sola istituzione che ti affida un compito per poi lesinarti i
mezzi per portarlo a termine. Contraddizioni dei tempi di crisi. Ma il male comune non mi consolava
neanche a met. E poi, lavorare in coppia con Garzn faceva ormai parte della mia natura. Per non
parlare della spilorceria di Coronas, che sembrava nascondere una certa diffidenza. Come se un viaggio
di lavoro fosse il massimo del divertimento. E due giorni per avere unautorizzazione! Certo, di tutte le
virt che si richiedono a un poliziotto, la pazienza non era mai stata il mio forte, e nemmeno
lobbedienza, se dovevo essere sincera.
Tornai a casa. Aprii il computer. Dovevo riorganizzarmi il lavoro in modo da riempire quei due
giorni dattesa. Ma soprattutto dovevo placare il mio nervosismo. Riguardai i verbali. Lunica
soluzione era anticipare gli incontri con le figlie, che pensavo di riservare al nostro ritorno. Questa
sarebbe stata la nostra attivit finch mi avessero permesso di spendere i miserabili euro necessari per
un biglietto aereo e un albergo a due stelle. Come mi apparivano remote quelle fantasie di giovent
nelle quali mi vedevo in viaggio per lEuropa sulle tracce di un assassino di estrema pericolosit! Fra
aeroporti ed eleganti alberghi di lusso, fasciata da sobri ma sciancrati tailleur. Miseria! Mai come ora
quella popolare espressione mi pareva riassumere lo scoramento esistenziale. Anche se, a pensarci
bene, alla mia et ero piuttosto grandina per continuare a sognare la lotta al crimine internazionale in
uno scenario da film di James Bond anni Sessanta. Ma quand che si diventa veramente adulti? Ogni
volta che ripensavo al mio passato, mi pareva che mai la mia personalit e il mio comportamento
fossero adeguati allet che avevo in quel momento. Anche lattacco di frustrazione che mi stava
travolgendo, non mi sarebbe parso un po sproporzionato se ci avessi ripensato dopo qualche anno?
Decisi di dare a me stessa una dimostrazione di saggezza. Calma, Petra mi dissi. Disperarsi non
serve a niente. C un mucchio di lavoro da fare in queste indagini. Due giorni possono tornarci utili.
In quel momento udii il rumore delle chiavi nella porta. Era Marcos. Entr e ci baciammo sulle
labbra, come sempre. Una volta compiuto il rito amoroso, lui mi guard con volto serio.
- Mi puoi spiegare cos questa storia della borsa? Ammesso che questo sia un buon momento
per rivolgerti la parola.
Non cera bisogno di avere una laurea in psicologia per capire il suo stato danimo. Era di un
malumore che si poteva quasi toccare. Cercai di mettere in pratica i miei recenti propositi di maturit:
calma e reazioni pacate.
-  difficile spiegarlo, caro, ma il fatto  che ho dovuto darla via. Una testimone, detenuta a
Wad-Ras, me lha chiesta in cambio di uninformazione preziosa. Non ho potuto fare a meno di cedere
al suo ricatto. Quella donna sapeva qualcosa di fondamentale per la riuscita delle indagini.
- Certo che tieni in gran conto i miei regali! Non parlo di quanto mi  costata, ma hai idea di
quanto ho penato per scegliere quella borsa? Mi sono fatto perfino accompagnare dalla segretaria dello
studio per avere una consulenza femminile. Ne abbiamo viste centinaia, saremo stati in dieci negozi
diversi.
- Lo so, Marcos, e credimi che mi spiace davvero tanto. Mi assumo interamente la colpa di
quello che  successo. Farmi vedere in giro con quella borsa in orario di lavoro era quasi una
provocazione. Mi dava unaria da signora con la puzza sotto il naso, sembrava che volessi sottolineare
la mia superiorit negli ambienti che frequento, dove spesso la gente non ha nulla.  stato un errore
ingiustificabile, avrei dovuto usarla solo nella mia vita privata.
- A quale vita privata ti riferisci? Tu ed io non ce labbiamo pi una vita privata, il tuo lavoro
lha invasa completamente. Io arrivo, e tu te ne vai. Non hai orari, e se ce li hai sono imprevedibili; io,
per non starmene in casa da solo come un cretino, mi porto del lavoro dallo studio, cosa che raramente
facevo prima. Siamo marito e moglie, ma c gente in questo quartiere che vedo pi spesso di te.
Continuai ad applicare eroicamente la mia nuova ricetta della maturit e della calma:
- Sai che cosa possiamo fare per cominciare a rimediare a tutto questo? Preparo un piccolo
aperitivo e ci sediamo a parlare del problema. Un confronto sereno  la cosa migliore.
- Ora no. Ho una cena con degli architetti che sono venuti da Madrid. Te ne avevo parlato, ti
avevo pure chiesto se volevi venire anche tu, ma naturalmente te ne sei dimenticata. Non mi ascolti mai
quando ti parlo.
- Ma questo  il rimprovero tipico delle mogli! Come mai tu lo fai a me?
- Vado a cambiarmi, non mi va di fare tardi.
Il mio tentativo di buttarla sul ridere non era servito. Sicuramente Marcos era gi uscito di
pessimo umore dallufficio, e ora scaricava la sua irritazione su di me. Mi preparai qualcosa da bere e
accesi il televisore. Un gruppo di giornalisti analizzava la situazione politica. Mio marito ridiscese,
tutto in ghingheri.
- Io vado, Petra. Chiss se domani troviamo un momento per pranzare insieme... Se non 
chiedere troppo.
La sua ultima frecciata e il primo sorso di whisky mandarono allaria la mia recentissima
maturit:
- Scusa, Marcos, ma ad avere una cena, questa sera, sei tu. Io me ne sto a casa da brava moglie
zerbino. Quindi non dare a me la colpa di tutto!
- Buona serata - sussurr. - Non ho tempo per discutere.
Rimasta sola, mi pentii profondamente di essere stata cos morbida. Calma e maturit!
Gravissimo errore! La prossima volta sarei partita allattacco fin dal principio, invece di cercare un
terreno dintesa. La legge  inesorabile: pi cedi, pi ti calpestano. Il matrimonio  una trappola
micidiale! Se non lo sapevo io che mi ero sposata tre volte! Fossi stata single, mi sarei fatta ancora
delle illusioni: le piccole abitudini condivise, le premure quotidiane, la comprensione! Bullshit!
anglicizzai il mio furore. Finii il bicchiere in un sol colpo e me ne versai un secondo. Spensi il
televisore, meglio non avere nozione della stupidit altrui quando se ne ha abbastanza della propria.
Magari cos  pi facile sopportarla.
Garzn ci rest malissimo quando seppe che non poteva partire con me per Ronda. Fu colto
immediatamente da un raptus teorico: sostenne che unquipe di lavoro sperimentata come la nostra
non pu essere scissa per motivi economici. Secondo lui, la Polica Nacional non aveva mai nuotato
nelloro, ma mai, da che mondo  mondo, erano mancati i fondi per pagare una pensioncina a due
investigatori come noi. Se adesso, continuava la sua ostinata rivendicazione, cominciavano a metterci i
bastoni tra le ruote per quattro soldi, come saremmo andati a finire? Ci sarebbe toccato andare in giro
con le pistole scariche per non sprecare munizioni? Ci saremmo impegnati le manette quando non si
arrivava a fine mese? Saremmo partiti per le trasferte con la tenda canadese? Ammetto che i suoi
esempi facevano ridere, ma non aveva tutti i torti. Quando si va alla ricerca di un assassino, il criterio
del risparmio sembra di una miopia pericolosa.
- Se lo ritiene opportuno, ispettore, posso andare io a insistere con Coronas. Chiss che non lo
convinca a cedere. Conosco il commissario da molti anni, e so che detesta essere scocciato.
- Lasci stare, viceispettore. Per questa volta accettiamo quel che passa il convento. Ma le
assicuro che se ci prova di nuovo a depennarla da qualche viaggio o missione, il grande capo dovr
vedersela con me. Avr un trituramento di cocci cos minuzioso che cambier subito opinione.
A quel punto anche lui si rassegn, e visto che eravamo gi diretti verso il domicilio di Nuria, la
figlia maggiore di Sigun, mi inform sulla conclusione dellincontro con Rafael Sierra, il proprietario
di Nerea.
- Da quando lei se ne  andata, finch non ho deciso di andarmene anchio, ha continuato sullo
stesso tono: Sigun  Dio e Sierra  il suo profeta.
- S, del resto lui  una sua creatura. Ci mancherebbe che non gli fosse grato. Le ha detto come
va il negozio?
- Dice che ha un mucchio di clienti e che le vendite vanno alla grande. Mi ha dato un motivo in
pi per sostenere che le donne sono incomprensibili. Mi dica lei chi pu vestirsi in un posto come
quello!
Mi misi a ridere.
- Noi donne siamo creature speciali. Troviamo la bellezza anche dove non c!
- E la pagate a peso doro!
- Lei ha limpressione che Sierra consideri opportuna la riapertura delle indagini?
- Figuriamoci. Lui crede nella versione ufficiale dellassassino per caso, che poi per puro caso
viene assassinato.
- Quindi per lui  una seccatura che a Rosala Pieiro sia venuto in mente di tornare dal giudice.
- Qualcosa mi ha accennato. Immagino faccia squadra con le figlie. Adesso vedremo cosa ci
racconter la maggiore.
Nuria Sigun era prossima alla cinquantina. Alta, imponente, piuttosto rigida, di un biondo
slavato, vestiva con leleganza sobria di molte donne della politica. Abitava in un vastissimo attico
nella zona pi cara di Barcellona, arredato con tutti i crismi del buon gusto pi convenzionale. Osservai
a lungo il volto di quella donna, e mi parve che non vi si leggesse nulla tranne una specie di tensione
che le stirava i lineamenti, rendendoli al tempo stesso giovanili e nervosi. Era evidente che non aveva
nessuna voglia di perdere tempo con noi. Parlava in fretta e con gesti impazienti, e imprimeva una tale
accelerazione alla fine delle frasi che non era sempre facile capire cosa stesse dicendo. In capo a un
minuto trascorso con lei mi sentivo in grado di tracciare a grandi linee un suo ritratto psicologico senza
troppa paura di sbagliare: era impulsiva, efficiente, energica, intollerante e abituata a comandare.
-  in casa suo marito? - ebbe lidea di chiedere Garzn.
- No, mio marito  fuori citt. Viaggia moltissimo per lavoro - rispose, come punta da un
insetto.
- Avete figli? - fu la mia domanda.
- No - rispose lei in modo da mettere bene in chiaro quanto trovasse fuori luogo
quellintromissione nella sua vita privata. Subito dopo, entr lei stessa in argomento, senza darci il
tempo di farlo noi.
- Signori, capisco che siete tenuti a fare il vostro lavoro, ma davvero non vedo alcuna ragione
perch dobbiate venire a parlare con me cinque anni dopo lassassinio di mio padre.
- Il giudice ritiene che...
- Lo so che cosa pensa il giudice, e vi assicuro che fino a oggi ho sempre avuto unottima
opinione della giustizia; ma che un magistrato con unesperienza come quella del giudice Muro si lasci
convincere da una donna del genere a riaprire un caso decisamente risolto, mi pare...
- Forse lei non ha una buona opinione della seconda moglie di suo padre?
- Per favore, ispettore, non mi faccia simili domande! Davvero lei pensa che la mia opinione su
quella donna abbia qualche rilevanza?
- Signora Sigun, lasci che siamo noi a decidere che cosa  rilevante e che cosa non lo .
Pensai che quella risposta lavrebbe fatta infuriare, ma lei si limit a un cenno di degnazione e
continu:
- Finch  stato vivo mio padre, e solo per non contrariarlo, le mie sorelle ed io ci siamo
comportate molto correttamente con Rosala Pieiro. Ma, in tutta sincerit, non vedo cosa si possa
pensare di una ragazza di modesta estrazione che cattura al volo un signore di una certa et, e con un
certo patrimonio, e si fa sposare.
- Si pu pensare che ne sia innamorata, per esempio.
- S, un colpo di fulmine molto remunerativo. E allora, se era innamorata, non capisco perch
una volta sposata, invece di dare un po di tranquillit a mio padre, si sia messa a fare la gran vita. Per
carit, ispettore, nessuno di noi  nato ieri! Non fu un caso se mio padre dovette cercarsi la compagnia
di certe signorine. Un uomo felice non le fa, queste cose. O lei crede di s?
- Non sono molto esperta in uomini felici, signora Sigun. Immagino ce ne sia una grande
variet, e che ciascuno si comporti com abituato.
- Sta forse insinuando che mio padre fosse abituato a incontrare sgualdrine da quattro soldi?
- Non so se ci fosse abituato, ma ne aveva una in casa quando lhanno ammazzato.
Ecco, avevo offerto, a quella donna cos poco duttile, un buon pretesto per dare in
escandescenze. Ma anche questa volta non lo fece. Storse le labbra con disprezzo misto a
sopportazione, e sospir:
- Molto bene, ispettore. N a voi n a me conviene perdere tempo. Mi dica chiaramente che
cosa volete sapere.
- Qualunque cosa lei voglia raccontarci su suo padre e sullazienda potr esserci utile.
- Mio padre era un ottimo imprenditore, ma era invecchiato. E come tutte le persone brillanti
quando invecchiano, aveva cominciato a perdere lucidit. La salute dellimpresa era gravemente
compromessa, negli ultimi tempi, e cos dopo la sua morte le mie sorelle ed io decidemmo di chiudere.
Saldammo tutti i debiti e ci mettemmo il cuore in pace. Adesso, una donna che non ha la coscienza a
posto per come si  comportata con mio padre, o che semplicemente vuole dare delle seccature alla
nostra famiglia, decide di rimescolare le acque perch sembri che ci sia qualcosa sotto. Ma non c
niente, glielo assicuro. Mio padre  stato ucciso da un disgraziato, che poi  morto in un regolamento di
conti. La polizia non ha trovato alcun nesso tra i due delitti, perch il nesso non cera. Crede che io sia
contenta di quello che  successo? Pensa che quella fosse la fine che io desideravo per mio padre? No.
Per  stato cos. Punto. Fu proprio mio padre a insegnarmi che quando si sa come stanno le cose,
tornarci su e cercare di cambiarle conduce solo alla disperazione. E io la vocazione della donna
disperata non ce lho.
- Eppure il signor Sierra ci ha detto che lazienda era gi in forte ripresa, pochi mesi prima della
morte di suo padre. A quanto pare cerano nuovi clienti, italiani, francesi...
- Sciocchezze! Io collaboravo con lui ed ero al corrente di molte cose. Quella ripresa fu, come
dire? come una pezza su una voragine. Era difficile credere nel futuro. Io non ci ho creduto, non sono
mai stata una visionaria.
- Chi prese la decisione di liquidare limpresa?
- Le mie sorelle ed io, in perfetto accordo.
Continuammo a farle domande di ordine generale a ognuna delle quali lei rispose con una
chiarezza prossima allinsolenza. Alla fine ci conged porgendoci la mano e facendo perfino una
smorfia che poteva assomigliare a un bel sorriso. Gliene fui riconoscente, doveva esserle costata uno
sforzo terribile.
- Cristo santo! - comment Garzn una volta in macchina. - Che generalessa di cavalleria! Se
la immagina una serata romantica con quella donna? Che musica le piacer? Le marce militari?
Scommetto che il suo fiore preferito  un cactus con le spine lunghe cos!
- Quello che pi mi fa arrabbiare  che ha ragione. Che senso ha che le rovesciamo addosso un
mucchio di generiche domande su suo padre, cinque anni dopo che quello  allaltro mondo?  ridicolo
e non ci porta da nessuna parte. Almeno ha la franchezza di farci capire che cosa pensa di noi. Le
assicuro, Garzn, che se non troviamo presto un indizio che valga la pena, tutto il caso se ne ritorna
velocissimamente in archivio.
- Be, in tutte le indagini lei ha sempre avuto, a un certo punto, un attacco di disperazione.
Stavolta  arrivato prima del solito. Forse  buon segno.
- Buon segno di cosa, Garzn? Non dica idiozie. Io adesso me ne scappo a Ronda. Lei
interroghi la figlia minore di Sigun, chiss che non ne cavi qualcosa. Si concentri sulla sua personalit.
- La terza figlia di Re Lear?
- Esattamente. Vedr con quanto amore, con quanta tenerezza, ricorda suo padre. Quanto ci
scommettiamo?
- Io non scommetto niente. Lei  una grande esperta delle cose pi strane.
- Dica pure inutili, Fermn, su quelle s che sono maestra.
Arrivai a casa. Mio marito non cera, la donna di servizio neppure. Controllai il biglietto
elettronico che avevo ricevuto via mail: il volo partiva tre ore dopo. Stampai una lista dei negozi di
mobili di Ronda e mi preparai un bagaglio a mano con il minimo necessario. Avevo quasi finito quando
Marcos arriv. Mi diede un bacio.
- Parti?
- Vado a Ronda, a vedere se trovo una testimone che potrebbe essere fondamentale.
- Non me lo avevi detto.
-  stato deciso tutto allultimo minuto. Per torno prestissimo. Ordini superiori: solo viaggi
brevi per ragioni di budget. Pensa che non mi hanno permesso neppure di portare Garzn.
- Peccato. Avevo prenotato un tavolo in un ristorante magnifico perch cenassimo soli tu ed io.
- Ceneremo al mio ritorno.
- Non sar lo stesso.
- Sar lo stesso, ma due o tre sere dopo.
- Tra due o tre sere non sar il mio compleanno.
Mai come in quel momento desiderai che si scatenasse senza preavviso qualche fenomeno
naturale, anche di modesta entit: una bufera che ci costringesse a chiudere tutte le finestre di casa, un
terremoto a bassa intensit, una pioggia torrenziale. Qualunque cosa pur di non dover trovare una frase
di scusa per quella terribile dimenticanza. Ma le condizioni atmosferiche rimasero stazionarie, il sole
continu a splendere, non tirava un filo di vento. Quindi balbettai:
- Mi dispiace, caro. Mi dispiace davvero tanto. Mi era completamente uscito di mente. Cosa
posso fare per farmi perdonare?
- Non preoccuparti. Capisco che tu sia molto occupata.
Tentai una spiegazione di tipo psicologico:
- Non  esattamente la mole di lavoro, sai?  che nelle prime fasi di unindagine complicata, e
questa lo , entro in uno stato danimo quasi ossessivo, la mia mente perde i contorni delle cose. Ti
assicuro che nel giro di qualche giorno mi passer.
- Sta tranquilla, Petra. Non  che importi molto. Festeggeremo il mio compleanno quando
torni. Ti auguro ogni fortuna per il tuo viaggio a Ronda.
Pronunciava quelle parole di perdono e di comprensione con una tale faccia da santo mandato al
supplizio, che mi venne voglia di mettere fine al suo martirio tirandogli qualcosa sulla testa. Mi
contenni e lo baciai sulla guancia. Presi la borsa e partii di corsa verso laeroporto. Sul taxi, mi lanciai
sui sentieri selvaggi del pensiero femminista pi incendiario: scordarsi del compleanno del coniuge 
un classico della vita matrimoniale. Solo che di solito  il marito a farlo, e la piccola crisi viene risolta
da un paio di recriminazioni e un proposito di ammenda accompagnato da moine e baci. Se per la
smemorata  lei, la questione acquista i colori foschi della tragedia, e sembrano in pericolo lamore, la
convivenza, perfino la costituzione del paese. A pagare per il mio stato danimo alterato fu il povero
tassista, al quale risposi orribilmente quando mi chiese a quale terminal dovesse dirigersi. Tanto
peggio, di sicuro era sposato e qualche colpa da espiare doveva averla pure lui.
Arrivai a Mlaga verso il tramonto e l noleggiai unauto. Guidare mi rasseren. LAndalusia ha
sempre rappresentato per me una grande contraddizione. Senza dubbio  una delle regioni che pi mi
piacciono in tutta la Spagna, con i suoi paesaggi maestosi e i suoi villaggi sperduti, selvaggia e pacifica
insieme. Pura bellezza. Solo che questa terra magnifica  carica di tutti gli aspetti della Spagna che pi
mi fanno orrore: corride, processioni, penitenti, seoritos a cavallo, grate alle finestre, rose fra i denti,
madonne piangenti col mantello doro...
Ronda mi ricevette col buio. E quando uscii a fare una passeggiata dopo aver preso possesso
della mia stanza dalbergo, ebbi la sensazione di essere atterrata in un mondo diverso, dove tutto era
bello, raccolto, fuori del tempo, e felice. Perch Marcos ed io non ci compravamo una casetta in questa
terra, non lasciavamo le ansie della citt e non trovavamo il modo di vivere con poco in un posto cos,
fino alla fine dei nostri giorni? L, in quellangolo di mondo silenzioso e come dipinto da un pennello
sottile avremmo dimenticato la fretta e i contrattempi, il dolore e lo stress. Una tipica idealizzazione,
che dovrebbe essere annoverata tra le patologie, e chiamarsi sindrome del viaggiatore.
Improvvisamente arrivi in un posto e ti sembra che l vivresti in perfetta calma e felicit. Ma non 
vero. Nel bagaglio di ciascuno di noi c sempre un carico completo di manie, traumi, frustrazioni e
complessi insuperabili, che in breve tempo, se anche ci trovassimo nel paradiso terrestre, quello della
Genesi, si estenderebbe fino a riempire tutto lo spazio disponibile e a trasformarlo in un posto
insopportabile come quello che abbiamo lasciato poche ore prima. Eppure di una cosa ero convinta: se
fossimo vissuti tutti e due a Ronda, non mi sarei dimenticata del compleanno di Marcos. No di certo.
Quella era stata davvero una mancanza imperdonabile, che mi faceva star male, e cos decisi di
chiamarlo quella sera stessa prima di andare a dormire.
Lo feci, avvilita e con il cuore stretto, preparandomi mentalmente le formule affettuose e buffe
che avrebbero potuto rimediare alla mia scarsa considerazione. Ebbene, che cosa trovai allaltro capo
della linea? Un marito tranquillo e beato che guardava una partita in televisione!
- Lo sai che non sono un fanatico del calcio. Per  una partita internazionale e la Spagna sta
giocando da Dio. Ti lascio, ti chiamo nellintervallo.
- Preferisco di no. Sto andando a letto.
- Bene, cara, buonanotte. Fai la brava, domani. E torna presto. Bacioni.
Bacioni? Quellespressione da compagni di scuola mi aveva sempre dato i brividi. Cosa
significava quelloni? Che i baci dovevano schioccare simpaticamente sulla guancia come bolle di
chewing-gum? Mi ero immaginata un marito mogio e dolente, costretto a starsene solo la sera del suo
compleanno, privato di una normale vita di coppia e dellaffetto coniugale; e invece eccolo l, serafico e
anche un po rincoglionito, in piena estasi calcistica. La pratica della convivenza amorosa  difficile
perch la mente dellaltro non segue mai i percorsi che ci aspettiamo. Certo, sarebbe stato peggio se
lavesse presa sul tragico, chiss cosa sarei riuscita a dirgli, a distanza. Preferii non pensarci. Aprii il
libro che avevo portato con me e mi immersi nella lettura.
Il mattino dopo feci colazione con buon appetito e poi andai al banco della reception.
Probabilmente Ronda era abbastanza piccola perch chiunque conoscesse i negozi di mobili della citt.
Non mi ero sbagliata. Quando domandai alla signorina della reception quali dei negozi della mia lista
vendessero mobili da giardino, la scelta si ridusse virtualmente a due nomi. Lavrei abbracciata, al
colmo della felicit.
Contro la famosa legge secondo la quale lerrore  garantito quando c un cinquanta per cento
di possibilit di sbagliare, imbroccai il posto giusto al primo colpo. La proprietaria di Muebles Benito,
una simpatica signora della mia et, con un bellissimo accento andaluso, cap subito a che cosa mi
riferissi quando le parlai di mobili da giardino artigianali fabbricati nella zona. Mi guardai bene dal
dirle che ero della polizia, per evitare che se ne parlasse in giro.
- S, ho un fornitore che mi fa dei pezzi molto particolari.
- Non  una donna?
- No, un ragazzo. Lavora solo per me. Fa delle cose molto carine un po in stile country
americano. Ha una produzione limitata. Guardi, ho un paio di sedie a dondolo.
Mi condusse in un angolo del vasto magazzino dove erano sistemate due sedie a dondolo come
quelle che si vedono sotto il portico delle case dei film western, con sopra un tizio col cappello da
cowboy. Il legno verniciato aveva subito un trattamento che lo faceva apparire consumato, anche se era
nuovo.
- Molto carine.
- Lo credo, sono mobili che piacciono moltissimo. Se quel ragazzo riuscisse a farmene di pi,
le venderei tutte. Ma cosa vuole, non ce la fa. Gli ho perfino proposto di trovargli qualcuno che lo aiuti,
eppure non c stato verso. E dire che economicamente gli sarebbe convenuto.
- Quant che conosce quel ragazzo?
- Saranno tre anni. Ma perch mi fa tutte queste domande?  successo qualcosa di brutto?
- No, niente di brutto.  che ha sposato una mia cugina che non vedo da parecchio tempo, e mi
piacerebbe andare a trovarla, ma non ho il telefono n lindirizzo. Sapevo solo che facevano questi
mobili.
- Infatti Juan non ce lha il telefono. E neanche un vero e proprio indirizzo. Sa,  un ragazzo un
po strano, vive isolato, in campagna. Glielavr detto sua cugina che  un ex tossicodipendente. Me
lha raccomandato padre Snchez, un prete di qui, che ha fatto tante cose per tirar fuori i ragazzi dalla
droga.  bravo, ma  molto riservato, si figuri, non sapevo nemmeno che fosse sposato.
- Ma se non ha n il telefono n un indirizzo, lei come fa a trovarlo?
- Viene lui, tutti i sabati mattina. Fa la spesa e passa di qui. Mi lascia i mobili fatti, se ne ha,
riceve gli ordini...
- E questo prete, sa dove abita?
- Il prete sta a Granada, non credo che lo sappia.
- Non c nessuno, proprio nessuno, che abbia idea di dove stia questo ragazzo?
- Lei non sar della finanza, vero?
- Le assicuro di no. Sto solo cercando mia cugina. Ci sono stati dei problemi fra mia madre e
sua sorella, ma non mi sembra bello che le cose continuino cos. E poi potrebbe aver bisogno di
qualcosa. Mi scusi, secondo lei c qualcuno che pu portarmi da questo Juan? Io non posso rimanere a
Ronda fino a sabato.
- Tempo fa gli abbiamo mandato il camion. Aveva fatto dei tavoli che sul suo furgone non ci
stavano. Adesso le chiamo il nostro uomo delle consegne e lui le dice dov.
Parl attraverso un interfono. Mi disse di pazientare un attimo. Mi guardava incuriosita. Quella
storia delle cugine non doveva quadrarle del tutto. In ogni caso, di qualunque natura fossero i suoi
sospetti, non le era venuto in mente che fossi della polizia. In fondo la gente pensa che i poliziotti
esistano solo in televisione. Decisi di rafforzare la verosimiglianza della mia storia.
-  brutto quando succedono certe cose. Mia cugina lho quasi tirata su io, era sempre da me
quandera piccola. E adesso saranno sei anni che non la vedo.
- Fa benissimo a cercarla. Non ha senso conservare i vecchi rancori. E se due sorelle non vanno
daccordo, bisogna capirle, le persone anziane hanno le loro idee, diventano testarde. Ma di sicuro sua
cugina sar felicissima di vederla.
- Certo, Julieta  sempre stata molto carina con me.
- Ma quand che si sono sposati sua cugina e Juan Moreno?
Per fortuna arriv il trasportatore, e potei troncare l quellimprobabile saga familiare. Era un
uomo alto, di origine magrebina, con la pelle molto scura. La signora gli spieg dove volevo andare e
lui non ebbe problemi a rispondere:
- S, stanno sulla strada di Los Aguiluchos, saranno una ventina di chilometri da qui.
- Hai detto stanno? - volle specificare la signora. - Il ragazzo abita con qualcuno?
- S, con una donna. Ha portato lei le coperte per imballare i tavoli. Le ho detto che avevo le
mie, ma secondo lei le sue andavano meglio.
- Mi ricordo. Per non mi avevi detto che Juan stava con una ragazza.
- Non me lha chiesto, signora Gabriela.
Lei mi guard soddisfatta, gi pienamente partecipe della mia riconciliazione familiare.
- Devessere proprio sua cugina! Abdul, spiega alla signora come arrivare da loro.
-  facile: lei esce da Ronda verso nord, dalla rotonda dellospedale. Prende per Santa Mara. A
una decina di chilometri, sulla destra, vede una casa cantoniera abbandonata. L c uno sterrato in
discesa. Prenda da quella parte fino a una specie di fattoria.  un allevamento di polli. Loro stanno l.
- Stanno in un allevamento di polli? - mi precedette la signora.
- Prima l allevavano i polli, ma adesso il capannone lhanno sistemato per abitarci. Da fuori,
per,  rimasto tutto uguale.
- Grazie mille, Abdul.
La signora si volt verso di me con un sorriso.
- Lo vede? Lei ha trovato sua cugina; e io ho scoperto delle cose che non sapevo. Che Juan 
sposato con una brava ragazza, che abita in una fattoria, che sta in mezzo ai boschi, dalle parti del
lago... Devo andare a trovarlo anchio uno di questi giorni.
- Una bella idea - mormorai. Non vedevo lora di rimettermi in strada, ma quella pettegola non
era disposta a lasciarmi andare senza strapparmi qualche altro brandello del dramma che avevo
improvvisato per lei.
- Mi scusi, ma non mi ha detto neppure il suo nome.
- Petra, mi chiamo Petra Delicado.
- Sa cosa le dico, Petra? Lei penser che sono unimpicciona. Per mi piacerebbe sapere come
va a finire. Ormai  come se la conoscessi, quella ragazza. Posso chiederle di ripassare di qui cos mi d
notizie?
- No, non credo di ripassare. Per posso chiamarla, se lo desidera, cos le racconto.
- Ecco, prenda un bigliettino del negozio. Se ne ricorder?
- Certamente.  il minimo che posso fare per ricambiare la sua cortesia.
Uscii dal negozio con passo soddisfatto. Non ero sicura di essere una buona poliziotta, ma
certamente me la sarei cavata come truffatrice. Quella donna si era bevuta tutta la storia della cugina
perduta. Non era neppure stato difficile. La gente ha una tendenza naturale a lasciarsi coinvolgere dalle
storie semplici, nelle quali un conflitto pu essere risolto con un po di buona volont e sincerit. Pi
assomigliano a una soap opera, meglio .
Quando imboccai la strada sterrata di Los Aguiluchos, che trovai con facilit, ero assalita
dallimpressione che al termine di quel complicato percorso avrei trovato ben poco. Ormai mi conosco,
quel genere di presentimenti per me  normalissimo, quindi cercai di non dare ascolto alla mia noiosa
voce interiore. Se quella ragazza era davvero Julieta, dovevo riuscire a farmi raccontare che cosera
veramente successo sulla scena del crimine. Erano passati cinque anni, lei aveva scontato la sua pena, e
forse ora, con pi serenit, sarebbe stata disposta a riferire qualche particolare che a suo tempo aveva
taciuto. Questa era lipotesi pi ottimistica, ma siccome lottimismo in me si manifesta molto
sporadicamente, ero convinta che nessuno avrebbe sparato i mortaretti per darmi il benvenuto.
Dopo qualche minuto di sobbalzi per quella specie di mulattiera polverosa, avvistai la fattoria di
cui mi aveva parlato Abdul. In una radura tra gli alberi cerano due capannoni di cemento disposti a
elle, con una fila di finestre in alto, lungo il perimetro del tetto. Parcheggiai a prudente distanza e mi
avvicinai a piedi. Nel cortile non si vedeva nessuno, ma le galline che becchettavano in giro e un tavolo
circondato di sedie indicavano che il luogo era abitato. Gridai:
- Buongiorno! C qualcuno qui?
Un uomo giovane, alto e robusto, con i capelli rossi, vestito con dei pantaloni da lavoro blu e
una camicia a quadri, comparve da un portone metallico. Accanto a lui cera un grosso cane, nero e
silenzioso.
- Chi cerca? - fu il suo saluto. Ma non si avvicin.
- Lei  Juan Moreno?
Lui rimase come interdetto, esit. Poi, sempre tenendosi sulla soglia, chiese:
- Cosa vuole?
- Cerco Julieta Lpez, mi hanno detto che abita qui.
La sua sorpresa crebbe.
- Che cosa vuole da lei?
- Sono Petra Delicado, ispettore di polizia di Barcellona.
- E allora vada via, non abbiamo niente da spartire con lei.
Aveva alzato la voce, il cane aveva cominciato ad agitarsi. Lui lo prese per il collare. Per io
non mi mossi, non aprii bocca. Lo osservavo impassibile.
- Chi le ha detto che stiamo qui? - domand furioso.
- Questo non la riguarda. Vorrei solo parlare un momento con la signorina Lpez.
- Se ne vada o le aizzo contro il cane. Fuori!
In quel momento vidi uscire una ragazza dallaltro capannone. Era piccola, minuta, aveva
unaria fragile e la pelle molto chiara. Aveva i capelli raccolti in una coda, e portava un semplice
vestito da casa a quadrettini. Si avvicin alluomo e gli pos una mano sul braccio.
- Lasciala, Juan. Porta via il cane.
- Ma...
- Preferisco parlarle. Non succeder niente. Poi ti chiamo.
Luomo le obbed controvoglia. Spar col cane dentro il laboratorio. Lei alz la faccia e mi
guard.
- Venga, ci sediamo qui.
Ci sedemmo allombra.
- Che cosa vuole da me?
- Un giudice ha riaperto le indagini sullassassinio di Adolfo Sigun. Le conduco io.
- Io ho gi detto tutto quello che sapevo.
- Vorrei che lo ripetesse a me. La prego.
- Tante cose me le sono dimenticate.
- Vedr che tornano. Pensi bene a quello che  successo il giorno del delitto.
Allimprovviso, due lacrime cominciarono a spuntarle negli occhi. Agit la testa nel tentativo di
fermarle, ma non ci riusc. Parl a voce bassa:
- Lo sapevo, lo sapevo che non sarebbe mai finita. Per io ho pagato per quello che ho fatto,
ispettore. Mi sono fatta una nuova vita, non do fastidio a nessuno, lavoro, sto tranquilla. Perch adesso
viene qui?
- Non voglio crearle complicazioni, Julieta, glielo assicuro. Le chiedo solo la sua
collaborazione, nientaltro. Lei non  accusata di niente, lei  gi stata giudicata.
Si asciug le lacrime e, con un gesto triste, mi invit a entrare in casa. Un attimo dopo venne
anche il ragazzo. Lei gli si rivolse gentilmente:
- Non ti preoccupare, parliamo soltanto e tra un momento ho finito. Aspettami fuori, vengo
subito.
Era un vecchio capannone malconcio, ma era stato sistemato per poterci vivere abbastanza
bene. In un angolo cera la cucina, pulita e ordinata, con un tavolo di legno e quattro sedie. Julieta mi
offr un bicchiere dacqua, e mentre andava a prenderla nel frigorifero, ebbi il tempo di guardarmi
intorno. Non cerano pareti divisorie. In fondo, un letto matrimoniale, un televisore. Fiori freschi in un
vaso, dei quadri di barche alle pareti imbiancate, una tovaglia a colori vivi... In ogni oggetto vi era la
chiara volont di creare una certa bellezza, un luogo accogliente. Pensai che quella ragazza aveva
trovato ben pi di un rifugio temporaneo. Quella era la sua casa, il suo presente e il suo futuro, il suo
posto nel mondo.
Mi pos davanti una brocca dacqua fresca. Si sedette.
- Juan cerca sempre di proteggermi, ma voleva solo farle paura. Non avrebbe mai lasciato che il
cane la attaccasse.  un bravo ragazzo. Nessuno mi ha mai trattata bene come lui.
- Mi racconti cos successo quel giorno e me ne vado.
- Non mi piace ricordarlo, non mi fa bene. Io, questo lei lo sa, mi guadagnavo la vita a quel
modo. Con Abelardo facevamo cose che... insomma, non era bello quel che facevamo. Stavamo
insieme, anche se per modo di dire, lui stava con me perch gli conveniva, e in fondo stavo
cominciando a capirlo perfino io, per avevo paura. Era una bestia, questa  la verit. Abelardo gi mi
sfruttava, per quello che guadagnavo sul marciapiede non gli bastava, lui giocava, aveva problemi con
la roba, queste cose qui, e allora gli  venuta in mente la storia dei vecchi. Io piacevo molto ai vecchi,
ero piccola, mi mettevo carina... insomma, non sembravo di quelle battone volgari e sfatte, capisce? I
clienti facevano i simpatici, si divertivano a trattarmi come se mi proteggessero, erano gentili, finch
non si arrivava al dunque. Io, quelli che tornavano, e che si vedeva che stavano bene, me li facevo
amici, entravo in confidenza, mi facevo portare a casa loro. Una volta l, prendevamo qualcosa da bere,
e gli mettevo il sonnifero nel bicchiere. La storia la sapr gi. Quando si addormentavano o non
capivano pi niente, facevo uno squillo ad Abelardo col cellulare e lui mi aiutava a ripulire la casa.
Portavamo via tutto quello che aveva un valore: i soldi del portafogli, cellulari, computer, gioielli, se ne
trovavamo... Nessuno ci denunciava,  normale. Col signor Sigun era andata come le ho detto. Era un
tipo molto distinto, molto ben vestito, si vedeva che era uno importante. Mi aveva detto che si
chiamava Anselmo. Anselmo Gonzlez. Mi cercava spesso. Si comportava bene, pagava pi di quello
che chiedevo, era educato, mi trattava un po come una figlia; per poi a letto cambiava tutto, non le
dico che porcherie - si interruppe, un po preoccupata, forse temendo di aver parlato troppo forte. Si
alz un attimo dalla sedia e guard fuori, per controllare che Moreno non fosse vicino alla porta. Poi
torn a sedersi e continu: - Io, dopo un po di tempo avevo cominciato a seccarlo con la storia che in
albergo era squallido, che di me non si fidava, che doveva portarmi a casa sua. Gli dicevo che non era
bello che si vergognasse di me, che io ci rimanevo male. Come sempre, funzion. Mi port in una casa.
Poi seppi che era un appartamento che teneva per farsi gli affari suoi, che non abitava veramente l. Era
gi tutto deciso, quando Abelardo mi chiama e mi d un numero di cellulare. Mi dice che quando il tipo
 cotto, devo fare quel numero. Mi spiega che quella sera non pu venire lui, che manda un suo amico,
un italiano che io non conosco. Io mi arrabbio, voglio che mi spieghi meglio,  una cosa che non mi
convince. Fidati di me mi fa lui.  una buona storia, poi ti dico.
- Le disse come si chiamava litaliano?
- No.
- Vada avanti.
- Be, io ho fatto come sempre, e quando lui non guardava gli ho messo le pastiglie nel
bicchiere. Non si  accorto di niente, ero diventata bravissima, ed  crollato subito. Allora ho fatto quel
numero, litaliano ha risposto e poco dopo ho sentito il citofono. Ho aperto e ho visto un tipo che non
conoscevo.  entrato senza dire una parola.
- Comera?
- Alto, molto grosso, con una faccia che metteva paura. Ha cercato subito il portafogli nella
giacca del cliente, ha aperto la carta didentit, poi si  ficcato tutto in tasca. Ha fatto un giro
dellappartamento, ha aperto cassetti e armadi, anche in cucina. Io volevo andarmene, perch
quelluomo non mi piaceva, ma sono rimasta l. La mia parte era sempre stata quella di tener docchio
il vecchio, che non si svegliasse. Non era mai successo, ma quel giorno s. Anselmo, io lo chiamavo
Anselmo, ha cominciato a muoversi e a parlare, allora ho chiamato litaliano perch dovevamo
andarcene. Ma lui  venuto, e senza guardarmi n aprir bocca, ha tirato fuori da dentro il giubbotto un
manganello enorme e si  messo a darglielo sulla testa, con la forza di un toro, finch non lha
ammazzato. Cera sangue dappertutto, mi  arrivato addirittura in faccia, non avevo mai visto niente di
simile. Mi  preso il panico e sono corsa gi per le scale. Ero agitatissima, avevo una paura terribile.
- E litaliano  rimasto l?
- Non mi sono voltata, per con me non  sceso.
- E davvero non vi siete parlati?
- Glielo giuro, non una parola. E al telefono non ha detto niente, solo: Bene.
- E poi cos successo?
-  successo che mi sono chiusa in casa senza uscire. Ho cercato di chiamare Abelardo, ho fatto
il suo numero un mucchio di volte, ma il suo cellulare era sempre spento. Alla fine mi sono fatta
coraggio e sono andata a casa sua. Una vicina mi ha detto che laveva visto andar via con un borsone.
Tre giorni dopo  venuta a cercarmi la polizia. Una collega aveva fatto il mio nome... una che batteva
con me, voglio dire, e che sapeva della storia dei vecchi. Di Abelardo non ho avuto pi notizie, fino a
quando mi hanno detto che lavevano ammazzato a Marbella. E questo  tutto.
La osservai attentamente, senza cercare di nascondere quel mio coscienzioso esame. Lei era un
po ansiosa, ma anche triste. La fissai negli occhi.
- Mi ascolti bene, Julieta. Se non mi dice la verit, la verit assoluta e completa, questa
faccenda continuer a perseguitarla finch vive. Non se ne liberer mai, lo capisce? Mai. Ci sar
sempre un giudice, un poliziotto, qualcuno, anche solo la sua coscienza, che verr a ricordarle il
passato.
- Le sto dicendo la verit.
- Non le credo. Non  che quel tizio entr nellappartamento direttamente per uccidere Sigun,
che fosse sveglio o addormentato?
- No - disse sottovoce, e mi accorsi che le tremavano le mani.
- Di che cosha paura? Perch vive nascosta qui? Quelluomo lha forse minacciata di farle del
male se raccontava qualcosa?
- No - sussurr di nuovo.
- Lei non sar mai libera, Julieta, mai. La nuova vita che crede di essersi costruita non  reale, 
solo unillusione, una cosa passeggera. Lincubo ritorner.
Le lacrime le scivolarono di nuovo sulle guance, ma lei se le asciug con un gesto di
determinazione.
- Le ho raccontato per filo e per segno come  andata. Ma pu darsi che sia come dice lei, pu
darsi.
- Luomo ha aggredito Sigun dopo aver controllato il suo documento didentit. Ha tirato fuori
il manganello e lha colpito finch non  stato certo di averlo ucciso.  stato cos?
- Pu darsi.
- C qualche altro pu darsi che vuole inserire in quello che mi ha raccontato?
- No.
- Se non lha sentito parlare, come pu essere cos sicura che quelluomo fosse italiano?
- Ha detto qualcosa al telefono, e quando gli ho dato lindirizzo, lui lo ha ripetuto.
- Lei riconosce laccento italiano quando lo sente?
- Cera una, al Raval, unitaliana che batteva nella zona. E quel tipo parlava come lei.
-  sicura che Abelardo Quiones non le avesse detto come si chiamava?
- S, sono sicura.
Era evidente che non le avrei tirato fuori altro. Era spaventata. Finii il mio bicchiere dacqua e
feci per alzarmi.
- Mi chiameranno dal giudice unaltra volta? - chiese con angoscia.
- Per il momento no.
- Faccia tutto quello che pu perch mi lascino in pace. Si vede che lei  una brava persona,
ispettore. Non  giusto che tutto ricominci. La scongiuro.
- Risponda a unultima domanda. Secondo lei chi ha ucciso Abelardo Quiones?
- Non lo so. Lui era sempre in mezzo ai guai, traffici di roba rubata, di droga, affari loschi.
Viveva cos e non voleva cambiare. Magari a Marbella ha pestato i piedi a qualcuno.
- Lei sa se avesse ricevuto minacce negli ultimi tempi?
- Crede che mi raccontasse qualcosa? Io non ero niente per lui. Noi trattiamo il nostro cane con
pi affetto di quello che mi dava lui. Mi  dispiaciuto quando ho saputo che era morto, perch  sempre
brutto che uno cos giovane faccia quella fine, ma non si pu dire che non se la fosse cercata.
- Lei conosceva le persone con cui trafficava?
- No. Parlava sempre tanto al cellulare, vedeva gente... Ma mi lasciava sempre da parte. E poi
era geloso e non mi presentava a nessuno.
- Io cercher di fare in modo che non venga disturbata, Julieta, glielo prometto. Per in cambio
lei mi deve promettere che se si ricorda di qualcosa, se le viene in mente un nome, un particolare che si
era dimenticata...
- Mi dia il suo numero e la chiamo, glielo prometto.
Le diedi un biglietto e ci stringemmo la mano. La sua era fredda, molle, esangue. Mi sorrise
debolmente mentre me ne andavo, e io le restituii il sorriso. Quando arrivai alla macchina, mi voltai.
Julieta era l, accanto al suo uomo, che le passava un braccio sulle spalle. Il cane correva intorno a loro.
Mi sembr una bambina con il suo pap. Mi fece pena. Ci sono vite grame e difficili, sulle quali il sole
sembra non brillare mai.
5
Non riuscii neppure a riposare dal viaggio. Dallaeroporto mi feci portare direttamente in
commissariato, e una volta l andai dritta alla macchina del caff. Ero mezza morta. Stavo infilando le
monete nella fessura quando arriv il viceispettore.
- Ma  matta? Vuole avvelenarsi? Venga, andiamo alla Jarra de Oro, le offro qualcosa di
bevibile.
- Non sono ancora passata da casa, e nemmeno nella mia stanza.
- E allora? Qui tutto  stato tranquillissimo mentre lei era via. E poi, per uno scambio di vedute,
il bar  un posto pi allegro.
Aveva ragione. Il chiasso che regnava in sala, gli ordini cantati su due note dai camerieri, il
rumore della macchina del caff, di tazze e piattini impilati con strepito e la disinvoltura familiare della
clientela, facevano della Jarra de Oro un ambiente se non pi allegro, certamente pi caotico. Ma il
caos mi aiut a sgombrare la mente, al punto che non avrei neppure avuto bisogno della mia dose di
caffeina, che ad ogni buon conto assunsi in forma di doppio espresso. Ero ormai sotto linflusso della
grande forza magmatica dei bar di Barcellona.
Riassunsi a Garzn le vicende della mia trasferta a Ronda e lo resi partecipe dellimpressione
che mi aveva fatto Julieta Lpez. Ero sicura che al processo la ragazza non avesse del tutto mentito,
cos come non aveva mentito parlando con me.
- Pu darsi che taccia su qualche punto, o ne modifichi leggermente qualcun altro, ma una cosa
 sicura, Fermn: litaliano  esistito. Il giudice e i colleghi non hanno voluto crederle, e hanno fatto
male.
- Come pu esserne cos sicura?
- Perch Julieta  terrorizzata. Solo a parlare di quelluomo  diventata bianca come un
lenzuolo.
- E da che parte dItalia sarebbe venuto fuori, questo tizio?
- Non ne ho idea. Ma ci sono ancora tante cose da chiarire. Anche il fatto che Quiones avesse
mandato qualcuno a svaligiare la casa al posto suo, non mi quadra.
- Mettiamo che Quiones avesse qualcosa di urgentissimo da fare, un acquisto di droga o un
appuntamento con un ricettatore, proprio alla stessa ora dellincontro di Julieta con Sigun. Aveva
paura che lopportunit di un piatto cos ricco non si ripetesse e non voleva farsela scappare. Quindi ha
pensato di mandare un collega a ripulire lappartamento mentre la sua ragazza vegliava il
belladdormentato. Meglio che niente.
- Un collega italiano?
- E perch no? Mica tutti gli italiani che girano per Barcellona sono venuti per vedere le opere
di Gaud. Anche la delinquenza  globalizzata, ispettore. Immaginavo lo sapesse.
- Certo. Per c dellaltro. Per me litaliano era l con lobiettivo preciso di uccidere Sigun. E
quando ho esposto lipotesi alla ragazza, lei non ha negato.
- Per ha confermato?
- Ha detto solo pu darsi, ma le ripeto che era terrorizzata.
- Non significa niente.  logico che abbia paura. Si metta nei suoi panni: se ne sta l tranquilla
con il suo nuovo ganzo nella casetta in campagna a fabbricare seggiole, e se ne arriva lei tutta un tratto
con la bella notizia che  stato riaperto il caso. Certo che le viene la tremarella e, a scanso dequivoci,
ripete tutto quello che ha detto cinque anni fa. Per... e questo dimostra che scema non , le butta l un
pu darsi per mandarla via contenta.
- Non sono daccordo. Quella ragazza non  cos astuta, mi ha fatto perfino pena, dico sul serio.
- Basta, non voglio sentire una parola di pi! Come al solito lei mette in funzione il suo cuore
segreto, il cuore tenero e compassionevole che si impietosisce per il colpevole appena lo vede. Perch
non fonda una ONG a favore dei fuorilegge in libert? Delinquenti senza Frontiere, o qualcosa del
genere. Ci pensi. Non so se troverebbe molti volontari disposti a collaborare, ma si sentirebbe
realizzata.
- Molto divertente.
- Petra, santo Dio! Quella ragazza  una disgraziata che non solo batteva i marciapiedi, ma
drogava e rapinava dei vecchi indifesi. Io non mi lascerei mai commuovere da un essere del genere.
- Questo vuol dire che lei non crede nel nostro lavoro. La catena di cui facciamo parte ci affida
il compito di portare una persona davanti al giudice. Questo decide se  colpevole o innocente. Se 
colpevole viene condannata al carcere. Ma scopo del carcere  la riabilitazione, lo capisce? Ogni tanto
succede.
- Certo, e quella persona diventa buona dalloggi al domani.
- Lei crede che uno nasca buono o cattivo, Garzn?
- Non pensi di costringermi a fare della filosofia! Su quel terreno lei mi batte con gli occhi
bendati e una mano legata dietro la schiena. Lasciamo da parte laspetto umano della faccenda, e mi
racconti piuttosto quale nuova teoria ha elaborato sulla base delle novit di Ronda. Perch per poco che
io la conosca, una nuova teoria lei ce lha gi.
Deglutii per cercare di star calma. In quel momento gli avrei volentieri sbattuto uno degli
sgabelli del bar sulla capoccia, ma repressi limpulso e argomentai:
- Qualcuno, per una ragione a noi ignota, voleva vedere morto Sigun. Una vendetta, un debito
non saldato...  presto per azzardare ipotesi. Chiunque fosse, questo qualcuno manda un sicario. Perch
litaliano grande e grosso, che uccide dopo essersi accertato dellidentit della vittima, cosa pu essere
se non un sicario? Il sicario si mette in contatto con Quiones, perch sa che protegge una giovane
prostituta con la quale si dedica a svaligiare le case di anziani signori. Lo paga per entrare in vece sua
quando la ragazza si apparter con Sigun. Lo paga bene, molto bene, molto di pi di quanto i due
ricaverebbero dal furto. E poi gli d la possibilit di nascondersi per un po a Marbella, finch le acque
si saranno calmate.  molto probabile che non gli dica neppure che ha intenzione di far fuori il vecchio.
Gli dice che gli vuol dare una lezione, che vuole spaventarlo, qualcosa del genere. Se  andata cos,
Julieta non entr in contatto con Sigun per caso, ma fu mandata ad adescarlo, visto che erano note le
inclinazioni del vecchio per le fanciulle in fiore. A questo punto, sempre che sia andata come dico, 
belle spiegata la morte del Quiones a Marbella. La stessa persona che si  servita di lui, dopo aver
lasciato passare qualche settimana per non dare nellocchio, provvede a farlo tacere per sempre. Un
piano perfetto.
Garzn ci pens su per un bel pezzo in silenzio. Fin il suo caff. Poi mi guard con aria
preoccupata.
- Mi faccia un favore, Petra. Non provi neanche a raccontare una storia simile al commissario.
Come teoria  impeccabile, ma non ha una sola prova per sostenerla. Se litaliano  esistito, e
ammetterlo  gi un atto di fede,  pi facile pensare che fosse un amichetto del Quiones e che
lavesse sostituito quella sera perch lui aveva altro da fare. Tutto qui.
- Ma non ha senso che un delinquente incarichi altri del furto che intende commettere, cos
come non ha senso che Quiones non volesse spiegare alla ragazza come mai mandava un altro al
posto suo. Lunica spiegazione  che volesse tenerla fuori da qualcosa di grave.
- La sua intelligenza cerca un senso, ispettore; ma il pi delle volte la vita non ce lha. Sembra
impossibile che non se ne sia ancora accorta. E ora le suggerisco di tornare in commissariato. Coronas
chiede di lei da stamattina, voleva subito un rapporto del suo viaggio a Ronda.
- Accidenti a lei, Garzn! Com che non me lha detto prima?
- Da quando il capo deve essere informato sullandamento delle indagini prima di un
subordinato? Avrebbe senso, questo?
Il commissario Coronas ascolt il mio racconto senza troppo interesse, gettando sguardi non
dissimulati allo schermo del computer. Seguii il consiglio di Garzn, che era da manuale: mai salire un
gradino prima di avere il piede ben saldo su quello precedente. Senza prove non ci sono teorie, quindi
la mia relazione sui fatti di Ronda fu molto breve. Il solo elemento nuovo che tentai di far passare fu
che Julieta Lpez non aveva mentito riguardo al concorso dellitaliano, ed ebbi la chiara percezione che
a Coronas la cosa non importasse minimamente.
- Molto bene, Petra, molto bene. Stiamo facendo il nostro dovere: un bel controllo su tutto,
passo dopo passo. Ha gi steso il verbale?
- Non ne ho ancora avuto il tempo, commissario.
- E allora lo faccia, caso mai il giudice volesse vederlo. Ho come la sensazione che sia un gran
rompiscatole. E mi porti il conto spese, con tutte le ricevute e gli scontrini, che devo firmarlo!
Distolse gli occhi dalla mia persona, se mai ve li avesse posati; ma quando si accorse che non
me ne andavo, mi guard di nuovo.
- Qualcosaltro, ispettore Delicado?
- Lei  convinto che stiamo perdendo tempo e che qui in realt non c niente da scoprire, vero,
commissario?
Lui alz le sopracciglia in unespressione di scetticismo filosofico che poteva aver
contraddistinto lo stesso Schopenhauer.
- Santo cielo, mia cara Petra, che cosa posso dirle? Un commissario  un uomo tribolato da
mille doveri differenti: devo essere legalitario, diplomatico, umano con i subordinati, rispettoso con i
superiori, cauto con i mezzi di comunicazione, compiacente con i giudici. Quando ero un investigatore
della Omicidi come lei, avevo il tempo per farmi un mucchio di domande sui casi che avevo per le
mani. Ora, dato il ruolo che ricopro, preferisco evitare qualsiasi supposizione che mi costringa a
pensare troppo. Capisce?
- La capisco molto bene.
- Comunque, lei crede che qui ci sia qualcosa da scoprire, vero?
- Ne sono sempre pi convinta.
- Allora, prenda con beneficio dinventario tutto quello che ho appena detto, perch le assicuro
che se mi dimostra, prove alla mano, che ci troviamo di fronte a fatti che a suo tempo non sono stati
considerati, le metto a disposizione ogni risorsa per consentirle di catturare lassassino.  una
promessa.
Forse sperava che mi mettessi a urlare dal piacere per una simile apertura da parte sua, ma mi
limitai a salutare e uscire, sentendomi completamente sola al mondo. A nessuno importava un fico
secco della verit, e se fossi stata un po pi furba, anchio me ne sarei disinteressata. Ma le intuizioni a
volte prendono forma con una tale forza, una tale chiarezza, che ci sentiamo costretti a concedere loro
spazio e credito, anche a costo di allontanarci dalla razionalit, criterio che sempre gode della miglior
reputazione.
Cominciai a stendere quel maledetto verbale che, sfrondato delle elucubrazioni soggettive cui
mi ero lasciata andare senza misura, si trasformava in un inutile moncherino. Proprio quando, ormai
rassegnata, ero riuscita a immergermi nel lavoro, comparve nuovamente Garzn.
- Com andata col grande capo?
- Mi ha promesso che se mi comporto bene mi dar una caramellina. Una sola. Si ricordi che
abbiamo il budget ridotto allosso.
- Una caramellina succhiata molto lentamente pu addolcire molte amarezze. Le consiglio
moderazione.
Lo guardai storto.
- E a lei, com andata con la piccola Sigun?
Lui si sedette fregandosi le mani, come se stesse per affondare la forchetta in un piatto
prelibato.
- Tanto per cominciare, devo comunicarle che lei ha proprio una gran testa, ispettore. Si ricorda
di quello che mi aveva detto sulle tre figlie di quel re? Be, manco a farlo apposta, la piccola Rosario
adorava il suo paparino.
- Questo  un classico. E approva, almeno lei, la riapertura del caso?
- Per niente. Non ha il minimo interesse per le indagini. Dice che il passato  passato, ed 
meglio lasciarlo stare se non si vuole soffrire troppo.
- E della seconda moglie di suo padre, cosa pensa?
- Non  pi misericordiosa della sorella. Non ha niente da ridire sul fatto che suo padre si fosse
risposato, ma la Pieiro non le piace. La vede esattamente come Nuria: una donna troppo giovane che
si  messa con suo padre solo per interesse. Dice che buttava il tempo in stupidaggini: andare dal
parrucchiere, starsene al circolo di tennis, fare shopping...
- Molte donne ricche con un marito immerso nel lavoro passano le giornate in questo modo.
Non ci vedo alcuna prova di crudelt mentale.
- Ma una matrigna  una matrigna, ispettore. Non ha mai detto niente sempre Shakespeare al
riguardo?
- Caspita se ne ha dette! E Rosario Sigun, com?
- Niente a che vedere con la sorella pi grande. Un tipino insignificante, spento, con la vocetta
da bambina. Di quelle che non guardano mai in faccia mentre parlano, che tengono gli occhi bassi e si
tormentano le pellicine delle dita. Allinizio mi sembrava spaventata, ma poi ho capito che la sua era
solo timidezza. Sostiene che non ha mai avuto idea degli affari di suo padre, per era tutta ansiosa di
dirmi che era un uomo tanto per bene. Ha aggiunto perfino una cosa che non sapevamo: Adolfo Sigun
faceva molte opere di beneficenza.
- Accipicchia! Non capisco come non labbiano ancora beatificato. E che cosa pensa la
figlioletta del debole per le ragazze del suo anziano pap?
- Non ho osato chiederglielo. Sembrava stesse per svenire gi cos!
- Non importa. Come presa di contatto, pu bastare. Ci resta la figlia numero due. Come si
chiama?
- Elisa. Le ricordo per che sta a New York. Per parlare con lei dovremmo volare nella Grande
Mela. Crede che il nostro budget ce lo permetterebbe?
- Lo chieda al commissario,  da un po che non lo sento farsi una bella risata.
- Magari manda lei, ma da sola.
- S, e mi fa volare in prima classe. Vada a chiedergli piuttosto quale mezzo siamo autorizzati a
usare: telefono, videoconferenza, piccione viaggiatore... Io intanto finisco questo verbale del cavolo.
Torn dopo mezzora. Istruzioni dallalto stabilivano che dovevamo rigorosamente usare
Internet. Pur di risparmiare qualche euro il commissario era disposto a passar sopra la buona norma
secondo la quale tutti i colloqui con i testimoni vanno condotti di persona, onde poter cogliere anche i
minimi mutamenti di stato danimo dellinterrogato. Dato che la signora non poteva essere
minimamente ritenuta sospetta, ma solo informata sui fatti, un servizio gratuito di messaggistica
istantanea doveva bastare. Cos aveva decretato il nostro Coronas. Insomma, avremmo sentito la
testimone in chat.
Fu Garzn a occuparsi di tutto, gi esperto per via delle comunicazioni con suo figlio, che
viveva sempre negli Stati Uniti. La differenza di fuso orario complic un poco le cose, ma alla fine la
psicoanalista accett di concertare con noi una conversazione in linea dal suo studio. Garzn si sentiva
pienamente a suo agio con quei progressi tecnologici, e quando ci sedemmo davanti al computer intess
un panegirico delle virt del nuovo mezzo dal suo balzano punto di vista.
- Vedr, linterrogatorio virtuale ha un mucchio di vantaggi, ispettore. Per esempio, non c
bisogno di star zitti davanti allinterrogato. Se ci viene in mente di scambiarci qualche commento sulle
risposte che ci d, possiamo dirlo tranquillamente ad alta voce. E poi, non le dico la libert di
movimenti! Possiamo addirittura sgranocchiarci uno spuntino, e se c una partita in tele, possiamo
metterla in sottofondo e non perderci neanche un gol.
- Vuole smetterla di dire stupidaggini? Dovremo pure situarci un poco nel contesto, e non vedo
come possiamo farlo se mi parla di calcio e pensa gi ai suoi spuntini.
- Che noiosa che  lei, Petra. Guardi, siamo gi in linea!
Linizio della conversazione si svolse con il consueto scambio di formule di cortesia. Poi
vennero le domande di routine che, a vederle scritte, mi parvero pi assurde del solito. Garzn, seduto
accanto a me, allungava esageratamente il collo per vedere lo schermo. Partii con la prima domanda
degna di interesse:
Ritiene giustificata la riapertura delle indagini sullassassinio di suo padre?.
Non ho opinioni in proposito rispose lei.
Pensa che la versione secondo la quale il colpevole sarebbe stato Abelardo Quiones, sia
quella vera? E pensa che la morte di questi a Marbella non avesse nulla a che vedere con lassassinio di
suo padre?.
Non ne ho la minima idea. Questo  quello che disse la polizia, e che io presi per buono. A che
cosa sarebbe servito fare altre congetture?.
- Senta, Petra, questa non si sbottona manco a morire, almeno via chat.
Mi comportai come se non avessi sentito, ma solo perch la pensavo esattamente come lui.
Cominciavo a essere piuttosto irritata, anche se mi controllavo.
Che tipo duomo era suo padre? Pu descriverci in poche parole il suo carattere, le sue
abitudini? scrissi.
Passarono cinque minuti senza che comparisse alcuna risposta. Garzn si dondolava
nervosamente sulla sedia, accrescendo la mia impazienza. Maledissi la proibizione di fumare negli
uffici. In tutti i commissariati di questo mondo una sigaretta ha sempre reso pi sopportabili le attese.
Per di pi il mio collega prese linopportuna decisione di dire la sua.
- Io credo che ci stia pigliando per il culo.
- Vuole farmi il santo favore di stare in silenzio? - esplosi. In quel momento un lungo
messaggio comparve sullo schermo:
Ispettore Delicado, conviene che io sia sincera con voi, altrimenti rischiamo di perderci in
questioni del tutto prive di interesse. Mi scuserete se vi sembro troppo spiccia, ma dopo tanti anni che
vivo negli Stati Uniti ho assorbito lo spirito pratico degli americani. Ci sono due domande a cui mi
sento di rispondere e la cui risposta considero significativa anche per voi: perch sono diventata una
psicoanalista? Questa  una. E laltra: perch sono venuta a vivere negli Stati Uniti? Sono diventata una
psicoanalista perch la mia famiglia  sempre stata patologica; e ho lasciato Barcellona perch volevo
starne il pi possibile lontana. Se questo pu essere utile per le vostre indagini, posso darvi ulteriori
spiegazioni.
- Decisa, la ragazza.
Ogni genere di spiegazione  di grande interesse per noi. Pertanto la prego di essere il pi
chiara e precisa possibile.
Aspettammo di nuovo, questa volta con vera impazienza. Il viceispettore, come riecheggiando i
miei pensieri, brontol:
- Che stronzata che non si possa pi fumare sul lavoro!
Gli risposi con un lieve grugnito; cos, vedendo che non lo zittivo, continu:
- Comincia a farsi interessante, vero, ispettore?
- Perch non se ne va a fumare una sigaretta nel cortile?
- Basta, non dico pi niente! Pensavo, parlando, di alleggerire un po la tensione, ma vedo che
mi sono sbagliato.
- Provi a tener la bocca chiusa, magari ottiene il risultato con meno sforzo.
A quelle parole lui si mise dritto come se avesse ingoiato una scopa, con una faccia da schiaffi
che lavrei buttato fuori. Lo guardai esasperata: era una cosa a met tra Buster Keaton e un palo della
luce. Giurai a me stessa che mai pi avrei fatto un interrogatorio di quel genere con lui al mio fianco.
Forse gli di udirono la mia preghiera, perch di colpo la casella si riemp con un testo nuovo:
Mio padre  sempre stato un uomo egoista e autoritario, che si interessava poco alla famiglia.
La sola cosa che contava, per lui, era lazienda. Mia madre, una donna remissiva e insignificante, si
lasci sempre calpestare. Lui la trattava come si tratta, o meglio, come si trattava nei tempi andati, una
serva. Credo lavesse sposata solo perch era cos che si doveva fare, e per avere dei figli che potessero
ereditare la fabbrica. Ma mia madre ebbe la disgrazia di mettere al mondo solo figlie femmine. Di l in
poi il disinteresse di mio padre per lei divenne plateale. Lui, in genere, aveva una misera opinione delle
donne. Frequentava prostitute, molto giovani, possibilmente. Non so cosa le avranno detto le mie
sorelle, ma posso assicurarle che finch ho avuto notizie di lui, questa sua inclinazione non si era mai
placata. Nuria, la mia sorella maggiore, che ha un carattere pi simile al suo, avrebbe volentieri
ereditato lazienda, ma lui non volle mai affidarle incarichi importanti, non si fidava di nessuno, solo di
Rafael Sierra, che trattava come un cagnolino. A Nuria interessa solo il denaro, dubito che provi affetto
per qualcuno, neppure per suo marito. Rosario, la piccola,  quella che ha risentito maggiormente
dellambiente familiare.  cresciuta in unatmosfera irrespirabile, carica di tensioni, e appesantita dalla
malattia di mia madre. Non ha saputo reagire.  sempre triste, impaurita, si sente in colpa. Credo sia
per questo che si  scelta un lavoro nellambito sociale, come se dovesse espiare una colpa non sua. Io,
invece, mi sono ribellata presto. Ho studiato psicologia per capire quello che succedeva intorno a me, e
appena ho finito luniversit sono partita per gli Stati Uniti. Le ho detto che Rosario non ha nessuna
colpa. La verit  che tutte e tre siamo colpevoli di non avere aiutato abbastanza nostra madre, di non
averla difesa, di aver lasciato che si riducesse a uno straccio, fino a morire amareggiata e
psicologicamente annientata. Spero che questo possa servirle. Vuole sapere altro?.
Digitai a tutta velocit:
Mi dica qualcosa sulla seconda moglie di suo padre. Come la considera?.
Questa volta lattesa fu breve.
Non lho mai considerata. So che le mie sorelle la detestano e che non sono mai state gentili
con lei. Sono convinte che abbia sposato nostro padre per interesse e immagino abbiano ragione, ma
chiunque avesse sposato mio padre avrebbe finito per pagarla cara. Eppure, devo dire, mio padre non si
comport male con lei, tranne che per linfedelt sistematica, che per lui era una seconda natura. Se poi
mi domanda come mai, a mio parere, Rosala Pieiro ha fatto riaprire il caso, devo dirle che non ne ho
idea. Posso supporre che abbia voluto creare qualche difficolt alle mie sorelle per vendicarsi di loro.
Non credo che il risentimento che indubbiamente prova sia sfumato col tempo.  scientificamente
dimostrato, ispettore: tutti noi facciamo qualcosa per compensare psichicamente le sofferenze che
abbiamo patito in passato, cos come cerchiamo di cancellare gli errori che abbiamo commesso. Il
problema  che in genere gli atti riparatori che compiamo sono nuovi errori. Errori su errori, questa  la
vita di molti. Secondo me, lunica uscita possibile da questa catena  analizzare a fondo il nostro
passato e affrontarlo con coraggio, senza negare la verit. Questo  quello che ho sempre cercato di
fare, e devo dire che mi  andata abbastanza bene.
Copiai quella conversazione in un file a parte e la inviai alla stampante. Guardai il viceispettore
ancora immobilizzato nella parte della statua di sale.
- Che gliene pare di tutto questo, Garzn?
- Posso parlare, adesso?
- S, e pu anche smettere di fare lo scemo.
- Le dir che mi pare molto interessante, davvero interessantissimo, ma non capisco a cosa
possa servirci.
- La verit serve sempre. Intanto, abbiamo unimmagine pi affidabile di come fosse Sigun in
realt. Qualcuno finalmente ammette che era sempre andato a puttane, e che le aveva sempre cercate
giovanissime. Quello che gli  capitato non  stato un caso, ormai ne sono convinta. Volevano farlo
fuori.
- Non capisco da dove lei ricavi questa convinzione. Per me da qui non tiriamo fuori niente.
- Fa lo stesso, continueremo a indagare finch qualcuno non ci ordiner di smettere. Gi che ci
siamo, io andrei a fare una nuova visita a qualcuno che la pensa diversamente dalla nostra americana.
- A chi? A Sierra? Ma se sappiamo gi che cosha da dire sul suo magnifico e compianto capo!
- No, non voglio che mi parli della splendida persona che era il suo signore e padrone, ma dei
suoi rapporti con quei nuovi clienti italiani. Vorrei sapere se sono sempre stati impeccabili.
Terminato ormai lo sciopero dellimpassibilit, mentre raggiungevamo a piedi il Borne, Garzn
mi espresse tutto il suo entusiasmo per il contenuto della dichiarazione virtuale appena ricevuta.
- Sembra un romanzo dappendice, Petra! La figlia di mezzo che fa a pezzi lintero panorama
familiare a colpi di piccone.
- Di piccone psicoanalitico, verrebbe da dire.
- Lei crede che sia vero tutto quello che ha scritto?
- Mi pare un ritratto plausibile di molte famiglie di quella generazione. Immagino che nella
sostanza sia vero, anche se forse la signora ha caricato un po le tinte.
- Certo, mi immagino che se tutti noi andassimo a perlustrare le nostre famiglie col lanternino
psicologico, arriveremmo a conclusioni poco belle.
- A conclusioni disastrose, Fermn, da mettersi a piangere.
- Su, ispettore, non sia cos tragica. Ci sono un mucchio di famiglie felici, io ne ho conosciute.
- Non creda mai a quello che vede. Ogni famiglia  un nido di vipere per definizione. Le
racconto una storiella. Immagini di essere su una barca che naviga sola soletta in mezzo al mare e dalla
quale non si pu scendere in nessun modo. Immagini che tutte le persone che viaggiano con lei su
quella barca, lei debba amarle ad ogni costo, anche se ci vede un mucchio di difetti e perfino un
atteggiamento ostile nei suoi confronti. Immagini di sapere che le sue difficolt e i suoi difetti
provengono il pi delle volte dagli altri passeggeri. E infine immagini che, se i suoi compagni di
viaggio sono spaventosi e lei lo pensa, questa  una colpa che la far sentire malissimo per leternit.
Ecco, quella barca  la famiglia, e i viaggiatori sono, ovviamente, tutti i suoi membri.
Rimase pensieroso. Doveva gi vedersi in alto mare con suo padre, sua madre e i suoi fratelli,
tutti vestiti da marinaretti. Poi sbott:
- Che storia del cavolo! E invece io ho una famiglia che  un fenomeno. Mio figlio se ne sta
negli Stati Uniti, quindi non rompe assolutamente, e con Beatriz sono pi che felice;  una donna
meravigliosa, eccezionale, simpaticissima.
- Tutto, assolutamente tutto le piace di lei? - domandai per puro e malvagio piacere.
- Be, questo  chiedere troppo! C sempre qualcosetta che non va... Per esempio mi d
fastidio che mi controlli tanto sul mangiare, ma poi mi dico che lo fa per il mio bene. Certe volte mi fa
venir la barba con la cultura: mostre, musei, lopera, il teatro, chi pi ne ha pi ne metta, e poi mi d
certi mattoni da leggere...
- In tutto questo io non ci vedo niente di male.
- No, per ogni tanto mi sa che tutto questo addestramento culturale  dovuto al fatto che si
vergogna di me.
- Lo vede? Appena ci mettiamo a esaminare i nostri rapporti familiari, ci accorgiamo che nel
fondo c qualcosa di storto.
- Ma bisogna saper tollerare, passarci sopra, questo  labic del matrimonio.
- Esatto. E che cosa si pu pensare di qualcosa che si basa sulla nostra capacit di
sopportazione?
- Miseriaccia, ispettore, lei mi sta facendo venir matto! C qualcosa che non va con Marcos?
- Certo, passare sopra alle cose  necessario, ma alla fine, se diventa un obbligo che uno si
impone per il bene della convivenza, allora non so se sia una buona idea. Anche il coniuge  uno che
viaggia sulla barca con noi. La sola differenza  che se dalla barca di mamma e pap non si pu
scendere quando si vuole, da quella del matrimonio  pi facile sbarcare.
- Non mi dica che sta pensando a un nuovo divorzio!
- No, la sto solo prendendo in giro.
- Be, io non mi sto affatto divertendo.
Mi venne da ridere. Adoro giocare col viceispettore.  sempre cos sincero e in buona fede che
alla fine ce lho sempre vinta io.
- A proposito, Fermn,  mezzora che camminiamo e non siamo ancora arrivati, dove stiamo
andando?
- Oh, perbacco, abbiamo tirato diritto senza accorgercene. Colpa sua, con questa storia della
barca, della zattera, dei naufraghi alla deriva, siamo finiti fuori rotta pure noi.
Risi di nuovo fragorosamente. Nessuno mi metteva di buon umore quanto Garzn. Lui lo
sapeva, ed era felice di questo, anche se faceva finta di prendersela, con una faccia da martire sul punto
di rendere lanima a Dio.
La decerebrata commessa dellatelier Nerea ci riconobbe al volo, ma ben lungi dal venirci
incontro per salutare, si rifugi spaventata nel retro come se avesse visto un paio di rapinatori col
passamontagna e la pistola in pugno. Un attimo dopo Rafael Sierra, con il suo stile felpato, ci invit a
seguirlo nel suo ufficio.
- Ci sono novit? - ci chiese. Nessuno si rende conto che fare questa domanda a un poliziotto
riguardo alle sue indagini non  il massimo delleducazione n della legalit.
- Ormai sappiamo che tutti i conti in sospeso del signor Sigun furono saldati con la
liquidazione dellimpresa; per ora vorremmo che lei facesse un piccolo sforzo di memoria e ci dicesse
qualcosa di pi riguardo ai suoi clienti italiani. A quanto pare, la crescita del fatturato che si registr
pochi mesi prima del delitto, fu dovuta a un incremento delle vendite in Italia. Con questi clienti
italiani, ci furono mai dei problemi?
Lui mi guard come se non capisse, poi parve voler mettere le mani avanti.
-  successo qualcosa che giustifichi questo interesse, ispettore?
La sua insistenza nel chiedere informazioni invece che darle cominciava a esaurire le mie
riserve di pazienza, del resto gi scarse.
- Signor Sierra, noi non siamo autorizzati a rispondere ad alcun genere di domande circa il
nostro lavoro. Si suppone che sia lei a doverlo fare.
Parve improvvisamente inorridito per la goffaggine commessa. Era perfino arrossito.
- Per carit! La prego di perdonarmi. Era solo un modo di dire. Vi dar tutte le risposte che
desiderate. Solo che in questo momento mi cogliete impreparato,  passato tanto tempo... Quello che
posso dirvi  che nel nostro rapporto con i clienti italiani possono anche essere sorte piccole difficolt
nel corso degli anni, come sempre succede: termini di consegna non rispettati, stampe con qualche
difetto... le solite cose del lavoro, nulla di pi.
- No; mi sto riferendo agli ultimi mesi di vita del signor Sigun e a eventuali inconvenienti pi
significativi, che magari abbiano comportato la perdita di un cliente importante, o controversie
economiche gravi...
- Ah, se si tratta di questo, posso gi rispondervi di no senza nessun bisogno di consultare gli
archivi. No, non successe mai nulla di grave, n in quel periodo, n in precedenza.
-  possibile che si sia verificato qualche problema del quale il signor Sigun abbia preferito
non parlarle?
- Questo lo escludo. Don Adolfo mi informava su tutto. E poi, dato il mio ruolo, io avevo
accesso a tutta la contabilit e a tutti i documenti dellimpresa. Se fosse successo qualcosa di strano,
non mi sarebbe sfuggito.
- Era tutto perfetto, allora.
- Mi spiace che possa suonarle un po pretenzioso, ma temo fosse cos.
- Non sempre quel che sembra perfetto lo  veramente, signor Sierra - intervenne Garzn
mettendogli in mano i fogli stampati della nostra conversazione telematica con Elisa.
Sierra li guard per capire che cosa fossero, poi si mise a scorrerli a tutta velocit, e intanto il
suo volto non cambi espressione, ma si copr di un finissimo velo di sudore. Alla fine esclam:
- Non sono certo io a doverlo dire, ma quello che c scritto qui  profondamente ingiusto.
Adolfo Sigun non era affatto come lei lo descrive. Ma voi sapete bene che in tutte le famiglie pu
darsi il caso di un figlio ribelle. Elisa lo  sempre stata. Per ha studiato quello che ha voluto, tenetelo
bene a mente, e ha sempre avuto piena libert di gestire la sua vita come le pareva, senza mancare del
sostegno economico e morale di suo padre. Quella ragazza non ha dovuto lavorare per mantenersi agli
studi, statene certi, e quando  andata a New York, don Adolfo le ha pagato tutto.
- E che cosa ci dice delle prostitute? - riprese il mio collega.
- Queste sono cose che non mi risultano - si limit a dire, e quando vide che quella concisa
risposta non ci bastava, aggiunse: - Che fossi molto vicino a don Adolfo, e che lui riponesse grande
fiducia in me, non significa che questo valesse per tutti gli aspetti della sua vita. Io non sono mai
entrato nel suo mondo privato. E poi, tutti abbiamo qualche debolezza, non le pare?
A me non pareva. Quel Sierra commetteva tutti gli errori tipici della gente comune di fronte ai
poliziotti, uno dei quali  ritenere che noi giudichiamo moralmente le persone, o che la vita di coloro
che sono coinvolti in unindagine desti in noi qualche curiosit. No, a me le faccende private del suo
capo non importavano un accidenti, e se volevo saperne di pi era solo perch intuivo che avessero a
che fare con il suo assassinio.
Uscendo dal negozio provai una sensazione di profonda stanchezza, e anche di disappunto. Da
quelluomo, riconoscente e leale, non avremmo ottenuto granch. Con ogni probabilit aveva chiuso gli
occhi dinanzi ai lati oscuri del suo capo. Come fanno i cani, aveva leccato la mano del padrone senza
preoccuparsi che fosse pulita.
Il ritratto psicologico di Sigun cominciava ad apparire molto pi omogeneo di quanto non
pensassi. Era ovvio che le voci che lo avevano tracciato erano mosse da interessi economici. Questa 
la scia che un uomo ricco lascia dietro di s. La sola testimonianza discordante era quella della figlia di
mezzo, che per aveva laria di essere quella che meglio descriveva la realt. Sigun si era adeguato a
quanto richiesto dalle convenzioni sociali prendendo moglie e mettendo al mondo dei figli, ma il centro
dei suoi interessi era lazienda. E nella sua zona buia cerano le ragazze a pagamento. Certo, sarebbe
stata una persona pi presentabile se nel tempo libero si fosse dato al collezionismo di opere darte, ma
ciascuno si comporta secondo la sua sensibilit, e quella di Sigun non doveva essere delle pi eccelse.
Frugare nei doppifondi di quellindividuo cominciava a farmi venire lorticaria, come sempre
mi succede quando entro in contatto con gente dallanimo banale. Avrei preferito di gran lunga
trovarmi alle prese con una personalit terribile, mossa da istinti criminali, con un uomo truculento, un
sadico vero, piuttosto che con un poveretto del genere. Ma le aspirazioni che uno ha nella vita non si
realizzano quasi mai. Ci si trova sempre a brigare con vittime o colpevoli della stoffa pi mediocre,
nelle cui pieghe non alligna il cancro della vera malvagit, ma solo il sentore sgradevole della miseria
morale, delle false ambizioni o di tare psicologiche minori. Garzn non apriva bocca, si limitava a
camminarmi accanto con aria affaticata. Decisi di fare qualcosa per salvare la situazione.
- Vuole che ci prendiamo una birretta da qualche parte prima di andare a casa, Fermn?
Non si fece pregare. Si ferm, si guard intorno, sicuro di trovare un bar a meno di cinquanta
metri, e infatti, come sempre nel nostro paese, a pochi passi vedemmo brillare un piccolo e nuovissimo
caff mai visto prima. Ci servirono due birre gelate che bevemmo senza neanche alzare i bicchieri alla
reciproca salute.
- Non le viene mai voglia di mollare tutto, viceispettore?
- Anchio oggi sono stanco morto.
- Mi riferivo a una stanchezza pi profonda. Ma non mi dia retta, forse  solo questa storia
vecchia di cinque anni a farmi straparlare. Affondare le mani nel passato potenzia la mia sensazione di
inutilit. Sa dirmi a cosa serve fare i poliziotti? Corriamo dietro alla chimera di sradicare il male e
riportare la giustizia nel mondo, ma in realt siamo sempre allo stesso punto.
- Immagino che questo valga per ogni genere di lavoro. I maestri corrono dietro alla chimera di
far venir voglia di studiare ai bambini, i medici di ridare la salute agli ammalati, gli spazzini di rendere
pulite le strade; ma cosa succede il pi delle volte? Che i bambini restano ignoranti e zucconi, che i
malati si tengono i loro acciacchi, e che le strade sono piene di cartacce e di cacche di cani. Ma non
bisogna scoraggiarsi, perch qualcuno  meno zuccone, qualcun altro sta un po meglio, e magari
riusciamo anche a non camminare in un immondezzaio. Quindi, anche noi, se non sradichiamo il male
dal mondo, ogni tanto facciamo passare a qualche figlio di puttana la voglia di rompere le scatole al
prossimo. E magari qualcuno lo sbattiamo in galera. O no? E allora si accontenti di questo perch 
quello che c.
- Se sta cercando di tirarmi su di morale, lasci perdere, mi sento peggio che mai.
- Pensa di sentirsi meglio se ci facciamo unaltra birra?
- Pu darsi.
- E allora ordiniamola.
Uscimmo dal bar semidistrutti. Garzn, che aveva parcheggiato l vicino, mi port a casa, e solo
con un cenno degli occhi, ci salutammo.
I tempi in cui Marcos mi preparava ogni genere di prelibatezze per il mio ritorno a casa erano
tramontati. Finalmente ero riuscita a fargli capire che quelle dimostrazioni pratiche daffetto non erano
indispensabili per la quotidianit. Cera da dire che si era notevolmente rilassato quanto a premure nei
miei confronti. La vita di coppia non ha un andamento uniforme, ma conosce variazioni di ritmo a
seconda dei periodi e delle et. E questo non  negativo, sebbene possa sembrarlo, perch evita una
gran perdita di tempo in sciocchezze e smancerie che in fondo contribuiscono molto poco alla causa
dellamore.
Marcos stava lavorando nel suo studio quando arrivai. Mi sorrise, mi chiese se fossi stanca e mi
propose di scendere in cucina a prendere qualcosa. Lo pregai di lasciarmi stare sul divano mentre
continuava a fare le sue cose. Avevo voglia di rimanere l, distesa, immobile, senza parlare. Allora lui
si rimise al computer. Socchiusi gli occhi; vedevo attraverso le fessure delle palpebre la sua schiena
forte, i suoi movimenti sicuri. Udivo di tanto in tanto i piccoli suoni che emette un essere umano
quando sta in silenzio: un sospiro, un lieve raschiare di gola, lattrito dei gomiti sul tavolo. Mi pareva
un grande privilegio poter stare in una stanza con unaltra persona senza alcun bisogno di far niente in
comune: parlare, mangiare, ascoltare musica. Il sonno mi vinse a poco a poco.
Mi svegliai a notte fonda con un sussulto. Marcos non era pi nello studio. Mi aveva steso
addosso una coperta, per lasciarmi dormire. Una buona decisione. Tirai su le mie povere ossa
scricchiolanti e me ne andai in camera da letto. Feci molta attenzione a non svegliarlo. Mi stesi accanto
a lui e ripresi sonno, con una gran sensazione di pace.
6
Erano quasi le undici del mattino e non avevo ancora finito quel maledetto verbale. Mi alzai
dalla scrivania e andai in cerca di Garzn: una pausa caff mi avrebbe fatto bene. Il mio collega si
lasci facilmente tentare. Stavamo gi sgattaiolando insieme verso La Jarra de Oro quando il mio
telefono cominci a squillare. Il primo impulso fu quello di non rispondere, ma alla fine prevalse il
senso del dovere. Udii la voce di un uomo che, convulsa e isterica, gridava:
- Lhanno ammazzata! Mi sente? Lhanno ammazzata!
- Chi ?
- Lhanno ammazzata,  morta, morta!
- Mi dica con chi parlo.
- Juan Moreno. Hanno ammazzato Julieta,  qui per terra, morta.
- Si calmi. Ha chiamato la polizia?
- Ma se la sto chiamando! Lei aveva il suo numero.
- Chiami immediatamente la Guardia Civil di Ronda. Oppure faccia il numero delle emergenze.
Arrivo appena posso. Per non aspetti me, chiami subito.
- Lhanno ammazzata per colpa sua, brutta stronza! Ma perch  venuta?
Lo sentii piangere, lanciare grida selvagge, e poi silenzio. Aveva riattaccato. Chiamava da un
cellulare. Feci quel numero, non mi rispose.
- Si sente male, ispettore?  pi bianca di un lenzuolo.
- Sto bene. Venga con me da Coronas.
Il commissario prese in carico la faccenda. Telefon alla Guardia Civil di Ronda perch si
portassero immediatamente sul luogo del presunto delitto. Espose al comandante loggetto delle nostre
indagini. Poi chiam il giudice Muro per metterlo al corrente. Infine, gi che cera, si mise
personalmente a prenotare su Internet due posti sul treno ad alta velocit per Garzn e per me. Dopo
tutto quel gran daffare, si degn di parlarci:
- Bene, Petra, pare che le sue impressioni abbiano trovato conferma. Qui sotto c qualcosa, e
qualcosa di grave. Le spiegazioni possibili di ci che  successo sono due: o lassassino lha seguita
fino alla casa di Julieta Lpez, oppure la fonte che lha aiutata a rintracciare la ragazza lha raccontato a
qualcuno. Che sia in un modo o nellaltro, abbiamo fatto uscire lorso dalla tana. Con risultati
sanguinosi, ma labbiamo fatto.
- Non posso dire che la cosa mi rallegri.
- Poche storie, Petra! Non  la prima volta n sar lultima che unindagine provoca, come
effetto collaterale, un nuovo delitto.
- Di questo mi sento un tantino responsabile.
- Se si fa abbattere cos, dovr mandarla a casa. Sembra impossibile che mi tocchi dirlo proprio
a lei, con tutta lesperienza che ha, ma in questo lavoro non c posto per i sentimenti. Consideri la cosa
in modo spassionato, e vedr che la morte di quella ragazza  provvidenziale per gli sviluppi delle
indagini. Ci dimostra senza alcun margine di dubbio che qualcosa di irrisolto c, in questa storia del
passato. Adesso per muovetevi tutti e due, il vostro treno parte alle tre.
- Abbiamo ancora il tempo di andare a Wad-Ras a vedere se quella donna ha parlato con
qualcuno - fece notare il viceispettore.
- Allora fate in fretta, ci teniamo in contatto.
Una volta a Wad-Ras, dopo un tragitto in macchina in cui non scambiammo una parola, mi feci
subito portare da Lola, la quale giur e spergiur che non aveva parlato con nessuno di quel che ci
aveva detto di Julieta. Non mi fidavo troppo, ma la direttrice e le operatrici carcerarie ci confermarono
che non aveva fatto n ricevuto chiamate e che nessuno era venuto a visitarla. Lidea che da lei fosse
partita una soffiata sembrava esclusa. Qualcuno doveva avermi seguita fino a Ronda senza che io me
ne accorgessi n potessi sospettarlo.
Giunta a casa, sparai a Marcos la notizia che ero di nuovo in partenza per lAndalusia, prima
che potesse espormi i suoi programmi per la serata. Mi pareva il modo migliore per prevenire
qualunque protesta. Ma le proteste piovvero ugualmente: - Scusa, ma non c la polizia a Ronda? Forse
i tuoi colleghi sono tutti in vacanza? - Io rispondevo a suon di battute per evitare scontri, mentre a tutta
velocit buttavo lindispensabile in una borsa. Quando ebbi finito, gli sigillai la bocca con un bacio e
gli sorrisi.
- Ti chiamo appena sono a Ronda. Sar di ritorno al pi presto.
- Non penserai a me neppure per un minuto.
- Ti penser per tutto il tempo.
Fece una smorfia di scetticismo e mi baci. Il momento pi difficile fu quando dovetti chiudere
la porta.  strano, le recriminazioni amorose dovrebbero essere lusinghiere per chi le riceve, e invece
riescono solo a infastidirci con i sensi di colpa.
Trovai Garzn ad aspettarmi alla stazione di Sants con uno zainetto di pelle molto elegante. Si
era cambiato dalla testa ai piedi e sembrava un perfetto gentleman daltri tempi pronto a imbarcarsi per
le colonie: pantaloni sportivi color miele, parka dello stesso colore e un paio di scarpe allacciate alte in
cuoio naturale. Tentai di recuperare il buon umore.
- Accidenti, Fermn, sembra equipaggiato per un safari!
- Fissazioni di Beatriz. Quando le ho detto che andavamo in una zona rurale dellAndalusia, mi
ha preparato questa roba.
- Le prepara sempre le cose che deve mettersi?
La sua faccia, come in un moto impercettibile, riflett il fastidio di chi si sente colto in fallo per
una cosa cretina.
- Be, a lei fa piacere. Certo, sotto sotto  convinta che io non abbia gusto: dice che non so quali
colori stanno bene insieme, che mi metto la cravatta quando non devo, che non ho il senso di come
bisogna vestirsi secondo loccasione... tutte fesserie. Ma  il suo modo di volermi bene.
- E lei si lascia voler bene.
- Per questo mi sono sposato, per voler bene e farmi voler bene.
Gli lanciai unocchiata ironica che lui colse benissimo e lasciammo cadere largomento. In ogni
caso, ormai era ora di salire sul treno.
Quando il convoglio si mosse, il viceispettore and in estasi per la perfetta puntualit. Elev
lodi entusiastiche alla modernizzazione delle ferrovie e dellintero paese. Mi ricord che ai suoi tempi
un treno ci metteva giornate intere ad arrivare a destinazione, e risal nella storia fino alle locomotive a
vapore e ai sedili di legno che in quei tempi remoti aveva conosciuto. Di l a un excursus sulla fame
atavica degli spagnoli il passo era breve. Cercai di difendermi con una domanda scelta a caso:
- Si  portato qualcosa da leggere?
Mise mano allo zaino e mi mostr un volume con le poesie complete di Garca Lorca.
- Pi appropriato di cos non potrebbe essere! - esclamai.
- Anche le letture sono iniziativa di Beatriz. Dice che con tutte le lacune che ho, mi conviene
riempirle approfittando di quel che si presenta. Mi tocca fare indagini in Andalusia? E allora mi
sciroppo Garca Lorca. Beviamo un vino un po speciale?  il momento giusto per un approfondimento
storico-geografico sulla sua zona dorigine.
-  un sistema splendido!
- Una gran rottura, se devo dirle la verit. Non mi sarei mai immaginato che la cultura stesse da
tutte le parti.
- Tutto  cultura, anche il cibo!
- S, ma sapere tutto di tutto alla fine non ti lascia respirare. Io una cosa me la godo di pi se
non ne so quasi niente. Prendiamo il cibo, per fare un esempio: se devo mangiarmi un cosciotto
dagnello al forno e conosco la razza dellagnello, le montagne su cui pascola, che  un simbolo
cristiano, come mi ha fatto notare Beatriz, quanti giorni vive prima di essere macellato e tutto
lambaradan, alla fine mi sono gi quasi affezionato a quello stronzo di agnello e mi sento in colpa se
me lo mangio.
- Ne dubito - osservai con cattiveria.
- Era per fare un esempio - bofonchi lui.
- Lo sa di cosa si gode sempre anche senza sapere niente?
- Di una bella scopata! - esclam lui quasi in un grido.
- Santo cielo, viceispettore, abbassi la voce che qui si sente tutto!
- Va bene, la abbasso, ma era a questo che pensava, o no?
- S, ma lespressione pi adatta  fare lamore.
- Ha ragione. Ci mancherebbe solo se nel pieno dellatto dovessimo pensare agli spermatozoi
che corrono i cento metri.
Rise sottovoce, come uno scolaretto che ha in mente un milione di sciocchezze proibite e non
vede lora di poterle dire tutte. Io, un po inorridita per aver tirato fuori largomento senza pensare alle
conseguenze, aprii il mio libro e mi misi a leggere. Di tanto in tanto Garzn mi interrompeva per
stupirsi di quanto poco ci avevamo messo a raggiungere le scarse stazioni lungo la linea del nuovo
treno. Alla fine, stanco di esaltare il progresso patrio, si addorment.
Si svegli quando mancava meno di unora al termine del nostro viaggio e, come di sicuro
facevano gli uomini primitivi quando aprivano gli occhi nelle loro caverne, dichiar:
- Ho fame.
Poi si alz e sincammin dondolando a sostenere qualche genere di lotta per la sopravvivenza.
Qualche minuto dopo era di nuovo l, con due birre, un tramezzino al tonno e uovo sodo da cui
spuntava una foglia di lattuga, e un colossale panino di chorizo.
- Mi sono immaginato che questo sandwich cos schifoso fosse quello che avrebbe scelto lei.
- Non avrebbe dovuto disturbarsi, Fermn.
- Io sono fatto cos, pura delicatezza, anche se poi dico scopare invece di fare lamore.
Aveva trovato il modo di restituirmi la pariglia, e di nuovo con voce altisonante. Poi addent il
suo panino con tale energia che con un morso simile un vampiro avrebbe staccato il collo alla
malcapitata. Mentre degustavo il mio tramezzino, gli domandai:
- Sua moglie le crea dei problemi quando deve viaggiare per lavoro?
- Figuriamoci, ne  felice! Le d la sensazione che io sia un uomo importante. Marcos invece
glielo fa pesare?
- Ho paura di s. Lo fa in modo affettuoso, si lamenta perch passiamo poco tempo insieme...
Non gli piace che io me ne vada.
- Normalissimo.
Il pancarr mi and un po per traverso.
- Perch sarebbe normale?
- Perch di solito  la moglie quella che passa pi tempo a casa.
- Non dica cazzate, viceispettore.
- Non dica parolacce a voce alta, che la sentono tutti! E non mi fraintenda. Parlavo di abitudini,
tradizioni ereditate dal passato, non vuol dire che io sia daccordo. E poi, scusi, lei non ci badi. Se
Marcos lo fa,  perch  innamorato di lei.
Non gli risposi. Il prossimo viaggio, o in aereo, o niente. Avremmo avuto meno tempo per
lunghe conversazioni rivelatrici.
Al comando della Guardia Civil di Ronda ci aspettava il capitano Ricardo Frutos, che si era
occupato delluccisione di Julieta fino al nostro arrivo. Ci inform rapidamente: Julieta Lpez era stata
assassinata da un colpo in mezzo agli occhi sparato da una ventina di metri di distanza. Con la stessa
arma era stato ucciso il cane, che si era preso il proiettile nel petto. Secondo la ricostruzione, Julieta era
probabilmente inginocchiata, a raccogliere delle schegge di legno che stava infilando in un sacco.
Quando il cane aveva cercato di fermare lassalitore, questi lo aveva abbattuto. Lei era caduta di spalle,
con le gambe piegate. Si stavano analizzando i bossoli, che per secondo il comandante erano
parabellum 9 millimetri, tra i pi comuni sul mercato nero. Juan Moreno quel mattino era uscito col
furgone per consegnare dei mobili. Un particolare inquietante: lassassino doveva essere arrivato a
piedi. Aveva preso una scopa dalla casa e aveva cancellato le proprie tracce fino allautomobile che
aveva parcheggiato sulla strada. Non unimpronta sul manico della scopa. Tutto pareva opera di un
professionista del crimine.
- E il ragazzo, dov? - domandai.
- Di l. Non volevamo lasciarlo andar via finch lei non fosse arrivata. Lo abbiamo gi
ascoltato e sembra che non centri niente.  sconvolto.
Il comandante Frutos era un uomo come si deve. Con lui non ci sarebbero stati problemi di
competenza. Di sicuro non avrebbe cercato di appropriarsi di quellomicidio, n mi avrebbe
rimproverato di non averlo avvisato in occasione della mia prima visita a Ronda. Collaborava, e basta.
Ci port nella sala dove avevano trattenuto Juan Moreno. Seduto vicino alla porta cera un uomo. Si
present come il sacerdote che aveva aiutato Juan nel suo percorso di recupero, e mi raccomand di
trattarlo bene. Si offr come garante dellinnocenza del ragazzo, e mi disse che quel brutto colpo non ci
voleva. La morte della sua compagna rischiava di farlo ricadere nel baratro della droga. Mi tolsi di
torno quel gran rompiscatole con una scusa. Due agenti custodivano la porta, e quando uno di loro la
apr, la prima cosa che vidi furono gli occhi sconvolti di Juan Moreno che mi sinchiodavano addosso.
Si alz dalla sedia di scatto e venne verso di me col pugno alzato. Garzn fu pi veloce e gli ferm il
braccio nellaria. Poi i due agenti e il comandante Frutos si lanciarono su di lui in una vera mischia da
rugby e lo sdraiarono a terra. Entr anche il prete, implorando che avessero piet, mentre Garzn lo
strattonava per una manica per rispedirlo in corridoio. In quel pandemonio feci udire il mio grido:
- Fermi, fermi, per favore. Lasciatelo stare!
Mi obbedirono. Gli agenti rimisero in piedi il ragazzo e lo sorressero, tenendolo stretto per le
braccia.
- Lasciatemi sola con lui - chiesi, gi pi calma.
- Neanche per sogno! - esclam Frutos. - Rischia laggressione.
- Insisto, Frutos, non succeder niente.  stata una reazione del momento.
Il prete si era di nuovo messo in mezzo, dava consigli a Moreno.
- Juan, figliolo, te ne prego, calmati. Non ti faranno alcun male, per devi dimostrare la tua
buona volont.  inutile fare sciocchezze.
- Vuole decidersi a uscire, padre? - sbottai, abbastanza fuori di me. - Lo aspetti fuori, se vuole,
per ora ci lasci. Potete andare tutti, la situazione  sotto controllo.
Frutos fece cenno ai due agenti, che mollarono la presa. Moreno rimase in mezzo alla stanza,
sotto gli occhi di tutti. A testa bassa, torn verso la sedia dove aveva aspettato fino ad allora, e vi si
lasci cadere. Sembrava profondamente scosso, non si sistem neppure gli abiti, scomposti dalla
colluttazione. Non guard nessuno e rimase immobile. Il comandante gli parl con tipica ruvidezza
sbirresca:
- Ti lasciamo solo con lispettore solo perch ce lo chiede lei, ma ricordati che siamo tutti qui
fuori; alla minima cazzata, sei fatto. Non c bisogno che te lo ripeta.
Finalmente, tutti si avviarono in assurda processione. Il prete chiudeva il corteo. Mi accorsi che
Garzn sperava di poter rimanere, ma con unocchiata gli intimai di uscire insieme agli altri. Adesso
eravamo soli, Moreno ed io. Lui fissava le punte delle sue vecchie scarpe da ginnastica. In quel
momento mi accorsi di quantero agitata. Cercai di tirare qualche respiro profondo. Poi dissi, con voce
apparentemente serena:
- Molto bene, Juan, se adesso vuoi prendermi a botte, fai pure. Non grider. Quelli l fuori non
entreranno. Forse poi ti sentirai meglio e potremo parlare con un po di calma.
Non mi guard n si mosse. Non parlai pi, mi limitai ad aspettare. Dopo un lunghissimo
minuto, lo sentii dire:
- Mica la prendo a botte. E per cosa? Per non doveva venire. Se lei non fosse venuta, Julieta
sarebbe ancora viva. Voglio che questo sia chiaro.
- Forse il colpevole della sua morte sei tu. Ti faccio una domanda: ti porti dietro dei problemi
da quando eri nel mondo della droga?
Lui alz la testa di scatto.
- Ma cosa cazzo dice?
- Quello che hai sentito. Che magari un mucchio di tempo fa ti sei tenuto della merce che non
era tua, e qualcuno si  ricordato di quel vecchio conto. Solo che al posto tuo ha pagato la tua ragazza.
- Io non ho mai venduto. Mi facevo, nientaltro.
- Quando si  tossicomani,  difficile tracciare dei confini. Ti capita di fare un favore in cambio
di droga, ti muovi in un certo ambiente... Avevi dei nemici?
Lui si alz in piedi, si avvicin. Ebbi paura che volesse di nuovo colpirmi. Mise solo la faccia
vicinissimo alla mia, e parl con furia:
- Pensa davvero che se ci fosse una minima possibilit che Julieta sia morta perch qualcuno ce
lha con me, io non glielo direi? Lei  capace di pensare questo? Quella donna era tutta la mia vita,
ispettore, tutto quello che avevo al mondo. Se potessi trovare lassassino, lo ammazzerei con le mie
mani.
- Allora aiutami, Juan, aiutami! - lo implorai con foga. - Io sto cercando luomo che lha
assassinata. Forse se Julieta mi avesse detto tutto quello che sapeva avrei potuto salvarla. Se ti ha
raccontato qualcosa che io non so, devi dirmelo.  lunica possibilit che ho per prendere il suo
assassino. Pensaci bene.
Lui guard di nuovo a terra, torn indietro, si sedette. A ogni suo movimento di ritirata sentivo
assottigliarsi le mie speranze. Potevo salutarla, la pista principale delle indagini, pensai sconfortata.
Aspettai pi tempo di quanto non fosse pensabile, poi mi avviai verso la porta. Proprio in quel
momento, sentii la sua voce:
- Franco Catania - mormor. Mi voltai verso di lui.
- Coshai detto?
- Il nome dellitaliano che aveva ammazzato quel vecchio  Franco Catania.
- Dimmi qualcosa in pi.
- Non posso dire quello che non so. Quel giorno, quand successo tutto, il tipo di Julieta le
aveva detto che a casa del vecchio sarebbe venuto un italiano, uno che si chiamava Franco Catania.
Non ha spiegato perch. Per le ha detto di tenere la bocca chiusa, perch quello era capace di farli
fuori tutti e due. Lei non sapeva che litaliano lo volesse ammazzare. Julieta  vissuta sempre con la
paura, paura che potesse tornare, che come aveva ammazzato Abelardo, a Marbella, quando fosse
uscita dal carcere avrebbe ammazzato anche lei. Per questo non aveva mai voluto dire quel nome.
Julieta era innocente, e alla fine, anche venire qui non le  servito a niente. Quel bastardo avr seguito
lei, ispettore, quand venuta a cercarla.
Si copr la faccia con le mani e si mise a piangere. Le sue spalle erano scosse dai singulti. Mi
avvicinai ma non osai toccarlo. Lui alz gli occhi e mi guard con ferocia:
- Lo trovi, ispettore! Io non posso far niente, ma lei s. Lo trovi.
- Lo trover, Juan. E pagher per quello che ha fatto, te lo prometto.
Uscii di l elettrizzata da quella nuova informazione, ma anche affranta dalla scena cui avevo
appena assistito. Mi rivolsi al prete, che non si era allontanato:
- Padre, forse lei potrebbe prendere con s Juan per qualche tempo. Ha bisogno di stare in un
posto sicuro.
- Non c problema. Star con noi in comunit. L avr sempre compagnia. Ha ancora degli
amici di quando era in terapia.
Lindomani chiesi a Frutos di venire con me. Insieme, andammo al negozio di mobili dove ero
riuscita a scoprire come trovare Julieta. La proprietaria ci rest di sasso quando mi vide entrare con il
comandante della Guardia Civil.
-  successo qualcosa a sua cugina? - domand. A restarci di sasso, allora, fu il collega.
- Sono della polizia - tagliai corto. - Mi chiami Abdul, per favore.
Lo fece, quasi in stato di shock. Quando il marocchino arriv, chiesi a entrambi se fosse passato
qualcun altro a chiedere del domicilio di Juan Moreno. Mi dissero di no. Erano cos disorientati che
difficilmente nascondevano qualcosa. Chiesi ancora se avessero parlato con qualcuno della mia visita al
negozio. Mi assicurarono di no, anche se la signora mi confess, inorridita:
- Veramente io ho detto a mio marito, quella sera, che era venuta una signora a chiedere di sua
cugina. Mi aveva colpito la storia della famiglia, ma di Juan Moreno non ho parlato molto, lui non sa
nemmeno chi ...
- Va bene - dissi, e uscimmo senza altre spiegazioni.
Frutos, incuriosito, volle saperne di pi.
- E questa storia della cugina?
- Unidea mia, non ci faccia caso. Non volevo si dicesse in giro che era venuta la polizia.
Potrebbe farmi il favore di tenerli docchio tutti e due per qualche giorno? Anche se non credo che
nascondano niente.
-  gente di qui, se sapessero qualcosa lo avrebbero detto. Vuole vedere il corpo della ragazza?
- Non ci tengo tantissimo.
- Ha ragione. Fa impressione. Piccolina comera, sembra un uccellino. Era una prostituta, vero?
- Anni fa, Frutos, anni fa. Adesso non lo era pi.
Garzn, invece, era andato a vedere il corpo di Julieta. Me lo raccont durante il viaggio di
ritorno.
- Povera ragazza... Mi  venuto quasi da piangere a vederla l stesa. E dire che non la
conoscevo. Una tipina cos fragile con quel buco atroce in mezzo alla fronte... Dio, che figlio di
puttana!
- Franco Catania. Adesso abbiamo il nome. Ho chiesto a Coronas di verificare se ha dei
precedenti in Spagna.
- Pu essere un nome falso.
- Pu essere. Mi ha seguita fin qui senza che me ne accorgessi. Non male.
- Ma non lha seguita da Barcellona. Sarebbe impossibile. Come avr saputo che veniva a
Ronda?
- La riapertura del caso Sigun  uscita su tutti i giornali. Magari ci ha seguiti da quando
abbiamo cominciato a indagare.
- Non so cosa ne pensi lei, Petra, ma io questo caso lo vedo sempre pi intricato.
Non risposi. Mi lasciai trasportare dal paesaggio che filava a tutta velocit fuori dal finestrino:
pianure, colline, montagne, vallate... tutta la bellezza ridotta a un semplice istante. Assorta in me stessa,
mi addormentai. Al mio risveglio vidi che Garzn stava addentando un panino. Mi sorrise.
- Non le ho portato niente dal bar perch dormiva come un angioletto. Ha fame?
- No. Si rende conto, Fermn? Dei protagonisti della storia di Sigun, non  rimasto vivo
nessuno. A parte lassassino, ovviamente.
- Vedo che ha fatto brutti sogni. Non se la prenda, Petra, lo troveremo. Troveremo quel
bastardo a costo di andare fino in Italia e mettere sottosopra tutto il Partenone.
- In Italia non c nessun Partenone.
- Il Vaticano, allora.
- Non credo si nasconda l, anche se sarebbe interessante, devo ammetterlo.
Ore pi tardi, senza che fossimo neppure passati dalle rispettive case, il commissario ci chiam
nel suo ufficio. Senza quasi salutarci, digit il nome dellitaliano nella maschera di ricerca dellarchivio
anagrafico degli stranieri, e in quello che abbiamo in comune con i Mossos e la Guardia Civil. Ogni
volta, niente di fatto.
- Sotto questo nome, il tizio, in Spagna,  del tutto sconosciuto. Mettetevi immediatamente al
lavoro. Ci occorre sapere se ha preso un aereo dallItalia nelle date che ci interessano. Cominciate dalle
compagnie di bandiera: Alitalia e Iberia. Se non ci sono risultati, provate con quelle low cost. Seguite la
solita procedura, ma insistete per la massima urgenza. Si tratta di una priorit assoluta.
Andammo allaeroporto di El Prat. Per fortuna Garzn, sempre pi bravo di me con la
burocrazia, sapeva tutto quel che dovevamo fare. Non fu troppo difficile: un Franco Catania era
atterrato con un volo Alitalia da Roma e poi aveva preso un volo Iberia per Mlaga il giorno stesso in
cui avevo volato io. Infine si era di nuovo imbarcato per Roma successivamente allassassinio di
Julieta. Non si era premurato di usare una falsa identit. Il nome che conosceva la ragazza era quello
vero. Un errore commesso dallassassino diventa sempre un vantaggio inestimabile.
- Quel tipo  un sicario, Fermn, ne sono sicura. E mi ha seguita, mi ha seguita fin dallinizio.
Da quando  sbarcato a Barcellona, questo  stato il suo compito: seguirmi. Sapeva che a condurre le
indagini eravamo noi.
- Questo lo sa un po troppa gente. Coronas ha rilasciato dichiarazioni ai giornali.
- Ma non ha mai fatto i nostri nomi.
- Non importa. Un tizio appostato vicino al commissariato poteva benissimo collegare le cose
vedendo dove andavamo. Le suggerisco di non perdere neppure un minuto a informare il commissario.
Mi sa che se non glielo diciamo subito, sincazza come una tigre del Bengala. Perch nel Bengala le
tigri ci sono, o no?
- Credo di s.
- Dopo la figura che ho fatto col Partenone non oso pi dire niente.
- Tranquillo, Fermn, in Italia ci sono tanti di quei monumenti che magari hanno anche un
Partenone da qualche parte.
Il commissario Coronas era ormai lanciatissimo. Ascolt tutto quel che avevamo da dire senza
cambiare espressione, con lo sguardo concentrato sullo schermo del computer, recitando fra s le
decisioni che via via stava prendendo:
- Perfetto. Prima di tutto bisogna mettersi in contatto col giudice Muro perch venga aperta
unindagine a Roma. Poi dovr parlare con la questura di Roma perch cerchino i precedenti di questo
tizio, se ne ha, ma di sicuro li ha. Poi mettiamo in moto tutto il marchingegno per le indagini
allestero...
- Sarebbe? - domand il viceispettore, che ogni tanto peccava dinformalit.
- Sarebbe che vi assegneranno un commissariato romano, e l avrete la collaborazione di due
pari grado. Loro vi assisteranno in tutte le operazioni. Questo significa che non sarete autorizzati a
muovere un passo senza di loro,  chiaro? Non voglio casini. Ah, e unaltra cosa molto importante!
Non potrete girare armati.
- E loro s?
- Be, certo, loro s.
- Bello - disse Garzn, in tono di concisa protesta. Poi domand, un po comicamente: - Ma
questo significa che si va a Roma?
Coronas lo guard gelido:
- Cos pare, viceispettore. E io che pensavo di tagliare le spese! Mi manderete in rovina, tra tutti
e due! Per viaggerete con un volo low cost, alloggerete in un alberghetto modesto e voglio che mi
presentiate una lista spese giornaliera e dettagliata al centesimo. Adesso, mentre vi preparo il terreno,
andatevene a casa, prendetevi un po di riposo e spiegate ai familiari che starete via per ragioni di
servizio. Vi faccio chiamare.
- E se questo Catania negli archivi della polizia italiana non risulta, partiamo lo stesso? - chiese
il mio collega un tantino allarmato.
- S, partirete lo stesso! - conferm Coronas, che cominciava a seccarsi.
Lungo il corridoio, Garzn camminava come un pugile suonato dopo lincontro. Neppure io mi
trovavo in uno stato molto soddisfacente. Se eravamo preoccupati, per, non lo eravamo per gli stessi
motivi: io pensavo alle indagini, lui pensava al viaggio. Mi fu chiaro non appena cominci a parlare.
- Non ero preparato a questo cambiamento di rotta - ammise.
- Andare alla ricerca di un criminale in un posto che non si conosce non  unimpresa facile.
- Proprio questanno, con Beatriz, si parlava di andare in vacanza in Italia. Per lei 
inconcepibile che alla mia et io non ci sia mai stato. Spero non ci rimanga male, adesso che ci vado da
solo.
- Potrete sempre tornarci insieme. Non credo che avr molto tempo per fare del turismo.
- Lei  gi stata in Italia, Petra?
- S, diverse volte.
- Con i suoi diversi mariti?
- Santo Dio, Fermn, detto cos sembra che io sia una specie di Liz Taylor!
- Con Marcos ci  andata?
- Solo per un paio di giorni, un viaggetto breve. Lei, quante volte  stato allestero, Garzn?
- Io? Be, poche. A parte quando sono venuto a Mosca con lei per motivi di lavoro, ero stato a
Lourdes con la mia prima moglie, glielho detto che era tanto devota. Poi, con Beatriz, siamo stati a
Bordeaux, e a Londra per Pasqua, e lanno scorso siamo andati allEstoril. Ma in Italia, mai.
- Non si preoccupi, sua moglie capir le sue ragioni.
Fu Marcos, per, a non capire le mie. Entr in camera da letto proprio mentre preparavo le
valigie, e la sua faccia sbalordita mi preannunci quel che stava per accadere.
- Te ne vai di nuovo a Ronda?
- No, vado a Roma, questa volta.
- Cosa? - esclam come se lo avessi insultato.
Gli spiegai per sommi capi le ragioni professionali del viaggio. Non serv a nulla. Disse:
- Comunque sia, mi d fastidio! Che vuoi che ti dica? Mi d fastidio che tu te ne vada di nuovo,
non sei ancora arrivata e gi te ne vai!
- Ma non posso fare diversamente, Marcos. Sono ordini del commissario! Ad ogni modo, non
capisco perch proprio adesso tu diventi cos possessivo.
- Petra, nella vita di coppia ci sono momenti pi facili e momenti pi difficili. Ebbene, a me
pare che adesso stiamo attraversando un momento difficile. Niente di grave, solo che non
comunichiamo abbastanza. Tu fai le tue cose, io le mie... A volte possono sorgere dei malintesi...
Avremmo bisogno di fermarci un attimo e riposare, di avere pi tempo per noi, di parlare, di
domandarci se sta succedendo qualcosa di insolito...
Mi sentii invadere da unondata dindignazione che quasi mi soffoc.
- E me lo dici quando ho gi un piede sullaereo e non posso far niente? Che cosa vuoi, che me
ne vada preoccupata, spaventata, che rimanga agitata per tutto il tempo che star fuori?
- E quando cazzo dovevo dirtelo se non ci vediamo mai?
-  colpa mia se non ci vediamo mai? Ma certo! Dovrei starmene a casa tutto il giorno ad
aspettare che ti sia comodo passare di qui. O magari dovrei sedermi ai tuoi piedi mentre lavori in
ufficio.
I suoi occhi mi fissarono con durezza. Era serissimo. Trattenne lira che senza dubbio provava e
si diresse verso la porta.
- Buon viaggio, Petra. Ci sentiamo.
Usc in silenzio, camminando lentamente. Io sono una persona sboccata, quasi tutti i poliziotti
lo sono. Ma le parolacce, dette da me, sono esclamazioni come le altre, non hanno alcuna intenzione
offensiva. Marcos, invece, non le usa mai. Per questo sentirgli dire cazzo mi era parsa la cosa pi
grave mai successa tra noi. Mi resi conto di avere in mano una scarpa, che stavo per mettere in valigia.
La stampai contro il muro. Ero confusa, affioravano in me sentimenti contrastanti che lottavano per
occupare da soli la scena. Provavo la rabbia sorda di chi si sente vittima di uningiustizia. Non era certo
il momento per le recriminazioni, amorose n daltro genere. Se mio marito aveva osato farmene era
perch si risvegliava in lui un retaggio maschilista duro a morire. Nel contempo, mi sentivo triste.
Come facevano le coppie sposate che stavano insieme per trenta o quarantanni a non trasformarsi in
mostri furibondi con la bava alla bocca ogni volta che sorgeva un problema? Perch Marcos ed io ci
trovavamo continuamente impegolati in discussioni assurde su questioni che in teoria erano
chiarissime? Infine, vi era in me una preoccupazione di ordine pratico che mirritava ancora di pi:
dopo quella litigata ridicola, il mio stato danimo rischiava di rimanere alterato per qualche giorno, e
questo poteva influire negativamente sulle indagini.
Come cera da aspettarsi, Franco Catania aveva precedenti penali in Italia. Niente di clamoroso:
si era fatto beccare mentre svaligiava un magazzino di elettrodomestici insieme a tre complici. Tutti
piccoli delinquenti. In seguito a questo arresto aveva scontato una breve condanna. Aveva quarantanni
e risultava domiciliato a Roma.
Il commissario Coronas era ancora nello stato di febbrile attivit in cui lo avevamo lasciato. I
preparativi per la nostra trasferta italiana erano in pieno svolgimento. Appariva soddisfatto come se non
vedesse lora di rispedirci in orbita unaltra volta.
Mentre raccoglievo tutti gli incartamenti che ci sarebbero serviti, ebbi modo di constatare a
quale velocit corressero le notizie in quel commissariato. Sentii bussare timidamente alla porta. Erano
Yolanda e Sonia, le due giovani agenti che tante volte mi avevano assistita nelle indagini. Venivano a
comunicarmi il loro desiderio che io acquistassi per loro, in loco, qualcosa di italiano. Che cosa, non
importava: una maglietta, una borsa, un foulard... limportante era che loggetto esibisse bene in vista
uno di quei marchi che ormai rappresentano un mito universale. Dolce & Gabbana, Armani, Versace,
Prada... Inutilmente cercai di convincerle che tutte quelle firme avevano i loro negozi a Barcellona. -
Non  lo stesso - fu la risposta. Volevano firme italiane comprate in Italia, aspiravano a unitalianit
assoluta e radicale che garantisse loro laccesso istantaneo al mondo del lusso e del buon gusto.
Lintenzione era quella di consegnarmi il denaro che avevano risparmiato a questo scopo: trecento euro
ciascuna. Poich non avevo alcuna intenzione di portarmi dietro tutti quei contanti, promisi che avrei
anticipato io il denaro e poi me lo avrebbero restituito al mio ritorno. Oltretutto, chiarii, non ero affatto
sicura di avere tempo per dedicarmi allo shopping. Lo dissi con tutta la pazienza e il bel garbo di cui fui
capace, anche se distinto, quando mi spiegarono il motivo per cui erano venute a cercarmi, le avrei
volentieri mandate a quel paese. Non mi sembrava corretto che due professioniste al servizio della
legge, due donne fatte e responsabili, confondessero la caccia a un pi che probabile triplice assassino
con un viaggio di piacere con ampio spazio per le frivolezze. Eppure, vedendo la luce che brillava nei
loro occhi mentre citavano firme e borsette, capii che ad animarle era qualcosa di pi della semplice
frivolezza. Quei nomi risvegliavano in loro lo stesso entusiasmo per un mondo di novit e di libert che
avevo provato io per le democrazie europee lontane dalla sclerosi franchista. I tempi cambiano e i miti
si avvicendano. Non era il caso di inabissarsi in un confronto critico proprio in quel momento, n di
accusare le nuove generazioni di superficialit. Tutti, in ogni tempo, aspiriamo a fuggire da una vita
quotidiana che ci pare limitata, asfissiante, stupida. Lorizzonte su cui posiamo gli occhi per
convincerci di respirare un soffio daria fresca finisce per essere una questione secondaria. Promisi alle
due ragazze che, se fosse stato nelle mie possibilit, sarei tornata dal mio viaggio con due bei pezzi
glamour debitamente etichettati con quei nomi gloriosi.
Tutta quella tolleranza, e il conseguente autocompiacimento per essere riuscita a metterla in
pratica, vennero automaticamente spazzati via quando vidi arrivare Garzn, in leggero ritardo. Se il
mio bagaglio consisteva in ununica valigia di medie dimensioni, il suo si diversificava in un piccolo
trolley e un enorme zaino che pesava da far spavento.
- Cosa diavolo c l dentro? - chiesi, punta da curiosit.
- Libri darte e di storia: La Roma imperiale, La Roma repubblicana, Michelangelo scultore,
Vite dei Cesari... S, lo so cosa sta per dirmi. Le suggerisco di prendere il telefono e dirlo a Beatriz.
Lidea  stata sua. Mi ha fatto una testa cos con tutto quello che dovrei sapere sulla citt eterna. Nel
trolley ci sono i vestiti: quasi niente. Due cambi di biancheria, un paio di camicie e un pantalone. Che
io parta quasi in mutande, anche quella  unidea di mia moglie. Secondo lei in Italia ci sono i migliori
negozi di abbigliamento da uomo nel mondo, quindi tanto vale che mi compri l tutto quello di cui ho
bisogno.
- Complimenti! - esclamai. - Qui sono gi tutti convinti che andiamo in Italia in viaggio di
piacere.
- E cosa vuole che faccia, che me ne scappi di casa in piena lite coniugale?
- No, questo non glielo consiglio, Fermn.
Fece spallucce e mi sorrise. Ancora una volta formavamo una strana coppia, che lagente
Domnguez provvide ad accompagnare in auto fino allaeroporto.
Mentre attendevamo il nostro volo passeggiando nel mastodontico Terminal 1 di El Prat, tornai
a provare quello che ho sempre provato negli aeroporti: un enorme senso di irrealt. Vecchie coppie
dallaspetto anglosassone, ragazzi chiassosi in piccoli gruppi, uomini solitari sempre curvi su un
portatile, peruviani in abiti etnici, un paio di preti meditabondi, qualche giovane signora con due o tre
bambini che si rotolavano sul pavimento... Dove va tutta questa gente, che cosa li chiama ai loro luoghi
di destinazione? Nulla. La mia impressione  che nulla di reale li spinga a salire su un aereo, e che se
ciascuno se ne rimanesse tranquillo a casa propria, la vita e il mondo andrebbero avanti esattamente
nello stesso modo. Anche Garzn ed io viaggiavamo senza un motivo pienamente valido. Se a Roma
dovevamo essere scortati da altri due poliziotti, non avrebbero potuto farlo loro, il lavoro? Perch la
presenza fisica in un luogo  ancora cos importante in un mondo che ormai si muove a colpi di
virtualit? Preferii non condividere con il viceispettore quei miei pensieri cos astrusi. Tanto pi che lui
sembrava assorto nelle sue cose. Neppure sullaereo parl. Prese il suo libro sulle vite degli imperatori
e si mise a leggere. Io non riuscii neanche a sfogliare la rivista che avevo portato con me.
Immediatamente, mi addormentai.
Mi svegli la voce del pilota che annunciava il prossimo atterraggio. Il viceispettore guardava
dal finestrino con avidit. Cominciava la nostra avventura romana.
7
Mentre raggiungevamo lalbergo in taxi, la mia mente si popolava di immagini del passato. Del
mio passato romano. Il viceispettore aveva colto nel segno: mi sentivo come una vecchia attrice,
celebre un tempo, che ritrova nella memoria una citt sul filo dei suoi successivi mariti. Con tutti e tre
avevo visitato Roma. Hugo, che era stato il primo, aveva scelto Roma come destinazione del nostro
viaggio di nozze. Quanto tempo era passato da allora? Non sono brava a datare i ricordi, ma quasi quasi
preferisco cos. In quel viaggio tutti i luoghi che visitavamo mi riportavano a corsi di studio, libri letti,
film visti, dipinti di cui avevo contemplato le riproduzioni. Le strade, i monumenti, i musei, tutto
sembrava qualcosa di astratto, incapace di prendere corpo. La presenza della Roma autentica lottava
per farsi reale, uscendo dai sogni di tanti artisti e tanti viaggiatori. Tutte le sfaccettature di
quellimmenso diamante che era la citt mi rimandavano la loro luce nella forma di visioni altrui. Non
era facile formarsi unidea di quel che si aveva attorno. Continuamente irrompevano nella mia mente,
oscurando ogni esperienza diretta e personale, i deliri di Fellini, il romanticismo di Lord Byron, la
grandiosit circense della Roma imperiale hollywoodiana, le lezioni sullarte del Rinascimento, il
neorealismo di Vittorio De Sica, e limmagine infallibile di Audrey Hepburn e Gregory Peck allacciati
in sella a una Vespa.
Hugo era, gi ai tempi delle nostre nozze, un uomo sicuro di s. Era gi stato a Roma da
studente, e approfittando di quel vantaggio mi faceva da guida. Era quel che pi gli piaceva al mondo:
guidare gli altri. Ma le sue spiegazioni erano cos prolisse e piene di tecnicismi che spesso mi sentivo
come unallieva davanti al professore. Quella sensazione avrebbe dovuto farmi presagire gi allora i
nuvoloni neri che incombevano sul nostro futuro insieme, ma ogni amore ai suoi primi passi  sordo
alle previsioni meteorologiche che annunciano tempesta. In ogni caso, a Roma splendette il sole per
tutta la durata del nostro soggiorno. Giunsi alla fine di quel viaggio un tantino sazia di pietre e glorie
imperiali, ma salii sullaereo che mi riportava in Spagna con unidea ben fissa in mente: Ritorner in
questa citt.
E infatti vi ritornai qualche anno pi tardi, con Pepe, il mio secondo e pi giovane marito.
Quella volta a far da guida ero io, e avendo imparato che una guida non deve mai esaurire largomento
n farci sentire degli stupidi con la sua sapienza, mi limitai a portarlo in giro per i principali luoghi
turistici: il Colosseo, la Fontana di Trevi, piazza San Pietro e poco altro. Il resto del tempo lo
passammo pranzando e cenando in piccole trattorie di Trastevere, dove ci godevamo la pasta e il buon
vino senza domandarci troppo se fossimo a Roma o a Istanbul. A Pepe non importava mai molto il
luogo in cui si trovava; lui il suo mondo lo portava con s, un mondo limitato e tranquillo, che non si
apriva a grandi avventure. Lui era felice con i suoi amici, i suoi spinelli di marijuana e unanalisi
semplicistica e gratificante della realt. Io mi vedevo un po costretta in quello spazio cos angusto, cos
ovattato. Credo che fu per questo che lo lasciai. Povero Pepe! Da tanto tempo non lo vedevo, non
lavevo neppure pi chiamato, e dire che mi piaceva, quando alzava il telefono, sentirgli dire: Petra!
Sei tu? come se constatare che in effetti ero io fosse per lui il colmo della sorpresa. Adesso viveva con
una ragazza della sua et che era stata nel corpo di ballo del Liceu, e che dopo aver lasciato il teatro
aveva aperto una piccola scuola di danza. Credo fossero felici.
Con Marcos ero venuta a Roma lanno prima, accompagnandolo a un convegno di architetti.
Come se ciascuno di quei viaggi fosse stata una sintesi di quello che avveniva nel nostro matrimonio,
quella volta passammo poco tempo insieme. Marcos era impegnato per quasi tutto il giorno in un
centro congressi, e io nel frattempo passeggiavo senza meta per le vie della citt prendendo cappuccini.
Ci vedevamo solo la sera a cena. Quella doveva essere la nostra maledizione, la cronica mancanza di
tempo!
Solo allora mi accorsi che mentre io sgranavo tutti quei ricordi romani, il viceispettore era
rimasto muto come un pesce, con il naso appiccicato al finestrino del taxi.
- Le piace quello che vede, Fermn?
- Sono sbalordito, Petra, sbalordito. Vede anche lei quello che vedo io? Ha visto un momento fa
quella specie di enorme fontana con i cavalli volanti?
- Il monumento a Vittorio Emanuele. Non  che i romani lo amino molto.
- Non me ne frega niente di quel che pensano i romani,  bestiale! Ma la cosa che mi ha lasciato
a bocca aperta  quella specie di plaza de toros dove siamo passati prima! Lavevo gi vista nelle foto e
nei film, ma non avrei mai pensato che fosse cos grande.
- Il Colosseo. Impressionante, vero?
- Impressionante  dir poco! Le assicuro che se quellassassino della malora si fa beccare prima
che io abbia il tempo di dare unocchiata a tutta questa roba, sono capace di liberarlo unaltra volta.
- Avremo tempo, tutto il tempo che vuole. Domani lappuntamento in commissariato  alle
undici. Se vuole, prima facciamo un giro da queste parti.
Il giorno dopo facemmo il giro promesso, prima di raggiungere i nostri colleghi italiani. Ormai
era novembre, e laffluenza di turisti non era eccessiva. Garzn, appena avvist da lontano il Colosseo,
sincammin verso le sue arcate come in stato di trance. Quando ormai stavamo quasi per toccarne le
mura, si volt verso di me:
- Sono affascinato, Petra, mi mancano le parole. Questa  la storia in diretta,  come tornare
indietro di secoli. Non capisco come permettano alle macchine di circolare intorno a un gioiello del
genere.
- Noi europei siamo abituati a vivere in mezzo ai nostri resti, come i maiali.
- Non mi sembra un paragone molto poetico.
Mi misi a ridere. Era evidente che quel monumento aveva toccato le fibre pi intime della
sensibilit artistica di Garzn, una sensibilit di cui non avevo mai sospettato lesistenza. Entrando
nellanfiteatro, il mio collega torn a estasiarsi.
- Ma si rende conto, ispettore? Tra queste pietre successero cose terribili, crudeli e grandiose:
lotte di gladiatori, belve inferocite che si rimpinzavano di cristiani, il popolo impazzito che chiedeva
sangue... mi si rizzano i capelli solo a pensarci.
Lasciai che si abbandonasse ai suoi sogni a occhi aperti senza fare commenti. Tutto quel che
riuscivo a pensare poteva sembrargli offensivo. Lui continu con le sue ricostruzioni storiche di
cartapesta.
- Ci crede? Io sento che qualcuno dei miei antenati  passato di qui. Ho provato qualcosa di
speciale, entrando. Forse un mio avo era un semplice stalliere che dava da mangiare ai leoni, o un
fabbro che forgiava le armi di quelli che combattevano nellarena, per qualcosa mi dice che in un
passato remoto io sono gi stato qui.
- Lei  buffo, Fermn. Di solito la gente, quando si cala in unepoca storica diversa dalla sua, si
sceglie ruoli importanti: tutti immaginano di essere re, imperatori, nobili, o almeno viaggiatori. Solo a
lei pu venire in mente di discendere da un poveraccio.
- Io non mi sono mai fatto illusioni sul lignaggio da cui provengo. Di sicuro i miei antenati
sono stati sempre gente del popolo: pastori, carbonai, tuttal pi carpentieri... Non un solo conte o
marchese. E ne vado fiero! non creda. Lo dico sempre a mia moglie quando mi rimprovera perch non
so comportarmi con classe. Io sono un lavoratore, Beatriz, un uomo abituato a guadagnarsi il pane col
sudore della fronte. Tu sei di buona famiglia, ma io no, non te lo scordare. In casa mia nessuno  mai
stato un cane di razza. Tutti noi siamo stati cani di strada.
Compatii un poco la povera Beatriz, bersaglio di rivendicazioni canino-dinastiche, ma in quel
momento avevo voglia di fare un po arrabbiare il viceispettore.
- S, Fermn, dalla sua fronte sgorga il sudore del duro lavoro, ma anche delle domeniche sul
campo da golf, e ringrazi che allopera o al ristorante non si suda, altrimenti...
- La pianti subito con la storia dellimborghesimento, ispettore, o finiamo male. Mi racconti
piuttosto in quale ruolo si vedrebbe lei, se dovesse tornare nellimpero romano.
- Io? Io sarei certamente unimperatrice, una di quelle vipere tremende che mettevano il veleno
nel bicchiere del marito anche quando andava a lavarsi i denti.
- Con lei  impossibile parlare sul serio. Me ne vado a fare un giro per le gradinate, ma ci vado
da solo.
- La aspetto alluscita. Ha un quarto dora per le sue rivisitazioni storiche, non un minuto di pi.
Non sarebbe carino arrivare tardi dai nostri ospiti, faremmo una bruttissima figura. Pensi che
rappresentiamo tutta la polizia spagnola.
Lui mi gett uno sguardo sdegnato e si allontan, scansando i visitatori con landatura altera di
un cesare. Io uscii e mi accesi una sigaretta vicino ai cancelli. Mi accorsi subito che lattesa non
sarebbe stata noiosa: alcuni figuri in costume da centurione si facevano fotografare, dietro compenso,
insieme a un gruppo di ragazze americane morte dal ridere. Pensai che noi esseri umani, una volta
indossati i panni del turista, siamo capaci di sottoporci a umiliazioni che mai accetteremmo nella vita
normale. Eppure quello spettacolo pittoresco mi distrasse fino al termine della visita del viceispettore.
Quando arriv, puntualissimo, si un alla contemplazione dei centurioni e delle turiste con aria
divertita.
- Non sarebbe male farci una foto anche noi con quei tipi l. Pensi che risate si farebbero i
ragazzi del commissariato!
Riecheggiai quelle risate immaginarie, fingendo di prendere quel suo suggerimento come un
semplice scherzo, anche se sapevo bene che parlava sul serio. Poi lo presi per un braccio e lo trascinai
via senza troppi complimenti. Appena riuscii a trovare un bar, ordinai due caff. Come mi aspettavo,
dopo il primo sorso del concentratissimo liquido contenuto della tazzina, Garzn esclam:
- Mio Dio, ma questo  capace di resuscitare un morto! Unautentica bomba alla caffeina!
- Parlando di morti, mettiamoci in marcia, Garzn.  scaduto il tempo riservato al turismo.
Andiamo a cercare un taxi.
Stavamo per conoscere lispettore capo Maurizio Abate della Polizia di Stato e la sua assistente,
il vice-ispettore Gabriella Bertano, destinati a essere la nostra ombra nei labirinti romani ben pi a
lungo di quanto potessimo prevedere.
Il motivo principale per cui Abate era stato scelto per quella missione era che parlava uno
spagnolo impeccabile. Come ci inform subito dopo le presentazioni, era stato sposato per quindici
anni con una madrilena.
- A forza di voler dimenticare, prima o poi dimenticher anche lo spagnolo. Ma due anni di vita
da divorziato non sono ancora abbastanza - ironizz.
Mi guardava dalla testa ai piedi con uninfinita curiosit che non tentava neppure di
dissimulare, mentre sul suo volto risplendeva, come dipinto, un costante ed enigmatico sorriso. Era
leggermente pi giovane di me, con i capelli cortissimi, di un castano gi spruzzato di bianco, e occhi
color miele. La sua corporatura atletica era messa in risalto da un abbigliamento molto curato. Eppure
quelle caratteristiche esteriori non corrispondevano alla sensazione che suscitava. A dire il vero, non
ero neppure sicura di quale fosse questa sensazione. Avevo a che fare con un cinico? Con un briccone?
O semplicemente con uno spiritoso? Non lo sapevo, e questo mi indusse immediatamente a stare in
guardia.
La personalit di Gabriella Bertano, per quel che potevo intuire di lei, mi parve molto pi
tranquillizzante. Era sui trentanni, carina, seria. Nel suo sguardo vi era una gran discrezione. Quando
mi disse che le capitava spesso di lavorare in coppia con Abate, pensai che la sua funzione fosse fargli
da contrappeso. Non parlava spagnolo, ma capiva le cose essenziali, e si faceva capire con frasi brevi e
chiare in italiano, che accompagnava con una mimica di per se stessa eloquente. Pensai che non
avremmo avuto problemi con la lingua, anche se il viceispettore, ancora in difficolt, chiedeva spesso
che gli si ripetessero le cose.
I due poliziotti erano pienamente informati sui dettagli del caso Sigun, che avevano studiato
non appena era arrivata tutta la documentazione. Obiettivo del nostro viaggio era trovare un uomo, e
tutto quel che sapevamo di lui si rivelava importantissimo per capire dove cercarlo. Non avevano avuto
il tempo di farsi unidea, ma pareva evidente che avevano preso il lavoro sul serio.
Senza perdersi in preamboli, Abate ci mostr la scheda del pregiudicato Franco Catania. La foto
mostrava un uomo robusto dal volto canagliesco e inespressivo, con il naso aquilino e il collo forte
come quello di un toro.
- Un delinquente comune gi processato per un reato di modesta entit - comment. - Eppure,
dopo la scarcerazione, le sue tracce si perdono. Lei che cosa ne dedurrebbe, ispettore?
Non mi aspettavo quellinterrogazione non programmata. Scelsi il silenzio, sperando che quella
fosse una domanda retorica. E invece no. Abate mi fissava in attesa di una risposta, come un professore
spazientito. Un po piccata, risposi:
- Forse che non ha pi infranto la legge. Per, per un delinquente comune che con ogni
probabilit ha commesso dei delitti in Spagna, tre anni di vita da onesto cittadino sembrano un po
troppi. Qualcosa avr pur fatto nel frattempo.
- Ebbrava! - approv Abate in italiano, perforandomi con lo sguardo e intensificando il sorriso.
Poi ritrov la sua aria professorale. - Ma non basta. Se  vero, come pare, che cinque anni fa Catania
assassin Sigun, e poi Quiones, per ordine di qualcuno, qualcosa non torna. Sa dirmi cosa, ispettore?
Questa volta non ressi oltre allesamino e ribattei:
- Posso dirle che cosa pare a me, caro collega, ma le sarei grata se smettesse di trattarmi come
la concorrente di un quiz televisivo. Se vuole sapere fino a che punto arriva la mia abilit investigativa
e quali sono i limiti della mia mente deduttiva, la prego di rileggersi la copia della relazione che le 
stata trasmessa. Il suo contenuto dovrebbe bastarle.
Garzn era rimasto di stucco. Gabriella mi fissava, non molto sicura di aver capito bene. Solo
Abate rimase sorridente e radioso, per poi complimentarsi con me con entusiasmo ancora accresciuto:
- Brava! Bravissima! Ma non mi fraintenda. Voglio solo essere sicuro che i nostri punti di vista
coincidano.  importante essere daccordo sulla linea da seguire.
- In questo caso le dir che il comportamento di Catania mi pare molto strano. Se  un sicario di
professione, e agiva per conto di un nemico di Sigun, perch rubare elettrodomestici con una banda di
scalzacani? Quello del sicario  un mestiere molto redditizio.
- Questo  il punto! Ora le dico le possibilit che vedo io. Possibilit numero uno: Catania non
 mai stato un sicario, ma solo un disgraziato senza un soldo che simbatte per caso in Quiones e
pensa bene di approfittare della sua trappola per incastrare i vecchietti. Questo per non quadra con
quello che succede dopo: prima identifica Sigun cercandogli i documenti nelle tasche e poi lo
ammazza, oltretutto senza portare via alcun oggetto di valore. Possibilit numero due: visto che non 
un sicario di professione, ma solo un tipo che vive di espedienti, elimina Sigun e Quiones perch
qualcuno lo paga.
- Le ricordo che avrebbe commesso un terzo omicidio.
- S, ma lassassinio di Julieta Lpez  strettamente legato ai precedenti. Il che rafforza il mio
sospetto che questo Catania sia solo un imbecille, non un professionista, e che lunico a fidarsi di lui sia
il suo mandante: il presunto nemico di Sigun.
- Se  cos siamo messi male.
- Infatti.  pi facile seguire le tracce di un professionista che quelle di un dilettante.
- E come se la sarebbe cavata il Catania da quando  uscito di prigione fino a quando  stato
nuovamente mandato in Spagna per uccidere Julieta?
- Non lo so.
Intervenne per la prima volta il viceispettore:
- Quel tizio ha fatto fuori tre persone; quindi, professionista o no, quello per me  un pezzo
dassassino da far paura.
Lispettore Abate scoppi a ridere a gola spiegata, come se avesse sentito la barzelletta pi
divertente del mondo.
- Scusate, ma io adoro la spontaneit, non posso farci niente.
Garzn, sentendosi protagonista della scena, lusingato, rispose:
- Be, se le viene da ridere ogni volta che sono spontaneo, le basta stare con noi e sar sempre
di buon umore.
Per evitare che laspetto conviviale del nostro incontro compromettesse quello professionale, mi
affrettai a tornare in tema:
- Veniamo alle conclusioni. Quali sono le sue, ispettore?
- Credo che lindividuo che abbiamo chiamato il nemico di Sigun sia da cercarsi qui.
Altrimenti, perch un nemico spagnolo avrebbe dovuto contattare un sicario non professionista in
Italia? Mi risulta che in Spagna di sicari ce n finch si vuole. Ho sentito parlare addirittura di sicari
colombiani preparatissimi. Non sarebbe stato pi facile ricorrere a loro per prossimit di lingua? Mi
dica, Petra, - e qui colsi benissimo che aveva usato il mio nome di battesimo, - secondo le sue
indagini, quali nemici poteva avere Adolfo Sigun in Italia?
- I suoi soli contatti con lItalia erano, a quanto si sa, professionali, e furono proprio quelli che
risollevarono le sorti della sua azienda con successo negli ultimi tempi prima del delitto. Ho gi chiesto
una lista dei clienti italiani. La solleciter.
- Ottimo.  esattamente quello che ci serve.
- Se ho ben capito, ispettore, lei suggerisce di allargare il campo allintero caso Sigun, ben al
di l della ricerca di Franco Catania.
- Certo che cercheremo il Catania. Ma concorder che bisogna avere ben chiaro lo sfondo e i
motivi dellomicidio, per ottenere risultati convincenti.
- Immagino sia consapevole che questo richieder pi tempo.
- Siamo in tanti: quattro ispettori al servizio di un solo caso.
- Ma se dobbiamo andare insieme dappertutto, come impongono le norme internazionali, le
nostre possibilit saranno limitate.
Mi guard sorridendo e non rispose. Disse semplicemente:
- Prima di sparare il colpo del via, c ancora una cosa che dobbiamo fare. Il pubblico ministero
che ha aperto le indagini qui a Roma vuole conoscervi. Propongo di andare subito da lui. Dopo ci
metteremo a lavorare.
Gabriella Bertano, che per tutto il tempo non aveva aperto bocca, si alz, ci precedette e ci
guid verso il parcheggio.
Tutti i fantasmi che mi erano apparsi quando avevo saputo che saremmo stati affiancati da due
ispettori romani si erano materializzati dun sol colpo. Ormai, con lesperienza che avevo alle spalle,
avrei dovuto saperlo: i problemi che si profilano come possibili finiscono sempre per dimostrarsi reali.
Come evitare che un ispettore di polizia straniero, che se ne sta nel suo paese, e che ha lincarico di
assisterti nelle indagini, cerchi di importi i suoi criteri personali? Abate voleva farsi bello col nostro
caso, non solo aiutarci nella ricerca di un indiziato. E io non potevo farci niente.
Se avessi protestato, o avessi anche solo tentato di correggere le sue direttive, la cosa pi facile
per lui sarebbe stata disinteressarsi della faccenda. Quellitaliano del cavolo ci avrebbe complicato la
vita pi del previsto. E non sarebbe stata tutta colpa sua, bens di quel sistema perverso che duplicava le
forze, in realt dimezzandole, senza che ce ne fosse alcun bisogno. Non bastava che Garzn ed io
rendessimo conto del nostro operato alla polizia locale e chiedessimo il loro aiuto passo dopo passo?
No, adesso eravamo l come due salami, privati dellarma dordinanza e guardati a vista tutto il santo
giorno! Quando mi trovai seduta in macchina accanto a Garzn glielo accennai sotto voce, e lui si
limit a sbuffare come un bisonte, stringendosi nelle spalle.
Poi venne la scenetta del giudice.  vero che in Spagna noi poliziotti esageriamo nel voler
preservare la nostra indipendenza dal potere giudiziario, e prendiamo un po sottogamba la figura del
magistrato. In Italia non  cos. In Italia, il giudice, che loro chiamano Pubblico Ministero,  il
padreterno e la bestia nera, tutto insieme. Proprio come una figura totemica, gli si rende omaggio e lo si
tratta con rispetto reverenziale. Ed ecco che Sua Eccellenza il Pubblico Ministero era l, pi vecchio di
Matusalemme, racchiuso in un abito scuro blindato, simile a quelli che portava Garzn ai tempi della
sua vedovanza.
Fu naturalmente Abate a condurre la riunione in vece nostra, fornendo al magistrato tutte le
precisazioni che questi chiedeva. Stranamente, il nostro impulsivo ispettore mostrava la pazienza di un
santo, e neppure per un attimo cerc di accelerare il pignolissimo esame di tutti i documenti. Io
cominciavo ad averne fin sopra i capelli di tante formalit, ma non potevo che starmene zitta e
attendere che finisse il rosario di domande dellanziano Cesare Bono. Finalmente, quando ormai non ci
speravo pi, il solerte magistrato si decise a firmare una quantit inverosimile di carte. Ma prima,
estrasse dalla tasca interna della giacca un paio di occhialetti a pois di un luminoso verde fosforescente.
Santo cielo! Nessun giudice in Spagna, giovane o vecchio, pedante o facilone che sia, trovandosi
nellesercizio delle sue funzioni, oserebbe inforcare un accessorio simile! Quello fu un insegnamento
fondamentale: gli italiani sono disposti ad accettare luniformit che un ruolo determinato impone, ma
vi introducono immancabilmente un particolare bizzarro, una nota spiritosa, che sancisce il loro
distacco dalle convenzioni. Una gran bella cosa, pensai. Magari Coronas ne fosse capace.
Ma non era ancora finita. Segu il capitolo delle raccomandazioni. Il giudice Cesare Bono ci
preg di essere prudenti, di rispettare il pi possibile la presunzione dinnocenza, di non forzare mai le
situazioni, di prendere le cose con calma e di tenerlo scrupolosamente informato. Credo che neppure un
padre dei tempi andati si sarebbe mostrato cos puntiglioso con i pi discoli dei suoi figli. Quando
credetti che avesse finito, si mise a rispolverare i ricordi dei suoi soggiorni a Barcellona,
accompagnandoli con profondi sospiri di nostalgia. Sembrava sentire la mancanza di unamante pi che
di una citt, e forse entrambe le cose erano vere. Poi si mise a farmi domande. Continuava a palpitare
lungo le Ramblas lo spirito sensuale e bohmien che lui aveva conosciuto? Mi astenni dal dirgli che
orde di turisti avevano trasformato quella passeggiata e tutto il centro di Barcellona in un luogo
impercorribile, e che ormai lungo i marciapiedi e sotto i platani si susseguivano negozi di souvenir e
fast-food. Ma non potei impedire a Garzn di diffondersi su quanto fosse cara la vita e fino a che punto
fosse difficile trovare parcheggio. Per fortuna, credo che il giudice non cap o non volle capire. Meglio
cos. Non avevamo nessun diritto di avvicinare uno spillo al palloncino dellillusione che quel
bravuomo aveva gonfiato anno dopo anno.
Finalmente, due ore dopo esservi entrati, lasciammo il palazzo. Nel parcheggio, mi lamentai col
mio collega italiano, credendo che la pensasse come me:
- Abbiamo perso un mucchio di tempo prezioso. Temevo non ci lasciasse pi andare!
Abate mi guard con sufficienza. Capii che quel commento gli pareva del tutto inopportuno:
- Niente affatto! Direi che il tempo lo abbiamo impiegato benissimo. Per salire una scala senza
rischiare di cadere,  bene non saltare neppure un gradino.
- Il gradino di Barcellona era cos indispensabile?
- Era quello fondamentale. Noi italiani, ispettore, attribuiamo grande importanza al contatto
personale. Dopo questo piacevole scambio di vedute, il giudice Bono si fider di noi e non si
permetter nessuna intromissione. Guadagneremo tempo, perch non ci chieder resoconti precisi sui
nostri progressi e non pretender di vedere i verbali ogni momento.
Lo guardai con la coda dellocchio. Sorrideva. Che cosa bisognava dire a un tipo cos per farlo
arrabbiare? Mentre Gabriella andava a prendere la macchina, lui continuava a sorridere serafico. Cercai
nuovamente di strapparlo alla sua beatitudine.
- Vedo che la sua assistente le fa tutte le commissioni.  anche una brava poliziotta?
Raccolse la palla al balzo e, senza battere ciglio, me la risped.
- Gabriella  il nostro fiore allocchiello. Domina linformatica, ha fatto un master in
criminologia ed  cintura nera di karate. Se non lha sentita intervenire nella conversazione  perch in
questi giorni  un po preoccupata.  appena rientrata in servizio dopo la maternit, e questa  la prima
settimana che lascia suo figlio con una baby-sitter. Lei che  una donna potr capirlo. Le donne
cambiano quando sono madri. Diventano belve col resto del mondo, sono dolci solo col loro bambino.
Stavo per dirgli che per me quella era una solenne cretinata, ma mi trattenni. Un conto era
punzecchiarlo un pochettino, un altro aprire uno scontro diretto prima ancora di aver cominciato a
lavorare. Mi accontentai di rispondere:
- Pu darsi. Io non ho figli.
- Non  sposata? - mi chiese, esagerando la sua sorpresa.
Garzn sintromise dove non era chiamato, rispondendo per me:
- Come no? Lispettore Delicado si  sposata tre volte. Ma col suo terzo marito sta tenendo
duro.
Poi rise sotto i baffi. Per fortuna non avevo con me la pistola, altrimenti non ne sarebbe uscito
vivo. Feci un gesto energico con la mano.
- Che ne dite se cambiamo argomento?
Abate sorrideva da un orecchio allaltro. Ormai tra noi si era instaurata una specie di guerra
fredda. Finalmente arriv Gabriella e salimmo tutti sullauto quasi in marcia. Non contento di aver
messo in piazza la storia dei miei matrimoni, Garzn decise di sfruttare a fondo il filone degli
argomenti personali e, rivolto alla giovane poliziotta, azzard:
- Bambino, un piccolo bambino?
La ragazza rispose con una risata e smitragli una lunga chiacchierata in italiano dalla quale
riuscii a capire soltanto che il bambino si chiamava Lorenzo. Il vice-ispettore annu pi volte, e ripet,
come un perfetto seminfermo di mente:
- Lorenzo, ah, Lorenzo, bello, bello!
Abate disse che ormai era ora di andare a pranzo, e il mio subalterno, entusiasta di quel suo
esordio nella nuova lingua, canticchi:
- S, mangiare, mangiare... spaghetti, macarroni, lassagne...
Non mi trattenni pi:
- Fermn, che ne dice di lasciare in pace il povero Dante?
- Lei credeva che non sapessi neanche una parola di italiano, vero, ispettore? Scommetto che
lho lasciata strabiliata.
- S, sono pi strabiliata di Carter nella tomba di Tutankhamon, per adesso la prego di non
strabiliarmi pi. Mi fa male alla salute.
Abate scoppi in una risata, e non mi sfugg come i suoi occhi color miele cercavano i miei con
malizia. Probabilmente stava pensando che ero mezza matta, e forse aveva ragione.
Mangiammo in un piccolo ristorante dallaria modesta in via dei Neofiti. I primi erano
grandiosi. Garzn esultava come un cosacco davanti a un barile di vodka. Gabriella gli mostr come
annodarsi il tovagliolo al collo per gli spaghetti allo scoglio, pratica a quanto pare permessa in tutto il
paese. Manco a dirlo, il mio collega fu affascinato dallusanza e decise seduta stante di farla propria per
ogni piatto a venire. Poi, per tutto il pranzo, non smise di lottare contro le barriere linguistiche per
ottenere spiegazioni sulla differenza tra spaghetti al rag e allamatriciana. Di l in poi non ebbi pi
dubbi sul fatto che uno dei principali intralci allo svolgimento delle indagini sarebbe stata
linarrestabile propensione turistica del viceispettore.
- Nel pomeriggio farete la conoscenza del nostro commissario - disse Abate.
Con uno sguardo dallarme, misi le mani avanti:
- Sar un colloquio lungo come quello con il giudice Bono?
- No, un paio di minuti. Un puro gesto di cortesia, ma una cortesia doverosa. Le ricordo che il
commissario Testi  il nostro capo - e qui fece una pausa significativa e mi guard. - E anche il vostro,
date le circostanze.
Era sempre pi evidente che quel disgraziato di un Maurizio aveva adottato nei miei confronti
la stessa strategia da me tentata nei suoi: cercare di farmi arrabbiare. Mi lanciava piccole e sibilline
frecciate al solo fine di farmi saltare i nervi. Per questo gli rivolsi un bel sorriso, con tutta la docilit
possibile, e parlai con perfetta calma:
- Spero che almeno il vostro commissario non sia mai stato a Barcellona. Sono lieta di fare da
ambasciatrice della mia incantevole citt, ma forse non sarebbe una cattiva idea metterci al lavoro al
pi presto.
- Infatti, cara collega,  quello che faremo. Non si agiti per questo.
Non si avvertiva la minima sfumatura di ironia nella sua risposta. Quasi mi dispiacque, perch
quel piccolo duello in punta di fioretto mi stava gi appassionando.
Il commissario Testi sembrava un clone di Coronas. Serio ma cordiale, disteso ma con laria di
chi avverte il peso costante della responsabilit. Immaginai che a volte fosse burbero e sbraitone. Tutti i
commissari del mondo si somigliano, probabilmente. Ci ricevette con molta cortesia e si disse ben lieto
di mettere ogni sua risorsa a nostra disposizione. Poi ci decant le qualit professionali di Maurizio
Abate e Gabriella Bertano. Tanto savoir faire non mi permise di capire se la nostra presenza gli fosse
gradita o no; eppure era abbastanza verosimile che vedere impegnati due dei suoi uomini in
uninchiesta che riguardava Barcellona non gli facesse esattamente comodo. Alla fine dellincontro,
comera da prevedersi, tess anche lui il suo panegirico di Barcellona, assicurandoci che la ricordava
come la citt pi bella al mondo.
Pregai che le formalit fossero finite, e non appena ebbi un momento di pace, chiamai Coronas.
Come gi prevedevo, la mia richiesta non lo fece impazzire dalla gioia.
- Com che proprio adesso ha bisogno di Yolanda o di Sonia?
- Commissario, si  reso indispensabile avere una lista di tutti i clienti italiani di Sigun.
Labbiamo gi richiesta a Rafael Sierra, ma se nessuno va a mettergli fretta, non credo che se ne
ricordi.
- E quella lista vi serve per trovare il Catania?
- Faciliter le ricerche.
- Non capisco come. Comunque, sapr lei quello che fa, Petra. Mander Yolanda a prendere
quella lista, ma voglio che lei sia consapevole di una cosa: siete a Roma per cercare Franco Catania,
non per gestire le indagini da l. Mi sono spiegato?
- S, commissario. Non si preoccupi, stia tranquillo. Per, se non le spiace, vorrei dare io stessa
istruzioni a Yolanda.
- Faccia quello che deve, ma concentri il tiro e non perda tempo.
Attaccai sentendomi imperdonabilmente stupida. Coronas aveva tutte le ragioni. Per una volta,
gli appunti che mi faceva mi sembravano pieni di buon senso. Non siete a Roma per gestire le
indagini da l. Avrei voluto aggiungere: E nemmeno perch altri le gestiscano al posto nostro.
Questo bast a riempirmi di buoni propositi. Non potevo lasciare che fosse Abate a decidere il da farsi.
Dovevo prendere le redini della situazione. Rafforzata dalla mia nuova determinazione, entrai nel suo
ufficio come un razzo.
- Perfetto, Maurizio, fra poco avremo la lista. Per deve sapere fin dora che abbiamo gi
passato al setaccio tutta la contabilit e i contratti dellazienda e non  emerso nulla di rilevante.
Abate annu e, come se avvertisse una minaccia nellaria, disse:
- Cominceremo le ricerche di Franco Catania in questo istante.
Nella stessa ampia sala, seduta davanti a un computer, Gabriella digitava furiosamente. Garzn,
seduto accanto a lei, con i chiari sintomi della digestione dipinti sul volto, faceva di tutto per mostrarsi
attento. Finalmente la ragazza gir lo schermo verso di noi ed esclam:
- Eccovi il vostro Franco Catania.
- Questa  la scheda del carcere di Regina Coeli - comment lispettore.
Lo stesso uomo che avevamo gi visto, forse un po pi robusto e con i capelli pi corti, ci
guardava con occhi spietati dallo schermo del computer. Non trovai niente da dire, ma il loquace
Garzn, come se tra noi regnasse gi unatmosfera di massima confidenza, esclam:
- Che faccia da figlio di puttana!
Quelluscita fece ridere tutti tranne me. Guardai il mio collega con la massima severit, e lui si
scus alzando le mani come se fosse sotto tiro:
- Era solo un modo di dire, ispettore.
- Lo abbiamo capito molto bene - si inser Abate. - E devo dire che condivido la sua opinione.
Mi piacerebbe farvi leggere il verbale dellarresto. Quando fu sorpreso con i tre complici a caricare un
camion di elettrodomestici rubati, pare che fu lunico a opporre resistenza. Reag con ferocia, e quando
lo fecero scendere dal furgone, cerc di aggredire a calci un agente.
- Ci troviamo di fronte a un soggetto violento.
- Anni fa lo era, e non vedo perch dovrebbe essere cambiato. Un vero figlio di puttana, come
ha giustamente osservato il viceispettore. Ora Gabriella vi mostrer le schede dei complici.
Lo schermo continu a far balenare foto e dati. Due uomini e una donna.
- Costituivano una banda? - domandai.
- Si ritiene di no. A quanto pare si erano uniti solo per quel colpo. Tutti erano gi schedati per
piccoli reati, ma non sembra che facessero parte di unorganizzazione.
- E dopo quel furto, nessuno di loro  stato pi fermato?
- No, nessuno.
- Mi domando cosabbiano combinato una volta in libert - disse Garzn.
- Mi auguro che le visite che faremo possano darci una risposta. Dalle indagini preparatorie
risulta che tutti, tranne il Catania, risiedono ancora al domicilio riportato qui.
Una lucetta di sorpresa mi si accese negli occhi.
- Maurizio! Non mi aveva detto che vi eravate messi a fare indagini prima ancora che
arrivassimo.
- Sarebbe stato imprevidente il contrario, Petra. Abbiamo solo preparato il terreno. Cos
procederemo pi spediti. Immagino non le dispiaccia.
- Mi pare ottimo! Sono impressionata.
- Dica piuttosto che si era lasciata condizionare dai luoghi comuni sugli italiani.
- Non so a quali luoghi comuni lei si riferisca - replicai con falsa innocenza.
- Quelli che ci vogliono disorganizzati, faciloni, inefficienti.
- Mi darei la zappa sui piedi. Ho paura che noi spagnoli godiamo della stessa reputazione in
giro per il mondo.
Lui rise fra s, poi mise in marcia la nostra piccola squadra con una proposta:
- Credo che ora dovremmo spartirci il lavoro. Due di noi andranno al primo indirizzo, gli altri
due al secondo. La donna possiamo lasciarla per domani.
- Ottima idea - dissi. - Io far coppia con Gabriella.
- Sar meglio che Gabriella vada con il viceispettore. In questo modo se ci fossero attese o
tempi morti, lei ed io potremmo approfittarne per mettere a punto nuove strategie.
- Ma c il problema della lingua - ribattei un po alterata.
- Se  per me, il problema non si pone - rispose Garzn. - Ormai mi sento come se avessi fatto
un corso accelerato. Capisco tutto perfettamente.
Il mio primo impulso fu quello di dirgli che la smettesse di sparare idiozie, ma poi temetti i
commenti beffardi di Abate sulle mie tendenze autoritarie, e decisi di fare buon viso.
Elaborare una lista accurata di domande ci richiese un paio dore. Alla fine, con le idee chiare
su tutto quel che occorreva sapere, la Bertano e Garzn partirono alla ricerca di Alfredo Carbone,
abitante nel rione Testaccio, mentre Abate ed io ci dirigevamo verso il quartiere Centocelle per
occuparci di Vincenzo Giannini.
Mai nei miei precedenti viaggi a Roma avrei pensato di visitare quartieri che nulla avevano a
che fare con la grandezza classica, n con leleganza rinascimentale, e nemmeno con la spumeggiante
bizzarria del Barocco. E neppure avrei immaginato che un giorno me ne sarei andata in giro per le zone
periferiche della citt in compagnia di un prestante italiano con gli occhi color miele. Ma la vita  cos,
ti sorprende a ogni passo. E quando ormai credi di conoscerne i segreti, puoi rischiare di perderti nel
suo labirinto.
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A volte  curioso constatare come il gruppo, per piccolo che sia, abbia il potere di influire sul
singolo individuo. Gli fa da cassa di risonanza, da stimolo per migliorarsi, o gli permette di
mimetizzare le sue carenze. Non so a cosa servisse allispettore e a me il quartetto che avevamo
formato, ma  vero che non appena rimanemmo soli latmosfera cambi. Il tragitto in auto fino a casa
del Giannini si svolse nel pi assoluto silenzio. Una specie di timidezza o di prudenza era calata tra noi.
Come se le schermaglie verbali che ci avevano visti impegnati fino ad allora, tutte incruente, potessero
trasformarsi in battaglie ben pi rischiose se avessimo perseverato in quellatteggiamento. Era evidente
che lo sapevamo entrambi, ma non eravamo capaci di trovare un modo di comunicare pi disteso. E
poich non disponevamo di novit su cui discorrere, ci limitavamo a sopportare quello scomodo
silenzio come se fosse naturale.
Il quartiere di Centocelle era del tutto privo di fascino. Solo certi loggiati, e i colori ocra e giallo
degli intonaci di molti edifici, indicavano che eravamo a Roma. E anche leco musicale delle frasi
intonate dai bambini che giocavano in strada. Parcheggiammo davanti a una brutta chiesa moderna e ci
avviammo a piedi. Il sole era appena sceso, lasciando dietro di s una luce acquosa. Cercai con gli
occhi un bar, nel caso fossimo costretti ad aspettare, ma non ce nera neppure uno. L s che si vedeva
che non eravamo in Spagna. Calcolai che nello stesso numero di metri quadrati, nel mio paese ne
avremmo avuti tre o quattro tra cui scegliere.
Il Giannini viveva a un terzo piano. Lasciammo perdere lascensore e salimmo per le scale
senza incontrare nessuno. Abate premette il campanello, ma non ci fu risposta. Allora suon alla porta
di fronte. Una giovane donna con un bambino aggrappato alla tuta da ginnastica venne ad aprirci.
- Cerchiamo i Giannini - disse lispettore in italiano.
La ragazza fu gentile, ci inform che i suoi vicini lavoravano fino a tardi, quasi mai rientravano
prima delle otto. Cera da aspettare, come avevo immaginato, e dovemmo andare in cerca di un bar,
che non trovammo se non a qualche isolato di distanza. Era un piccolo locale dove si serviva anche da
mangiare, vuoto a quellora. Ci sedemmo e chiedemmo due birre. Sarebbe stato imbarazzante rimanere
in perfetto silenzio. Avviai una conversazione insulsa.
- Di tutte le birre italiane, quella che preferisco  la Moretti. Trovo buffissima letichetta. Un
tizio col cappello e la faccia da mafioso. Strano che i fabbricanti abbiano scelto questa immagine.
Abate rimase zitto, sembrava non avesse sentito. Poi, senza preavviso, mi disse:
- Le sto antipatico, ispettore?
Presa in contropiede, balbettai:
- Antipatico? No, certo che no. Come le viene in mente?
- Allora le sto simpatico.
Rientrata in possesso delle mie capacit di reazione, cercai di apparire indifferente mentre
rispondevo:
- A dire il vero, Maurizio, non ci ho riflettuto. Il nostro  un rapporto strettamente
professionale, quindi...
- S, lo so che il nostro rapporto  professionale; ma tra colleghi possono anche esserci momenti
pi distesi.
- Certo, certo, ha ragione. Le paio troppo tesa?
- Lei mi pare una persona che fa uno sforzo terribile per non lasciare mai trapelare quello che
ha dentro.
- Sono riservata.
- E non c niente che possa farla uscire dalla sua corazza?
- Mi scusi, ispettore, ma non vedo che senso abbia un discorso del genere. Non penso che possa
portarci da nessuna parte.
- Le sembrer un cretino, il tipico italiano come se lo immaginano gli spagnoli.
- Non so a cosa si riferisca.
- Su, non sia cos educata! Mia moglie era spagnola, e sono stato molte volte nel vostro paese.
Non pu non riconoscere che esiste un pregiudizio contro gli italiani: siamo poco seri, rumorosi,
dongiovanni da quattro soldi...
Avrei dovuto interrompere subito quella specie di assedio cui Abate mi stava sottoponendo, ma
per qualche ragione che ancora oggi non so spiegare, decisi di stare al gioco.
- Caro ispettore: noi spagnoli siamo rigidi, bigotti, noiosi, e crediamo che la pi cupa seriet sia
una virt. I re di Spagna vestivano di nero come i preti, quando avrebbero potuto ammantarsi di sete e
colori. Insomma, tutto questo fa s che non apprezziamo a sufficienza atteggiamenti pi allegri ed
estroversi.
Lui mi sorrise, corrugando i suoi begli occhi color miele.
- Per le sono simpatico.
Mi misi a ridere; era davvero bravissimo ad abbattere le barriere.
- S, lei mi  simpatico.
- Magnifico! Ce ne  voluta, ma  stato bello sentirglielo dire.
Il mio cellulare impose una pausa che mi parve salvatrice. Era Yolanda. Riconobbi subito il suo
tono spiccio ed energico.
- Ispettore, sono stata da Rafael Sierra. Dice che non si  dimenticato della lista ma che gli
riesce difficile metterla insieme. Sta rovistando dappertutto, ma secondo lui molte delle case di mode
che rifornivano ormai sono scomparse. Gli ho detto di darsi da fare, che  urgente.
- Non ha fatto obiezioni?
- No, anzi; sembra molto disponibile. A proposito, ho visto i vestiti orrendi che ha in negozio.
Costano un occhio della testa! Secondo lei c qualcuno che li compra?
- Lasciamo perdere, Yolanda. Sto lavorando.
- Va bene, per volevo chiederle una cosa. Dato che Sonia ed io siamo gi informate su tutto, e
adesso abbiamo poco da fare, cosa ne pensa se stiamo un po dietro alle figlie di Sigun? Quella che sta
in America no, certo, per le altre due...
- Daccordo, ma con la massima discrezione, mi raccomando. E chiedete il permesso al
commissario, prima di fare qualunque cosa.
- Certo, stia tranquilla, ispettore. Come va l in Italia?
- Te lo racconto in un altro momento.
- Ispettore.
- E adesso cosa diavolo c, Yolanda?
- Be, ispettore... c che sono incinta. Di tre mesi.
Non riuscivo a credere che avesse scelto proprio quel momento per darmi la lieta notizia.
- Ma che bello, Yolanda! - mi sforzai di dire, sperando di apparire entusiasta.
- S, lagente Domnguez ed io siamo pazzi di gioia.
- Magnifico, congratulazioni.
- Sar un figlio del Corpo di Polizia al cento per cento.
Chiusi la chiamata improvvisando altre dimostrazioni di felicit. Abate mi chiese, senza un
minimo di discrezione:
- Un caso risolto?
- No, una giovane agente che probabilmente vedr sfumare una promettente carriera.
- E per questo le fa le congratulazioni?
- Le faccio le congratulazioni perch aspetta un bambino. Il che metter in serie difficolt la sua
carriera.
Lui rimase zitto, a guardarsi le nocche di una mano.
- Io ho due figlie, ispettore, di sette e quattro anni; anche se da quando mi sono separato non
riesco pi a vederle quanto vorrei. E credo che lei abbia ragione: un poliziotto non deve avere figli. La
vita che facciamo non ci concede la stabilit che ci vuole per una famiglia.
- Gi - mormorai, pensando a Marcos e ai suoi rimproveri. Decisi di riportare subito il discorso
sulle indagini, per toglierci dalle secche delle questioni private.
- La mia assistente Yolanda, la giovane agente che ho avuto al telefono prima, dice che il
braccio destro di Sigun le consegner presto la lista dei clienti italiani. Comunque non credo che
servir a molto.
- Ah, no? E perch crede che non debba servirci? - domand un Abate di nuovo polemico e
attaccabrighe.
- Secondo i miei consulenti nel mondo della moda - inventai, - le piccole imprese cambiano
spesso di proprietario, e quando gli affari vanno male per qualche motivo, chiudono con facilit. Le
ricordo che quegli ordinativi si fecero pi di cinque anni fa.
- Nulla sparisce nellaria, Petra! Tutto lascia tracce! Se non fosse cos io forse vivrei pi sereno,
ma nulla sparisce, mi creda. Che ne dice se ci muoviamo?
Non parl pi. Era visibilmente seccato. Forse non tollerava di essere contraddetto, o forse, e
questo mi pareva pi probabile, era stato il pensiero delle figlie a fargli scattare il malumore.
Alle otto e mezzo una coppia entr nel portone del Giannini. Abate mi fece un cenno col mento.
Lasciammo loro il tempo di salire al piano, ma non abbastanza perch la vicina potesse avvertirli che
avevamo chiesto di loro. Ovviamente fu lispettore a suonare il campanello, e quando una donna venne
ad aprire, ancora col cappotto addosso, le piazz il tesserino davanti agli occhi. Lei, sulla quarantina,
piuttosto male in arnese e dallaria molto stanca, non fece una piega. Grid soltanto:
- Vince!
Vincenzo Giannini, un altro che visibilmente militava nelle file dei diseredati, emerse nel
corridoio e ci guard con scarsa curiosit. Il mio collega ripet la manovra del tesserino. Il Giannini
annu e ci fece passare in una saletta che non aveva mai ricevuto la benedizione del buon gusto. Una
volta l, ebbe inizio linterrogatorio, del quale mi sfuggirono alcune cose per la velocit indiavolata alla
quale entrambi parlavano. Il succo, per, era facile intenderlo: da quando era stato rimesso in libert,
dopo quel furto con scasso al magazzino degli elettrodomestici, aveva visto il Catania una volta sola, e
da allora era passato molto tempo. Avevano parlato del pi e del meno, di progetti per il futuro. Quelli
di Giannini erano chiari, a sentir lui: si guadagnava da vivere onestamente lavorando come portantino
in ospedale. L aveva conosciuto Rossella, e dato che la moglie dopo la storia del carcere lo aveva
piantato, aveva cominciato una nuova vita con lei. Chiuso col passato. Non voleva pi aver nulla a che
spartire con certi ambienti e non aveva pi rivisto nessuno. Si era stufato della prigione e di fare una
vitaccia. Adesso era pulito, e aveva intenzione di restarlo. Abate lo lasci parlare senza incalzarlo n
interromperlo. Con un atteggiamento che mi parve inedito e che mi ripromisi di usare io stessa, lo
ascolt a occhi bassi, facendo segno di s col mento, come un confessore. Luomo, vedendosi trattato
con rispetto, si calm a poco a poco e giunse alla fine del racconto ormai del tutto privo dellostilit
iniziale, quasi riconoscente. Di questo approfitt Abate per tornare sullaffermazione iniziale come se
tutto il resto non fosse mai stato detto.
- Dici che una volta hai parlato con Catania di progetti per il futuro. Perch era venuto a
cercarti?
Giannini sottoline che aveva negato a Catania qualunque collaborazione, e torn a diffondersi
sulla sua vita attuale. Io cominciavo a sentirmi sulle spine, ma Abate rimaneva immerso nella sua
pacatezza sacerdotale.
- Catania ti cercava per qualche sua idea particolare?
Linterrogato divag per un pezzo sul pessimo carattere di Catania, su come avesse riso quando
lui gli aveva detto che voleva tenersi lontano dai guai, sulla paura che aveva avuto rifiutando di fare un
lavoro per lui. Allora Abate torn a domandare, tranquillo:
- Di un po, ma cosa voleva farti fare, il Catania?
La risposta che ottenne fu un non lo so. Allora Abate alz per la prima volta lo sguardo e lo
fiss bene in faccia. Parl lentamente.
- Sentimi bene, Giannini: nessuno ti offre un lavoro senza spiegarti di che si tratta.
Mi accorsi che quel tono rilassato, che era servito a dare tranquillit allinterrogato, si caricava
ora, senza che fosse cambiato nulla, di una minaccia terribile. Giannini se ne accorse e cominci ad
agitarsi, mentre insisteva che non ne sapeva nulla. Allora Abate esplose e, con una violenza che mi
spavent, lo prese per i risvolti della giacca e lo alz a un palmo da terra. Senza gridare, gli disse:
- Basta con le cazzate, adesso. Dimmi tutto quello che sai o ti arresto per favoreggiamento.
Poi lo moll facendolo cadere sul divano come un fantoccio. L quelluomo si mise a
piagnucolare. Congiunse le mani come se pregasse.
- Glielo giuro, ispettore! Catania voleva solo che portassi un pacco a una persona. Non mi ha
detto altro, non glielho nemmeno chiesto. A me non interessava. Gli ho detto solo che ormai non
facevo pi niente e lui s incazzato, mi ha dato un pugno in faccia. Quello  matto, ispettore, lo 
sempre stato.
- Se non mi hai detto la verit, hai finito di vivere tranquillo, Giannini. Maledirai il giorno in
cui sei nato, te lo assicuro.
Ci girammo e andammo via senza dir niente. Nellingresso cera la compagna di Giannini,
piangente. Fece il gesto di sputare al nostro passaggio. Abate non la guard. In strada aprii bocca per la
prima volta:
- Ma  sicuro che mente?
- Tu credi che menta? - mi chiese, abbandonando improvvisamente il lei.
- Non mi pare.
-  la stessa cosa che penso io.
Ci avviammo verso la macchina. Ero impressionata dalla sua prestazione. Quello strano misto
di comprensione e pazienza, con la furia improvvisa che si era scatenata dopo, mi sembrava
enormemente efficace. Era un buon poliziotto, Maurizio Abate, misurato e pericoloso come un vulcano
dalle imprevedibili esplosioni.
- C un rischio in quello che stiamo facendo - osservai. - Una di queste persone che stiamo
incontrando potrebbe avvertire Catania che gli diamo la caccia.
- Non c problema. Sono tutti sorvegliati e col telefono sotto controllo.
Mi infuriai. Riuscii a stento a non urlare mentre gli dicevo:
- Sarebbe una pretesa eccessiva chiederti di informarmi su quello che fai o intendi fare?
Sforzati di capire la mia situazione: non posso fare io gli interrogatori per questioni di lingua, non
conosco i luoghi della citt dove andiamo, non posso portare con me larma dordinanza e devo starti
appiccicata tutto il giorno. E va bene,  la legge, perfetto, ma ti ricordo che queste indagini sono
affidate a me, e se non altro ho il diritto di sapere che cosa si sta decidendo in corso dopera. Ti pare
troppo?
- Scusa, mi era sfuggito di mente.
- Non sono ai tuoi ordini, Maurizio. Devo avere in ogni momento le stesse informazioni che
maneggi tu.
Pensai che mi rispondesse con qualche obiezione, e invece lui mi parl nello stesso tono pacato
che aveva usato con Vincenzo Giannini.
- Petra, non interpretare male tutto quello che faccio. Mi  sfuggito, ma non devi vedere in
questo il minimo segno di disprezzo o di volont di controllo. Siamo allinizio della nostra
collaborazione e...
Lo interruppi gridando a squarciagola:
- Non mi parlare con quella voce da prete!
Ci rimase di stucco.
- Come?
- Credi forse che non mi sia accorta delle tue strategie? Mi parli esattamente come hai parlato al
tipo di poco fa: prima, quel tono da padre confessore; poi, la mazzata in testa! Cosa pensi di fare con
me nella fase due: mollarmi un ceffone?
Era cos sbalordito che non riusciva a reagire. Quando apr bocca, mi ero gi pentita di essere
stata cos brusca e, soprattutto, cos trasparente.
- Ma... Petra, come puoi pensare che io ti parli come a un delinquente?
- Perch non sono sorda! - risposi, ricadendo nellerrore. Cercai di rettificare: - Proviamo a
usare un po di buon senso, Maurizio. Ti prego di informarmi su tutto quello che decidi, e se magari
fossi cos gentile da chiedere la mia opinione prima di decidere, ancora meglio.
- Lo far. Ti chiedo scusa per la disattenzione.
Salimmo in macchina. Le sue mani, con le dita lunghe e forti, si posarono sul volante. Si volt
con calma verso di me:
- Se ti va bene, adesso chiamerei Gabriella e Garzn per sapere a che punto sono. Se hanno
finito, ci vediamo tutti in commissariato per uno scambio di informazioni.
- Perfetto - risposi.
Non ci rivolgemmo pi la parola per tutto il tragitto, ma la tensione era scomparsa. In fondo, ero
contenta di aver detto quello che avevo da dire, anche se mi dispiaceva di averlo fatto in malo modo. A
lui doveva succedere esattamente linverso.
Nellufficio di Abate ci aspettavano i nostri due collaboratori. Entrambi inalberavano un sorriso
felice che contrastava con la nostra cupezza. Tanto perch cominciassero ad adattarsi, domandai
seccamente:
- Com andata con Alfredo Carbone?
Garzn tir fuori il suo tradizionale bloc-notes, e nello stile militaresco che ben conoscevo,
lesse:
- Il soggetto vive solo in un appartamento di piccole dimensioni. Ammette di essersi dedicato a
piccole attivit illegali, anche prima del furto di elettrodomestici, sebbene non fosse mai stato sorpreso
dalla polizia. Il periodo detentivo lavrebbe profondamente traumatizzato, tanto pi che la sua famiglia,
che non ha mai avuto rapporti con il mondo della malavita, gli ha negato il suo appoggio,
allontanandolo apertamente. Come conseguenza della grande sofferenza che questi fatti gli hanno
causato, ha deciso di non tornare a delinquere. Ha seguito un corso finanziato dal comune di Roma per
imparare il mestiere di fabbro specialista in serrature. Ottenuto il diploma, i servizi sociali hanno
provveduto a trovargli un posto di lavoro che non ha pi abbandonato. La sua storia  facilmente
verificabile in quanto abbiamo lindirizzo e il numero di telefono del datore di lavoro.
- Un altro delinquente reinserito nella societ - comment Maurizio.
Il viceispettore abbandon lo stile ufficiale per passare a quello colloquiale, a me altrettanto ben
noto:
- C da restarci secchi. Quanta brava gente c in giro. Tutti pentiti e redenti grazie alla galera.
- Questo significa che nessuno di loro era un vero delinquente - disse lispettore. - Ha
ammesso di avere rivisto Franco Catania?
- No, dice che non ha saputo pi nulla di lui.
Quando ormai il rapporto sembrava concluso, Gabriella alz un dito per chiedere timidamente
la parola. E allora raccont che il Carbone aveva rivelato una cosa importante: allepoca del furto,
Catania e la donna della banda, Marianna Mazzullo, erano sentimentalmente legati. Io spalancai gli
occhi, lispettore si lasci sfuggire un fischio.
- Questa  una buona ragione per rivedersi alluscita dal carcere, non vi pare? Credo che la
visita di domani alla Mazzullo sar delle pi interessanti.
Ero sorpresa che Garzn non avesse fatto parola di questo elemento decisivo nella sua
dettagliatissima relazione. Non era da lui. Poi per, osservandolo pi attentamente, mi accorsi che
guardava Gabriella quasi rapito. Sembrava orgoglioso di sentirla parlare. Allora capii che era stato un
suo regalo, aveva lasciato a lei il particolare pi significativo per darle la possibilit di brillare davanti a
noi. Accidenti al viceispettore! Stava diventando un vecchio pervertito anche lui, o era in preda a un
attacco di istinto paterno?
Quella sera cenammo noi due soli nel nostro alberguccio. Garzn era ancora in preda a
uneuforia su cui non riuscivo a seguirlo. A quanto pareva era stato travolto da un colpo di fulmine per
quella citt e per lItalia tutta, e linnamoramento avanzava inesorabile rafforzandosi a ogni scoperta.
Stette mezzora a spiegarmi che lItalia era la culla della civilt, come se fosse una sua scoperta, e poi
mi confess il motivo immediato della sua esaltazione. Poich linterrogatorio si era risolto in una
mezzora, quel pomeriggio Gabriella aveva pensato di approfittare del tempo restante portandolo a
vedere il Pantheon e il Foro Romano. E l il mio amato sottoposto aveva trovato non solo le radici della
civilt europea, ma anche le sue personali.
-  strano quello che mi  successo, Petra. Una cosa che ho sentito fin da quando siamo atterrati
in questa citt. Sono giunto alla conclusione che nulla mi differenzia dai romani. Sono un romano
anchio. Tutto quello che vedo mi  familiare, come se lo conoscessi da sempre. Mi sento vicino alla
concezione della vita che ha questa gente, alla loro idea di bellezza, alla forza dei loro capolavori
architettonici e al loro modo di organizzarsi.
- Non  cos strano. La Spagna fu completamente romanizzata.
-  qualcosa di pi quello che sento.
- Santo cielo! Ho paura che da un momento allaltro lei mi si metta a parlare in latino!
Non morse neppure lesca avvelenata; anzi, credo che non mi sent nemmeno, impegnato
comera a intessere le sue lodi, ora rivolte a un soggetto assai pi vicino:
- E non parliamo di Gabriella! Non solo  intelligente,  dolce, affettuosa, gran lavoratrice... e
che bella ragazza! Magari in Spagna ci fossero donne cos! E come sa cavarsela negli interrogatori, e
con quanta tenerezza parla del suo bambino!
- Lei sta invecchiando, Fermn. Comincia a lasciarsi incantare dalle ragazzine.
Credevo che sarebbe andato su tutte le furie, e invece no. Rimase zitto e sincup in viso. Poi
annu e disse, sorridendo malinconicamente:
- Non pensi che io voglia fare lo scemo con quella ragazza, ispettore. Nulla di pi lontano dalle
mie intenzioni. Sono entusiasta della sua bellezza, della sua giovent, la prenderei per mano e mi
metterei a correre; e al tempo stesso mi accorgo benissimo che il tempo della bellezza e della giovent
per me  passato.
Mi guard lievemente avvilito, e io, tutta seria, continuai il suo ragionamento:
- S, il mondo  sempre meno tuo, e a poco a poco cominci a dirgli addio. Saluti le cose belle, il
desiderio... Poi immagino che cominci a congedarti da aspetti meno sensuali... la comprensione del
mondo, la curiosit. Alla fine deve venire un momento in cui non ci capisci pi niente e non hai pi
rimpianti. Quello  il momento in cui ciascuno dovrebbe prendere la via che ha scelto.
- E lei che via ha scelto?
- Quando sar davvero molto vecchia me ne andr a stare in campagna e l mi fonder con la
natura e con le bestie, cercando di trovare lessenza di quello che sono: un niente, un istante nella vita
di un pianeta.
Eravamo entrambi turbati dalle oscure paludi dove ci avevano condotto le nostre riflessioni. Ma
io mi riscossi subito. Non per nulla ho qualche annetto meno di lui. Garzn sembrava sprofondato in un
abisso sul cui orlo lo avevo spinto senza volere. Pentita, andai in cerca di argomenti filosofici per
tirarlo su di morale. Per fortuna il cameriere me ne offr uno migliore domandandoci se volevamo il
dolce.
- No, ci porti due grappe.
Cominci a elencare una lista infinita di possibilit, ma lo fermai:
- Due grappe morbide.
Garzn, rimasto a testa bassa, si rianim a quella parola.
- Morbide, che cosa vuol dire?
- Vuol dire che  il paradiso, Fermn. Adesso avr una nuova occasione per constatare a quali
vette si  elevato il genio italico.
Buttammo gi tre grappe ciascuno, e quando salimmo nelle nostre stanze il mio collega era di
nuovo in sella come limperatore Marco Aurelio, cosa di cui fui sinceramente lieta. Io, da parte mia, mi
sentivo come Galla Placidia e uscii dalla mia beatitudine solo per telefonare a Marcos prima di
dormire.
- Petra! Ti manco?
Quellavvio di conversazione mi colse impreparata. Mio marito non voleva neppure sapere
come stavo? Non mi chiedeva come andavano le cose?
- Certo che mi manchi.
- Non  vero.
Il suo secondo intervento avrebbe dovuto farmi saltare la mosca al naso, ma per fortuna mi
accorsi che cera pi tenerezza che delusione nelle sue parole. Mi adeguai:
- Magari non fosse vero! Ho avuto una giornata spaventosa, tutto il tempo a pensare a te, a
chiedermi dove fossi, che cosa facessi.
Se la rideva sottovoce, perch sentii un rumore che ricordava il tubare di un colombo.
- E allora non ti dico come lho passata io, uno strazio. La sola idea di tornare a casa e non
trovarti mi metteva la malinconia.
Non mi erano mai venute bene le parole damore che sanno di adolescenza, cio tutte; quindi
rimasi l senza saper cosa dire. Poi mi venne in mente che era proprio il tono adolescenziale quello che
andava bene, e trascinando le sillabe come una ragazzina scema, domandai:
- Che coshai fatto oggi?
- Non mi sono fermato un istante: riunione generale allo studio, incontri con clienti... e poi ho
passato tutto il pomeriggio a sistemare i calcoli per un edificio.
- Anchio ho lavorato molto.
- E le indagini, avanzano?
- Non  facile come pensavo, ma contiamo su un valido aiuto.
- E Roma,  bella?
- Un gioiello.
- Hai idea di quando tornerai?
- Ancora no.
- Marina  molto arrabbiata con te. Dice che non lhai nemmeno salutata, e che non hai salutato
i ragazzi.
- Spero tu le abbia spiegato che avevo una fretta folle.
- Perch si tranquillizzasse le ho detto che, praticamente, non hai salutato neanche me.
- Molto consolante.
Sentii la sua risata e risi anchio.
- Non prendertela, Petra. Ma dimmi che tornerai presto e che cercherai di non correre troppi
rischi nella tua caccia ai malfattori.
- Promesso.
- Ancora una cosa: dimmi che starai malissimo finch non mi vedrai.
- Sar uno straccio, non preoccuparti.
- Be, senza esagerare.
- Sar distrutta nella giusta misura.
- Bene, ti adoro.
- Anchio ti adoro, amore mio.
Mi ero innamorata di Marcos e lo avevo sposato per molte ragioni: era intelligente, educato,
bello, sereno... e avevo sempre creduto che la sua virt pi importante fosse la maturit. Lo vedevo
come un uomo sicuro di s, poco incline ai sentimentalismi e alle bambinate. Eppure, eccolo l, a dire
sciocchezze impensabili alla nostra et. Mi chiesi come mi sarei sentita se si fosse mostrato freddo e
pacato in quella telefonata. Forse non mi sarebbe piaciuto. Lamore  un disastro, pensai, una specie di
torta alla panna. La desideriamo quando la vediamo, ma appena la assaggiamo la troviamo stucchevole,
eppure torniamo ad averne voglia pur sapendo che ci nauseer. Un vero disastro.
9
Nelle prime ore del mattino, mi arriv una telefonata di Yolanda: Rafael Sierra era riuscito a
mettere gi una lista di tutte le ditte italiane con cui Sigun aveva avuto rapporti commerciali. Le diedi
lindirizzo di posta elettronica a cui poteva inviarla.
- E adesso fai unaltra cosa: mandala anche allispettore Sangesa, in modo che la compari con
i bilanci che ha esaminato. Digli che se c qualcosa di cui dobbiamo essere informati, si metta in
contatto con te. Poi ci fai sapere.  tutto chiaro, Yolanda?
- S, ispettore, tutto chiarissimo. E voi, come state?
- Molto bene.
- Devessere una figata girare per quella citt.
- Yolanda, pensiamo al lavoro, daccordo? Questo  quel che stiamo facendo qui: lavorare. E
chiamami appena lispettore Sangesa ti dice qualcosa. Va bene?
- S, ispettore. Agli ordini, ispettore.
Premetti subito il tasto di chiusura. Cominciavo ad averne piene le tasche di quella specie di
convinzione generale sul nostro viaggio. Me li immaginavo i discorsi dei colleghi: i soliti privilegiati!
Quello s che era un lusso, non come loro, poveri scemi, costretti a fare su e gi per le strade di
Barcellona! Mica male, la piccola vacanza a Roma... Preferivo non pensarci, perch il peggio era che
latteggiamento di Garzn dava ragione a tutte quelle voci. Solo quella mattina avevo scoperto che, se
avessimo avuto un po di tempo a mezzogiorno, Gabriella aveva gi in programma di portarlo alla
Fontana di Trevi. Santo cielo! E di sicuro, appena fossimo rientrati a Barcellona, Garzn si sarebbe
messo a raccontare tutto a tutti, diffondendosi sulla grandezza del Colosseo, sulla bellezza delle piazze
di Roma, sulla magnificenza delle fontane... senza risparmiarsi la cretinata che lui si sentiva come un
autentico membro del senato romano con la toga virilis ad avvolgergli la panza. E non potevo far
niente per impedirglielo. Purtroppo manco di autorit sulla vita privata dei miei sottoposti.
Maurizio Abate, quella mattina di ottimo umore, aveva gi un piano di lavoro perfettamente
tracciato, che mi infastid fin dal punto uno: saremmo andati tutti e quattro a interrogare Marianna
Mazzullo. Tutti e quattro? Proprio non riuscivo ad abituarmi a quelle indagini di gruppo. Quel che pi
mi mancava era lintimit professionale con Garzn, il modo in cui mi faceva da spalla con le sue
pessime uscite o con le sue magnifiche pensate, aprendo inaspettate nuove vie ad ogni passo. Ma non
potevo fare a meno di adattarmi alle circostanze, tra le quali vi era linconveniente di dover ricevere
ordini da Maurizio.
Ci dirigemmo quindi tutti insieme verso un ristorante di Testaccio dove Marianna lavorava
come aiuto cuoca. Abate aveva ritenuto che, trovandosi sul luogo di lavoro, si sarebbe sentita meno
assediata che nella sua abitazione. Fu Gabriella a portarci, sempre costretta nel ruolo di autista. Al
ristorante, lispettore parl con il titolare e gli chiese un angolo della sala, vuota a quellora, per parlare
con la sua dipendente. Per fortuna, prima ancora che questa arrivasse, si rese conto che quattro persone
per interrogarne una sola potevano sortire un effetto intimidatorio niente affatto desiderabile. Allora
cambi idea e mise in libert Gabriella e Garzn. Era evidente che ormai dava per scontata lesistenza
di due coppie di investigatori, destinate a rimanere invariate.
Quando Marianna entr nella sala, ceravamo solo Abate ed io. Era alta, di portamento non
elegante ma snella, e sarebbe stata bella se non avesse avuto stampata in faccia una stanchezza infinita.
Ci guard senza diffidenza, ma anche senza interesse. Maurizio la avvolse in una nube di parole che
spiegavano la nostra presenza e quello che volevamo. Lei lo ascolt guardando me. La incuriosivo.
Alla fine di quella lunga chiacchierata, mi si rivolse per chiedermi da che parte della Spagna venivo.
- De Barcelona - risposi. Allora sorrise e ripet varie volte il nome della citt come se questo
bastasse a trasportarla in un sogno. Poi disse:
- Barcellona  un posto bellissimo.
- Lei ha estato l? - domandai, tentando un pessimo italiano.
- No, per il cuoco me ne parla sempre.
I suoi occhi dallo sguardo spento si persero in un punto lontano. Aveva i capelli rovinati, le
mani trascurate, la pelle opaca. Il reinserimento nella societ non pareva averla aiutata granch. Sentii
unondata di simpatia, anche se forse quello che provavo per lei era solo piet. Maurizio, pragmatico e
professionale, le chiese a bruciapelo dei suoi rapporti con Franco Catania.
- Stavamo insieme.  passato tanto tempo che nemmeno mi ricordo.
- Eppure lavr rivisto qualche volta, dopo la scarcerazione.
- S, ci siamo visti diverse volte. Ma era finita.
- E lha rivisto anche di recente?
Lei scosse la testa, abbass gli occhi. Maurizio ritenne che fosse venuto il momento di metterla
in difficolt.
- Marianna, quelluomo ha commesso dei delitti gravi. Se ci nascondi qualcosa puoi ritrovarti
implicata in grossi guai. Qui si parla di omicidio, capisci? Pensa se, dopo tutto quello che hai passato,
hai ancora voglia di finire nei casini.
Non ci fu alcuna reazione. Mezzo seduto su un tavolo, Abate dimostrava il suo nervosismo con
sussulti compulsivi del piede. Mi feci coraggio, intervenni:
- Lo ami?
- No.
- Pero lo hai amato molto, s?
- S. Quandero in carcere pensavo sempre a lui. Solo cos ho sopportato tutto quel tempo
dentro.
- Dopo lui no ha stato come aspettavi.
- No. Lui non  mai stato una persona per bene. Quand uscito, lui aveva gi deciso di farsi la
sua vita e mi ha lasciata.
- Fortuna, no?
- Non lo so.
Sentii un tossicchiare dimpazienza da parte di Abate, per non cedetti.
- Che  succeso poi?
Dopo un momento di silenzio profondo, lei rispose guardando a terra:
- Quando lho visto di nuovo sar stato un mese fa.  venuto qui a mangiare con altra gente.
Tutti uomini. Ha chiesto di me e il titolare mi ha lasciata venire in sala. Era vestito bene, tutta roba
firmata. Ha tirato fuori dei soldi e voleva darmeli. Ha detto che mi voleva aiutare, ma io non ho
accettato. Che me ne faccio dei suoi soldi?
Lispettore era rimasto immobile come un masso. Non osava dir niente, nemmeno respirare.
Provai a continuare, temendo di rovinare il magico momento di sincerit che si era creato. Le parlai
quasi in un sussurro:
- Marianna, te ha raccontato del suo passato, de crimini del passato, de cose brutte che aveva
fatto?
- Franco era un tipo fatto a modo suo. Non parlava del suo passato. Si figuri che non ho mai
saputo se avesse una famiglia, una casa, niente. Se facevo domande, diceva che era nato ieri e sarebbe
morto come tutti quanti.
- Te ha detto che era stato a Barcelona?
- Mi ha raccontato che a Barcellona cera una strada piena di fiori, che arrivava fino al mare. E
che mi avrebbe portata l e mi avrebbe comprato tutti i fiori. Pensi che assurdo!
- No te ha detto niente altro?
- No, nientaltro.
Fece un sorriso triste e mi guard brevemente negli occhi.
Poi si rivolse al mio collega e gli chiese se poteva andarsene. - Se sto troppo di qua con voi il
titolare penser che ho fatto qualcosa.
Appena tornammo in strada, Abate si mostr entusiasta:
- Complimenti, Petra, bravissima! Ha fatto parlare quella donna. Mi creda, pensavo non
avrebbe detto una parola. Un interrogatorio in piena regola, e in italiano! Se posso farle un appunto,
per, lei empatizza troppo con linterrogato.  pericoloso, pu mentirle con pi facilit.
- Vuole darmi qualche consiglio lei?
Aveva capito lantifona, e mi fece cenno di no chinando la testa.
- Possiamo chiamare i nostri aiutanti, adesso? - suggerii.
- Prima per mi piacerebbe sapere che conclusioni trae da ci che abbiamo sentito.
- Le stesse che pu trarne lei.  ovvio: Catania era ben pagato da qualcuno per quello che ha
fatto.
-  ovvio ma non peregrino.
- Ma che raffinatezza despressione. Peregrino, lei conosce la mia lingua molto meglio di
me!
Rimase a guardarmi assolutamente sconcertato, e poi si mise a ridere contento. Il fantasma dello
scontro era stato ancora una volta messo in fuga.
I nostri due aiutanti non si erano allontanati troppo. Maurizio li trov subito sulla piazza di
Santa Maria Liberatrice. Avevano visitato la basilica. Appena mi vide, Garzn si lanci nei tipici
commenti del turista emozionato, aggiungendovi osservazioni che solo lui poteva fare:
- Un fenomeno, ispettore! Qui a quanto pare le chiese sono piene di gente. Quando ho detto a
Gabriella che da noi, a parte la domenica, sono quasi sempre vuote, non poteva crederci. Il fatto  che
qui i preti si danno da fare. Tanto per cominciare, le porte sono sempre aperte, cosa che non succede a
Barcellona. E poi, Petra, dovrebbe vederlo: cera un prete che cantava! E i fedeli gli rispondevano
cantando anche loro! Queste s che sono attivit ecclesiastiche!
- Si dice culto, Garzn - intervenni prudentemente.
- Ecco, da noi in Spagna il culto fa proprio pena. Quattro bigotte barbogie e finito l. Una vera
presa in giro.
- Forse non  cos male, in realt. In questo paese linfluenza della Chiesa  eccessiva -
comment Abate.
- Be, immagino che avere il papa cos vicino deve essere un problema.
- Un giorno la porto a San Pietro, Garzn.
- Mi piacerebbe, ispettore!
- Che ne direste se adesso lavorassimo un po? - intervenni.
- Ma lei pensa solo a lavorare, Petra? - disse Maurizio. -  venuto il momento della pausa
pranzo. Vi porto in una trattoria che vi piacer. Dobbiamo rimetterci in forze.
- Come mi piacerebbe che fosse lei il mio capo! - esclam il viceispettore.
- Scommetto che Petra  inflessibile nellesercizio del dovere - gli rispose Abate.
Quello zotico del viceispettore, sentendo ormai in pugno il suo pubblico, rispose con faccia da
martire:
- Non le dico,  terribile! Se come arma dordinanza avessimo una frusta, la userebbe senza
rimorsi sulla mia povera schiena.
Risero tutti come ragazzi, mentre io non ci trovavo nulla di divertente. Nel frattempo, dopo aver
svoltato in un paio di viuzze, arrivammo a un piccolo ristorante che ci accolse, appena varcata la soglia,
con un delizioso profumo di piatti appena fatti. Il viceispettore, felice come una Pasqua, non la
smetteva di chiacchierare. Io lo avrei assassinato l sul posto, ma i miei colleghi italiani sembravano
deliziati dal suo umorismo.
Ordinammo carciofi, fiori di zucca e una serie di primi. Su richiesta dellispettore, al mio
collega fu servito un enorme piatto con tre specialit diverse che lo mandarono in visibilio. Al
momento del caff, il proprietario del locale condusse gli uomini nella cantina di cui andava fiero.
Quando furono spariti, Gabriella tir fuori il cellulare e chiam la signora che si occupava del suo
bambino. Parl per qualche momento, poi mordicchi un biscotto con aria preoccupata.
- Succede qualcosa? - le domandai.
- No, ma  cos piccolo che ho sempre la sensazione che possa avere bisogno di me. Mi sento
come in colpa.
- La maternit  uninstituizione pegio de la Chiesa, le advierto.
Mi guard stupefatta. Temetti che mi mandasse al diavolo. In fondo non sapevo come la
pensava, e parlavo di cose che non mi riguardavano. Ma disse soltanto, sorridendo:
- Lei  strana, ispettore Delicado. Dolce ma dura.
- Io credo che tutti i poliziotti siamo cos. E il suo capo com? Dolce o duro?
- Lispettore  molto duro con se stesso. Si rimprovera il fallimento del suo matrimonio. Si
rimprovera di non riuscire a vedere abbastanza le sue figlie.
- Che barbarit! Io mi ho sposato tre volte e non ho mai sentito colpa de niente. Supongo che
no ho grande idea del senso de colpa. Stai atenta con la colpa, Gabriela, te taglia le ali e senza ali non
se pu volare. Se pu solo trascinare.  necesario abere ali per vivere.
Lei mi ascoltava con attenzione, rapita dalle mie parole. Stava per chiedermi qualcosa, ma in
quel momento arrivarono i nostri colleghi maschi e Abate come sempre prese il comando:
- Adesso s che possiamo rimetterci al lavoro! Ricaricati di energia, abbiamo tutto il
pomeriggio davanti per analizzare questa lista dei clienti che  arrivata fresca dalla Spagna. Andiamo?
- Veramente io mi prenderei ancora una grappetta - protest Garzn.
-  incredibile la rapidit con cui interiorizza gli usi del nostro paese, viceispettore!
Ridemmo tutti.  vero che laffiatamento che nasce da un pranzo tra colleghi pu essere
proficuo per le indagini, ma il ritmo lento con cui tutto procedeva cominciava a innervosirmi. Cercai di
farlo capire a Garzn prendendolo da parte. Ma lui mi rispose con gran sfacciataggine: - Il ritmo le
sembra lento perch non  lei a darlo -. Rimasi esterrefatta a una simile mancanza di rispetto, eppure
capii che aveva ragione. Abate faceva e disfaceva quel che gli pareva e io lo seguivo senza riuscire a
stabilire se avrei fatto come lui oppure no.
In commissariato studiammo la famosa lista delle ditte italiane. Erano cinque in tutto. Abate ci
distribu le fotocopie e prese la parola:
- Ho fatto fare delle verifiche presso la Camera di Commercio. Una delle ragioni sociali
corrisponde a una catena di grandi magazzini molto conosciuta in Italia. Le altre tre sono imprese che
fanno capo a piccoli stilisti con un negozio proprio. La quinta, figura a nome di tale Elio Tramontana.
Presso il Registro delle Imprese risulta che questo Tramontana avrebbe cessato lattivit nello stesso
anno dellassassinio di Sigun. Un fatto interessante. La sede legale era in piazza Copernico, al
Pigneto. Il numero di telefono che compare sul registro non corrisponde pi a nessun abbonato.
Non ci potevo credere, laveva fatto di nuovo! Aveva mandato avanti le indagini per conto suo
senza dirmi niente! Faticai a tenere la bocca chiusa. Se avessi protestato sarebbe stato evidente che era
il mio amor proprio a preoccuparmi, non il bene delle indagini. Intanto Abate mormorava un motivetto
mentre sfogliava le sue carte, mordendosi le labbra carnose.
- Vediamo, vediamo... a questo punto dovremmo prendere contatti con lufficio acquisti dei
grandi magazzini, sentire le ditte ancora attive, e poi fare un giro allindirizzo di questo stilista
scomparso. Non troveremo niente, ma non si pu mai sapere. Per non perdere tempo, propongo che ci
dividiamo come sempre in due squadre.
- Come sempre? - domandai in tono sarcastico. - Non credevo che in Italia il sempre si
stabilisse cos in fretta.
- Be, dopo un paio di esperienze positive, parrebbe inutile cambiare, non crede?
Dopo quellennesima dimostrazione di disinvoltura da parte della nostra guida, vidi partire
Gabriella e Garzn, felicissimi, verso le ditte che risultavano ancora in attivit, mentre Abate ed io ci
mettevamo sulle tracce del misterioso Elio Tramontana.
Il quartiere Pigneto negli ultimi anni era diventato di moda, si era riempito di bar e ristoranti,
ma nessuno avrebbe detto che fosse il posto ideale per aprirvi uno show-room. Quando ci trovammo
davanti alla palazzina che corrispondeva allantica sede della ditta, la strana sensazione di incongruit
si vide confermata. Era un piccolo edificio a due piani, vetusto e malandato, che non mostrava alcun
segno di passate eleganze. Eppure lispettore non volle escludere ad ogni costo che l un tempo si fosse
trovato uno show-room dalta moda.
- Non avrei immaginato che lei fosse cos esperto di queste cose.
- Un buon poliziotto, come un buon giornalista, o un buon conversatore, deve sapere un poco di
tutto.
- Comunque questa casa ha laria di essere abbandonata da molto tempo.
- In cinque anni dincuria un immobile antico si deteriora molto pi di quanto non si pensi.
Vede? So qualcosa anche di edilizia. Gi che siamo qui, chiederei a qualche vicino, anche se 
probabile che dovremo rivolgerci al catasto per scoprire chi  il proprietario.
- Strano che non lo abbia gi fatto!
- Non ne ho avuto il tempo.
- Peccato, detesto questo genere di formalit burocratiche.
- Ha la fortuna di avere qualcuno che se ne occupa per lei.
- Mi sento servita e riverita come una guest star.
- In un certo senso lo .
Decisi di rinunciare alle frecciate; Maurizio Abate dava lidea di non coglierle neppure.
Facemmo un primo giro di ricognizione, sempre in coppia, tra i vicini della palazzina. Nessuno si
ricordava di aver visto alcuna attivit al piano terreno. N carico o scarico di merci, n gente che
entrasse o uscisse, n luce allinterno. Un vecchietto che abitava al primo piano fu ancora pi
categorico degli altri:
- Saranno trentanni che abito qui, e vi posso assicurare che da pi di quindici l sotto non c
mai stato nessuno.
- Per noi sappiamo per certo che per un po i locali sono stati presi in affitto.
- Ci hanno provato, ad affittarli. Per qualche mese c stato il cartello di unagenzia, ma poi
lhanno tolto. Si vede che il proprietario aspetta tempi migliori.
- Immagino che il nome dellagenzia non lo ricorder.
- Certo che me lo ricordo! Cavalieri, lagenzia si chiama Cavalieri. Se fate un giro per il
quartiere vedrete i cartelli un po dappertutto. Io, da quando  mancata mia moglie, faccio una
passeggiata ogni mattina, per passare il tempo, e ne vedo tanti di quei cartelli.
Abate, impassibile, prese nota. Io guardai il vecchio con comprensione e dissi:
- Dispiace per sua moglie.
- Grazie. Anche lei  poliziotto?
- De la polizia espagnola.
- Di dove?
- Barcelona.
- Ah, magnifica citt, Barcellona! Io ci sono stato da giovane. Ma adesso sar molto cambiata.
- Supongo. Lei ha buona memoria.
- La gente non capisce, signora. Mi trattano come se fossi rincretinito, ma io mi ricordo tutto,
sapesse. Tutto. Da giovane sono stato partigiano, e non dico che saprei governare il paese, ma almeno
farei qualcosa di meglio dei politici che abbiamo adesso. Ormai...
Abate lo interruppe con una risata falsa e gli diede una pacca sulla spalla come se fosse un suo
amico.
- Sissignore, lei ha una testa straordinaria. La ringraziamo per laiuto. Ha reso un grande
servizio alla Spagna e al nostro paese.
- Per la Spagna me ne rallegro, quanto al nostro paese...
Lispettore torn a interromperlo:
- Grazie e arrivederla, carissimo. Buonasera.
Come vide che Abate si girava per andarsene, il vecchio si avvicin e mi salut con un
baciamano.
-  stato un piacere, signora. Lei  un esempio del fascino della donna spagnola.
Sorrisi scioccamente, e dovetti mettermi a correre per raggiungere il collega. Lui mi accolse con
irritazione.
- Ma  diventata matta, Petra? Come le viene in mente di dare corda a un tipo del genere! Qui i
vecchi sono tutti uguali, non sanno fare altro che parlare di politica e sputtanare il paese.
- Non vedo qual  il problema,  stato gentilissimo.
- Gentilissimo, eccome, ma c mancato poco che ci raccontasse tutta la storia della sua vita,
guerra compresa. Decisamente, lei  una specie di Madre Teresa delle forze dellordine.
- Non sar, ispettore, che quel che le d fastidio  che io abbia preso uniniziativa? Sono giunta
alla conclusione che a lei lavorare con le donne non piace. Basta vedere come tratta Gabriella.
In un attimo lispettore Abate perse la compostezza. Divent rosso come un peperone e si mise
a gridare in mezzo al marciapiede:
- Lei non ha idea di cosa sta dicendo! Ha capito? Non ne ha la minima idea! Si d il caso che io
abbia sempre lavorato con colleghe donne e che nessuna si sia mai lamentata. E lo sa perch? Perch
non ho mai fatto differenze tra loro e i maschi!  lei che fraintende continuamente, che si inventa le
cose e mi accusa di tutto quello che le passa per la testa!
- Allora il problema sarei io? - gridai a mia volta.
Una signora che passava di l con un bambino lo trascin via piena di spavento. Maurizio si
pass le mani nei capelli in un gesto esasperato e abbass il tono:
- Ispettore, per favore,  ridicolo. Capisco che non approvi il mio modo di lavorare, che le dia
fastidio il mio comportamento, che io non le piaccia. E va bene. Ci sono cose che non si possono
cambiare. Per in queste indagini siamo incatenati luno allaltra. Le assicuro che se anche andassimo
dal commissario chiedendogli di affidarla a un altro collega, riusciremmo solo a farlo imbestialire.
Siamo costretti a sopportarci a vicenda meglio che possiamo. Facciamo un patto di non aggressione.
- Non ho niente in contrario. Per ritiri quello che ha detto su Madre Teresa.
- Lo ritiro. Riconosco che  stato un commento fuori luogo.
Restammo zitti. Abate scosse violentemente la testa come se cercasse di tornare in s. Poi
sospir e mi si rivolse con rispetto:
- Le pare una buona idea se andiamo allagenzia immobiliare prima che chiuda?
- Certamente - mormorai, esausta dopo la breve ma intensa discussione.
Lui tir fuori il suo smartphone e cerc lindirizzo. Un minuto pi tardi eravamo in macchina, a
commentare il traffico e il tempo che faceva. Il silenzio a quel punto era troppo imbarazzante.
Limpiegata dellagenzia Cavalieri si mostr disponibile, fece le ricerche del caso e ci disse una
cosa che ci lasci perplessi: i locali in questione erano stati effettivamente locati a un tale Elio
Tramontana per un laboratorio di confezione. Dopo due anni il contratto era stato revocato. Il
proprietario dellimmobile era un signore di Milano con varie propriet romane delle quali si occupava
molto poco. Per questo successivamente limmobile era rimasto sfitto. In ogni caso, nei due anni di
locazione, le rate mensili erano state versate con regolarit.
- In contanti? - domand Abate.
- S. Venivano persone diverse, ma il pagamento  sempre stato effettuato.
- Ed esiste una documentazione di queste transazioni?
- Be, dovremmo avere, insieme al contratto, una fotocopia della carta didentit del signor
Tramontana e la partita IVA della sua attivit. Era tutto alla luce del sole.
And a cercare la cartella e ci diede una fotocopia di tutto. Poi commise lerrore di chiedere:
- C qualcosaltro che posso fare per voi?
Forse per dimostrare che non ero cos passiva come fino a quel momento potevo essere parsa,
dissi a bruciapelo:
- S, voliamo vedere il locale.
La poveretta rest pietrificata. Balbett:
- Veramente, adesso dovremmo chiudere. Magari se tornate domani...
- Una investigacione no ha orario - sentenziai.
A quel punto lei si appell al mio collega con lo sguardo, ma lui mi spalleggi:
- Vada a prendere le chiavi. Se non pu accompagnarci, possiamo fare da soli. Si tratta di una
semplice ispezione oculare. In meno di venti minuti gliele riportiamo.
- Devo chiedere al mio titolare.
- Lo faccia.
Scomparve. Un attimo dopo ricomparve con aria sollevata.
- Dice che potete fare come desiderate. Non ha niente in contrario.
Ci diede una coppia di chiavi e uscimmo di l. Abate osserv:
- A qualunque cosa sia servito quel posto, lagenzia immobiliare non sembra coinvolta.
- E nemmeno il proprietario.
- No, nemmeno il signore di Milano.
Quelle strade mi parvero pi sinistre alla luce del crepuscolo. Lispettore parcheggi con due
ruote sul marciapiede, davanti alle serrande abbassate, e mi chiese le chiavi, che tenevo nella borsa.
Aprimmo la porta sul retro con una certa difficolt. Linterno era buio come il ventre di una balena.
Cercammo a tentoni il quadro delle luci, ma evidentemente lenergia elettrica era stata tagliata. Abate si
frug nelle tasche e ne tir fuori una minuscola pila che mi parve davvero provvidenziale. Rivolse il
piccolo fascio luminoso in tutte le direzioni. Lo stanzone al pianterreno era vuoto. Salimmo al
mezzanino, dove giacevano un paio di casse di legno. Vuote. Cera odore di topo morto e di umidit.
Le pareti, annerite dalla muffa, armonizzavano col pavimento consunto e coperto di sporcizia. Abate si
strofinava i polpastrelli, cercando di liberarli dalla polvere che li aveva sporcati quando aveva aperto la
porta.
-  evidente che qui nessuno svolge attivit commerciali n daltro tipo, da molti anni.
- Pi di cinque?
- Anche pi di venti. Il suo vecchietto aveva ragione. Qui non c mai stato nessun laboratorio
di confezioni, n tanto meno latelier di uno stilista. La firma Elio Tramontana era una copertura. Pu
stare certa che quella carta didentit  falsa, e anche il numero di partita IVA. Andiamocene, c una
puzza terribile.
Mentre uscivamo in strada, mi suon il cellulare. Era Garzn.
- Ispettore, qui squadra B. Missione compiuta in tempi rapidi. Nessuna novit. Lagente
Bertano ha preso nota, dato che io non parlo italiano... Comunque sembra tutto legale, ma abbiamo
copia di quel che pu servire.
- Perfetto, Garzn. Ci vediamo in albergo tra unora.
- Riguardo a questo, ispettore... il fatto  che Gabriella  stata cos carina da invitarmi a cena a
casa sua. Dice che cos vedo il bambino e conosco suo marito. A lei non dispiace, vero, se la lascio
sola?
- No, no, ci mancherebbe. Ci vediamo domani.
Cercai Maurizio con lo sguardo. Lottava con la chiave, cercando di richiudere la porta. Feci un
passo verso la macchina, e in quel momento vidi una moto a luce spenta venire verso di me. Restai a
guardarla come instupidita. Quando fu vicina mi accorsi che il guidatore, con il volto coperto da un
casco integrale, impugnava una pistola. Automaticamente cercai la mia, e solo allora mi ricordai di non
averla. Allora il tipo spar, e nello stesso istante qualcuno, da dietro, mi spinse e mi butt a terra. Il
corpo di Maurizio pesava su di me, e il rumore degli spari della sua pistola risuon assordante vicino al
mio orecchio. La moto fuggiva. Abate si alz e le corse dietro sparando, ma luomo scomparve dietro
una curva a tutta velocit. Allora Maurizio torn da me e si inginocchi.
- Sta bene, Petra? Sta bene?
- Tutto bene, non si preoccupi.
Avrei dovuto dire relativamente bene, perch il suo placcaggio mi aveva abbastanza
ammaccata. Mi rimisi in piedi.
- E questo cosa significa?
- Non lo so - rispose lui, e si sedette sul bordo del marciapiede. Mi sedetti anchio.
- Ha visto qualcosa?
- Solo che era grande e grosso. E lei, Petra?
- Mi  parso che la targa fosse coperta. Per, Maurizio, lo vede anche lei quant ridicolo che io
vada in giro disarmata. Mi sono sentita indifesa, completamente nuda.
- Lo so, Petra. Ma  la legge.
- Secondo lei era Catania che voleva uccidermi?
- Credo di s. Ma se un delinquente osa sparare a un poliziotto in questo modo, i casi sono due:
o  disperato, o ha unorganizzazione dietro.
- Il fatto positivo  che adesso abbiamo stuzzicato lorso. Ora si tratta solo di acchiapparlo. A
meno che lui non acchiappi prima noi.
Abate si mise a cercare i bossoli. Quel tipo aveva sparato due volte. Gli parve di vedere i fori
sulla carrozzeria dellauto. Chiam gli esperti della Scientifica, e quando li ebbero recuperati, e ci
confermarono che erano parabellum 9 millimetri, ce ne andammo.
- Non so lei, ma io sento il bisogno di bere qualcosa - disse il mio collega.
Ci dirigemmo verso un cocktail bar poco lontano dal mio albergo. Ordinai un whisky e lo bevvi
dun colpo. Rimanemmo in silenzio.
- Io andrei a dormire,  stata una giornata lunga.
- Petra, posso chiederle un favore?
- Sempre che non debba accontentarla proprio adesso.
- Perch non ci diamo del tu una buona volta? Io qualche tentativo lho fatto, ma lei...
- Visto e considerato che mi hai salvato la vita, credo che forse posso concedertelo.
I suoi occhi color miele sorrisero con uno scintillio. Gli feci un cenno di saluto con la mano e
me ne andai in albergo.
Prima di mettermi a letto, chiamai Marcos per il resoconto amoroso della giornata, al quale
sottrassi, ovviamente, tutto il capitolo della sparatoria. Non mi piace preoccupare la gente. E ancora
meno doverla tranquillizzare dopo.
10
Non fu necessario informare Garzn su quanto era successo la sera prima; laveva saputo da
una chiamata di Gabriella. La sorpresa fu che, pur riconoscendo la gravit della cosa, non si mise le
mani nei capelli n proruppe in maledizioni contro il colpevole, come faceva di solito. No. Lunica
cosa che sembrava contrariarlo era che fosse stato lispettore, e non lui, a buttarmi per terra. Dopo un
breve scambio di informazioni sullargomento, pass subito a raccontarmi quel che pareva occupare
ogni angolo della sua mente: la meravigliosa cena a casa di Gabriella. Il marito era un ragazzo
simpaticissimo, che aveva fatto gli onori di casa alla perfezione, dimostrando una conoscenza
stupefacente del calcio spagnolo. Il bambino era un angioletto carinissimo. La casa era accogliente che
pi non si poteva. Ma il meglio erano state le delizie della cucina tradizionale che erano state portate in
tavola: salame, soppressata, melanzane sottolio, linguine con un sughetto soprannaturale, involtini di
vitello saporiti e teneri... per finire con una cassata siciliana che avrebbe risuscitato un morto. Ascoltai
tutto con pazienza, e annuii con uno sforzo di pazienza ancora superiore, trattenendo la voglia di
gridargli in faccia che non gliene fregava niente dei pericoli corsi dal suo capo mentre lui se la spassava
accumulando calorie. Eppure il vice-ispettore aveva svolto quelle attivit nel tempo libero, e non ero
affatto autorizzata a fargli pesare nulla. Ci provai con una piccola battuta:
- Spero che i suoi magnifici rapporti con la polizia italiana abbiano ricadute positive sullo
svolgimento delle indagini.
Non parve minimamente toccato. Come se la cosa non lo riguardasse, continu tutto felice:
- Lo sa cosa penso, ispettore? Qui la vita familiare  molto pi autentica che da noi. Noi
abbiamo perduto i valori pi sani per colpa del consumismo selvaggio e dellinfluenza americana. In
Italia  diverso, le tradizioni hanno ancora un loro peso.
Lo guardai allibita. Quel disgraziato di Garzn si preoccupava di analizzare e confrontare stili
di vita nazionali e forestieri, invece di pensare al caso Sigun. Per io non potevo combattere anche
questo. E poi capivo che fosse affascinato dallItalia e cercasse di comprenderne i segreti, e non mi
piaceva esercitare sempre un ruolo autoritario. Optai per un ammonimento privo di ostilit.
- Tutto questo  molto vero, Fermn, per dovremmo concentrarci un po di pi sul lavoro. Non
so se si rende conto che le cose si stanno complicando.
- E come vuole che non me ne renda conto, se lei  viva per miracolo!
- Oh, meno male, non mi sembrava cos scosso! - sbottai, mandando allaria i miei buoni
propositi.
- Non sono scosso perch sono in equilibrio. Da una parte, mi fa orrore che le abbiano sparato.
Ma dallaltra mi riempie di sollievo che non labbiano colpita. Il mio animo si trova quindi in perfetta
pace e serenit.
Dovevo ammettere che se si stava prendendo gioco di me, lo faceva con stile.
- E allora si riscuota un po dalla sua serenit e finisca il caff, perch facciamo tardi.
In commissariato ci attendeva un panorama desolante. Secondo quanto ci bisbigli Gabriella
prendendoci da parte, lispettore Abate era montato in collera non appena aveva messo piede in ufficio.
Nessuno lo aveva avvertito di una chiamata giunta la sera prima. Marianna Mazzullo aveva lasciato un
messaggio e lui lo aveva saputo solo quella mattina. Quel che voleva dire la Mazzullo, e che nessuno
aveva considerato importante, era che Franco Catania era stato da lei proprio quella sera. Abate aveva
subito mandato due agenti a casa della donna per accertarsi che stesse bene, e poi aveva fatto una
scenata dellaltro mondo ricordando a tutti che erano una banda di incompetenti. Noi lo trovammo gi
un po placato, ma ancora vibrante come una corda di violino.
- Ce ne avete messo ad arrivare - ci disse come saluto.
Prima che Garzn lo ragguagliasse sulle condizioni del traffico in citt, preferii intervenire:
- Adesso siamo qui. Mettiamoci daccordo su quel che c da fare e facciamolo -. Non
intendevo permettergli di scrollarsi via gli ultimi resti della sua arrabbiatura proprio addosso a noi. E
nemmeno avevo voglia di accettare i suoi ordini al buio.
Lui contrasse il suo bel volto virile in una smorfia. Forse si era illuso, per il solo fatto di avermi
salvato la vita, di trovarmi cambiata. Ma si era sbagliato. Per fortuna non fu difficile mettersi
daccordo: si trattava di dirigersi subito a casa di Marianna Mazzullo.
Sul portone erano di guardia i due agenti che aveva mandato Maurizio. Loro ci informarono che
la donna stava bene e ci aspettava di sopra.
Dire che Marianna Mazzullo stava bene era un eufemismo. In realt la trovammo in uno stato
pietoso. Aveva la faccia gonfia di pianto e le tremavano le mani. Come vide Abate gli si piazz davanti
e gli parl con voce rapida e angosciata:
- Ma perch una come me non pu mai stare tranquilla? Che volete voi dalla mia vita? Ieri sera
ho chiamato per dire che Franco era venuto qui, ma nessuno mi ha dato retta. E adesso vorrei sapere
perch lho fatto. Quello torna e mi ammazza, lo so. A momenti ci riusciva, ieri notte. Adesso sapr che
vi ho chiamato, e mi sparer, lo so.
Maurizio la prese per le spalle e le parl in tono pacato e sicuro:
- Marianna, nessuno ti far niente. Da questo momento sei sotto protezione. Catania lo
prenderemo,  questione di giorni, di ore. Ma devi calmarti e raccontarci tutto quello che  successo ieri
sera, se vuoi che ci riusciamo.
Il tono di autorit morale che aveva usato fece il suo effetto. La Mazzullo respir
profondamente e si tranquillizz. Ci indic delle sedie e ci invit ad accomodarci.
- Faccio il caff.
- Fallo, far bene a tutti.
Quando la ragazza si fu allontanata, Abate parl a voce molto bassa:
- In effetti ha rischiato di essere assassinata. La chiamata in commissariato  arrivata intorno
alle dieci. Catania sar venuto qui dopo aver sparato a noi, doveva essere pazzo dalla rabbia per averci
mancati.
- Ci ha seguiti tutto il tempo.
Marianna ci serv il caff, meno nervosa di prima. Il tremito alle mani era sparito. Cominci a
raccontare senza che facessimo domande.
-  arrivato quando stavo per andare a letto. Mi ha spaventata, era frenetico, non capiva pi
niente. Sudava e non stava fermo un attimo, camminava su e gi per la stanza. Si  messo a gridare.
Sapeva che eravate venuti al ristorante, sapeva che siete poliziotti. Aveva una pistola e me la puntava
addosso. Voleva sapere che cosa mi avevate chiesto. Quando gli ho detto che volevate sapere di lui, mi
ha minacciata di ammazzarmi se aprivo bocca. Gli ho fatto capire che io la bocca non la potevo aprire
perch non lo sapevo dove abitava, non avevo nemmeno il suo numero. E lui, invece di calmarsi, 
andato ancora pi fuori di testa, ha detto che mi ammazzava lo stesso. Credevo che davvero non ne
sarei uscita viva. Voleva sapere se era venuto qualcun altro a chiedere di lui. Io dicevo di no, e di no, e
lui insisteva. Alla fine mi ha creduto, per ha detto che se raccontavo a qualcuno quello che era
successo, sarebbe tornato per spararmi in testa. Ha detto: Mi stanno addosso da tutte le parti, Mari,
quindi farla pagare a te non mi costa un cazzo. Poi se ne  andato. Non  rimasto pi di cinque minuti.
- Brava, Marianna, sei stata brava - rispose Abate a quel racconto. - Sei coraggiosa e hai detto
quello che dovevi. Non ti succeder niente, te lo garantisco. Due dei miei uomini ti seguiranno
dappertutto. Tu fai la tua vita normale, e se c qualche novit, lo dici a loro.
- Non mi lasceranno sola?
- Se ti succede qualcosa, io mi ammazzo, Marianna, fidati.
Rimasi stupefatta a quelluscita, ma la Mazzullo ne parve rasserenata. Per la prima volta da
quando eravamo l, sorrise. Era innegabile che litaliano aveva i suoi metodi, e non tutti ortodossi.
Uscendo, diede istruzioni ai due uomini. Poi si allontan un momento per telefonare. In
macchina, mentre rientravamo in commissariato, mi parl in tono grave:
- Ho chiesto aiuto a uno dei nostri migliori specialisti, Petra.
- Specialista in cosa?
- In organizzazioni di stampo mafioso.
Mi girai sul sedile per vederlo in faccia. Non stava scherzando, non lo avevo mai visto cos
serio.
- Come mai Catania dice che gli stanno addosso da tutte le parti? Perch voleva sapere se
qualcun altro lo aveva cercato? Quel tipo fa parte di unorganizzazione criminale. Forse cera gi
dentro fin dallinizio di tutta questa storia.
- Vuoi dire quando ha ammazzato Sigun?
-  ovvio che qualcuno lo pagava, e forse  stata unorganizzazione.
- Non capisco. Perch un vecchio imprenditore del tessile di Barcellona dovrebbe aver avuto
dei conti in sospeso con la mafia?
- Non lo sappiamo. Ma gli affari di quella gente si diramano negli ambiti pi insospettabili.
Possono avere interessi anche negli asili nido del Polo Nord, chi pu dirlo? In ogni caso, ci serve
laiuto di un esperto.
Santo Dio! Senza nemmeno accorgercene rischiavamo di metterci in un guaio internazionale di
quelli grossi! E la cosa non mi piaceva, non tanto perch la faccenda sembrava farsi molto pi grave,
ma perch, anche se non ci va di riconoscerlo, a nessun investigatore fa piacere che unindagine prenda
una piega inaspettata. Poteva darsi che quel caso, che si stava complicando sempre pi, finisse per darci
lustro e rafforzare la nostra reputazione, per prima bisognava risolverlo.
Appena fummo di nuovo in ufficio, linattivit di cui avevano goduto i nostri subalterni ebbe
fine. Abate ordin a Gabriella di portare al commissario Stefano Torrisi tutti i verbali e gli incartamenti
del caso Sigun e di assicurarsi che li prendesse in considerazione. Io, da parte mia, dissi a Garzn di
mettersi in contatto con lispettore Sangesa affinch accertasse il peso della firma Elio Tramontana nei
fatturati di Sigun.
- Appena glielha detto - aggiunsi, - lo richiami ogni venti minuti per accertarsi che lo faccia.
- Venti minuti tanto per dire - replic Garzn.
- Neanche per sogno. Venti minuti dorologio.
- Mi mander allinferno.
- Dica che glielho ordinato io.
- Allora mander allinferno lei.
- Non importa, non sar al telefono per sentirlo.
- Ma io s.
- Vuole farmi il favore di eseguire gli ordini e togliersi dai piedi?
- Va bene, per posso farlo mentre accompagno il viceispettore Bertano?
- Se ne vada!
Accenn un saluto militare e usc, come una marionetta. Con la coda dellocchio vidi che Abate
rideva. Mi mostrai rassegnata.
- Incredibile. Sarebbe capace di discutere fin sullorlo della tomba.
- Per me il viceispettore  una gran sagoma. E una gran brava persona, per di pi.
- Non c persona al mondo migliore di lui. Il fatto  che ci conosciamo troppo bene, lavoriamo
sempre in coppia.
- Vi assale la noia della vita a due?
- Non  facile annoiarsi con Fermn. Solo che ormai ciascuno di noi conosce i punti deboli
dellaltro. E questo pu essere divertente, ma a volte  deleterio.
- Tutto quello che dici mi sa di matrimonio.
- Non voglio farti venire brutti ricordi.
Non avevo ancora finito di dirlo, che ne ero gi pentita. Da come mi guard capii che avevo
colto nel segno. Sorrise tristemente.
- A volte quelli che fanno pi male sono i ricordi belli.
Sospirai. Guardai lorologio per sottrarmi allimbarazzo.
- E adesso che si fa? - domandai.
- Si va al bar allangolo a prendere qualcosa.
- E se nel frattempo arriva il commissario Torrisi?
- Non ce lavete a Barcellona un sistema per farvi avvisare quando siete al bar?
- S, lagente che sta in portineria fa una corsetta.
- E pensi che qui sia diverso?
Un minuto dopo, due birre gelate si presentarono davanti a noi con la loro promessa di frescura
e lieve torpore. Immersi le labbra nella mia come unape avida di suggere un fiore. Chiusi gli occhi per
il piacere che provavo, e quando li riaprii mi accorsi che Abate mi stava guardando con un sorriso.
- Il cuore di ghiaccio dellenergico ispettore si scioglie solo davanti a una birra.
- Questo significa che ti sembro una specie di generalessa, vero?
- Forse, per dietro i galloni si indovina una gran tenerezza.
- Ti sbagli, non sono affatto una donna tenera. Posso esserlo stata in giovent, ma ho capito
subito che la vita non ammette debolezze.
- Essere teneri sarebbe una debolezza?
- Senzalcun dubbio. Il pane tenero  malleabile, e io non voglio che nessuno faccia di me una
pallina e mi butti in un angolo.
- Ma mentre qualcuno ti plasma, ti sta accarezzando.
- Da quando gli uomini fanno lapologia della tenerezza? Sarebbe una novit, e ho paura che i
tempi corrano troppo in fretta per me.
- Ti piacciono i tipi duri, vero?
- Come rocce.
Abate fin la sua birra e pos il bicchiere sul tavolo con un colpo secco. Poi mi guard.
- Duri cos?
Mi misi a ridere. Lui chiam il cameriere e ordin un altro giro.
- E se poi non sei al massimo della lucidit quando arriva Torrisi? - domandai.
- Io reggo lalcol come un vichingo, guido alla massima velocit su tutte le strade, non do mai
lelemosina ai mendicanti e batto tutti i miei amici a braccio di ferro. Credi che questo possa bastare
per piacerti almeno un po?
La musichetta del mio cellulare interruppe le risate. Era Marina, la figlia di Marcos.
- Marina, tesoro, che bello sentirti! Come sta la mia piccolina?
- Bene.  tantissimo che sei andata via e non mi telefoni mai. Vorrei sapere cosa stai
combinando.
- Oh, cara,  vero che non ti ho chiamata, per...
Mentre le parole mi sgorgavano spontanee, procurandomi un piacere ancora maggiore di quello
della birra, mi accorsi che Maurizio aveva gli occhi fissi su di me. Accidenti, poteva almeno alzarsi dal
tavolo, far finta di andare alla toilette! E invece no, se ne stava l con un sorriso a godersi la scena del
generale con gli stivali lustri che andava in brodo di giuggiole per una bambina, mostrando il suo
inedito lato femminile. Frenai allistante i miei deliri daffetto.
- Veramente pensavo che tuo padre ti avesse detto che ho molto lavoro.
- S, ci ha detto che sei allestero, in una missione importante. Anche Hugo e Teo volevano
telefonarti. Loro vogliono sapere che missione , pap non ci racconta mai niente...
- Spero proprio che non chiamino, perch, come ti dico, sono molto impegnata.
- Petra, mia mamma  scema! Mi vuole iscrivere a una scuola di danza. Di danza classica. La
danza classica  una barba, e poi  bruttissima. Ti fanno mettere certi cosi rosa che sembri un wrstel
e...
La interruppi con freddezza:
- Marina, adesso non posso stare al telefono con te. Mi dispiace molto.
La delusione nella sua voce mi spezz il cuore.
- Be, Petra, ciao.
Odiai il mio collega italiano per la sua sola presenza. Ma poi mi chiesi: perch mi importava
tanto quel che poteva pensare di me? E trovai la risposta: perch preferivo mostrarmi come una donna
fredda, cos lavrei tenuto a distanza. Ed ecco che sorgeva unaltra domanda: perch dovevo tenerlo a
distanza? A questa non riuscii a dare una risposta razionale, ma solo intuitiva. E quellintuizione si
imponeva con forza. Adesso Maurizio mi guardava, e mi vidi costretta a dirgli qualcosa:
- Era Marina, la figlia di mio marito.
Lui si incup di colpo, abbass gli occhi.
- Nei primi tempi dopo il divorzio le mie figlie mi chiamavano a tutte le ore. Certe volte mi
disturbavano sul lavoro e non le trattavo come avrei voluto. Poi mi hanno chiamato sempre meno, e
adesso non lo fanno quasi mai. Vado a prenderle un week-end s e uno no, le porto a mangiare la
pizza... Tu credi che la nostra professione ci permetta di avere una vita familiare normale, Petra?
- Non lo so. Io non ho mai avuto problemi perch non ho avuto figli miei. E ora la nostra non 
una famiglia convenzionale. Forse non ho mai preteso di fondare qualcosa che durasse pi di me.
- Io s, ci ho provato, ma non ce lho fatta. Mia moglie mi ha lasciato.
- E perch?
- Per le ragioni pi banali. Ma non per questo meno importanti: gli orari impossibili, la mia
scarsa presenza, le mie disattenzioni.
- Neppure lei sar stata perfetta.
- Purtroppo s, invece. Bravissima sul lavoro, era una buona madre, una moglie premurosa e
comprensiva... poi si  stufata. Ha sopportato fin troppo quello stato di cose, e io non cambiavo mai. Si
 accorta di essere arrivata al limite quando si  innamorata di un altro. E se ne  andata, ovvio. Adesso
voi donne non vi fate pi i problemi di coscienza che vi facevate prima.
- Ti sarebbe piaciuto se fosse rimasta solo per problemi di coscienza?
- No. Per un abbandono fa soffrire.
- Dovrebbe far soffrire la fine di un rapporto, a prescindere da chi se ne va.
- In teoria s. Dimmi una cosa, Petra, tu ti senti pi donna o pi poliziotto?
- Che domande! Prima di tutto sono una donna, poi viene il resto.
- Io questa cosa non ce lho ben chiara. Il fatto di essere un poliziotto invade completamente la
mia vita.
- Perch voi uomini non sapete separare le cose. Noi siamo abituate a reggere pi ruoli
contemporaneamente, e a mettere dei confini tra una cosa e laltra.
- E lordine delle priorit?
- Questo  il nostro tallone dAchille. Ci sembra di avere la forza di fare tutto, senza mettere
una cosa prima e laltra dopo. Come se tutto fosse ugualmente importante. Poi, com logico, il pi
delle volte il gioco non riesce.
- E allora?
- E allora niente, finiamo per dare di matto tutte quante. Per bisogna pur essere un po matti
per vivere.
A quel punto lui rise, e mi guard. Era un belluomo. Mi sentivo bene con lui in quel momento.
Non potevo certo dirgli quel che pensavo veramente: che se gli uomini ruotano per tutta la vita intorno
al lavoro  perch hanno bisogno del successo sociale per credere minimamente in se stessi. Per questo
lui si aggrappava al comando, per questo cercava di tenere le redini del caso Sigun. E per questo,
anche, mi aveva trattata come unidiota quando ci eravamo conosciuti. Gli sorrisi e restammo in
silenzio per un po, a goderci quel gradino di intimit che avevamo salito insieme.
- Dobbiamo andare - disse alla fine. - Il commissario Torrisi dovrebbe essere gi qui.
E infatti Stefano Torrisi era arrivato. Ci aspettava in una sala riunioni, insieme a Gabriella e
Garzn. Era un uomo sulla cinquantina, altissimo e robusto, tendente alla calvizie, con due occhi molto
buoni e, a quanto mi dissero, un forte accento della sua terra, la Sicilia, che io non ero capace di
avvertire. Sembrava stanco, eppure scherz a lungo con Abate. Poi lasci cadere il suo corpaccione su
una sedia e mi sorrise. Oltretutto parlava un ottimo spagnolo.
- Ho avuto modo di parlare con il viceispettore Garzn di Barcellona. Che bella citt! E
abbiamo anche parlato del Bara. Non so se alle donne spagnole interessi il calcio.
- Interessa a quelle che sono pi giovani di me.
- Nessuno pu essere pi giovane di lei, ispettore! Le belle donne non hanno et.
Risi di cuore. Non riuscivo a capire come un uomo che emanava una calma e una bonomia rare
ai nostri tempi potesse essere il migliore specialista in un tema scabroso come le mafie. Come riusciva
a conciliare lamore per il quieto vivere che lo animava con il tormento quotidiano del delitto
organizzato? Aveva scorso la relazione sul caso Sigun, e il viceispettore Bertano lo aveva informato
sulle pi recenti novit. La prima cosa che fece fu rivolgere una serie di domande ad Abate, che forn
risposte brevi e precise. Lui stava ad ascoltare come un vecchio medico di campagna presta orecchio ai
sintomi di un paziente: concentrato, immerso nella sua scienza, attento a collocare ogni frammento al
giusto posto. Poi, quando si sent in grado di emettere un parere, alz la testa imponente e afferm:
- S, molti aspetti della questione fanno pensare al modus operandi di unorganizzazione.
Tuttavia  possibile che questo individuo, come si chiama?
- Franco Catania.
-  possibile che il Catania sia stato utilizzato da unorganizzazione senza appartenervi.
- Unorganizzazione pu usare un sicario che non le appartiene? E se poi parla?
- In questi casi il sicario non sa neppure per chi lavora, n che cosa sta facendo. Si limita a
eseguire un incarico e a riscuotere un compenso.
- E perch unorganizzazione dovrebbe assoldare una persona di fuori? - tornai a chiedere.
- Un motivo assai comune  che la missione da compiere sia troppo pericolosa per uno di loro.
Assassinare qualcuno allestero, per esempio,  molto rischioso. Allora trovano un delinquente comune
e gli offrono una somma che possa far gola. Se poi viene beccato... ha ben poco da raccontare. Se
invece gli va bene, lo pagano e buonanotte.
-  possibile che lo stesso uomo venga usato per pi missioni successive? - volle sapere Abate.
- Be, se sono in rapporto tra loro, s.  pi sicuro che affidarsi a unaltra persona - rispose
Torrisi, rivolgendoci il suo sguardo sereno da professore universitario. - Ma voi, cari colleghi, non mi
state facendo la domanda alla quale dovrei rispondere. Che cosa succede se il sicario non si fa beccare,
ma accumula errore su errore fino a diventare pericoloso per la sicurezza stessa dellorganizzazione?
- No capisco - proruppe Garzn, e nessuno avrebbe saputo dire se si riferisse alle sue difficolt
con litaliano o al ragionamento di Torrisi. Gabriella, la sua interprete personale, gli bisbigli:
- Cose stupide, pericolose.
- Capisco, capisco - non si diede per vinto il vice-ispettore. - Lo che no capisco,  che tipo de
errore.
- Immagino che il primo errore - rispose Torrisi, - sia stato lasciar vivo il fidanzato della
ragazza assassinata a Ronda, quello che poi ha fatto il suo nome. Doveva saperlo che la Lpez viveva
con qualcuno, aspettarlo e ammazzare anche lui. Ma poi viene lerrore pi grosso, la madre di tutte le
cose stupide: cercare di uccidere lispettore Delicado. Nessun delinquente comune farebbe una cosa
simile. In questo modo, forse senza volerlo, li ha segnati a dito.
- E adesso?
- Adesso loro non aspettano altro che farlo fuori, e se non lo arrestate voi, potete stare sicuri che
lo toglieranno di mezzo loro.
- Ma non pu essere stata direttamente lorganizzazione a voler eliminare lispettore?
- Cos come stavano le cose,  improbabile. Per se Catania continua a fare stupidaggini...
- Pero porqu una mafia mata a un signore catalano? - prov a dire Garzn.
Torrisi sorrise con sufficienza:
- Certamente voi non ignorate che le organizzazioni criminali italiane si sono ormai introdotte
stabilmente nel vostro paese. E hanno bisogno di imprese di copertura per riciclare il denaro sporco che
proviene dalle loro attivit. Di solito comprano ristoranti, alberghi, discoteche. Dalla Spagna hanno la
possibilit di accedere facilmente al narcotraffico latinoamericano, e in questo modo controllare il
flusso della cocaina in tutta lEuropa meridionale. La Spagna, signori,  un nodo molto importante, una
posizione strategica ambita. Quanto a questo signore che fu ucciso... Ebbene, bisogna capire che in
genere i mafiosi non comprano nulla, ma agiscono dallinterno di imprese gi costituite, la cui propriet
 insospettabile. In questo modo sono perfettamente al sicuro.
- Sigun prest la sua impresa per riciclare del denaro,  questo che pensa?
- Viviamo tempi difficili, ispettore. Le oscillazioni del mercato possono portare
inaspettatamente alla rovina qualunque azienda, e uniniezione continua di liquidit pu essere
benvenuta, se si  disposti a chiudere un occhio sulla sua provenienza, beninteso.
- E per quale ragione poi lavrebbero ucciso?
- Una ragione qualunque, ispettore Delicado. Un disaccordo sulle cifre, un desiderio da lui
manifestato di rinunciare... Quella  gente che non si fa troppi scrupoli se qualcuno ostacola i loro
interessi. E poi, loro non rischiano nulla, pagano un disgraziato, e via.
- Tutto quadra - dissi. - Dietro a Elio Tramontana cera unorganizzazione mafiosa. Per questo
lazienda di Sigun aveva risalito la china cos in fretta.
- S, quadrer pure, ma questo non ci aiuta a capire chi sono i mandanti - intervenne Maurizio
con una certa ansia.
- Verissimo, ispettore. Per andiamo con ordine. Tanto per chiarire le idee ai nostri amici
spagnoli: come lei sa le organizzazioni principali sono grosso modo tre: Cosa Nostra, la camorra e la
ndrangheta. Tutte e tre hanno metodi simili e tutte e tre operano in Spagna, sebbene Cosa Nostra
preferisca altri territori. In teoria la ndrangheta  maggiormente radicata a Madrid, e la camorra a
Barcellona. Ma queste sono generalizzazioni che non sempre valgono. Solo per darvi unidea delle
dimensioni del problema: sapete quanti membri delle diverse organizzazioni sono stati arrestati in
territorio spagnolo grazie allazione congiunta delle nostre due polizie? Trentasei dallanno 2000.
Niente male, vero?
- Questo dimostra che non  impossibile beccarli.
- Certo che non  impossibile, viceispettore! Cosa crede che faccia io tutto il giorno? Cucinare
la pasta? Ma ho bisogno di maggiori informazioni per potermi muovere. Dovete investigare a fondo
lambiente di Sigun. Setacciate ogni cosa, seguite ogni indizio: una lettera, una voce su un libro
contabile, una testimonianza dellultima ora... E chiamatemi subito appena avete trovato qualcosa.
Dobbiamo rimanere in contatto.
- Prima dobbiamo beccare Catania - bisbigliai fra me, come se recitassi un mantra.
Torrisi si alz, allarg le braccia e sorrise beato.
- Per il momento ho paura di non poter fare altro per voi. A meno che... a meno che non
accettiate di venire a cena questa sera a casa mia. Mia moglie ne sarebbe felicissima, basta che le dica
che porto a casa due cittadini di Barcellona. E naturalmente, sono invitati anche i colleghi italiani.
Sorpresa da tanta ospitalit, balbettai qualche parola poco credibile di scusa:
- Commissario, siamo in tanti, non possiamo dare tutto questo disturbo a sua moglie.
- Ma io mia moglie non la abbandono certo a se stessa! Prima, scherzando, ho detto che non
passo la vita a cucinare, per  vero che potrei benissimo vivere cucinando. Dovete sapere che preparo
la migliore pasta alla Norma di tutta la Sicilia, che  come dire di tutta lItalia, perch da nessuna parte
si mangia meglio che nella mia terra.
La cena fu una festa, una vera festa della gastronomia e della generosit. La moglie di Torrisi,
Nada, era bella e simpaticissima e tutti e due ci circondarono di premure. Sembravano francamente
innamorati, e ripensando alla conversazione con Maurizio, mi domandai come facessero, essendo
Torrisi un poliziotto cos carico di responsabilit. Mangiammo divinamente, e lunico prezzo che ci
tocc pagare per tante delizie fu lascolto dellimmancabile inno a Barcellona e alle sue molteplici
bellezze. E visto che nulla pu mai essere perfetto, nel bel mezzo della chiacchierata suon il mio
cellulare. Sangesa a quellora? Chiesi scusa e uscii nel corridoio.
- Maledizione, Petra. Quel rompiballe del tuo sottoposto mi ha chiamato per tutto il santo
giorno ogni venti minuti!
- Lo so, sono stata io a ordinargli di farlo.
- Me lo immaginavo. Cera tutto il tuo stile in tanta insistenza. Ti chiamo un po tardi perch ho
dovuto darmi da fare parecchio. Per, Petra, negli affari di quel Tramontana con Sigun non cera
assolutamente nulla di irregolare. Proprio nulla.  vero che dal momento in cui compare diventa il
cliente pi importante dellimpresa, per, cosa vuoi che ti dica... Non una virgola che non vada, insisto.
- E se ti dicessi che Elio Tramontana non  mai esistito?
- Era una copertura?
- S.
- Be, allora ti dico che dal punto di vista contabile era una copertura molto ben studiata. E ti
dir di pi, se Elio Tramontana era una copertura, tutta lazienda Sigun lo era, perch non avrebbe
potuto stare in piedi senza quel che fatturava a Tramontana. E se a Tramontana non vendeva tessuti...
cosa diavolo faceva?
- Come vedi, non ti ho rotto le scatole per niente.
- Lo so, lo so, tu rompi le scatole solo per validi e fondati motivi, ma come le rompi, Petra! E
con quanto impegno e soddisfazione!
- Vattene al diavolo, Sangesa.
- Anchio ti voglio bene, Petra. Quando ti si rivede?
- Fra poco, credo. Non ne abbiamo pi per molto.
Nel corridoio dei Torrisi mi raggiungevano le voci allegre in sala da pranzo. Non era affatto
evidente che quella faccenda potesse risolversi presto. In realt, le cose si stavano complicando in
modo cos diabolico che forse avremmo fatto meglio a trasferirci a Roma per sempre. Guardai lora. Le
undici. Non era troppo tardi per le abitudini spagnole. Feci il numero di cellulare di Yolanda, e dalla
voce assonnata con cui mi rispose, capii che doveva essere gi a letto. Preferii non fare domande.
- Senti, cara, a partire da domani mattina alle otto vorrei che tu e Sonia teneste sotto stretta
sorveglianza Rafael Sierra e la Sigun. Tranne la notte, dovete seguirli tutto il tempo. Ci penso io ad
avvertire Coronas per lautorizzazione. E perch vi liberi da ogni altro impegno.
La sentii farfugliare frasi sconnesse che mi portarono sullorlo dellesasperazione.
- Yolanda, santo cielo! Hai capito quello che ti sto dicendo o devo richiamarti quando avrai
tutti i neuroni a posto?
- Ho capito, ispettore.  che ogni tanto ho le nausee, mi ero messa a letto presto e...
Troncai alla radice qualunque bollettino sulla sua gravidanza.
- Ti senti nelle condizioni di prendere servizio domattina? Se non sei in forma al cento per
cento  meglio se ti metti in malattia.  una cosa importante.
- Sto bene, ispettore Delicado, e ho capito tutto. Faremo questa sorveglianza. Vuole che la
informi giorno per giorno?
- S, e per iscritto. Buonanotte.
Ah, no, non ero disposta a cedere alle debolezze della maternit! Soltanto il giorno prima ne
avevo parlato con Gabriella, come un avviso ai naviganti. Le ragazze di oggi hanno il primo figlio dopo
i trentanni e si fanno subito lidea che la societ debba essere loro grata di qualcosa! Ah, no, con me
bussavano alla porta sbagliata. Partorire  sempre stata unattivit femminile naturale e quotidiana, e
non vedevo che bisogno ci fosse di trattare le neomadri come una specie in via di estinzione.
Quella notte, in albergo, nella speranza di ritrovare il mio lato pi amabile, chiamai Marcos. Mi
sarebbe piaciuto scaricare tutte le tensioni di quella giornata. In fondo  questa una delle principali
funzioni del matrimonio. Eppure non lo feci. Che cosa avrebbe potuto dirmi mio marito se gli avessi
trasmesso tutte le ansie che il caso Sigun mi suscitava? Non preoccuparti, cara, vedrai che tutto si
sistema. Una risposta cos mi avrebbe resa solo pi nervosa. E poi non credo nelle virt terapeutiche
della parola. Raccontare qualcosa non ti libera proprio di niente. La cosa migliore era tacere, e quando
lui mi avesse chiesto come andava, rispondere: bene. Questo fu quello che dissi: - Bene.
11
Il mattino dopo Garzn non scese a colazione. Sedetti al tavolo da sola, e quando ebbi finito
andai a chiedere di lui alla reception. Mi dissero che era uscito presto, lasciando un messaggio per me.
La mia curiosit sal alle stelle quando lessi: Ispettore, si tratta di una faccenda privata. Non si
preoccupi, faccio in fretta. Un abbraccio, Fermn Garzn. Naturalmente mi preoccupai, anche se la
mia inquietudine era tinta dai raggi di unincipiente incazzatura. Una faccenda privata? Quali faccende
private, a Roma, potevano reclamare la presenza del mio collega? Telefonai ad Abate.
- Maurizio,  gi arrivato il viceispettore?
- Ancora no.
- E Gabriella,  arrivata Gabriella?
- S,  di l in ufficio. C qualcosa che non va?
- Niente, solo che vi raggiungo fra un po.
- Non tardare,  successa una cosa di cui devo parlarti. Anzi, Petra, credo sia meglio che io ti
accompagni, se devi andare da qualche parte.
- Non c bisogno. A fra poco.
Chiusi la comunicazione in gran fretta e mi ripromisi di non rispondere se avesse richiamato.
Quella cooperazione internazionale si stava trasformando in una sorta di custodia perpetua che mi stava
francamente sullanima.
Uscii, e laria fresca del mattino mi rasseren, almeno abbastanza perch il mio intuito e la mia
conoscenza dellessere umano cominciassero a funzionare a pieno regime. Presi un taxi.
- Al Colosseo - dissi al guidatore.
Quando arrivammo, gli chiesi di fare un giro tuttintorno. E infatti, dal lato dellArco di
Costantino, lo feci fermare. Pagai, scesi e mi avvicinai cercando di mimetizzarmi nei nugoli di turisti
che a quellora gi affluivano tuttintorno al monumento. Approfittando del lento e ovino avanzare di
un gruppo di giapponesi che si approssimava al mio obiettivo, mi piazzai a pochi metri da Garzn
senza che lui se ne accorgesse. Eccolo, le mie supposizioni erano giuste. Aveva in testa un elmo
romano talmente sfavillante che sembrava appena uscito da un bazar cinese tutto a un euro, e accanto a
lui posavano un paio di nerboruti centurioni. Brandiva una lancia con palese orgoglio e sulla faccia gli
brillava un sorriso trionfale. Un quadretto spaventoso.
In quel momento i giapponesi si avviarono docilmente dietro la loro guida e io rimasi sola, allo
scoperto, a pochi metri da quel trio sinistro. Garzn ci mise un po a notare la mia presenza; ma alla
fine capii che mi aveva visto, perch la sua aria vittoriosa si tramut nel volto atterrito del condannato
per decreto imperiale. Con lelmo ancora in testa, venne verso di me e mi disse:
- Ispettore, si pu sapere cosa ci fa qui?
- Vade retro! Non mi si avvicini con quella roba addosso! - esclamai, come se respingessi una
legione.
Indietreggi. Torn dai suoi miserabili commilitoni, si fece restituire il cellulare e pag. Poi
torn da me fingendo che quella fosse la situazione pi naturale del mondo. Non esitai a chiedergli
spiegazioni.
- Ma si  bevuto il cervello, Garzn?
Mise il muso allistante. Guard al di l della mia spalla come se io fossi un minerale e parl
con la dignit di un proconsole oltraggiato.
- Volevo solo poter condividere una piccola attivit ludica con i colleghi di Barcellona.
- Spero che non le sia venuto in mente di inviare quelle foto via mms.
- No, per le far vedere in commissariato quando torneremo.
- E a Beatriz? Le far vedere a Beatriz?
Mi lanci uno sguardo di ghiaccio.
- Lei non  autorizzata a chiedermi che cosa faccio o non faccio nella mia vita privata.
- Lei non  a Roma in viaggio privato, Fermn, ma per svolgere delle indagini!
- A lei non importa un fico secco di quanto tempo posso aver perso, quello che le d fastidio 
che io abbia gusti cafoni. Anche Beatriz la pensa come lei. Ma ci tengo a mettere bene in chiaro una
cosa: io sono un cafone, s! Ho gusti cafoni! Mi piace parlare a bocca piena, fare cose da ignorante e
guardare le partite in televisione! E mi rompe tutta questa cultura buttata gi a dosi massicce! Oltretutto
mi fanno schifo i musei, e la cosa che mi d pi fastidio, per sua informazione,  lidea che tutti quelli
che stanno l dentro sono gi morti. Quindi non ho nessuna voglia di vedere nessun museo di questa
citt. E lo dir anche a Beatriz, stasera appena la sento.
Si ferm quasi ansante, e alz gli occhi al cielo, in una spettacolare pausa finale. Quando vidi
che aveva ripreso fiato, cercai di ricondurlo a pi miti consigli.
- Lasci stare sua moglie e si risparmi le contestazioni inutili. E andiamocene di qui, una buona
volta!
In taxi il suo silenzio mi fece sentire in colpa. In fin dei conti il povero viceispettore non faceva
male a nessuno seguendo i suoi impulsi. E aveva perfino ragione quando si sentiva oppresso da
chiunque cercasse di trasformarlo in un uomo raffinato e pieno di distinzione. Daltra parte non potevo
permettere che se ne scappasse a mascherarsi da miles gloriosus ogni volta che gliene veniva lestro.
Decisi di tacere anchio fino allarrivo in commissariato.
Si vedeva che Maurizio non stava pi nella pelle dallimpazienza. Ci fece sedere intorno a un
tavolo e cominciammo una riunione di lavoro che, senza darsene pensiero, diresse lui.
- Per prima cosa desidero mettervi al corrente di un fatto che, per quanto non inatteso, rimane
pur sempre importante. Gli esperti di balistica di Barcellona e di Roma hanno potuto determinare che i
proiettili che hanno ucciso Julieta Lpez e quelli sul luogo dellassalto dellaltra sera, sono stati sparati
dalla stessa arma. Questo pare dimostrare che a tentare di uccidere lispettore Delicado  stato
effettivamente Franco Catania. Ma c unaltra novit. Questa mattina Marianna Mazzullo, il cui
telefono  sotto controllo, ha ricevuto unaltra chiamata del Catania, purtroppo effettuata da una cabina
telefonica.
- Che cosa le ha detto? - scatt Garzn, senza riuscire a trattenersi.
- Era molto agitato. Sembrava avesse perso la ragione. Accusava la Mazzullo di essere
daccordo con noi. Diceva che prima o poi lavrebbe uccisa. E ha detto perfino che avrebbe ucciso la
poliziotta spagnola che gli d la caccia. Ascoltate.
Clicc un paio di volte con il mouse di un computer. Una voce sibilante e concitata si diffuse
nella stanza, saturandone laria. Ebbi un brivido. Non riuscivo a capire quasi nulla del suo italiano
stretto e rapidissimo, ma sentivo lincresparsi vibrante tipico dellodio, o della disperazione. Fu un
messaggio breve, sputato pi che pronunciato.
- Perch lo fa, se sospetta che la intercettiamo?
- Non lo so, Petra. Io credo che abbiamo a che fare con un pazzo.
- Ma non si  mai comportato come un pazzo.  intelligente e ha sangue freddo. Mi ha seguita
fino a Ronda, ha ucciso Julieta...
- Che sia furbo non significa che non sia pazzo. Pu darsi che la tensione abbia fatto scattare
qualche strano meccanismo nella sua mente. Trasmetter questa registrazione a uno degli psichiatri che
collaborano con noi. Vediamo cosa ci dice. Potrebbe essere un contributo interessante.
- Piantiamola con i contributi scientifici, ispettore! - dissi con veemenza. -  ora di passare
allazione. Siamo in stallo.
- Il commissario Torrisi ha molti confidenti nel mondo della mafia e...
- Pu darsi che Torrisi ci sveli una montagna di cose importantissime sul mondo della mafia,
ma questo non ci aiuter a prendere prima Catania.
- Daccordo, ispettore. Tu cosa suggerisci?
- Catania in questo momento deve essere attirato con una caramellina. Lui si avviciner per
mangiarsela. E quella caramellina potrei essere io.
- Che cosa vuol dire con questo, Petra? - intervenne Garzn dando segni di allarme.
- Voglio dire che se Catania ci tiene tanto ad ammazzarmi, bisogna dargli lopportunit di farlo.
Unopportunit controllata, naturalmente.
Si fece il silenzio pi assoluto. Questo dimostrava linteresse che avevano destato le mie parole.
Abate, serio come la morte, disse:
- Ci avevo gi pensato. Forse solo perch chi lo manda preme affinch lui ti ammazzi, vuole
che il morto sia lui.
- Ammazzare, il morto... Ma non sapete dire altro? - chiese il viceispettore, piuttosto fuori di
s.
- Ormai, tanto per lorganizzazione quanto per noi, togliere di mezzo Catania  il primo
obiettivo. Solo che a noi serve vivo, loro lo vogliono morto.
- Questo lo so, ispettore. Mica sono scemo! - replic Garzn, perdendo di vista le forme. -
Quello che voglio dire  che spero nessuno si sogni di mettere a rischio la vita dellispettore Delicado.
- Ma certo che no - disse Abate, in tono piccato. - Lincolumit dellispettore  cosa che
compete a me pi che a ogni altro, pi che a lei, in ogni caso.
Decisi di chiudere quel battibecco senza nascondere il mio malumore.
- Signori, mi sento in dovere di informarvi che mio padre  morto da molto tempo. Ho pianto la
sua perdita, ma non ho mai avvertito la necessit di sostituirlo.
Gabriella dovette capirmi perfettamente, perch le scapp una risatina. Io continuai, cercando di
non apparire n impulsiva n inquieta.
- Non pensiate che io sia in preda a un attacco di eroismo poliziesco, e sia disposta a morire per
la causa. Quello che chiedo  che si studi un piano sufficientemente perfetto perch io possa fare da
esca, senza che il pesce mi mangi, ci mancherebbe.
- Mi oppongo! - fu la drammatica risposta del vice-ispettore.
- Fermn, chi crede di essere, Catone il Censore?
Gabriella rise di nuovo, questa volta apertamente.
- Almeno dovremmo chiamare il commissario Coronas per avere la sua autorizzazione, prima
di mettere in piedi un piano del genere.
- Non ci pensi nemmeno, viceispettore! Sentite, ma perch non lasciamo perdere queste
discussioni oziose e pensiamo qualcosa di concreto?
Abate doveva avere gi qualcosa in mente, perch si lanci quasi subito:
- Sembra un fatto che Catania, in qualche modo, tenga docchio la casa della Mazzullo e sa che
 sorvegliata. Come ci riesca, non lo sappiamo. Forse si camuffa, forse passa in macchina a una certa
velocit... Propongo che trasferiamo la donna in un albergo, sempre sotto protezione, e che togliamo il
piantone davanti a casa sua. Se Catania ragiona come immagino, vedendo che non c pi la vigilanza,
la chiamer. A quel punto lei dovr collaborare. Finger di proporgli un patto. Gli chieder di lasciarla
stare, e in cambio gli dir dove labbiamo portata e lora esatta in cui lispettore Delicado andr a
parlarle. L lo aspetteremo al varco con una squadra speciale.
- Mi pare troppo pericoloso - obiett Garzn. - E poi pu darsi che lui non la chiami.
- Lei non ha mai delle intuizioni, Fermn? - replic Abate.
- S, per le combatto. Il lavoro di un poliziotto non consiste nel correre rischi gratuiti.
I due uomini mi fissarono, come se fossi io a dover dirimere le loro divergenze.
- Faremo quello che dice lispettore, - sentenziai.
Togliemmo la seduta. Poco dopo, davanti agli specchi dellantibagno, trovai Gabriella che si
asciugava le mani.
-  stato molto divertente quando i due colleghi cercavano di proteggerla - disse sorridendo.
- S, agli uomini piace moltissimo proteggerci, quando la protezione consiste nel proibire.
Attenta, non fare questo, non fare quello.... Ma se si tratta di darsi da fare, allora la musica cambia
completamente.
Rideva, ed era bello vedere che finalmente non cercava di trattenersi. Quando si riprese, mi
disse con piena sincerit:
- Ah, ispettore, come mi piacerebbe pensarla come lei.
-  il modo di pensare delle donne della mia generazione.
- Vero. Noi ragazze in Italia siamo troppo convenzionali.
- Anche le giovani spagnole lo sono. Siete di nuovo convinte che lamore e la famiglia siano i
valori che muovono il mondo, e questo vi tiene nellovile. Certo, siete pi equilibrate, meno impetuose,
pi preparate professionalmente... Qualche difetto dovrete pur averlo.
Questa volta non rise. Mi guard con una certa tristezza. Forse le facevo un po pena: una
donna di mezzet priva di unesperienza cos fondamentale come quella di essere madre... Allora, per
impedirle di riflettere troppo sulle mie disgrazie, la pregai di farmi un favore:
- Andiamo nel tuo ufficio, Gabriella.
Una volta l, le chiesi di cercare la scansione di uno degli ordinativi di Elio Tramontana sul suo
computer. Lo guardai attentamente e mi parve abbastanza facile da falsificare. Naturalmente, contavo
su Gabriella, perch le mie abilit informatiche lasciano molto a desiderare. Per lei fu facilissimo:
copi, incoll, duplic, aggiunse un falso ordine di metri di tessuto con codici inventati, e finalmente
stamp. Era perfetto. Cercammo una busta commerciale bianca e vi stampammo lindirizzo dellatelier
Nerea, e lintestazione di Elio Tramontana. Poi Gabriella mise quella meraviglia in borsetta e tutte e
due, unite e contente, andammo a raggiungere Abate e Garzn.
I due uomini si stavano ancora accapigliando, naturalmente, sui dettagli del piano appena nato.
Avrei dovuto immaginarlo, perch Garzn era davvero preoccupato per la mia incolumit. Ma non
attribuivo tutte le sue ansie allaffetto che provava per me, quanto a una prospettiva che doveva gelargli
il sangue: tornarsene a Barcellona accompagnato dal feretro contenente la mia salma e affrontare da
solo tutti quanti in un simile frangente.
- Signori, che ne dite di andare a mangiare qualcosa? - fu la parola dordine con cui li
interruppi. - Ci aiuter ad alleggerire la tensione.
Miracolosamente, mi diedero ascolto. Gabriella, al volante, accost davanti a una buca delle
lettere e scese per infilarvi la lettera che avevamo fabbricato. Nessuno chiese cosa stesse facendo.
Arrivati alla pizzeria scelta da Abate per il pranzo, rimasi indietro di qualche passo e chiamai Yolanda
senza farlo notare. Il messaggio era questo: stringere la sorveglianza su Rafael Sierra nei prossimi
giorni. Poi andai anchio a sedermi al tavolo e mangiai la mia pizza in santa pace.
Fu una pace poco duratura. Mentre cominciavamo a elaborare il piano, quel pomeriggio, sorse
linevitabile questione delle armi, rimessa sul tappeto dal viceispettore. Con quale autorit morale
pensava Abate di darmi in pasto a Catania con un bersaglio dipinto sulla fronte e senza pistola?
Discutemmo e ridiscutemmo e alla fine riuscimmo a trovare una soluzione passabile, anche se del tutto
illecita: Garzn e Gabriella sarebbero stati vicinissimi al luogo dellincontro. Io avrei avuto addosso la
pistola di Gabriella, e se mi fossi vista costretta a usarla, cosa che avrei dovuto evitare anche oltre i
limiti del ragionevole, sarebbe immediatamente comparsa in scena Gabriella che si sarebbe assunta la
responsabilit dello sparo.
Fu un pomeriggio lunghissimo, pieno di parole, proposte, controproposte, obiezioni e caff. Ma
alla fine il piano fu pronto, e non rest altro da fare che metterlo in pratica. Tutto dipendeva dal fatto
che Marianna Mazzullo accettasse di collaborare con noi. E che Franco Catania si comportasse come
previsto e le telefonasse non appena si fosse accorto che erano spariti gli agenti da sotto casa sua. Tutto
dipendeva, insomma, da cose che non dipendevano da noi: dallansia di vedersi libera che provava la
ragazza, dal desiderio di uccidere del sicario e dal susseguirsi dei fatti nel giusto ordine. Pregai che la
Mazzullo desiderasse di tutto cuore tornare a una vita normale. Pregai che quel pazzo di Catania fosse
davvero cos pazzo da cacciarsi tra le fauci del lupo. Pregai di uscirne viva. Insomma, fu un gran
pregare, doveva essere linfluenza del Vaticano, che aveva cominciato a pesare anche su di me.
12
Il mattino dopo Marianna Mazzullo conferm che avrebbe collaborato con noi. Era stato Abate
a convincerla. Mi complimentai con lui, che cera riuscito con tanta facilit, appena unora di
colloquio, ma lui non volle parlare dellargomento come se la cosa non avesse importanza. Secondo lui,
Marianna non aveva molto da perdere. Non correva alcun rischio personale, e le possibilit che Catania
finisse in manette erano elevate. Era la sua occasione per vedersi finalmente libera da quel pazzo. Ora
non restava che darsi da fare al pi presto.
A mezzogiorno, un poliziotto sal a casa sua con una divisa da pony express e gliene diede una
uguale. Lei, cos vestita, usc e raggiunse unauto parcheggiata due vie pi in l, senza destare alcun
sospetto. Sullauto cerano altri due agenti che la condussero allHotel dei Fiori, vicino alla Stazione
Termini, dove occup una stanza che era stata prenotata sotto falso nome. Non ci furono difficolt.
Abate aveva predisposto lo stratagemma delle tute da pony express per garantire la sicurezza della
ragazza. Catania poteva avere un informatore o un complice appostato vicino al suo domicilio. Noi, da
parte nostra, ci sistemammo in unaltra stanza dellHotel dei Fiori.
Di l in poi il tempo cominci a scorrere con straordinaria lentezza. Pass lintera giornata,
passarono la sera e la notte. Garzn, Gabriella, Abate ed io ci davamo il turno per dormire, ma nessuno
ci riusciva veramente. Trascorse il secondo giorno. Cominciammo a pensare che lintuizione
dellispettore fosse sbagliata: Catania non avrebbe chiamato. Eppure Abate non sembrava troppo
preoccupato. La fiducia che aveva nelle sue idee, o forse in se stesso, gli dava una gran tranquillit,
come se aspettare tanto tempo fosse la cosa pi normale. Alle nove e mezzo della seconda sera, quando
stavamo per organizzare il primo turno di sonno, il cellulare di Marianna suon. Abate ci fece cenno di
star zitti e si mise le cuffie. Alz il volume in tutta la stanza. Era Franco Catania, da un numero non
identificato.
- Marianna, sono io.
- Franco. Cosa vuoi adesso?
- Non rispondevi mai al fisso, e poi gli sbirri sotto casa tua se ne sono andati.
- Si sono decisi a lasciarmi in pace.
- Dove sei?
- Come vuoi che te lo dica se poi minacci di ammazzarmi?
- Ti hanno portata da unaltra parte?
- Me ne sono andata io.
- Hai il telefono sotto controllo?
- No, Franco, no. Giuro. Quei bastardi mi hanno lasciato tranquilla.
- Non mi fido.
- Cosa credi? Che ti parlerei se mi stessero ascoltando?
- Non mi fido. Adesso cambio cabina, ti richiamo.
Riattacc. Respirammo tutti a fondo, ci muovemmo, ci stirammo, come se la tensione
accumulata richiedesse uno sfogo liberatorio. Ero meravigliata dalle doti dattrice della Mazzullo.
Aveva deciso di collaborare e lo faceva benissimo. Non recitava una parte a nostro beneficio, ci
metteva lanima. Il suo telefono torn a suonare.
- Mari, dimmi dove sei.
- Franco, me lo spieghi perch mi vuoi ammazzare? Perch vuoi ammazzare quella poliziotta?
-  una prova che mi chiedono.
- Una prova? E devi ammazzare proprio me? Questo non  vero. Ma se vuoi, per la poliziotta,
io ti posso aiutare.
- E come?
- Alle mie condizioni, per.
- Quali sono?
- Che mi lasci stare. Che mi fai vivere tranquilla. Che non ti fai vedere pi nella mia vita, mai.
- Cinque minuti e ti richiamo.
Durante questa seconda interruzione, Abate si tolse le cuffie e ci guard. Gli si erano formati
due solchi profondi sotto gli occhi. Marianna guardava a terra, senza nascondere lo schifo che sentiva
per se stessa. Nuovo squillo del suo cellulare.
- Va bene, accetto - disse Catania. - Com che devo fare?
- Ascolta: domani sera alle undici, la spagnola e lispettore saranno allHotel dei Fiori, a via
Volturno. Entreranno da una porta sulla destra, nella strada laterale. Lasceranno la macchina l. Quella
 la tua occasione.
- E tu come lhai saputo?
- Puoi immaginartelo. Ma non ce nera bisogno, lho saputo prima che se ne andassero e mi
lasciassero in pace...
- Se mi stai preparando una trappola...
- Non ti tradisco, Franco, sta tranquillo. Che ci guadagno? E non lho mai fatto, anche se non
ci credi. Te lo giuro sul nostro amore.
Catania chiuse la telefonata. Lispettore si tolse le cuffie e fece entrare un agente che
accompagnasse Marianna in camera sua. Passandogli davanti, lei gli disse qualcosa che non capii. Ma
dal tono indovinai un insulto. Quando rimanemmo soli tutti e quattro, Garzn, che non aveva capito
bene quanto era stato detto, si fece dare spiegazioni da Gabriella. Io mi rivolsi ad Abate:
- Come hai fatto a convincerla a collaborare?
- Le ho fatto capire che Catania non avrebbe mai smesso di tormentarla finch fosse rimasto a
piede libero.
- C unaltra cosa che voglio chiederti. Quando Catania dice che qualcuno gli chiede una
prova, che qualcuno gli chiede di uccidermi, sta parlando di unorganizzazione come la mafia?
-  possibile. Non lo so.
- Sembrava che Marianna capisse benissimo.
- Le avevo ordinato di dargli corda. Di non fare domande.
Annuii. Mi guardai attorno. Avevamo tutti una faccia tremenda dopo quei due giorni dattesa.
- Andiamo a dormire, ne abbiamo bisogno.
- Per domani alle sette...
- Certo, Maurizio, domani alle sette in punto, tutti in commissariato per preparare il mio
assassinio.
Un fremito generale mi fece capire che nessuno, a quellora e in quelle circostanze, era in grado
di apprezzare il mio umorismo.
Nella mente mi si affollavano tanti dubbi e tante riserve che temevo di non riuscire ad
addormentarmi. Eppure, appena toccai il letto vi caddi come un sacco pesantissimo e sprofondai in
quella cosa dolce e meravigliosa che  il sonno.
La mattina seguente il commissario Stefano Torrisi presenzi alla nostra prima riunione.
- Non ho idea del perch vogliano ucciderla, ispettore Delicado - disse, - ma  possibile che
stiano cercando di eliminare Catania con la sua collaborazione.
- Non capisco.
- Se gli impongono come prova di uccidere lei,  perch sanno che potrebbe non uscirne vivo.
- S, ma rischiano che invece lo prendiamo vivo noi e lo facciamo parlare.
- Forse non ha molto da raccontare, cara Petra.
- E allora perch lo vogliono eliminare?
- Per punirlo dei suoi errori. E forse stanno usando lei come esca.
- Mi sento come una specie di esca universale.
-  tutto molto confuso, ma non vorrei che... Ha disposto una vigilanza sufficiente perch il
piano vada a buon fine, ispettore Abate?
- La vigilanza deve essere discreta, se vogliamo che il gioco riesca. Se Catania subodora
qualcosa...
- Questo mi preoccupa, caro Abate, lo confesso.
- Non  il caso, commissario. Apposter due tiratori scelti al primo piano dellalbergo.
- Come ai vecchi tempi, eh? C stato bisogno che venisse una bella poliziotta spagnola perch
tornassimo a lavorare sul serio.
- Infatti. Solo per impressionarla - rispose Abate.
- Comunque vi ricordo che Catania ci serve vivo per le nostre indagini in Spagna. E che vorrei
restare viva anchio, se possibile.
- Crede che il suo commissario a Barcellona ci perdonerebbe se la restituissimo in cattive
condizioni?
- Credo proprio di no. E mio marito ancora meno.
Risero tutti e due. Poi Torrisi mi disse, con aria di mistero:
- Per farla contenta, le dir che sto facendo passi avanti riguardo allentit che si nascondeva
dietro Elio Tramontana.
- E non pu anticiparmi niente?
- In Italia c una sola persona pi impenetrabile di un boss della mafia, Petra: il poliziotto che
si occupa di mafia. Se lo ricordi.
- Tutto, in Italia, ha qualcosa di impenetrabile per uno straniero, commissario.
- Bravissima! Questa  una grande verit.
Si conged con baciamani alle signore e salamelecchi dogni sorta, ma senza lasciar trapelare
nulla. Mi rassegnai. Il tempo torn a passare lentamente. Da quando conoscevo Abate, non lavevo mai
visto in ansia come quella mattina. Non era lagitazione elettrizzata che spinge le persone a muoversi
senza motivo o a parlare a vanvera. Il suo era piuttosto uno stato di allerta, una concentrazione mentale
spinta al massimo. I suoi occhi erano vivissimi, scintillanti, e le guance gli si erano lievemente
arrossate. Pensai che quello stato di ipervigilanza lo rendeva molto attraente. Io, al contrario, ero
tranquilla, forse troppo. Era come se il mio naturale scetticismo mi impedisse di credere che quel piano
cos studiato avesse la minima possibilit di realizzarsi. Tutta lincastellatura poteva venire gi in
qualunque momento. In realt, durante la conversazione telefonica con Marianna, Catania non aveva
mai dichiarato verbalmente di accettare il patto. Era evidente che i colleghi italiani conoscevano meglio
di noi i codici dei delinquenti del loro paese; ma a me sembrava ancora fantascienza che Franco
Catania potesse presentarsi allappuntamento pronto a uccidermi, e che Maurizio o i suoi tiratori scelti
avessero il tempo di bloccarlo o di sparargli alle gambe. La mia versione, con la logica ispanica di cui
disponevo, era che lo avremmo aspettato inutilmente.
Alle sette di sera, Abate ricevette una chiamata: i tiratori erano gi al primo piano dellalbergo.
Fra poco ci saremmo mossi anche noi. Garzn non la smetteva di far visita alla macchinetta del caff, e
io cercavo di evitare con ogni mezzo di rimanere sola con lui. Non mi andava che mi riempisse la testa
con le sue ansie. Eppure, a un certo punto, me lo trovai davanti nel corridoio. Ero sicura che mi stava
aspettando, e la sua prima frase me lo conferm:
- Mi creda, ispettore, non smetto di pensare che lei si sta mettendo in serio pericolo.
- Si calmi, Fermn.  tutto calcolato.
- E senza che lo sappia il commissario Coronas!
- Perch dovremmo preoccuparlo?
- Ma lei cosa crede che sia, Coronas? Nostro nonno o qualcosa del genere? Qui non si tratta di
preoccuparlo o non preoccuparlo. Lui  il nostro superiore, non possiamo fare una cosa simile senza il
suo consenso!
- Per tutti i diavoli, Garzn! Siamo qui per prendere Catania, o sbaglio? Dobbiamo gi
sopportare due italiani che vogliono far tutto loro, se poi ancora dobbiamo chiedere il permesso a
Barcellona per fare la minima cosa...
- La minima cosa! Le pare una minima cosa unoperazione in cui lei rischia di cadere
abbattuta?
Non potei fare a meno di scoppiare a ridere. Garzn mi guardava con crescente rancore.
- Mi scusi, Fermn, non  che voglia prendermi gioco delle sue ansie, ma lespressione cadere
abbattuta mi sa di caccia grossa.
- S, rida pure; questo dimostra soltanto la sua incoscienza.
- Nel caso io dovessi cadere abbattuta, come lei dice, voglio essere cremata qui, e che lei stesso
sparga le mie ceneri dai sette colli di Roma. Un pugnetto da ciascun colle, sintende. Calcoli bene la
quantit, non vorrei che i miei resti mortali si esaurissero a met della cerimonia.
- Lei riesce a essere odiosa, quando se lo propone.
Alle otto uscimmo tutti a cena in una trattoria vicina. Perch no? Fino alle dieci e mezzo
loperazione non sarebbe partita, e non ne potevamo pi di starcene chiusi in un ufficio. Uscire,
mangiare un boccone e chiacchierare ci avrebbe dato una certa tranquillit.
Come fummo seduti a tavola, Garzn, in preda a uno dei suoi raptus di prudenza, espose un
nuovo problema:
- Forse Gabriella farebbe bene ad andarsene a casa, o in commissariato, durante lesecuzione
del piano. Non sappiamo esattamente che cosa pu succedere, e se lei, ispettore, dovesse fare uso
dellarma, potrebbe esporla a rischi.
Lo guardai senza credere alle mie orecchie.
- Ma, Garzn, che rimanga a disposizione accanto a me fa parte del piano.
- Lo so, ed  proprio questo che mi d da pensare. Dobbiamo ricordarci che lei ha un bambino.
Forse lispettore potrebbe...
Quella sua considerazione intempestiva si interruppe, perch la giovane poliziotta sibil, in un
italiano difficile da capire:
- Crede che io adesso voglia andarmene a casa a cambiare pannolini? Nemmeno per sogno!
Faccio parte di questa squadra come ogni altro poliziotto, e se ho un bambino  una questione privata
che non ha nulla a che fare con il servizio.
Mi guard come se cercasse la mia approvazione, e io non corrisposi al suo sguardo. Il
viceispettore era rimasto a bocca aperta.
- Ma insomma! Cosho detto di cos offensivo? Non so se succeda anche a lei, ispettore Abate,
ma io le donne le capisco sempre meno. Pi cerchi di metterti dalla loro parte, pi diventano
aggressive. Giovani, vecchie, di mezzet, con loro non sai mai come regolarti.
Maurizio aspettava che fossi io a mettere pace, ma visto il mio sorriso beffardo, cap che gli
stavo passando la mano.
- Vi prego di calmarvi. Siamo tutti nervosi, ma non possiamo permettere che una sciocchezza
metta in pericolo la coesione del gruppo.
Fu un intervento un po troppo convenzionale per soddisfare davvero qualcuno, ma almeno ci
permise di arrivare alla fine della cena senza altre aggressioni. Mentre tornavamo in commissariato,
Gabriella ed io restammo indietro di qualche passo. Dai gesti del mio sottoposto, capivo che la sua
catilinaria contro leterno femminino era ancora in corso. Abate, da parte sua, faceva di s con la testa
con la pesantezza di un bue. Ormai doveva domandarsi che cosa avesse mai fatto per meritarsi
lingresso di quei due pazzi spagnoli nel suo mondo professionale.
Di colpo Gabriella mi disse, tutta seria:
- Ha visto, ispettore? Ho capito che aveva ragione. Il fatto che io abbia un bambino non pu
diventare il centro della mia vita e di quella degli altri.
Sussultai e risposi con freddezza:
- Io esprimo solo le mie opinioni, Gabriella, non mi permetto di dare consigli. E non voglio che
nessuno confonda una cosa con laltra.
Lei mi guard come se stesse per piangere, ma non disse nulla. Fiss lo sguardo in un punto
lontano e non parlammo pi.
Alle nove e trenta Gabriella e Garzn si diressero verso lHotel dei Fiori. Ripassarono per
unultima volta il loro semplice compito: rimanere a disposizione in una stanza finch non avessero
ricevuto una nostra chiamata.
Abate ed io continuammo a chiacchierare, cercando di non farci sopraffare dalla tensione.
-  strano che il tuo capo non abbia insistito per venire - commentai.
- Non gli  nemmeno passato per la testa. Che abbia autorizzato il piano non significa che lo
approvi.
- Ti assumi tu tutte le responsabilit?
- Solo se va male.
- Conosco il sistema. Spero che non ti crei dei problemi. Per quanto riguarda noi, siamo arrivati
fin qui e...
- Cambiamo discorso.
Preferii smettere di parlare e andare ad aspettare da sola nella sala riunioni deserta. Qualcuno
aveva lasciato sul tavolo un paio di bicchierini del caff vuoti. La luce al neon del soffitto ronzava. E se
fosse stato vero? Se quel Catania, o qualcun altro al posto suo, mi avesse tolta di mezzo? Non era
probabile, ma non cera niente di sicuro in un piano che prevedeva luso delle armi. Chiamai Marcos.
- Che strano sentirti a questora! Ti aspettavo pi tardi. Qualcosa non va?
- Va tutto benissimo. Solo che avevo un momento libero e mi  venuta voglia di sentirti. Ti
sembrer sciocco, ma a un certo punto credevo di non ricordarmi pi che suono aveva la tua voce.
- Mi sembra una sciocchezza meravigliosa. Quando torni?
- Presto, prestissimo. Te lo dico domani con sicurezza. Marcos, credi che potrei chiamare
Marina a casa sua?
- Certo, perch no?
- E se sua madre si arrabbia?
- Sua madre non risponde mai al telefono. Chiamala, ne sar felicissima. Petra, ho una voglia
matta di vederti.
Ricordai i suoi occhi sinceri e profondi, il lieve odore di acqua di colonia che lo accompagnava
sempre, lampiezza dei suoi cardigan di lana, nei quali infilavo le mani per abbracciarlo.
- Anchio, - mormorai.
Chiamai a casa di Marina, e mi rispose suo fratello Teo.
- Petra! Sei ancora allestero?
- Torno presto. Raccontami come va.
- Hugo  stato scelto per la squadra di pallacanestro della scuola.
- Fantastico! E tu?
- Io avr una parte nello spettacolo di Natale!
- Ah, s? E che personaggio fai?
- Riccardo III di William Shakespeare.
- Santo cielo, Teo! Ma hai letto la tragedia?
- Ne ho visto un pezzo alla tele. Allora me la sono cercata su Internet. Riccardo III  zoppo,
gobbo e brutto;  cattivissimo e ammazza tutti. Grande!
Risi di cuore. Proprio nel suo stile. Poi gli chiesi di chiamarmi Marina. Un attimo dopo mi
commosse il suo tono trattenuto, riflessivo.
- Petra, oggi hai tempo per parlare con me?
- Oggi s. Come va?
- Ti ricordi di quando ti avevo detto che la danza classica era una schifezza?  ancora peggio!
Non mi piace per niente, niente, niente. Per fortuna non ci mettiamo il tut, ma una specie di costume
da bagno tutto nero.
- Ti sbagli, fra un po ti piacer e alla fine potrai ballare cose bellissime come Il lago dei cigni,
Lo schiaccianoci, Coppelia. Ti vedo gi mentre ti libri in aria pi leggera di una piuma.
- S, per le mie compagne dicono che ti vengono i crampi alle gambe. Io non li voglio i crampi
alle gambe.
In quel momento Maurizio apr la porta.
- Petra, dobbiamo andare.
Rimasi come interdetta. Chi era quelluomo? Come ogni volta che mi immergevo
completamente in una delle due met della mia vita, laltra non esisteva pi. Lo guardai senza capire
cosa stesse dicendo. Lui ripet, con una punta di preoccupazione:
- Petra, dobbiamo andare.
Balbettai un paio di frasi di saluto, e alla domanda insistente della bambina: - Petra, quando
torni? Quando torni? - riuscii a rispondere soltanto: - Presto.
Prima di partire per lalbergo, Maurizio si accert telefonicamente che tutta la squadra fosse
pronta. Poi, senza il minimo sorriso, ma senza mostrare tensione, mi disse:
-  ora, andiamo.
Guid in silenzio. Nemmeno io aprii bocca. Parcheggiammo nella traversa accanto. Erano le
undici meno cinque. Non cera unanima. Lui scese dalla macchina e poi scesi io. Camminammo
lentamente fino alla porta laterale dellalbergo, senza scambiarci uno sguardo. Due passi, tre, quattro...
al quinto udimmo un piccolo rumore. Abate gir in tondo, con la pistola gi in pugno. Mi girai anchio.
Un uomo alto, robusto, di cui non si distingueva il volto per via del buio, si piant a gambe divaricate e
un le mani davanti a s.
- Fermo! Butta la pistola! - grid Maurizio, e quasi contemporaneamente spar. Lo schianto fu
terribile. Estrassi larma. Fu un attimo, luomo era gi a terra. Il mio collega corse verso di lui. Lo
imitai. Ci inginocchiammo accanto al corpo esanime.
-  morto - disse Abate come fra s. - Com possibile? Ho mirato alle gambe! Com
possibile?
- Ha sparato qualcun altro - dissi.
Lui si alz in piedi di scatto e guard verso le finestre dellalbergo. I due tiratori della polizia
erano affacciati al primo piano.
- Siete stati voi?
- Negativo, ispettore. Hanno sparato di l -. Lagente indic le finestre delledificio di fronte.
Voltandomi, mi accorsi che Gabriella e Garzn erano l con noi. Gabriella mi chiese subito la
pistola. Gliela restituii lanciandola in aria. Lei la prese e part di corsa verso via Volturno. Garzn cerc
di seguirla con il suo passo pesante. I due tiratori ci raggiunsero. Abate si era di nuovo inginocchiato
accanto al corpo.
-  Franco Catania - mormor. - Ma com possibile?
Non parlava a noi. Era come se la sua mente vagasse lontanissimo da l. Avrei giurato che non
vedesse n sentisse nulla. Di colpo si port le mani alle tempie come inorridito e mi prese per un
braccio.
- Andiamo, muoviti.
- Dove?
- Allingresso principale! - Si volt verso gli agenti. - Chiamate unambulanza, il pubblico
ministero, il giudice e il commissario Torrisi! Avete capito?
Ci mettemmo a correre. Sullangolo, suon il mio cellulare. Era Gabriella. Risposi.
- Non ho fatto in tempo, ispettore. Le finestre del palazzo accanto danno sulle scale. Quella del
secondo piano era spalancata. Il portone rimane aperto fino a mezzanotte, pu entrare chiunque. Il
viceispettore ed io stiamo chiedendo ai vicini. La richiamo.
Lo dissi ad Abate, ma lui non mi lasci finire. Mi tir di nuovo per il braccio. Gli corsi dietro.
Nellatrio cerano i due uomini lasciati di scorta alla Mazzullo. Abate li rimprover con estrema
durezza, come se li ghigliottinasse parlando.
- E la Mazzullo  ancora su?
- Certo, ispettore, non  uscita dalla sua stanza - rispose uno di loro, ma subito sembr
preoccuparsi.
- Il numero della stanza - chiese Maurizio, imperioso.
- Trecentododici.
Gli agenti fecero per seguirci, ma il loro superiore li ferm con un gesto duro:
- Restate qui, e tenete gli occhi aperti.
Prendemmo lascensore. Neppure in quello spazio ridotto ci guardammo. Al terzo piano, Abate
si precipit verso la stanza. Buss pi volte, prese a pugni la porta.
- Certo che non c - disse a mezza voce, come annunciando unevidente fatalit.
Scendemmo alla reception. Abate mostr il suo tesserino. La ragazza non aveva visto Marianna
Mazzullo, nessuno aveva chiesto di lei, non sapeva neppure di chi stessimo parlando. Allora Abate
chiese la chiave della stanza. Ordin di riunire nella hall tutti coloro che erano di servizio quella notte.
Poi tornammo su e lui apr la porta con lo stesso impeto che avrebbe messo nel buttarla gi a calci.
Entrai dietro di lui. Il letto era sfatto e in giro, sparpagliati, cerano gli indumenti della ragazza. Fece
una breve ispezione nel bagno, e ne usc con un mazzo di fiori.
- Ha preso il volo - fu il suo solo commento.
Tornammo nellatrio, con i fiori, sul cui involucro non cera alcuna etichetta di fioraio. Il
personale di quella sera era tutto riunito: la signorina di prima e due ragazzi giovani che non erano
ancora usciti dopo la fine del turno. Abate disse:
- Qualcuno ha portato questi fiori alla trecentododici, giusto?
- S - rispose uno dei ragazzi. - Saranno state le otto. Io ero al banco. Non era un fioraio, era un
pony express.
- Di qualche ditta che conosci?
- Non saprei. Aveva una specie di tuta rossa. Ha chiesto della signora Rimini. Ho chiamato su
in camera e ho avvertito che cera un corriere con dei fiori. La signora ha detto di farlo salire. E io lho
mandato su.
- E poi lhai visto scendere?
- S, cio, pi o meno. Lho visto venir gi per le scale. Si era gi messo il casco.
- Vuoi controllare se dal telefono della trecentododici sono partite delle chiamate?
La signorina cerc sullo schermo. Dopo un attimo disse: - Il telefono della trecentododici non 
stato usato.
Il mio collega volt le spalle a tutti. Non ringrazi nemmeno, lo feci io per lui. Riprendemmo
lascensore e salimmo. Nella stanza, Abate gir lo sguardo sul disordine regnante. Si accorse di avere
ancora i fiori in mano e, in un accesso di furia, li sbatt sul pavimento, dove si sparsero in tutte le
direzioni. Allora si lasci cadere seduto sul letto e si copr la faccia con le mani.
- Maurizio, perch non cerchi di calmarti?
- Sono calmo, abbastanza per capire che stupido sono stato.
-  stato un eccesso di fiducia, non sei stato stupido.
- Sotto il nostro naso, Petra. Quelli ci hanno usati!
- Ma chi poteva sapere che Marianna...
- Io avrei dovuto saperlo! Sono italiano, lavoro in Italia, e dovrei averci pensato!
- La sola cosa che posso dirti  che mi ha un po stupita che accettasse di aiutarci con tanta
facilit.
- C una cosa che tu non sai. Io con quella ragazza ho giocato sporco. Lho minacciata, le ho
detto che avevamo accumulato false prove contro di lei e che potevamo sbatterla in galera. Per questo
mi fidavo.
- Maurizio, non ci pensare pi.
- Come vuoi che non ci pensi, Petra? Da quando ho fatto il concorso per entrare in polizia mi
hanno spiegato che non bisogna mai fidarsi di nessuno. Mi sono comportato da imbecille.  stato un
gioco da bambini, per loro.
- Ma come ha fatto Marianna ad avvisare i suoi complici? Era sorvegliata e aveva il telefono
sotto controllo.
-  evidente che di telefono ne aveva un altro e noi non labbiamo cercato.
- Comunque era difficile sospettare che quella ragazza avesse dei contatti del genere.  una che
lavora duramente, che si mantiene da sola.
- Questo non centra. Torrisi ti spiegher meglio. Ma ti prego di non cercare giustificazioni per
quello che  successo.  stato un fallimento in piena regola. E il colmo  che lhanno fatta uscire
dallalbergo con lo stesso sistema che abbiamo usato noi, il trucco del pony express. Mi sento un
imbecille, credimi.
- Molto bene, ispettore, continua a darti dellimbecille, del fallito, se questo ti fa sentire meglio.
Ma io sono convinta che non potevamo fare di pi. A volte ci sono difficolt insuperabili contro le
quali non possiamo lottare.
Si alz bruscamente, prese a calci i fiori sul pavimento. Poi mi grid come un pazzo:
- Forse per te queste sono difficolt insuperabili, ma io di solito sono pi intelligente nel mio
lavoro!
Sentii che il sangue mi montava alla testa. Deglutii, e cercando di non alzare la voce in nessun
momento, dissi:
- Se  cos che affronti la vita e che tratti le persone che cercano di aiutarti, non mi stupisce che
tua moglie ti abbia mollato. Me ne vado in albergo. Buonanotte.
Non so come reag, perch non lo guardai. Scesi le scale a tutta velocit. Uscendo, passai
davanti a un buon numero di poliziotti. Mi misi a camminare finch vidi un taxi libero e lo presi.
13
Arrivata nella mia stanza, presi dassalto il minibar e mi versai un whisky. Dopo un paio di
sorsi terapeutici, mi sentii meglio. Chiamai Garzn.
- Ispettore! Non osavo telefonarle. Dovera finita?
- Sto per andare a letto. E lei dov?
- Ancora sul luogo dei fatti. Ho seguito tutte le operazioni.  arrivato Torrisi. Nel frattempo con
Gabriella abbiamo sentito gli inquilini del palazzo di fianco, ma sono tutti vecchi e non...
- Lasci stare, la prego! Sapr tutto domani.  stata una giornata terribile e ho bisogno di
riposare.
- Che paese complicato, vero, Petra?
- Non me ne parli! Non vedo lora di andarmene.
- Buonanotte, ispettore. Riposi bene.
Il povero viceispettore doveva pensare che, almeno per una volta, non era lui il bersaglio delle
mie ire. Finii il whisky e feci vari giri per la stanza. Lidea di andare a letto non mi attirava poi tanto.
Mi sentivo sveglia come una studentessa la notte prima di un esame. Accesi il televisore, sperando che
mi vuotasse la mente. Una presentatrice molto bella e molto truccata parlava a una velocit
inverosimile guardando la telecamera. Mi venne voglia di assassinarla e cambiai canale. Fu ancora
peggio. Un politico, la cui faccia denotava infinite operazioni di ringiovanimento, sorrideva facendo
affermazioni che non compresi. Mi accorsi che avrei potuto sparargli senza il minimo scrupolo. Spensi
il televisore e cercai un altro whisky nel minibar. Niente, tutte le bottigliette erano di liquori diversi.
Provai la vodka. Non era male. Cominciai a respirare con pi calma e mi ritrovai in grado di pormi
delle domande. Perch mi sentivo cos a disagio? Certo, anchio non tolleravo di essere stata ingannata
da una macchinazione che si era svolta sotto i nostri occhi senza che sospettassimo nulla. E poi mi dava
fastidio non capire fino in fondo tanti meccanismi che per gli italiani sembravano trasparenti. Non che
a loro fosse servito a molto, in realt. E poi non mi sentivo cos estranea a quel fallimento. Mi ero
lasciata trasportare dalle iniziative di Abate senza mai oppormi, senza proporre novit o idee stimolanti.
Per di pi Catania, morendo, si portava nella tomba un mucchio di possibili soluzioni per i misteri del
caso Sigun. Ma volendo andare a fondo nellanalisi, mi accorgevo che lultima discussione con
Maurizio occupava il centro del mio malessere di quel momento. Nessuno mi avrebbe tolto dalla testa
che il mio collega si era comportato in modo rozzo, vittimista e offensivo. Eppure non avevo alcun
diritto di colpirlo cos bassamente nella sua vita privata. Era un collega che in un momento di sincerit
mi aveva parlato di s. E io cosa facevo? Usavo le sue confidenze come munizioni.
Erano le tre del mattino e non avevo ancora chiuso occhio. Esclusi una nuova incursione al
frigo. Unaltra bottiglietta mi avrebbe aperto un buco nello stomaco. Allimprovviso persi, o forse
vinsi, un duro braccio di ferro contro me stessa, presi il cellulare e chiamai Abate. Feci suonare una
sola volta e chiusi. Un attimo dopo lui mi stava chiamando.
- Petra, sei stata tu che...
- S, scusa,  che non riesco a dormire.
- Nemmeno io.
- Forse non riesco a dormire perch devo chiederti scusa. Non avrei mai dovuto dirti quello che
ti ho detto.
- Sono stato io a creare tensione. E nei momenti di tensione si dicono cose che in realt non si
pensano. Almeno, questo  quello che spero.
Risi.
- Certo che non penso quello che ti ho detto. Ma insisto sul fatto che  inutile incolparsi di tutti
gli errori che commettiamo. La vita non  interamente nelle nostre mani. Non tutto si pu prevedere. Se
potessimo decidere ogni cosa, la vita sarebbe... insopportabile.
Lui rimase in silenzio. Poi chiese:
- Vuoi venire a casa mia, Petra? Potremmo farci una chiacchierata e bere qualcosa, magari
questo ci aiuterebbe a dormire.
- Preferisco un terreno neutrale.
- Il bar dellHotel Majestic  aperto fino allalba. In mezzora ce la fai ad arrivare?
- Sar l.
E ci andai. Tutti erano vestiti con eleganza, ma questo non mi mise in imbarazzo. Anche
Maurizio aveva indosso gli stessi abiti di quella giornata. Ordinammo due birre.
-  stata una buona idea vederci. Non bisogna permettere che i malintesi prendano il
sopravvento. La miglior cosa per andare avanti  saper dimenticare.
- Pi che un malinteso,  stata una sciocchezza - mormorai. - Ti assicuro che sono poco
indulgente con me stessa, ma vederti cos a pezzi... non so, era deprimente.
Lui mi guard negli occhi. Il suo sguardo era pieno di ironia, di simpatia, di voglia di giocare.
- Firmeremo un accordo di pace - bisbigli.
Ricambiai il suo sguardo. Il mio era pieno di sfrontatezza, di comprensione, di voglia di
giocare. Allora sentii che diceva:
- Sei magnifica, Petra, magnifica. Mi sei piaciuta appena ti ho vista, e mi piaci sempre di pi.
I suoi occhi color miele passeggiavano sulla mia faccia senza scrutarla, solo esplorandola, come
per godersela meglio. In quel momento provai verso di lui un desiderio violento, tormentoso,
adolescente, brutale. Anche a me piaceva quelluomo. Non sapevo se mi fosse piaciuto prima, n se mi
sarebbe ancora piaciuto dopo, ma in quel preciso momento le sue labbra accese, i suoi occhi vivi, i
capelli castani e lespressione felice mi spinsero a baciarlo sulla bocca senza aspettare oltre. Lo
desideravo, desideravo il suo vigore e il suo corpo, anche se in quellistante lui era per me uno
sconosciuto. Non avevo la chiara nozione di averlo visto prima, n di quale fosse esattamente la sua
identit. E non me ne importava, sapevo chi ero io: qualcuno la cui esistenza si concentrava in un
desiderio matto, meraviglioso in se stesso, sbrigativo, invincibile.
- Andiamo da me? - mi chiese dopo aver fatto uno sforzo per parlare.
- Prendi una stanza qui - risposi.
Facemmo lamore in un raptus, in un attacco di incoscienza cosciente, in un atto che era umano
per lintensit con cui era animale. Lo sentii in ogni muscolo, in ogni centimetro di pelle, in ogni
sfioramento. Uscii da me stessa come si dice che accada poco prima di morire. Mi saziai, mi vuotai, mi
rotolai nella vita e, quando mi fui staccata da lui, mi sentii in perfetta pienezza. Avevo rinunciato alle
complessit dellio, alla fantasia di unidentit che riconosciamo come nostra perch gli altri ci dicono
che lo . Mi accorsi che dentro stavo ridendo. La vita sarebbe pi autentica se non avessimo nome, n
ricordi, n sostegni, n doveri. Se fossimo corpo e nientaltro.
Maurizio si era addormentato con la testa sul cuscino. Era l accanto a me, bello, arreso,
abbandonato alla sua debolezza. Rimasi per un bel pezzo a guardarlo nudo. Si era offerto, adoperato,
consegnato, e adesso riposava pienamente in pace.
Dopo un intervallo di tempo che non saprei definire tornai ad abitare il mio cervello
stabilmente. Ecco di nuovo la mia coscienza, allarmata, che mi restituiva in un attimo tutte le mie
coordinate esistenziali, dovessero mai sfumare nellaria. Toccai dolcemente Maurizio su una spalla.
- Maurizio, buonanotte. Rientro in albergo.
Lui si mosse come un gatto pigro e apr soltanto un occhio per dirmi:
- Perch te ne vai? Rimani a dormire con me.
- No.
- Perch no?
- Perch la miglior cosa per andare avanti  saper dimenticare. Lo hai detto tu.
- E vuoi cominciare a dimenticare proprio adesso?
- Prima , meglio . Tu ti ricordi di qualcosa?
- Di niente - disse con tristezza.
Mi vestii e uscii dalla stanza senza una parola di saluto, che neppure lui pronunci. Feci
chiamare un taxi. Mentre filavo a tutta velocit per le belle strade di Roma mi sentivo bene. Tanti secoli
di storia devono contenere molte cose dimenticate, mi dissi, e poi pensai che solo lintensit del corpo
riesce a far sparire la sensazione di fugacit della vita, langoscia della morte. La sola cosa che vince la
morte  vivere qualche minuto senza nessuna filosofia, senza nessuna morale; non pi animali nobilitati
dal soffio divino, ma solo e semplicemente animali.
Il giorno dopo avevo un sonno spaventoso, ma scesi puntualissima a fare colazione con Garzn.
Tanto per cominciare, gli chiesi di non dire neppure una parola sullincidente della sera prima. Ne fu
stupito, ma rispett la mia volont. Volse lo sguardo al futuro:
- E adesso che facciamo, ispettore?
- Chiarirci due idee e tornare a Barcellona.
- Peccato. Le cose non sono andate come dovevano. Ma almeno quello stronzo di Catania ha
pagato per i suoi crimini.
- S, per possiamo star certi che il suo cadavere non parler.
- Lei crede che chi lo ha mandato rimarr impunito?
- Dobbiamo fidarci dei colleghi italiani, adesso tutto dipende da loro.
- Cercher di fidarmi - disse, e si infil nelle fauci un cornetto alla crema, forse per addolcire i
suoi amari pensieri. - Che ordini ci sono per oggi? - domand, immergendo i baffi nella schiuma di un
denso cappuccino.
- Ordini, nessuno, ma un favore personale. Vorrei che fosse lei a chiamare Coronas per
raccontargli quello che  successo. Io non me la sento.
- Allanima del favore! Quello sincazza come una iena e se la prende con me.
- Lei sa come trattarlo, Fermn.
- Ma guardi che questa  grossa, e senza averlo mai informato prima... Mi becco una lavata di
capo che non ne esco vivo.
- Appena ha finito con lui, si prenda la mattinata libera per fare il turista.
Il risarcimento che gli offrivo sort leffetto sperato, anche se lui cerc di non dare a vedere tutta
la sua contentezza.
-  vero che ogni tanto lei tende a innervosire il commissario; forse io riuscir a tenerlo a bada.
E poi mi fa comodo un po di tempo libero per fare qualche compera.
- Benissimo, Fermn, si organizzi.
Gabriella mi aspettava per dirmi che il commissario Testi voleva parlarmi. Forse mi ero
sottratta alle grinfie del mio capo solo per finire fra quelle di un capo altrui. E invece no, il
commissario voleva solo dirmi che da quel momento in poi avrebbero cominciato a dare la caccia agli
assassini di Catania, e che anche Marianna Mazzullo era indagata. La stavano cercando. Da parte sua,
mi confermava la massima disponibilit alla collaborazione e mi prometteva di tenerci informati sugli
sviluppi dellinchiesta. Lo ringraziai. Dopo che ebbi soddisfatto tutte le esigenze della diplomazia, uscii
in corridoio e mi imbattei di nuovo negli occhi interrogativi di Gabriella.
- Lispettore Abate  a medicina legale. Stamattina fanno lautopsia a Catania. Mi ha detto di
accompagnarla, se desidera dare unocchiata al corpo.
- S, andiamo. Qui non ho pi niente da fare.
Arrivammo in tempo per vederlo ancora intero. Lo guardai con repulsione e curiosit. Nudo su
una barella metallica, era un enigmatico messaggero della morte. Osservai i tratti duri del suo volto, la
pelle lustra e spessa, le rozze mani dalle dita forti. Aveva un aspetto cos rude, un assassino, o io lo
vedevo cos perch sapevo che aveva ucciso senza piet? Maurizio si avvicin da dietro e mi disse in
un orecchio:
- Terribile, vero? Come una specie di barbaro. Abbiamo comunicato il nome ai giornali, ma
dubito che qualcuno venga a reclamare il corpo. Con una faccia cos, sembrava predestinato a essere un
killer.
- Questo non lo rende meno colpevole. Mi occorreranno delle fotografie da portare in Spagna.
- Sono gi pronte.
Gli sorrisi e lui mi sorrise, ma i nostri erano sorrisi neutri, cortesi, privi di qualsivoglia
connivenza segreta o seconde intenzioni. Avevamo cominciato tutti e due a dimenticare, determinati ad
andare avanti nelle nostre due vite parallele che non si sarebbero pi incontrate. Provai un forte senso
di solidariet cameratesca nei suoi confronti, desiderai che tutto gli andasse bene, che trovasse la
felicit l dove pensava che potesse attenderlo. Lui doveva essere esperto di quel genere di situazioni,
perch il suo sguardo esprimeva autenticit e calore.
- Petra Delicado, generale di cavalleria - disse ridendo.
- Ispettore Maurizio Abate, poliziotto fino al midollo - risposi io ridendo.
Solo allora mi accorsi che ci stavamo scambiando quelle dimostrazioni di simpatia davanti al
cadavere di un uomo nudo. Non mi imbarazzai, questa  la vita. Quel duro di Catania poteva
considerarlo come un omaggio.
- Posso fare ancora qualcosa prima di tornare a Barcellona? - domandai umilmente.
- Niente, Petra. Vai pure a fare un giro per Roma. Io devo lavorare, ma a mezzogiorno
possiamo ritrovarci tutti insieme per un pranzo daddio. Ti va?
- Sempre che non sia un ordine - scherzai.
Me ne andai a spasso per Roma, lentamente, senza nessuna fretta di vedere, visitare o ricordare.
Osservai la gente, i contrasti, i turisti vestiti da turisti accanto ai passanti locali. Un postino su un
angolo che chiacchierava col portinaio di un palazzo. Uomini daffari pieni di fretta con il telefonino
incastrato tra la spalla e lorecchio. Bellissime giovani donne. Elegantissime signore. Motociclette a
tutta velocit. Lodore di caff. Un popolo che condivide la sua storia con il mondo intero. Curioso.
Immagini del papa. Gelaterie.
Comprai una cravatta di seta per Marcos, dolci per i bambini... Non dimenticai le richieste delle
ragazze del commissariato. Sedetti ai tavolini allaperto di un caff e fui felice per un bel pezzo, senza
pensare pi a niente.
A mezzogiorno ci ritrovammo in commissariato, Garzn ed io. Lui era tutto orgoglioso per la
bravura con cui se lera cavata nel suo shopping e la disinvoltura raggiunta con litaliano. Pass in
rassegna i suoi acquisti.
- Non so se le sembrer una buona idea, per ho comprato due cosucce per i figli dei nostri
colleghi.
- Fermn, unidea magnifica! Mi lascer partecipare alla spesa?
- S, per non so se sono stato molto originale. Per il bambino di Gabriella ho comprato un
orsacchiotto di pezza, e siccome non conosco i gusti delle figlie di Abate, ho optato per una grossa
scatola di caramelle. Ai miei tempi i bambini andavano matti per le caramelle.
- In questo non sono cambiati. Quanto allorsacchiotto, lo trovo molto indovinato. I neonati
adorano le specie in via di estinzione. Ma immagino avr comprato qualcosa anche per Beatriz.
- Un profumo carissimo.
- Di chi?
- Non mi ricordo. Per si chiama Notte damore. Mi  parso molto insinuante.
Poco dopo arrivarono i colleghi e andammo tutti in trattoria. Si erano dissipati gli effluvi nocivi
delle indagini e se ancora qualcosa di negativo aleggiava nellaria, eravamo pronti ad annegarlo nel
vino. Il primo ad alzare il bicchiere per un brindisi fu il viceispettore:
- Ai nostri cari colleghi della polizia italiana! Li ringrazio per il loro aiuto in questa missione e
prometto di non dimenticarli mai. Cincin!
Bevemmo un buon sorso delleccellente vino rosso che aveva scelto Abate. Allora fu Gabriella
ad alzare il bicchiere:
- Io dico solo che mi mancherete tanto tutti e due. Veramente.
Se avesse detto una frase pi lunga, non credo sarebbe riuscita a finirla senza piangere. E visto
che Abate non accennava a buttarsi, ritenni che fosse venuto il mio turno:
- A due magnifici professionisti che si sono rivelati due magnifiche persone.
Suon un po strano, per era la sintesi perfetta di quel che pensavo veramente. Allora prese la
parola Maurizio:
- Non voglio caricare troppo il tono emotivo di questo addio perch rischiamo di scoppiare tutti
in lacrime. Passer quindi allambito professionale per darvi una buona notizia: il commissario Torrisi
ci ha inviato una relazione nella quale sostiene con solidi argomenti che i mandanti del caso Sigun
sono da ricercarsi nelle file della camorra napoletana. Come prova decisiva adduce il fatto che il
proiettile estratto dal corpo di Catania  del tipo pi usato da questa organizzazione, del resto molto
attiva a Barcellona. Pertanto ritiene che laiuto prestato da parte nostra nella risoluzione del caso
Sigun non si concluda qui. Quindi, non pensiate che sia finita. Rimarremo in contatto.
Era davvero una buona notizia, e brindammo anche a questo. Poi, gi un po alticci,
cominciammo un pranzo spettacolare: bruschette, verdurine sottaceto, spaghetti col tartufo, abbacchio a
scottadito. Per finire, ci fu presentato un carrello dei dolci da andare in visibilio.
Detesto gli addii. Li sopprimerei dalla lista di attivit della mia vita. La dimostrazione dei
sentimenti ha per me qualcosa di impudico. Mentre Garzn si fondeva in abbracci interminabili e
chiassosi con gli italiani, io mi limitai a baciarli simmetricamente sulle guance. E questo fu tutto. Poi
corremmo a prendere le valigie in albergo perch il nostro volo partiva nel pomeriggio.
In aeroporto, la mia mente era ormai a Barcellona. Chiamai Yolanda.
- S, ispettore, c stato parecchio movimento da queste parti. Sierra  andato dalla sua socia
quattro volte in due giorni. Sempre toccata e fuga. Sonia ed io ci siamo suddivise il lavoro: io sto dietro
a Sierra, lei, a Nuria Sigun. Sierra in realt rimane tutto il giorno allatelier Nerea. La Sigun  pi
complicata, come tutte le signore: va dal parrucchiere, in palestra, a far compere in centro...  stata tre
volte in un palazzo molto signorile della calle Aribau.
- Sapete cosa ci va a fare?
- No, ma ogni volta si ferma almeno un paio dore. Non siamo riuscite a verificare a che piano
va, perch nel palazzo c un portiere. Sonia ha provato a raggiungere lascensore, ma lui lha fermata e
le ha chiesto chi cercava.
- E le telefonate?
- Niente. Non si chiamano neppure tra di loro.
- Va bene. Domani appena arriviamo voglio che facciamo una riunione.
Garzn dormicchiava accanto a me, con la testa sul petto. Non capivo come facesse, con tutto il
bailamme che ci circondava. Io cercai di rilassarmi fino allora dellimbarco, ma fu inutile. La mia
mente si affollava di ipotesi, di idee subito scartate, di interrogativi che rimbalzavano contro il muro
dellignoranza. Rafael Sierra e Nuria Sigun nascondevano un bel po di cose sotto il tappeto, ma da
che parte potevamo alzarne un angolo per farcene unidea? Avvertivo con assoluta chiarezza che stavo
tornando sul luogo dei fatti a mani vuote. Per di pi, una spaventosa apatia mi appesantiva lanimo. 
importante, in ogni indagine, che gli indizi via via vadano affiorando, ma anche le energie mentali
dellinvestigatore, la sua risolutezza e la sua rabbia sono indispensabili perch si arrivi da qualche
parte, e io non mi trovavo certo nelle migliori condizioni. Lavventura italiana mi aveva frastornata, mi
aveva inoculato un senso di irrealt.
Il viceispettore si svegli di soprassalto. Si guard intorno come se non avesse idea di dove
fosse.
- Ho avuto un incubo - mi disse, quando mi vide accanto a s. - Ero un gladiatore nel bel
mezzo dellarena. Di colpo veniva fuori un leone che te lo raccomando. Ci guardavamo negli occhi e
cominciavamo a girare in tondo, e allora il leone...
Lo interruppi, in preda a un umore infernale:
- Perch non torna alla realt, una buona volta? Il viaggio  finito, Fermn, e lei non  un antico
romano, ma un piedipiatti di Salamanca.
- Era un sogno, ispettore!
- E allora stia sveglio, cos non sogna! Magari il suo cervello non sar indispensabile per la
risoluzione del caso, ma gradirei saperlo attivo, almeno. Quindi, dimentichi Roma, Nerone e lItalia
tutta e torni alla vita normale.
Con mio stupore, non se la prese, non si ribell e nemmeno mi disse che ero ingiusta. Rimase
zitto, e dopo un po mi disse con voce contrita:
- Ammetto che in questi giorni non mi sono immedesimato nel lavoro come avrei dovuto, ma 
anche vero che non mi  stato dato un gran ruolo. Lei e Abate facevate tutto. Ad ogni modo, ispettore,
se crede che io abbia mancato in qualcosa e vuole rendere conto al commissario del mio
comportamento, sapr comprendere e lo accetter.
- Ma vada al diavolo, Fermn! Ho un mal di testa tremendo e odio gli aeroporti. La smetta di
dire stupidaggini o me ne torno a Barcellona in treno.
Mise su una faccia da Madonna Addolorata e apr una copia della Repubblica che qualcuno
aveva abbandonato su un sedile. Di colpo parve che le notizie in italiano gli interessassero pi di ogni
altra cosa al mondo. Lo lasciai in pace. Era sempre stato un mistero per me da dove traesse le forze per
sopportarmi.
Atterrammo a Barcellona con puntualit, raccogliemmo i bagagli e uscimmo dalla zona
internazionale di El Prat. In sala arrivi trovammo Marcos ad attenderci, insieme a Beatriz, che
sembrava una bambina felice di fare una sorpresa. E che successo! Il viceispettore, come in una
commedia musicale, corse verso di lei e, prendendola per la vita, che non era molto snella, la sollev
per aria. Lei rideva, rossa in viso:
- Mettimi gi, Fermn, sei matto! Ci stanno guardando tutti!
- E allora dedico questo al gentile pubblico - disse, e le stamp un lungo bacio sulle labbra.
Marcos ed io ridevamo cos tanto che non trovavamo il tempo per le effusioni. Poi finalmente
lui mi abbracci e io affondai la faccia nel suo petto. Riconobbi subito il calore delle sue braccia, il suo
profumo tranquillizzante, la ruvidezza pungente della sua barba e mi sentii felice, molto pi felice di
quanto avessi immaginato.
A casa non cenammo nemmeno. Corremmo immediatamente a fare lamore. Poi mi
addormentai profondamente, e al risveglio mi resi conto che neppure un giorno avevo riposato cos
bene durante il mio viaggio in Italia. Guardai lorologio, erano le sette del mattino. Andai a mettermi
sotto la doccia. Quando tornai nella stanza, Marcos si stava strofinando gli occhi.
- Non so come far a lavorare oggi. Credo che qualunque disegno mi sembrer un arcano
irrisolvibile - disse.
- Almeno tu, quando ti sarai svegliato, capirai qualcosa. Io mi trovo davanti a un caso che
capisco sempre meno ogni giorno che passa.
- Riconoscerai che ho avuto la delicatezza di non farti domande sulle indagini n sul tuo
soggiorno a Roma.
- Hai fatto molto bene. Il solo pensiero mi fa diventare matta.
-  cos complicato?
- Esasperatamente complicato.
- Petra, sei felice?
- Sono felice quando il lavoro mi tormenta un po meno.
- La mia domanda  diversa. Sei felice con me?
- Certo che sono felice. Tu mi dai le due cose di cui pi ho bisogno: amore e libert.
Rimase per un momento a valutare la mia risposta, poi salt gi dal letto con vigore. Per fortuna
non chiese alcuna spiegazione sulla mia idea di libert.
In commissariato trovai ad attendermi la squadra al completo. Yolanda e Sonia corsero a
salutarmi. Garzn, che evidentemente stava mostrando delle foto, si affrett a mettere via il cellulare
non appena mi vide.
- Come va, ispettore,  stato bello a Roma? - domandarono le ragazze.
- Abbiamo fatto progressi - risposi, per portare fin da subito il discorso sul lavoro. - Immagino
che il viceispettore vi abbia gi informate di tutto.
- Lo stavo facendo - mormor Garzn con aria colpevole.
- E allora continui, mentre io vado a parlare con Coronas.
Non mi ero studiata alcuna strategia per affrontare il commissario. Se si fosse infuriato, avrei
sopportato la tempesta senza battere ciglio. In fondo avevo infranto un mucchio di norme e mi meritavo
una reprimenda coi fiocchi. Ma le vie del Signore sono imperscrutabili, e quelle dei superiori ancora di
pi. Coronas, che era uomo incline alle incazzature, non cacci un urlo vedendomi entrare, e nemmeno
lasci cadere una frase piena di sarcasmo. Mi fece cenno di sedermi e continu a leggere il foglio che
aveva in mano. Non avendo la coscienza tranquilla, diedi inizio al mio rito autoaccusatorio:
- Commissario, so che i resoconti che abbiamo inviato in questi giorni non sono stati uno dei
punti forti della nostra missione, per...
Lui mi interruppe in un tono inusitatamente sereno:
- Non  necessario che dica niente, Petra. Il mio omologo italiano mi ha informato
dettagliatamente. Bravissimo commissario, quel Testi, un ottimo collaboratore. Comunque, che lei sia
intervenuta in una scaramuccia pericolosa senza dirmelo  stata una decisione assai azzardata da parte
sua. Anche se so che era agli ordini di Testi. Sarebbe eccessivamente polemico voler determinare se
avesse la facolt di darle degli ordini e se questi annullassero i miei. In ogni caso lei ha fatto bene ad
accettare la sua autorit. Non voglio creare conflitti diplomatici con nessuna polizia europea,
tantomeno con quella italiana, visto che ci troviamo spesso a collaborare nella lotta alle mafie.
- Io, commissario... - cominciai umilmente senza sapere bene che cosa avrei detto. Ma il capo
mi interruppe di nuovo:
- So che lindagato che stavate cercando  morto senza poter essere interrogato. Tuttavia Testi
mi ha assicurato che grazie al contributo del commissario Torrisi, massimo esperto in associazioni di
stampo mafioso, le prospettive di giungere a una soluzione del caso sono ancora aperte. Con un po di
fortuna, i nostri due commissariati potranno aggiudicarsi un importante successo sul piano
internazionale.
- S,  quello che penso anchio - dissi, affidandomi alla provvidenza del Signore, di Buddha e
di Allah, tutti insieme.
La mia uscita da un ufficio che fino a un momento prima mi era apparso come un antro funesto,
fu assolutamente trionfale. Non era logico pensare che Testi, col quale avevo a stento scambiato due
parole, avesse mentito a mio favore intorno al nostro piano per incastrare Catania. No, evidentemente la
mano protettrice di Maurizio Abate aveva provveduto a sistemare le cose. Rimandai a pi tardi la
decisione se chiamarlo o no per ringraziare.
Il secondo incontro con i miei collaboratori fu radicalmente diverso dal primo. Entrando in
ufficio, vidi le due ragazze ascoltare con la massima attenzione le spiegazioni che dava il mio collega.
Tutti e tre sembravano presissimi, quando io, euforica, esclamai:
- Pensate di mettervi a lavorare senza neanche aprire i pacchetti che ho portato dallItalia?
Yolanda e Sonia si guardarono, scambiandosi sguardi dubbiosi sulla mia salute mentale.
Garzn, pi abituato di loro allimprevedibilit dellesistenza, si limit a grattarsi un orecchio e a
esclamare - Cristo santo - a un volume quasi inudibile. Andai a prendere il sacchetto che avevo portato
con me e di l tirai fuori quello che avevo comprato per Sonia: una sciarpa a minuscoli pois verdi
abbinata a un paio di lunghe calze di lana. Lei guard il tutto come se facesse parte
dellequipaggiamento di un sommozzatore.
- La firma  Marni, unicona dellItalia chic - annunciai. Solo allora lanci una sonora
esclamazione di giubilo e si avvolse la sciarpa attorno al collo.
- Meraviglioso!  la cosa pi bella che io abbia mai avuto!
Subito dopo passai a Yolanda un discreto involto che lei apr senza pronunciare parola. Erano
dei guanti di finissimo capretto di uno spietato color pistacchio. Si mise a ridere di piacere:
- Solo in Italia possono fare dei guanti cos - dichiar da vera esperta.
- Ma non  finita - dissi, consegnandole un secondo pacchettino.
Lei lo svolse con stupore, e quasi si mise a piangere quando vide una minuscola tutina da beb
stampata a macchie da giraffa.
- Dio mio, ispettore, che piacere mi fa! Soprattutto pensando che viene da lei!
- Cosa vuoi dire, che sono una specie di Erode?
- No, assolutamente, forse mi sono espressa male!
Sonia cerc di tirarla fuori dai guai, cacciandocisi dentro anche lei, come suo solito:
- Yolanda vuol dire che a lei dei bambini non gliene frega poi tanto, dato che non ne ha...
- Mica  necessario allevare un maiale perch ti piaccia il prosciutto - dissi, pentendomi subito
della pessima uscita.
Yolanda, sempre di buon cuore, prefer passarci sopra.
- Il viceispettore ci ha portato un latte per il corpo profumato e due scatole di cioccolatini
buonissimi che si chiamano Baci Perugina.
- Un bel pensiero, no? - sottoline Sonia.
- Commovente - sentenziai.
- Adesso per dovete dirci quanto  costato tutto questo in modo che possiamo darvi i soldi.
- I miei sono regali - disse Garzn. -  stato un grande piacere.
- E i miei anche.
- Ma li avevamo chiesti! - protest Yolanda con molta dignit.
- Basta, il tempo delle frivolezze  scaduto. Adesso tutti al lavoro! - conclusi, e ci mettemmo
allopera con lanimo festoso e la testa da tuttaltra parte, condizioni improvvide quantaltre mai per
affrontare qualunque genere di riflessione.
14
La strategia da seguire non consentiva molte possibilit di scelta, tanto pi che era una strategia
piatta, a breve termine e senza garanzie di successo. Tuttavia elaborammo il piano fingendo un certo
entusiasmo, forse per non sprecare il bel clima che si era creato nella squadra dopo il nostro ritorno.
Lobiettivo teorico era capire come mai la mia lettera con il falso ordinativo di Tramontana
avesse scatenato una serie di visite di Sierra alla sua socia Nuria Sigun, e come mai questultima si
fosse recata pi volte in un immobile della calle Aribau, in precedenza non incluso nei suoi itinerari
abituali. N io n Garzn potevamo andare sul posto di persona, perch la Sigun ci conosceva e
rischiavamo di incontrarla. Dovevano quindi entrare in scena le nostre giovani agenti.
Il metodo era necessariamente pedestre. Quel mezzogiorno, quando il portiere lasci il suo
posto per andare a pranzo, Yolanda si introdusse nellatrio approfittando di un inquilino che rientrava e
che non le fece domande. Assicurandosi di non essere vista, fotograf i nomi sulle cassette delle lettere.
Lintuito ci diceva che probabilmente la figlia di Sigun si serviva di qualche societ con sede
nel palazzo come copertura della propria, ormai troppo vigilata. In commissariato studiammo
attentamente i nomi della fotografia. Solo due appartamenti, al piano rialzato, erano adibiti a ufficio. Le
ditte erano Interdata e Fesisa. Internet ci inform sulle rispettive attivit. Interdata si occupava di
soluzioni informatiche per aziende. Fesisa organizzava feste ed eventi. Siccome non pensavamo che
Nuria fosse dellumore per darsi ai festeggiamenti, la nostra prima ricognizione ebbe come obiettivo
Interdata.
Decisi che Yolanda e Sonia non fossero abbastanza preparate per affrontare da sole quella
visita. Loro avrebbero tenuto docchio la Sigun, avvisandoci se si fosse diretta verso calle Aribau. Nel
frattempo Garzn si sarebbe introdotto nellimmobile mentre io rimanevo ad attenderlo in macchina.
Tutto cos classico in quellazione! La scienza e la tecnologia dotano la prassi investigativa di
uninfinit di nuove risorse, pensai; eppure alla resa dei conti lonnipotente figura del portinaio resiste
come un baluardo incrollabile.
Fumai una sigaretta, sfogliai il giornale, e finalmente riapparve in strada Garzn, scuotendo la
testa.
- Niente, non ne sanno un accidente - disse, come brusco avvio del suo resoconto. - Ho chiesto
un preventivo per gestire le fatture della mia ditta. Mentre la ragazza stava prendendo i dati, le ho
spiegato che certi clienti suoi, Sierra e Sigun, mi avevano consigliato di rivolgermi a loro. Nessuna
reazione. Glielho ripetuto e lei ha detto che doveva esserci un errore, perch non hanno nessun cliente
con quei nomi. E non mi  parso, ispettore, che la ragazza volesse nascondere qualcosa. Semplicemente
non aveva la pi pallida idea di chi fossero.
- E il portiere, com?
- Non so, un tappetto, normale.
- Le ha chiesto dove andava?
- Mi  subito saltato addosso, ma quando gli ho detto il nome della ditta mi ha fatto passare.
- Le  parso chiacchierone, abbordabile, di quelli che raccontano vita e morte di tutti?
- Non lo so, ispettore. Non ho avuto il tempo di capirlo. E poi ho preferito non farmi notare.
- Bene, andiamo a prendere un caff. Poi io parto con Fesisa.
Ci infilammo in un bar gagliego chiamato O Brindis, dove la variet e la succulenza delle tapas
esposte sul bancone scacciarono il caff dalla mente del viceispettore. Ordin una birra e un pezzo di
tortilla dallaspetto glorioso.
- Credevo che avrebbe mangiato spaghetti per il resto della sua vita. Non era un romano? - lo
punzecchiai.
- Sono in fase di riadattamento agli usi patrii.
- Lo vedo.
- Sa cosa le dico, ispettore? Che abbiamo fatto male a venire qui di persona. Adesso il portiere
sar in grado di riconoscerci e se dovessimo tornare... Assurdo che dopo queste indagini internazionali
dobbiamo finire nelle mani di un portinaio!
-  la vita, Fermn. Dalle stelle alle stalle. Io vado. Mi aspetta qui o in macchina?
- Qui posso starmene tranquillo.
- S, e approfittarne per assaggiare tutte le tapas del bar.
- Lei  peggio della Santa Inquisizione!
- E va bene, rimanga. Ma si contenga, mi raccomando.
Pi contento che contenuto, mi vide partire per una missione nella quale n io n lui
riponevamo troppa fiducia.
Mi accolse una ragazza sulla trentina. Lei e un collega della sua et, seduti ciascuno davanti al
suo computer, sembravano essere lintera dotazione dellagenzia. La ragazza, tutta truccata e
sorridente, gorgheggi di piacere quando le dissi che volevo organizzare una festa di compleanno.
Come se non fossi sicura del perch mi trovavo l, mi snocciol un lungo discorso volto a illustrarmi
tutti i vantaggi garantiti da unorganizzazione professionale delle ricorrenze familiari. Pu darsi che
Garzn avrebbe tagliato corto, ma come potevo interrompere quelloratrice compulsiva le cui frasi
parevano formare una barriera continua e impenetrabile? Alla fine riuscii a inserire nella sua arringa
qualche sillaba che la costrinse ad ascoltarmi.
- Vorrei un servizio simile a quello offerto a una persona che mi ha caldamente raccomandato
la vostra agenzia.
- Chi era?
- Nuria Sigun, immagino la conosca.
Con mio assoluto sbalordimento, lei diede in un gridolino:
- La signora Sigun! La vediamo spessissimo ultimamente.
- Qui da voi?
- No, la signora Sigun  molto amica della signora Roca, Margarita Roca, che sta qui al
secondo piano. Noi abbiamo organizzato il matrimonio di sua figlia, e visto che le  piaciuto tanto
come abbiamo lavorato, ci ha consigliati alla signora Sigun per linaugurazione di un negozio che ha
alla Ribera. Pensi che proprio in questi giorni lho incontrata pi volte qui nellatrio. Viene spesso a
trovare la sua amica. E com stata carina con me! Lei capisce, quando si organizza insieme un evento
si crea sempre un rapporto speciale. A proposito, per la signora Sigun abbiamo montato un gazebo
verde mela sulla terrazza. Le piacerebbe?
- Cosa?
- Il gazebo, che cosa se no? E se mi permette, il compleanno che festeggia,  il suo?
- No, di mio marito.
- Che bella idea! E quanti anni compie?
- Ventuno - dissi con un sorriso.
Per la prima volta, la ragazza di Fesisa tacque. I suoi calcoli mentali e le successive
considerazioni sulla mia vita di coppia la tennero in silenzio il tempo sufficiente perch riuscissi ad
alzarmi e a raggiungere la porta.
- Se ne va gi? Ma se non le ho ancora mostrato i menu e non abbiamo definito i particolari!
- Verr con lui perch mi dia un suo parere. Per so gi che il verde mela lo incanter!
Garzn rise mezzora per la storia del marito ventenne. Gli piacque meno che le visite di Nuria
fossero a unamica, perch poteva essere unamica e basta.
- E si mette a farle visita forsennatamente dopo aver ricevuto lordinativo di Tramontana che
gli ho mandato io? Non ci credo, Fermn.
- La sua amica potrebbe essere un avvocato, che lei consulta per chiarirsi la situazione.
- Non lo so. Mi lasci pensare, cos magari nel frattempo pensa anche lei.
- Solo che io penso a voce alta, ispettore. Per mi scusi, perch non mi ha parlato della brillante
idea del falso ordinativo?
- Questo appartiene al passato, ormai. Adesso dobbiamo pensare a come affrontare la signora
Roca. Non credo sia il caso di spaventare la preda. Meglio avvicinarsi con cautela.
Tornando in commissariato mi resi conto che non sapevo come muovermi. Eravamo bloccati:
gli indizi di attivit illegali per latelier Nerea erano pi che evidenti, ma in quel momento un passo
falso avrebbe potuto precluderci il successo finale. Rimpiansi la collaborazione di Maurizio Abate, gli
avrei chiesto volentieri cosa fare. Sarebbe stato bello che qualcuno accanto a me si assumesse la
responsabilit. E invece no, adesso ero io a occupare il tanto stupidamente agognato ponte di comando:
ero la capitana della nave e i tre membri del mio equipaggio attendevano ordini riuniti intorno a un
tavolo. Chiesi loro qualche idea. Sonia - i meno intelligenti sono anche i pi ardimentosi - sugger di
farsi passare per venditrice porta a porta, guadagnarsi la fiducia della signora Roca e poi farla parlare.
Mi sarei volentieri tolta una scarpa per dargliela sulla testa. Optai per tenermi tutte e due le scarpe ai
piedi e chiuderle la bocca con una battuta:
- Potresti farti passare per testimone di Geova e dirle che se parla vivr per sempre; ma dubito
che funzioni.
- E se dico che devo leggere il contatore del gas, cos almeno do unocchiata alla casa? - disse
Yolanda, tentando di coprire la stupidaggine della sua collega con una sciocchezza ancora pi grossa.
- Che cosa pensi di ricavare con unocchiata? O la signora ha messo su una casa da gioco
clandestina con tavoli verdi e tutto quanto, oppure non ti servir a niente.
- Che ne dice se vado dal portiere, lo metto un po alle strette e...
Interruppi quella pioggia di incongruenze con un sospiro.
- No, la strada  una sola, e sappiamo benissimo qual . Ci presenteremo a casa di questa
Margarita Roca a volto scoperto, come poliziotti, e sentiremo cosha da dirci sulle visite della sua cara
amica Nuria. Le rivoltiamo la casa. Se non ha niente da nascondere, meglio per lei e per noi. Ma  un
rischio che dobbiamo correre.
- E se aspettiamo una nuova visita della Sigun per coglierle tutte e due sul fatto? - propose
Yolanda.
- Non credo sia una buona idea. Sar meglio trovare la signora Roca da sola e studiare bene le
sue reazioni, a parte quello che avr da dirci. Sappiamo gi che la Sigun resiste bene a qualunque
pressione. Ma muoviamoci sul sicuro. Viceispettore, vada dal giudice Muro e gli chieda un mandato.
- E se non sussiste il fondato motivo?
- Gli ricordi quello che stiamo passando con queste maledette mafie internazionali, la camorra,
la ndrangheta e compagnia cantante. Gli racconti quello che vuole, ma porti questo mandato.
- Lo far! - afferm con il vigore di un convertito.
- Voi due - dissi guardando Yolanda e Sonia - continuerete a tenere docchio Sierra e la
Sigun. Non vorrei che fossero loro a coglierci sul fatto in calle Aribau. Agiremo domattina, se il
mandato  pronto. Tutto chiaro?
Yolanda e Garzn fecero un cenno affermativo col mento, e Sonia se ne usc con uno dei suoi
Agli ordini, ispettore che mi davano tanto sui nervi. Non dissi nulla, mi infilai limpermeabile e uscii
con aria sconfitta. Addio ragazzi pensai, forse domani riuscir a sopportarvi di nuovo, ma per oggi
 decisamente troppo.
Giunta a casa, trovai ad aspettarmi una sorpresa: cera Marina. Di solito era una bambina poco
espansiva, che conteneva i suoi slanci daffetto, ma quella volta si butt tra le mie braccia non appena
mi vide. La strinsi forte. Passati i primi momenti di emozione, tornammo tutte e due alla nostra abituale
sobriet.
- Ce ne hai messo a tornare - mi disse, con una punta di disapprovazione.
- Era un lavoro complicato.
- E adesso hai finito?
- La parte in Italia s.
- E quella a Barcellona?
- Ci stiamo impegnando.
Andammo in cucina, e mentre mi servivo una birra, lei mi guardava con i suoi occhi azzurri e
curiosi.
- LItalia  un posto molto culturale, vero?
- Molto, molto culturale - dissi, senza sapere di cosa mi stesse parlando.
- Mia mamma vuole che un anno di questi andiamo in Italia per un viaggio culturale. Sembra
che in Italia c pi cultura che in tutti gli altri paesi messi insieme. Per mia mamma dice che tanta
gente ci va e non capisce niente perch sta tutto il tempo a mangiare spaghetti e a comprare souvenir
orripilanti.
- Forse tua madre ha ragione.
- Tu non hai comprato souvenir orripilanti, vero, Petra?
- No, per di spaghetti ne ho mangiati una montagna. Erano buonissimi.
- Be, ma senza mangiare non si pu stare, quindi hai fatto bene. Mica potevi portarti un panino
da Barcellona.
- E hai detto a tua madre che ero a Roma?
- S, glielho detto.  stato l che ha cominciato a farmi venir la barba con le cose culturali.
- La cultura non  una barba - puntualizzai, per non trasformarmi in complice delle sue critiche
alla madre.
- Ecco, vorrei che ti sentisse mia mamma. Lei crede che voi poliziotti siete tutti come nei film e
sapete solo dire parolacce e bere birra.
Di colpo guard il mio bicchiere e rimase interdetta, come se non trovasse il modo di rettificare.
Decisi di aiutarla: bevvi un sorso, mi pulii la bocca con la mano, feci il vocione e dissi:
- Corpo di mille balene, questo s che non  vero.
Marina si mise a ridere. Poi risi anchio e le diedi un bacio. Ma lei non era disposta a mollare
losso con facilit.
- E del corso di danza, cosa pensi del corso di danza? Hugo e Teo dicono che con la
calzamaglia faccio ridere e che i balletti sono una pizza.
- Da quando dai ascolto alle cose che dicono i tuoi fratelli?
- Ma  vero, faccio ridere e mi muovo come una papera! Lo dice anche linsegnante.
- Be, questo succede allinizio. E poi se non ti piace la danza classica puoi passare alla danza
contemporanea.
- Danza contemporanea?
- S, lavrai gi vista in televisione. Fanno dei movimenti strani ma molto belli.  la cosa pi
moderna che ci sia.
- E secondo te mia mamma lo sa che c la danza contemporanea?
- Certo che lo sa.
Non rispose. Sentendo aprirsi la porta di casa, part di corsa gridando: - Eccoli! - Un attimo
dopo, Marcos, Hugo e Teo entravano carichi di sacchetti. Tra baci e saluti fui informata che quella sera
ci sarebbe stata una cena per darmi il benvenuto. Erano andati in una gastronomia italiana dove si erano
riforniti di ogni genere di piatti e prodotti tipici: lasagne gi pronte, mortadella, pomodori sottolio,
formaggi... Mi sottoposi allora alla tradizionale raffica di domande dei gemelli che, come di consueto,
vertevano sui particolari del caso di cui mi stavo occupando. Marcos si spazient:
- Sempre la stessa storia! Sapete perfettamente che Petra non pu parlare del suo lavoro, ma voi
siete dei testoni!
- Un giorno glielo chiediamo mentre dorme, cos magari non se ne accorge e parla nel sonno -
disse Teo.
Poi, tutti insieme, i maschi della casa si diedero a fare il diavolo a quattro in cucina per
preparare loro, mentre Marina ed io apparecchiavamo la tavola. Quando ci sedemmo a cena lo stato
danimo sfiorava leuforia, e largomento di conversazione, inevitabilmente, fu lItalia.
- La professoressa dice che tutti dovrebbero andare in Italia almeno una volta nella vita, per
vedere larte - afferm Teo.
- Quel che non capisco  perch larte del quindicesimo secolo si chiama Quattrocento - disse
Hugo. - Non farebbe prima a chiamarsi Quinquecento?
- Ma sono i secoli che funzionano cos, asino! - puntualizz Teo. - Infatti gli anni
millenovecento erano il secolo ventesimo, no?
- Asino sarai tu!
Marcos lanci una minaccia per nulla velata:
- Sarebbe un peccato che durante la cena di benvenuto a Petra qualcuno dovesse finire a
mangiare in cucina.
Ma il suo tentativo di riportare la pace fu inutile perch Teo ci tenne a continuare la sua lezione:
- Certe mie compagne di classe leggono i libri di un italiano che si chiama Federico Mocchia.
- Ecco qua lasino! Moccia, non Mocchia - si affrett a correggere Hugo.
- Be, dillo come vuoi.  che sono libri pallosissimi pieni damore, baci e altre schifezze -.
Fece il gesto di infilarsi due dita in bocca per vomitare.
- Pap dice che non si fanno cose schifose a tavola - intervenne Marina. Teo imit il suo tono
di voce mettendola in ridicolo. In quel momento Marcos si alz in piedi e lev il bicchiere:
- Propongo un brindisi: Ai giorni di calma e serenit che Petra ha passato in Italia, circondata
dai pi terribili mafiosi e spietati malfattori. Al confronto con i gemelli Artigas, anche il boss
Provenzano deve sembrarle una simpatica compagnia.
Ridemmo tutti e brindammo. Dopo il dolce si produsse la tipica dispersione delle serate in
famiglia. Hugo si alz da tavola e accese il televisore. Teo and a buttarsi su un divano e Marina corse
in un angolo con il suo cellulare. I brandelli di telefonata che riuscii a captare mi fecero rizzare i
capelli:
- S, ma  la cosa pi moderna che c... e fanno dei movimenti strani... Se non la insegnano
alla scuola dove vado, potresti iscrivermi a unaltra...
Un attimo dopo la vidi annuire di malumore e andare a piazzarsi davanti alla tele. Solo allora di
andar via venne a riferirmi della sua discussione telefonica.
- Dice mia mamma che non devi mettermi in testa delle idee strane, perch finch sono piccola
faccio quello che vuole lei.
- Riguardo a cosa?
- Alla danza contemporanea.
Avrei potuto tenerle un discorsetto, spiegarle che la danza contemporanea era solo una
possibilit per il futuro, ma ormai avevo capito che mi conveniva tacere su quanto riguardava i rapporti
di Marina con sua madre. E cos feci. Nonostante tutto quella serata mi era parsa meravigliosa.
Il mattino dopo non passai neppure dal commissariato, andai direttamente in calle Aribau.
Garzn mi aspettava l col mandato del giudice in tasca. Arrivai alle nove e mezzo, ora che al
viceispettore parve inopportuna per fare irruzione in una casa privata. Secondo una sua teoria, se
volevamo entrare nel modo migliore in casa di Margarita Roca, non dovevamo sorprenderla ancora in
vestaglia. Dallapplicazione di questa teoria, cui non feci obiezioni, si deduceva che avevamo il tempo
di prenderci un caff, e cos entrammo di nuovo nel bar O Brindis che ferveva di animazione mattutina.
Il padrone, un gagliego spilungone con due folti baffi neri, si ricordava di noi.
- Salve, signori. Cosa vi servo?
- Due cortados ben caldi - decise il mio collega.
- Se volete qualcosa di caldo, ho anche del brodo gagliego. Il cuoco lha appena fatto.
- Be, se me lo dice cos!
Guardai Garzn come se fosse completamente impazzito, ma lui mi disse a bassa voce:
- Tanto, a prendere un caff o un brodetto ci metto lo stesso tempo.
- Impossibile: nel brodo ci sono le patate, i fagioli, il chorizo, le cime di rapa...
- Quattro tocchetti che mi inghiotto in un momento!
Il barista gli sistem davanti il tazzone fumante.
- Buon appetito. Vedr, questo risuscita un morto!
- Purch il morto non sia Franco... - rispose il vice-ispettore, e tutti e due risero rumorosamente
a quella vecchia battuta. Lo guardai concentrarsi sul suo brodo con piacere sensuale e ripensai alla sua
capacit di staccare la mente da tutto quanto era lavoro. Come sempre, lo ammirai e lo invidiai al
tempo stesso. Forse grazie a questa sua caratteristica era riuscito a venir fuori indenne da tanti anni di
pratica poliziesca. Io non ero cos. Proprio quella notte avevo preso la decisione di chiedere a Coronas
che mi sollevasse dallincarico se da quelloperazione non avessimo tratto novit sostanziali. Erano
successe troppe cose in quel maledetto caso Sigun, eppure eravamo sempre allo stesso punto. La
frustrazione cominciava a sovrastarmi. Capivo che col carattere che avevo non sarei mai riuscita ad
arrivare allet della pensione dentro il corpo di polizia, ma non sapevo stabilire se dovessi accogliere
quel presentimento come un annuncio di fortuna o di catastrofe.
Erano le dieci e mezzo quando entrammo nel palazzo di calle Aribau. Il temuto portiere ci
assicur che la signora Roca era in casa, quindi salimmo al secondo piano e suonammo il campanello.
Ci apr una donna sulla cinquantina, ancora molto bella, vestita di tutto punto per uscire. Quando ci
presentammo come poliziotti si mostr sorpresa, come fanno quasi tutti in questi casi.
- Qualche domanda? - ripet, quando le spiegammo che cosa volevamo.
- Sulla sua amica Nuria, Nuria Sigun. Perch  sua amica, vero?
- S,  mia amica. Solo che sto uscendo, sto andando in negozio, sono antiquaria. Apriamo alle
undici e in genere arrivo un quarto dora prima.
- Sono solo domande di routine, non ci metteremo molto. Come forse sapr, sono state riaperte
le indagini sullassassinio del padre della signora Sigun.
- S, lo so. Per entrate, vi prego.
Ci condusse in un vasto salone pieno di quadri e statue lignee di epoche diverse. Si sedette,
guardandoci con attenzione e senza la minima diffidenza. Da come reagiva ero quasi sicura che non
avesse niente da nascondere. Le parlai con molta cortesia:
- Signora Roca, abbiamo saputo che ultimamente Nuria Sigun  venuta a trovarla con una
certa frequenza.
- S,  vero.
- Pu dirci per quale motivo?
- Lei non ve lo ha detto?
- Non labbiamo ancora vista. Prima si interroga il testimone, poi la persona interessata -
inventai l per l.
- Be, vedete,  molto semplice. Nuria si lamentava che in questi giorni ha ospiti in casa. Sono
parenti di suo marito, con dei bambini, e non le lasciano un momento di tranquillit. Mi ha chiesto di
offrirle una stanza per poter lavorare qualche ora al computer finch non saranno ripartiti.
- Possiamo vedere la stanza?
Ci port in una normale stanza per gli ospiti con un letto e un piccolo scrittoio. Sopra, rifulgente
come un gioiello, cera un computer portatile. Garzn ed io ci lanciammo uno sguardo fugace, con gli
occhi sbarrati per la sorpresa e leccitazione. Lui disse, con naturalezza:
-  questo il computer?
- S, per non portarlo avanti e indietro ha preferito lasciarlo qui.
Mai oggetto inanimato mi aveva dato tanta emozione. Rimasi muta e immobile come una
stupida. Fu Garzn ad avvicinarsi, avido, e a metterci le mani sopra.
- Questo dovremo prendercelo noi.
La signora si tese per la prima volta:
- Ho paura che senza il permesso dellinteressata...
- Abbiamo un mandato di perquisizione del giudice - obiett il mio collega porgendole il
documento.
- Ma una cosa  che perquisiate casa mia, unaltra che portiate via un oggetto che la mia amica
mi ha affidato. Che cosa dir quando torner? Sapete cosa possiamo fare? La chiamiamo e glielo
chiediamo!
Garzn, prontissimo, si fece molto serio e severo:
- No, signora. Queste cose non funzionano cos. Se dobbiamo consultare qualcuno, allora quel
qualcuno  il giudice. Lo chiamo, gli dico dove siamo, cos lui viene qui da lei, ascolta quello che ha da
dire e stabilisce cos pi corretto fare.
Margarita Roca storse il naso come se le avessimo proposto di scaricarle un bue putrefatto nel
salone. Sorrise con evidente falsit:
- Non credo sia necessario. Fate quel che dovete fare. Non vorrei che il mio atteggiamento
fosse frainteso. Lultima cosa che voglio  essere dintralcio alla giustizia. E poi sono sicura che Nuria
 felice che vi occupiate di quel fatto terribile.
- Questo pu darlo per scontato - conferm Garzn, mettendo fine a una conversazione nella
quale nulla era quello che sembrava. Poi prese il computer sottobraccio e ci congedammo con molta
cortesia.
Il mio collega se lera cavata benissimo. Io mi sentivo come se uscissi dal Louvre con la Monna
Lisa nella borsa. Lui si mostrava molto pi tranquillo.
- C una regola che non fallisce mai con i borghesi, Petra. Appena intravedono il rischio di
trovarsi coinvolti in una faccenda giudiziaria, sono capaci di regalarti la propria madre con un bel
fiocco sopra.
- Be, lei ci ha regalato la sua amica. Non vedo lora di arrivare in commissariato per vedere
cosa c dentro questo arnese.  sicuro che potevamo prendercelo senza unautorizzazione specifica?
- La fortuna sorride agli audaci, Petra!
- Anche quando vengono radiati dal corpo?
Lui rise sotto i baffi, soddisfattissimo. Appena arrivammo in commissariato consegnammo il
nostro bottino allesperto informatico che super lo scoglio della password con grande facilit. Cera
una sola cartella, e un solo account sul client di posta, il resto era vuoto. Mi tremava la mano quando
aprii la prima mail, ma quello che lessi mi fece quasi cantare dalla felicit:
Purtroppo siamo controllati dalla polizia. Per ora scrivetemi sempre qui.  pi sicuro.
Soprattutto, non inviate corrispondenza al negozio. Ecco gli importi di questo mese.
Seguiva una colonna di cifre. Poi la Sigun salutava in italiano. Ciao, grazie. Lindirizzo a
cui era stata spedita la mail finiva in .it. Mi voltai verso il vice-ispettore, che guardava da sopra la
mia spalla.
- Mandi immediatamente una copia di questa mail a Torrisi e ad Abate. E spieghi brevemente
come  arrivata nelle nostre mani.
Corsi in cerca di Sangesa, che venne subito a vedere. Osserv il messaggio, ispezion i
conteggi e decret:
-  molto semplice: hanno applicato il dieci per cento a certi importi, per un totale di
quindicimila euro. Non posso dire se a debito o a credito. Il rendiconto  relativo al mese scorso.
- E gli importi da dove verrebbero?
- Come faccio a saperlo, Petra? Non c nessuna voce. Mica sono Dio!
- Be, io sono molti anni che ti venero in ginocchio.
- Del tutto inutilmente. Chiunque, anche senza la minima preparazione economica, pu
interpretare dei conti come questi. Solo che voi andate in confusione appena vedete dei numeri, sembra
che non vi fidiate di quello che avete sotto gli occhi.
- Informatici e contabili sono i nuovi sciamani della trib.
- Be, fare lo sciamano per questo stipendio  davvero un po troppo.
Usc con una risata, mentre il viceispettore aveva dipinto sulla faccia un sorriso imbarazzato.
- Quel che voleva dire  di non disturbarlo pi per simili cazzate.
- Non ci pensi, Fermn. Vado a informare il commissario.
Coronas, dopo aver letto il messaggio, valut la situazione. Non sembrava molto sicuro dei
provvedimenti da prendere. La sola idea di poter commettere qualche sciocchezza, dato laspetto che
stava assumendo la faccenda, lo faceva inorridire.
- Chiedere fin dora un ordine di cattura  prematuro.
- A me non sembra. Per se preferisce possiamo procedere a un interrogatorio immediato e
agire di conseguenza.
- Creder mica che Nuria Sigun abbia fatto fuori suo padre, ispettore? Mi pare esagerato.
- Io non ho detto niente di simile, commissario. Per disponiamo di indizi pi che sufficienti
per accusarla di rapporti con il crimine organizzato.
Lui si mise le mani nei capelli come in una tragedia greca.
- Non voglio neppure pensare al casino che pu venirne fuori! Tutti i giornalisti del paese ci si
butteranno a pesce! Qui bisogna andarci con i piedi di piombo, Petra, un passo dopo laltro, e nessun
passo falso. Non possiamo permetterci di sbagliare!
- Me ne assumo la responsabilit, commissario.
- Lei non si assume un cazzo di niente che io non le conceda, va bene? La polizia  una
collettivit e nessuno pu agire a titolo personale. Un fallimento,  un fallimento di tutti, un successo,
anche. Ma i coglioni li rompono sempre a me.  chiaro?
Uscii di l domandandomi se davvero valesse la pena di appartenere a una collettivit il cui capo
si esprimeva in modo cos volgare. Poi decisi di non farmi una sola domanda in pi.
15
Ci affrettammo a far visita a Nuria Sigun. Il vice-ispettore sosteneva che la sua amica
Margarita non lavesse neppure chiamata per dirle che eravamo stati a casa sua e avevamo requisito il
suo computer.
- Come pu esserne cos sicuro?
-  ovvio. Margarita Roca non vuole nemmeno pensare alle conseguenze di quello che 
successo. Se sar Nuria a chiamare, potr sempre dire che le abbiamo imposto di star zitta, e mettersi a
piangere giurando che ha fatto quella che le  parsa la cosa migliore per la loro amicizia.
- Lei mi lascia stupefatta, Fermn. Da quando conosce cos a fondo la psicologia delle signore
bene?
- Vedo come sono fatte le amiche di Beatriz. Tutte delle gran bugiarde!
- Viceispettore! Immagino che non glielo dica.
- Certo che glielo dico! Ma lei non mi d retta. Dice che sono il solito cafone e che non si pu
andare in giro per il mondo a dire in faccia a tutti la verit. Il che mi secca parecchio, le confesso.
Concluse con una sonora risata. Lo guardai e scossi la testa, sapendo che era un caso perso.
- Mi piacerebbe sapere perch  cos allegro. Aver beccato la Sigun con le mani nella
marmellata non significa che automaticamente abbiamo risolto lomicidio di suo padre.
- Dio  dalla nostra parte, ispettore! Non siamo noi quelli che rappresentano le forze del bene?
E allora, mi dica, chi vince sempre nella lotta tra il bene e il male?
- Santo cielo, Garzn! Non credo di riuscire a sopportarla tutto il giorno in questo stato. Ho
bisogno che mi accompagni a casa dellindiziata perch in due abbiamo pi autorit; per appena la
portiamo qui, voglio che lei se ne vada. Linterrogatorio lo faccio da sola.
- Sono suo schiavo. Che cosa mi ordina di fare mentre la interroga?
- Vada da Nerea e porti qui Rafael Sierra.
- E che cosa gli dico?
- Non gli dica niente.
- Come? Mica posso tradurlo senza dirgli niente,  una cosa orrenda.
- Tradurlo? Mio Dio, visto che le piace il linguaggio sbirresco, gli dica che  agli arresti per
aver violato le leggi del regno di Spagna.
- Non  male, vedr se riesco a migliorarlo un pochettino.
Come spesso capitava quando eravamo di umore opposto, nella mia mente ballava una
domanda: Garzn era un ottimista che si sforzava con il suo atteggiamento di migliorare le situazioni
pi gravi? O solo un incosciente capace di mettere a repentaglio i risultati del nostro lavoro con la sua
negazione della realt? Per aggravare i miei dubbi sulla sua idoneit professionale, il viceispettore
accamp la pretesa di prendere un caff prima di salire dallindiziata. Mi rifiutai tassativamente; non
avrei mai potuto perdonarmi se una domestica ci avesse detto La signora  uscita solo perch
avevamo perso tempo al bar. Eppure, come diceva il mio collega, Dio doveva essere davvero dalla
nostra parte, perch ad aprirci venne Nuria Sigun in persona.
Le comunicammo, come di prammatica, il nostro desiderio di farle qualche domanda, al che lei
rispose svogliatamente: - Stavo uscendo -. Non dissi niente, rimasi a fissarla finch si decise a togliersi
dal vano della porta e a farci entrare. Era vestita con la consueta eleganza e non faceva alcuno sforzo
per sradicare dalla sua faccia unespressione di evidente fastidio. Ci condusse lungo il corridoio
battendo i tacchi con decisione, e quando fu il momento di sedersi ci avvert:
- Ho poco tempo.
- Allora sar il pi possibile concreta. Ultimamente lei si  recata spesso in visita al domicilio
della sua amica Margarita Roca. Pu dirci per quale motivo?
- Margarita Roca  una mia cara amica.
- S, per per quale motivo la va a trovare con tanta frequenza?
- Questo  un discorso stupido. Perch si va dagli amici?
- Il fatto , stando a quanto ci ha detto la signora Roca, che lei si sarebbe recata a casa sua per
lavorare con un computer portatile - intervenne Garzn.
Negli occhi dellinterrogata colsi una scintilla di allarme che lei cerc subito di neutralizzare
socchiudendo le palpebre.
-  forse illegale?
- Signora Sigun, smettiamo di raccontarci storie. Quel computer adesso lo abbiamo noi.
Abbiamo letto le sue mail. Lei ricorda la frase: Non inviate corrispondenza al negozio?
- Mi auguro foste autorizzati ad appropriarvi del mio portatile, altrimenti...
- Pu dirci che cosa intendeva con quella frase, per favore?
- No, non posso dirvi niente. Voglio chiamare il mio avvocato.
- Pu farlo. Gli dica di raggiungerla in commissariato. Ora viene con noi.
- Sono in arresto?
- Per il momento s.
Non riuscivo a credere di avere la figlia di Sigun seduta in macchina con noi. La osservavo nel
retrovisore: era tesa, guardava la gente con aria di superiorit oltraggiata, come una regina condotta al
patibolo. Se non fosse stato per il commissario, le avrei volentieri messo le manette ai polsi. Questo
avrebbe scalfito non poco le sue difese da gran dama.
La sistemammo nella stanza degli interrogatori e Garzn si prepar ad andare a prendere Rafael
Sierra.
- Che cosa faccio quando lo porto qui?
- Lo faccia sedere in una stanza. Che aspetti. Cerchi di fare in modo che non veda la Sigun,
neppure di sfuggita.
Andai a lavarmi la faccia e mi concentrai per escludere dalla scena ogni traccia della mia
personalit. Quella donna aveva un carattere forte e freddo, e io dovevo avere a che fare con lei come
ispettore di polizia e basta. Come Petra Delicado lavrei aggredita. Senza che lo volessi, in frangenti del
genere mi si ripresentavano alla mente tutte le regole apprese quando ero allaccademia di polizia:
attaccare nei punti deboli, non perdere mai la calma, variare strategia quando fosse necessario.
Entrai nella stanza degli interrogatori fresca come una rosa. Speravo che la Sigun si fosse vista
crollare il mondo addosso trovandosi in un luogo estraneo, spogliata di tutti i suoi privilegi, e che fosse
pronta a mettersi alla mia merc. Non provavo piet per lei, non mi piacciono quelli che vincono
sempre.
- Si trova bene qui, signora Sigun?
- Il mio legale non  ancora arrivato.
- Mentre lo aspettiamo, avremo il tempo di fare due chiacchiere.
- Io non ho niente da dirle.
Era forte, e aveva deciso di tenermi testa. Morivo dalla voglia di una sigaretta che non potevo
fumare. Sorrisi, sicura che la mia bocca disegnasse una smorfia sgradevole.
- Allora parler io.
- Faccia pure. Immagino che dopo avere cercato inutilmente un assassino che non esiste, abbia
molte cose da raccontare.
Il disagio mostrato durante larresto era completamente svanito. Ora il suo volto era una
maschera inespressiva. Sorrisi di nuovo e procurai che le mie parole suonassero perfettamente naturali.
- Infatti. Ho molto da raccontare. Le mie conclusioni, dopo settimane di indagini, sono le
seguenti: quando suo padre si rese conto che le serie difficolt della sua azienda potevano portarla alla
chiusura, fu avvicinato, attraverso chiss quali canali, da emissari dellassociazione di stampo mafioso
pi attiva qui a Barcellona: la camorra napoletana. Oppure fu lui a cercare quei contatti, questo non
importa. In ogni caso, fu trovato un accordo che potrebbe essere definito di mutua collaborazione:
dietro lonesta facciata imprenditoriale della ditta Sigun, gli italiani riciclavano i proventi dei loro
affari illeciti qui a Barcellona: e lazienda riceveva lapporto di liquidit che le serviva per rimanere in
vita. Mi segue?
- S, la seguo. Molto divertente. Un romanzo poliziesco con tanto di boss napoletani  pi di
quanto potessi sperare.
Sembrava fare la spiritosa con naturale disinvoltura. Mi misi sul suo stesso piano.
- Passiamo al capitolo due. Nel patto ci fu unincrinatura. Non sappiamo ancora che cosa non
funzion: forse il proprietario dellazienda tessile Sigun aveva bisogno di maggiori risorse, o forse si
era stancato di quella stressante collaborazione.  probabile che avesse manifestato il desiderio di
essere di nuovo libero; ma come lei sapr, se  una lettrice di romanzi gialli, dai patti con
unorganizzazione di quel tipo non si esce come da una porta girevole. Pu anche darsi che suo padre,
Adolfo Sigun, fosse arrivato a far capire a certe persone che non avrebbe esitato a rendere pubblici i
loro ricatti. Se lo fece, in quel momento firm la sua sentenza di morte. Posso continuare?
- Pu fare quello che vuole, ispettore. Ma io cosa centro in questa bella favola?
- Abbiamo le prove che la collaborazione con lassociazione criminosa non fu chiusa con la
morte di suo padre, ma prosegu tramite latelier Nerea, che continua a riciclare denaro.
Lei si tese leggermente, senza perdere la compostezza. Mi guard con sdegno:
- Questo  assurdo. Tutta la nostra contabilit  impeccabile.
- Di questo parleremo pi tardi, signora Sigun. Ora mi lasci arrivare al finale del romanzo, che
 la parte pi succosa. Secondo la logica delle cose, verrebbe da pensare che se lei e il suo socio
rimaneste in affari con certe conoscenze di suo padre nel mondo della criminalit, fu perch avallaste il
suo assassinio, o addirittura lo favoriste.
In quel momento la sua calma sinfranse e il suo volto impenetrabile si tramut in una temibile
interpretazione della Gorgone: le si dilatarono gli occhi, la bocca le si allarg a dismisura e la sua pelle
assunse una tonalit paonazza.
- Come ha detto? Come pu avere lindecenza di insinuare una cosa simile? Io avrei parte nella
morte di mio padre?
- Sto facendo qualcosa di pi che insinuarlo, signora Sigun. Lo sto affermando.
- Ma perch il mio avvocato non  ancora qui? Lei non ha il diritto di accusarmi di niente!
Dov il mio avvocato? Mi faccia telefonare! - grid.
- Non si preoccupi, adesso arriva - dissi con voce tranquilla, e uscii dalla stanza.
Corsi immediatamente alla Jarra de Oro decisa a prendere qualcosa che mi calmasse, o mi
stimolasse, non ero molto sicura di cosa fosse meglio. Di tutte le fatiche imposte dal lavoro
investigativo, quella pi dura psicologicamente  linterrogatorio degli indiziati. Lho sempre retta
malissimo. La lotta sotterranea tra personalit, la ricerca delle contraddizioni, losservazione dei pi
piccoli mutamenti sul volto dellaltro, il continuo stato di allerta interiore... Avevo mal di testa, un forte
dolore alla cervicale. Decisi per un caff e un bicchier dacqua per mandar gi una pastiglia di
ibuprofene. Per un bel pezzo, seduta al banco del bar, non fui cosciente di quel che accadeva intorno a
me. Le voci degli altri clienti suonavano lontane, cos come gli ordini del cameriere. Alla fine, una
mano sulla spalla mi riport alla realt. Era Garzn.
- Missione compiuta, ispettore.
- Dov Sierra?
- Nel mio ufficio. Dice che per ora non gli serve un avvocato.
- Come ha reagito allarresto?
- Ha fatto finta di cadere dalle nuvole, ma era molto nervoso. Io lo lascerei a riflettere un po
prima di interrogarlo.
- Bene. Vado a parlare col giudice. Abbiamo bisogno di una convalida del fermo che li affidi
alle nostre cure per qualche giorno. Bisogner interrogarli parecchie volte.
- Come ha trovato la Sigun?
- Le risponder con due frasi fatte: dura come una roccia, fredda come il ghiaccio. Ha retto
molto bene ai primi assalti, ma quando lho accusata dellassassinio di suo padre ha perso
completamente la testa.
- Non mi stupisco. Essere accusati di aver ammazzato il proprio padre devessere tremendo,
mica succede tutti i giorni.
- Per succede, Fermn,  nella natura umana. Vedo che non ha ancora letto Shakespeare.
- Anche di questo ha parlato Shakespeare, oltre che della storia delle tre figlie?
- Shakespeare ha parlato di tutto, viceispettore, di tutto il bene e di tutto il male di cui la natura
umana  capace.
- Bisogner che lo legga, anche se poi lo so gi che mi verranno gli incubi.
La visita al giudice Muro, come gi immaginavo, non fu delle pi facili. A suo parere gli indizi
in nostro possesso non giustificavano la custodia cautelare dei due fermati. E il fermo non poteva
durare pi di ventiquattrore. La sola promessa che riuscii a strappargli fu che, a seconda dellesito
degli interrogatori, avrebbe rivisto la questione. E, naturalmente, il reato contestato sarebbe stato quello
di collaborazione con la camorra; degli omicidi, il giudice Muro non voleva neppure sentir parlare. Mi
accontentai e, visto come stavano le cose, la considerai ancora una vittoria. Con quella in tasca, andai a
cercare Garzn.
- Interrogher di nuovo Nuria Sigun, e questa volta voglio che lei sia presente, Fermn. 
arrivato il suo avvocato?
-  di l con lei. Si chiama Octavio Mestres, e mi sembra uno stronzetto. Viene da uno studio
importante,  uno sulla quarantina, molto ben vestito. Da come tira su col naso sembra che gli faccia
schifo tutto quel che vede.
- Bene, un genere che conosco benissimo. Condurr io il gioco, per lei intervenga pure quando
vuole.
Entrando, trovammo lavvocato in piedi, impegnato a parlare al cellulare. La Sigun invece era
seduta, in condizioni di profondo abbattimento. Mestres interruppe subito la conversazione e venne
verso di noi.
- Signori, temo che qui ci siano gravi irregolarit. Alla mia cliente non  stato presentato alcun
avviso di garanzia e per di pi...
Lo interruppi, levando dolcemente una mano nellaria:
- Avvocato Mestres, sono lispettore Petra Delicado, e questo  il mio collega, viceispettore
Garzn. Ho appena parlato con il giudice Muro, e tutto  perfettamente a posto. Se desidera chiarimenti
abbia la bont di mettersi in contatto con lui.
Come tutti gli avvocati classificati da Garzn nella categoria stronzetti, il mio interlocutore si
stup di non essere trattato con la rozzezza che ci si poteva aspettare da due volgari poliziotti. Ma non si
rassegn:
- Pu darsi che il fermo sia legale, ma il modo in cui vi siete appropriati del computer personale
della mia cliente presenta vizi di forma sui quali intendo andare a fondo.
- Lo faccia, avvocato. Se crede che la procedura non si sia svolta nel modo corretto, 
perfettamente nel suo diritto. Per adesso si sieda, la prego.  autorizzato a rimanere qui per
presenziare allinterrogatorio della sua assistita, non per fare conversazione con me.
Mi rivolsi alla donna. Sembrava stanca, ma si ricompose fino a mostrare una certa energia.
- Signora Sigun, riprendiamo alcuni punti.  vero che ultimamente si  recata per diversi
giorni di seguito presso il domicilio della sua amica Margarita Roca, al numero 214 di calle Aribau?
- S,  vero, le faccio visita con una certa frequenza.
- Addirittura quotidiana?
- Non lo so. Di solito non conto le visite che faccio ai miei amici, n quelle che loro fanno a
me.
- Daccordo. E, mi dica, per quale motivo faceva visita alla signora Roca?
- Per i normali motivi per cui si frequentano gli amici: chiacchierare, scambiare impressioni,
prendere un caff...
- Non si recava a casa sua allo scopo di lavorare?
- Ho altri posti dove lavorare.
- La signora Roca ci ha spiegato che lei si ritirava a lavorare a casa sua perch nella sua
abitazione aveva ospiti che le toglievano tranquillit, parenti di suo marito, nello specifico.  vero?
- Non ricordo.
- Non riesce a ricordare un fatto cos recente?
- Voglio dire che non ricordo che cosho detto alla signora Roca. Avevo bisogno di pace e la
sua casa  molto silenziosa. Avr inventato una scusa perch non pensasse che stessi abusando della
sua ospitalit.
- Capisco -. Era pi abile di quanto credessi. - Non  tranquilla casa sua, Nuria? A me  parso
un luogo molto distensivo quando ci sono stata.
- A volte, ispettore, una donna ha bisogno di cambiare completamente ambiente per non
pensare alle ansie quotidiane. La nostra casa finisce per ricordarci i nostri doveri.
- Certo, a me succede esattamente lo stesso, anche se risolvo il problema trascorrendo qualche
momento in un caff. Forse dora in poi andr a casa delle amiche. E, mi dica, a che cosa lavorava nelle
ore che trascorreva in casa di Margarita Roca?
- Non era esattamente lavorare quello che facevo. Scrivevo qualche brano di narrativa,
navigavo su Internet. Mi  sempre piaciuto scrivere, mi rilassa.
- Quindi i testi che abbiamo trovato nel suo computer erano brani di narrativa che inviava a un
amico italiano perch ne valutasse la qualit letteraria. Giusto?
- Giusto.
- Signora Sigun, abbiamo avuto modo di osservare un collegamento curioso tra due fatti: da
quando ha ricevuto una lettera da parte di un certo Elio Tramontana, spedita dallItalia, lei ha
cominciato a sentire il bisogno della pace che poteva offrirle la casa di unamica.
Lavvocato salt come un felino che piomba sulla preda:
- Ecco, ci mancava solo questo! Avete violato la posta della mia cliente!
- Mi dispiace, signor Mestres, ma in questo caso il problema non sussiste, in quanto la lettera
lavevo inviata io da Roma. Mi sono permessa di inoltrare un ordine immaginario adottando il nome di
un cliente del defunto signor Sigun. Un cliente che, del resto, non  mai esistito: Elio Tramontana.
Bellissimo nome, dietro il quale si nascondeva con ogni probabilit unorganizzazione camorristica.
Avevo supposto che quel fantasma del passato avrebbe inquietato non poco la sua assistita. E sa qual 
stata la sua reazione nel ricevere la lettera? Ha smesso di usare i mezzi di comunicazione di cui si
serviva abitualmente... ed  andata a rifugiarsi in casa della sua amica per avviare una corrispondenza
che non fosse rintracciabile.
Lavvocato lanci unocchiata fulminea alla Sigun, che rimaneva impassibile.
- Quello che sta dicendo mi pare molto irregolare, ispettore Delicado, e temo che sar lei a
dover rispondere a svariate domande davanti a un giudice.
- Non si preoccupi, avvocato Mestres, risponder su tutto quanto mi verr contestato; ma
adesso voglio sapere come mai, ricevendo quella lettera, la sua cliente  stata colta da un tale panico
che ha sentito il bisogno di nascondersi in casa della signora Roca con un computer nuovo di zecca. A
chi scriveva da l, Nuria? Me lo dica.
Mestres aveva perso parecchia della sua energia. Ormai pareva che qualche incertezza si fosse
insinuata nella sua ferrea posizione iniziale. La sua assistita non gli aveva detto tutto. Nervoso, alz la
voce:
- Non rispondere a nessuna domanda, Nuria, non rispondere!
- Non gridare, Octavio! - lo riprese lei. - Ho capito!
- Vorrei parlare da solo con la mia cliente.
La situazione prese una piega che non mi aspettavo. Nuria Sigun mi chiese di aspettare ancora
un momento prima di andarmene, poi si rivolse al suo avvocato con esasperazione mal trattenuta:
- Non hai chiarito quello che ti ho detto. Parlagliene.
Mestres sembrava aver perso la testa. Si accorgeva di traballare su un terreno non saldo. Guard
la donna irritato e, con uno sforzo di autocontrollo, si rivolse a me come recitando una lezione mandata
a memoria:
- La mia cliente desidera insistere sul fatto che la sua famiglia  molto influente a Barcellona; e
che se lei dovesse persistere nellinsinuare che  in qualche modo coinvolta nellassassinio di suo
padre, potrebbe avere seri problemi. Nello specifico, una simile accusa in assenza di prove pu
significare la fine della sua carriera professionale.
Sorrisi.
- Le sono infinitamente grata dellinteresse che dimostra per la mia carriera professionale,
avvocato; anche se io, se fossi in voi, non me ne preoccuperei eccessivamente. Per oggi abbiamo finito,
grazie.
- Mi tratterr per qualche minuto a parlare con la mia assistita.
- Non pi di mezzora, avvocato. Poi la signora sar condotta in camera di sicurezza.
- Cosa intende per camera di sicurezza? - chiese la Sigun con allarme.
- Non si agiti - disse Garzn. - Non  una segreta col tavolaccio e non torturiamo nessuno. Ci
star comodissima.
Uscimmo in corridoio. Ordinai a Domnguez di interrompere il colloquio dellavvocato dopo
mezzora dorologio. Il viceispettore mi guard:
- Alla Jarra de Oro? - fu la domanda. Annuii.
Al bar affior tutta la mia stanchezza. Mi issai su uno sgabello a fatica e chiesi un whisky liscio.
Il bruciore che sentii scendere in gola rimise tutti i miei neuroni al loro posto. Il mio collega tracannava
una birra come se fosse di ritorno da una spedizione nel deserto. Appena riusc a fermarsi per respirare,
esclam:
- Stiamo andando alla grande, ispettore! QuellOctavio del cavolo non ha la pi pallida idea dei
pasticci della sua cliente con la camorra.
- Ho avuto la stessa impressione anchio. E le pare positivo?
- Certo. Non ci sono molti avvocati di prestigio disposti a difendere una causa del genere.
Potrebbe anche dimettersi.
- Non canti vittoria prima del tempo. Se  abile, pu farci le pulci sullacquisizione illecita delle
prove e trincerarsi l.
- Mandare una lettera civetta  illegale?
- Non ne ho la minima idea. Credevo che parlarne davanti alla Sigun sarebbe bastato per farla
crollare; ma quella ha una corazza inespugnabile.
- Ci resta un giorno e mezzo di tempo per forzare la corazza. E dobbiamo ancora interrogare
Rafael Sierra!
- Appena abbiamo finito, andiamo da lui.
- Non sar meglio aspettare domattina, ispettore?
- Vada pure a casa, se vuole, posso farcela da sola.
- Ma io non pensavo a me, pensavo a lei. Non credo sia nelle migliori condizioni per continuare
con gli interrogatori. La vedo alterata e un tantino aggressiva. Non so come me lo riduce, lindagato, e
date le circostanze...
- Forse ha ragione. Rimandiamo tutto a domani. Ci manca solo una denuncia per abuso di
potere. Per, che ne direbbe di andare a prendere qualcosa da unaltra parte?
- S, e questa volta offro io. Vado a dire a Domnguez che anche Sierra rimane in custodia per
stanotte. Magari  bene farlo aspettare per una notte, gli abbasser un poco la cresta.
Era molto tempo che Garzn ed io non andavamo a bere dopo il lavoro. Scegliemmo una
whiskeria di infimo ordine che non aveva ancora conosciuto i fasti del design minimalista. Era cos
malandata e deprimente che accompagnava bene lo stato danimo desolato del bevitore notturno, non
molto diverso dal mio. Il vice-ispettore se ne accorse subito.
- La vedo un po abbattuta, Petra.
- Lo sono. Queste indagini mi stanno esaurendo.
- Finora ho sempre creduto che nulla potesse esaurirla.
- Be, si  sbagliato. Siamo ancora appesi a un filo, dopo aver corso come matti ed essere
arrivati sempre troppo tardi. Mi sento umiliata e sconfitta.
- Eppure Coronas non ha mai parlato di sostituirci.
- Forse perch non vuole che si sappia la verit.
- Non si lasci schiacciare dal lavoro, ispettore.
- Vorrei tanto imparare da lei, un giorno mi spiegher come fa.
- Posso spiegarglielo subito.  molto semplice: si tratta di non perdere mai di vista la realt. E
la nostra  una realt da privilegiati. Siamo in buona salute, viviamo pi che comodamente, il nostro
lavoro ci coinvolge, il che vuol dire che ci piace, e per di pi abbiamo senso dellumorismo, che 
essenziale per tirare avanti. Tutte queste cose gi non sono male di per s, ma in pi siamo sposati con
due persone meravigliose. Beatriz  un sogno, e Marcos mi  sempre sembrato un uomo molto per bene
che la adora. Che altro si pu chiedere alla vita? Nel matrimonio godiamo della reciproca fedelt, e la
tranquillit di coscienza che questo ci regala non  paragonabile a nessunaltra forma di felicit.
Sentii una trafittura allo stomaco. Garzn aveva toccato il punto dolente: il mio senso di colpa.
Io non ero stata fedele a Marcos. Ma se ero capace di trovare uninfinit di ragionamenti con cui potevo
eludere quel peso di fronte a mio marito: noi non apparteniamo a nessuno, la nostra vita  nostra e solo
nostra, un incontro puramente sessuale non significa nulla... di fronte al mio collega mi sentivo
colpevole. Tutti quegli argomenti si riducevano a nulla per un uomo semplice come lui. Se avessi
raccontato a Marcos della mia avventuretta con Abate, forse avrebbe potuto capirla. Garzn, mai.
Questo  linconveniente dellessere a contatto con persone che non condividono i tuoi stessi principi:
hai paura di scandalizzarli, ed  peggio ancora lo scandalo di una piccola infedelt. Troncai tutti i miei
tormenti alla radice: che si sentisse in colpa chi colpevole lo era davvero, io ero fatta cos e non potevo
farci niente. Decisi di buttarla sullo scherzo:
- S, la felicit coniugale sar anche una bella cosa, Fermn, ma quando non eravamo sposati,
lei ed io ce ne andavamo in giro dopo il lavoro senza dover rendere conto a nessuno. Adesso, guardi
qua, se ci beviamo un bicchiere  una cosa assolutamente fuori dellordinario.
- Su questo, ha pi ragione di un santo; e possiamo subito rimediare. Magari fissando un giorno
alla settimana per una bevuta dopo il lavoro.
- Quello che mi manca non  la bevuta in s, ma la libert di poterlo fare quando mi viene in
mente, senza pensare che qualcuno mi sta aspettando e senza dover dare spiegazioni a nessuno.
- Ah, ma questa  la libert del solitario! Uno  completamente libero se, quando arriva a casa,
trova ad aspettarlo solo i muri. Questo le piacerebbe?
- Certo che no, altrimenti non mi sarei risposata; per questa  una semplificazione, perch tra
quelli che lei chiama muri pu anche esserci un buon libro, il disco preferito, un film, un cagnolino
meraviglioso.
- Guardi, ispettore, o lamore o la libert, le due cose insieme non si possono avere. E la
solitudine  una brutta bestia quando non la si  cercata.
Risi. Tanta concentrazione filosofica mi aveva fatto tornare il mal di testa, o forse era stato il
secondo whisky.
- Andiamocene a casa, Fermn. Voglio dormire bene per poter riprendere a interrogare
domattina.
- Riprendere a interrogarsi sulla libert?
- No, riprendere a interrogare quei due stronzi, che mi hanno davvero stancata.
- Finalmente, adesso mi sento pi tranquillo! Ecco di nuovo tra noi lautentica e indistruttibile
Petra Delicado!
Lautentica e indistruttibile Petra Delicado arriv a casa semidistrutta. L trov ad aspettarla un
marito che, dopo una giornata di lavoro, si concedeva serafico un aperitivo.
- Vuoi che andiamo a cena da qualche parte? - fu la sua prima domanda.
- Preferirei che rimanessimo in casa, caro. Sono stanca, frustrata e di conseguenza ho lumore
sotto i piedi.
- Niente di pi semplice da sistemare. Ce ne stiamo qui tranquilli e ordiniamo due pizze per
telefono. Mentre ce le mangiamo, mi racconti, se vuoi, i motivi della tua frustrazione. Poi ti riposi un
po, chiacchieriamo, e cos il tuo umore migliora sempre pi fino a diventare splendido. Che te ne pare?
Lo amai sinceramente e con piena convinzione. Paragonato a un libro, al mio disco preferito o
perfino a un cagnolino, quello era di sicuro il programma vincente.
16
Dormii bene quella notte, come un masso, come una marmotta, come un adolescente a una
conferenza di araldica. Eppure quello stacco riparatore che il sonno mi offriva non fu sufficiente a
cambiare la realt. Quando suon la sveglia, il pensiero di un nuovo interrogatorio fece s che il cielo
mi apparisse di pietra, come linterno di una caverna, anche se fuori splendeva il sole. Rafael Sierra.
Come prenderlo, un tipo cos? Fargli paura o cercare la sua complicit? Puntare sul suo desiderio di
espiare colpe passate, oppure sul suo istinto di scappare dalla nave che affonda? Quel che davvero 
infernale in un interrogatorio  che non si sa mai esattamente dove si stanno mettendo i piedi;  come
brancolare per un corridoio buio temendo continuamente di inciampare. Per me Rafael Sierra rimaneva
un perfetto sconosciuto. Delle poche volte in cui lo avevo visto mi era rimasto un ricordo
insignificante, come se quelluomo mancasse di personalit. Nuria Sigun era al polo opposto:
autoritaria, asciutta, reticente, con un dominio sbalorditivo delle proprie emozioni. Una vera guerriera.
Nel suo caso era facile elaborare una strategia. Mentre Sierra... sempre cos educato, inespressivo,
corretto, e noioso come la morte. Potevo sperare che a quei tratti evidenti a prima vista si associassero
le tipiche caratteristiche corrispondenti: paura dellopinione altrui, vigliaccheria, mancanza di
immaginazione e bassa autostima. Ma chi poteva saperlo! Gli avrei sparato da tutti gli angoli finch il
rumore dei colpi lavesse fatto impazzire. Non avevo nessuna voglia di cominciare unaltra giornata
cos. Se quando ero giovane le difficolt mi stimolavano, ora sentivo che inerpicarmi su sentieri troppo
scoscesi mi demotivava soltanto. Come se non bastasse, Garzn, mentre ci avviavamo verso la sala
degli interrogatori, non fece che esortarmi con frasi di incoraggiamento:
- Forza, ispettore! Ci dia dentro! Quello deve cantare. Non si sposti mai di un millimetro, lo
sfinisca!
- Santo cielo, Fermn, mi sembra un allenatore di pugilato.
- Sto solo cercando di infonderle energia.
- Ci provi con la trasmissione del pensiero, magari funziona meglio.
Rafael Sierra, appena ci vide, scatt in piedi come uno studente rispettoso. Non articol una
parola di protesta per aver passato la notte in guardina. Gli feci cenno di sedersi e ci mettemmo di
fronte a lui.
- Insiste nel non richiedere la presenza di un avvocato? - iniziai.
- Non credo di averne bisogno - rispose.
- Questo lo vedremo - bisbigli Garzn, e io gli gettai uno sguardo severo perch si moderasse.
- Signor Sierra, i libri contabili della societ Nerea, che lei ci ha fornito, sono i soli che
esistono?
- S, certamente.
- Limpressione che d il suo negozio  che non entri molta gente. Eppure gli affari vanno bene.
- I nostri capi sono molto esclusivi, e la nostra clientela  altamente selezionata. Inoltre buona
parte delle vendite oggi avviene tramite il nostro sito Internet, che non so se avr avuto modo di vedere.
Molte donne sono parecchio impegnate, ricoprono ruoli di responsabilit che non possono trascurare
per visitarci personalmente. Forse da questo ha ricavato limpressione di un negozio poco frequentato.
- Capisco. E, mi dica una cosa, signor Sierra. Negli ultimi tempi, ha mai avuto limpressione di
essere sorvegliato?
Quella domanda lo sconcert. Esit per un istante, poi rispose con fermezza:
- No, non ho mai avuto questa sensazione.
- Sappiamo che ha incontrato pi volte la sua socia, Nuria Sigun, e che dopo questi incontri
avete smesso completamente di vedervi e addirittura di sentirvi telefonicamente.
- I nostri sono rapporti di lavoro. Non sono solito vedere la mia socia se non per motivi
concreti.
- Non eludeva forse la nostra sorveglianza? Non temeva di avere il telefono sotto controllo?
- Non mi  mai venuta in mente una simile eventualit.
- Signor Sierra, non si  stupito quando ha ricevuto una lettera da parte della casa di mode Elio
Tramontana? Mi pare che ai tempi del signor Sigun fosse un vostro cliente, e che dopo di allora i
contatti si fossero interrotti.
- Sono cose che possono capitare. Ordini di vecchi clienti spediti per errore... Ricordo quella
lettera, ma non ci ho badato troppo.
- Negli anni in cui lei ha lavorato per Adolfo Sigun, non ha mai avuto limpressione che alcuni
dei suoi affari non fossero del tutto regolari?
- Mai. Vi ho gi detto che don Adolfo era un imprenditore integerrimo.
- Eppure, a quanto risulta dalle nostre indagini, lazienda Elio Tramontana non  mai esistita.
Era una copertura, come in parte lo era limpresa di Sigun. Dietro si nascondevano operazioni di
riciclaggio di denaro proveniente dalle attivit illecite della camorra a Barcellona.
- Questo  assurdo.
- No che non lo . E le dico unaltra cosa: quando si verific un disaccordo tra il signor Sigun
e i camorristi, questi decisero di assassinarlo e di provvedere affinch gli affari continuassero sotto una
nuova ragione sociale, intestata a Rafael Sierra e Nuria Sigun. Bastava eliminare lostacolo e tutto
sarebbe andato avanti come prima. La nuova attivit di copertura si sarebbe chiamata Nerea.
- Non so di cosa stia parlando.
- Mi spinger un po oltre per vedere se riesco a farmi capire. Se i camorristi fecero uccidere
Sigun e continuarono a lavorare con lei e la signora, c una sola spiegazione possibile: lei e la signora
eravate complici del delitto. Si pu supporre perfino che voi stessi, Nuria e lei, aveste contattato
personalmente il sicario che venne dallItalia per eseguire lincarico.
In quel momento, la relativa tranquillit di cui Sierra aveva dato mostra fino ad allora, lo
abbandon. Le guance gli si colorarono di un rosso intenso, e le sue mani strinsero i braccioli della
sedia.
- Questa  uninfamia! - balbett con furia.
- Uninfamia? Ti becchi unaccusa domicidio che non te ne tiri pi fuori! - intervenne, breve
ma efficace, Garzn.
- Voglio chiamare il mio avvocato!
- Adesso hai bisogno di un avvocato, testa di cazzo? - continu il mio collega in tono
carcerario. Lo ripresi con lo sguardo.
- Lo chiami pure. Per oggi abbiamo finito. Le consiglio di riflettere con molta calma sulla sua
situazione.
Fuori dalla stanza il mio sottoposto diede libero sfogo alla sua indignazione:
- Che pezzo di coglione! Ma come si fa a essere educati con un tipo cos? Lavrei riempito di
ceffoni! Ne ho le tasche piene di questa gente, ispettore! Devo trattarli con i guanti bianchi perch sono
dei signori? Una carrettata di calci in culo, ecco di cosa hanno bisogno!
- Si calmi, Fermn, non roviniamo tutto proprio alla fine.
- La fine di cosa, ispettore? Se uno di questi stronzi non si decide a parlare, ci impegoliamo in
questioni di procedura, e a fare una brutta fine saremo noi, perch ci ritroveremo come al principio.
- Bel gioco di parole. Andiamo alla Jarra de Oro, cos magari si calma. Che cosa le va di
prendere a questora del giorno?
- Cicuta!
- Vedo che  andato avanti nella lettura delle vite degli imperatori. Quali conclusioni ne ha
tratto?
- Be, che per creare e mantenere un impero bisogna essere dei gran figli di puttana. E poi che
ci sono sempre stati i poveracci e i privilegiati.
- E lei si sente tra i privilegiati.
- Non pi. In questo momento mi sento esattamente come quel povero disgraziato che
raccoglieva le merde dei leoni nel circo.
- Garzn, la pianti di dire schifezze.
- Mi perdoni, sono in un brutto momento. Vediamo se il caff mi rimette in sesto.
Mentre giravamo pensosamente il cucchiaino nella tazzina, pensai che anche il viceispettore
ogni tanto era vittima dei malumori del lavoro. A infastidirlo era limpossibilit di agire mentre
qualcosa di evidente ci scivolava via come sabbia tra le dita. Ma non lavevo mai visto giungere a
reazioni estreme: n si disperava, n si abbandonava alleuforia. Alle sue rabbie avevo assistito mille
volte, e cercavo di contenerle. Per questo si lavora in squadra: per equilibrare i picchi o i crolli emotivi
dei colleghi. Di colpo, qualcuno mi sottrasse alle mie elucubrazioni toccandomi sulla spalla con
delicatezza. Era Domnguez.
- Ispettore Delicado, dice il commissario che quando avr la bont di uscire dal bar passi a
trovarlo nel suo ufficio.
- Grazie, Domnguez. Lo prende un caff?
- Non posso lasciare il mio posto, ispettore. Grazie lo stesso.
Come ci volt le spalle, Garzn brontol:
- Ci mancava solo il capo, stamattina. Non poteva chiamarla sul cellulare? No, deve mandare
Domnguez con quella frase del cavolo: Quando avr la bont di uscire dal bar! Dovrebbe capirlo
che in questo modo ci toglie autorit con i sottoposti.
- Fermn, per favore, non  il caso di prendersela cos ogni momento. Rimanga pure qui a
mangiarsi un panino mentre io me la vedo con Coronas.
Speravo che lingestione di un panino, accompagnato come sempre da una birretta, contribuisse
a migliorare lumore del mio collega. Ero quasi certa che avrei avuto bisogno del suo sostegno emotivo
dopo avere parlato con il commissario.
Tutto il mio pessimismo si vide confermato quando, appena messo piede nel suo ufficio, lo udii
gracidare:
- Lei fa come le pare, eh, ispettore Delicado? Di flagranza, indizi, prove, se ne frega! Quando le
gira di arrestare qualcuno, lei va e lo arresta.
- Ho la convalida del giudice Muro.
- Non voglio neppure chiederle come lha ottenuta. Comunque, le servir a ben poco se tutti gli
indizi contro quei due vengono dal computer della Sigun.
- Avevo un mandato di perquisizione.
- Fantastico! Ma pare che per sequestrare un bene a scopo probatorio ci voglia ben altro, e lei lo
sa benissimo! Una prova assunta in violazione delle norme  illegale, e la difesa punta su questo. Come
dire che ci ritroviamo a mani vuote. Io non la capisco, Petra. Se raccoglie indizi in modo poco
ortodosso, almeno li tenga per s; li usi come carte da giocare, non metta tutto sul tavolo come ha fatto!
Ma dove aveva la testa?
- Sapevo benissimo quello che facevo, commissario. Ero sicura che sarebbe bastato mostrare il
contenuto di quelle mail allindiziata per farla crollare.
- Ah, s? E che cosa ha ottenuto?
Mi guardava negli occhi. Non abbassai lo sguardo.
- Ho ottenuto che quando parlo di reati finanziari e di rapporti con associazioni criminose,
reggono benissimo il colpo tutti e due. Ma al primo cenno di un possibile coinvolgimento nellomicidio
Sigun, perdono completamente la bussola.
- Gi. Strano. Di solito quando uno  accusato di aver ucciso il proprio padre, o il proprio
benefattore di una vita, tuttal pi sbatte le ciglia o guarda il soffitto. Apra bene le orecchie, Petra!
Voglio che sia chiarissimo: faccia un ultimo tentativo con tutti e due, e se non succede niente, li mandi
a casa. Se teniamo in stato di fermo un povero cristo, che gli indizi ci siano o no, non cambia niente;
ma questi non sono due poveri cristi, questi hanno fior davvocati, e possono darci problemi seri. Non li
trattenga troppo. E adesso vada.
Detestavo Coronas quando voleva fare lo spiritoso, anche se non potevo negare che qualche
millimicron di ragione ce laveva. Avevo peccato di un eccesso di fiducia nelle mie conoscenze della
psiche umana, e dovevo stare bene attenta a non ricascarci. Chiamai il viceispettore, e dalla voce
ruminante con cui mi rispose, dedussi che era gi al secondo panino.
- Fermn, finisca di mangiare e provveda per un faccia a faccia tra Sierra e la Sigun.
- Agli ordini, ispettore.
Il faccia a faccia, come ogni tecnica di interrogatorio, ha le sue regole teoriche che poi ciascuno
adatta alla situazione. La principale  sapere che tipo di relazione intercorre tra i due indiziati. Nel
nostro caso, la prima regola si tramutava immediatamente nella prima difficolt. Non avevamo idea di
come fossero i rapporti tra quei due. Per Sierra, braccio destro di suo padre, Nuria Sigun era ancora la
figlia del grande capo? Si sentiva ancora un suo dipendente? Forse questo stato di asservimento
vecchio di anni poteva aver alimentato in lui un rancore quasi inconscio, capace di venir fuori con
violenza in un momento di tensione? E Nuria, stimava quelluomo come socio in affari, o lo
disprezzava per la sua mancanza di carattere? Qualunque combinazione psicologica era possibile,
perfino quelle a cui non avevamo pensato. Bisognava dare ascolto allintuito. Ma il mio, ben poco
nutrito di indizi, in quel momento era muto come un pesce.
Garzn aveva preparato tutto come si deve: i due fermati non si sarebbero visti prima di entrare
nella sala, e i rispettivi legali stavano per arrivare. Quello della Sigun lo avevo gi inquadrato, e quello
del suo socio non mi colse di sorpresa. Era un uomo piuttosto anziano, vestito allantica, con un paio di
baffi che non si faceva fatica a immaginare piegati a manubrio. Be, almeno non era un figurino con
cravatta di Herms.
Fui tentata di lasciare fuori dalla porta il viceispettore, ma poi mi resi conto che la sua assoluta
mancanza di diplomazia, il suo tono di voce non sempre controllato, il suo linguaggio pesante,
potevano essermi utili tra gente cos beneducata.
Quando Nuria Sigun entr nella sala, io ero gi seduta. La perforai con lo sguardo, e lei mi
rispose con uno sguardo della stessa forza. Ci scambiammo un saluto, lei accompagn il suo con un
sorriso sardonico. Non sembrava che una notte di reclusione avesse minato la sua gelida forza danimo.
Un istante dopo entr Sierra, accompagnato dal viceispettore. Sembrava disorientato, aveva la faccia
tirata, lanciava sguardi in tutte le direzioni come se cercasse un salvagente a cui aggrapparsi. La Sigun
fece scivolare gli occhi su di lui con una punta di disprezzo.
- Da quanto tempo vi conoscete? - fu la mia prima domanda. Sierra rispose immediatamente:
- Conobbi Nuria quando lavoravo per suo padre. Ci present proprio lui, Adolfo Sigun, un
giorno che era venuta a visitare la fabbrica con le sorelle. Fu quella la prima volta che le vidi tutte e tre.
Guardai lindiziata, che stava l con un mezzo sorriso, come se non riuscisse a prendere sul serio
quella scena.
- Quale fu la vostra reazione quando fu chiaro che lazienda Sigun era in difficolt? Questa 
una domanda alla quale desidero che rispondiate entrambi.
- Naturalmente mi limitai ad attendere ordini da don Adolfo, come facevo sempre - disse
Sierra.
- Io consigliai a mio padre di disfarsi dellazienda al pi presto e di godersi un meritato riposo.
Purtroppo, non mi diede ascolto.
- Quando e come prendeste la decisione di mettervi in societ per aprire il negozio?
- Quando don Adolfo fu ucciso, e le figlie decisero di liquidare lazienda, io ebbi lidea di
aprire latelier, e offersi a Nuria la possibilit di prendere parte allimpresa. Delle figlie del signor
Sigun, lei era lunica interessata agli affari. Per me un apporto di capitali era importante, e poi mi
faceva piacere rimanere legato in qualche modo alla famiglia.
- E lei, come mai accett lofferta del signor Sierra?
Nuria Sigun corrug per un attimo le sopracciglia come se non capisse il motivo della
domanda, poi disse, con sufficienza:
- Ispettore, io sono la figlia di un uomo che aveva tirato su dal niente una grande impresa.
Prendere parte a una piccola attivit come quella del signor Sierra per me era ben poca cosa.
Cercai di capire se Rafael Sierra si sentisse offeso a una simile affermazione; ma lui non fece
che sbattere le palpebre come un imbecille. Cominciava a darmi sui nervi la sottomissione che
dimostrava nei confronti della Sigun.
- Quindi per lei latelier Nerea non ha grande importanza - insistetti, per vedere se riuscivo a
far reagire il suo socio.
- Esatto - disse lei, e lui non si mosse.
- In pratica, non se ne occupa.
- Solo di tanto in tanto.
- Quindi, nel caso il signor Sierra commettesse delle irregolarit, truccasse i bilanci o ricevesse
favori da organizzazioni poco pulite, lei non lo verrebbe neppure a sapere.
Lavvocato anziano salt subito su:
- Ispettore Delicado, questa domanda non mi pare pertinente. Sembra che stia accusando il mio
assistito di qualcosa.
- Va bene, formuler la domanda in un altro modo. Lei era al corrente dei rapporti che il signor
Sierra intratteneva nel suo lavoro quotidiano?
- Ispettore... - torn a interrompermi lavvocato di Sierra. - Dopo la domanda precedente,
questa assume una colorazione...
- La prego di lasciarmi interrogare la signora, avvocato, altrimenti mi vedr costretta...
- Con il dovuto rispetto, ispettore, io credo...
- Chiuda la bocca! - esclam inopinatamente Garzn. - Mica siamo in tribunale, e che diavolo!
Lintero consesso ebbe un sussulto. Solo Nuria Sigun aveva la faccia di chi ride dentro di s.
Trovai magnifico il viceispettore in quellintervento, nessuno era pi bravo di lui nel ruolo del
poliziotto vecchia maniera. Approfittai dello sbalordimento generale per dire ben chiaro:
- Se uno dei due avvocati torna a interrompere, li metto entrambi alla porta e continuiamo
linterrogatorio in loro assenza.
E visto che lincidente aveva rallentato il crescendo di domande, mi decisi per un attacco a
sorpresa:
- Le prove che abbiamo accumulato nel corso delle indagini ci inducono a pensare che uno di
voi due si sia reso complice dellomicidio Sigun.
Segu un silenzio durante il quale divorai con gli occhi le espressioni degli interrogati,
ignorando lorrore dei due legali. Nuria Sigun era perfettamente seria, Rafael Sierra, triste.
- Non rispondere, Nuria - tuon Mestres.
- E nemmeno lei! - lo segu laltro avvocato.
- Zitti! - url il viceispettore.
Mi armai di coraggio.
- Abbiate la bont di uscire in corridoio. Linterrogatorio continuer senza di voi.
Si ud un duetto di proteste sopra le righe, ma non me ne importava un accidente di violare le
norme. Fino a quel momento avevo fatto tutto con le migliori intenzioni, ma i miei metodi erano parsi
ugualmente scorretti. Allora tanto valeva optare per la scorrettezza e non pensarci pi. Lultimo
consiglio gridato a gran voce dai due principi del foro ai loro protetti fu di non rispondere a nessuna
domanda; ma qualcosa mi diceva che i due avrebbero potuto non seguirlo. Attaccai di nuovo.
- Fu un sicario pagato dalla camorra a uccidere Adolfo Sigun. La versione presa per buona
anni fa  stata definitivamente scartata. Non fu un tentativo di furto andato male, ma una punizione a un
imprenditore infedele, che voleva infrangere il patto. E voi avete preso il suo posto. Ancora oggi siete
legati mani e piedi alla camorra attraverso Nerea. Uno di voi due prese accordi con gli italiani affinch
Sigun tacesse per sempre. O gi allora eravate nellaffare tutti e due? Una confessione, a questo punto,
 lunica via duscita, la migliore per voi.
Rafael Sierra guard a terra, scosse la testa:
- Mai, in tutta la mia vita, avrei immaginato che qualcuno potesse accusarmi della morte di un
uomo che ho rispettato fin da ragazzo.  terribile, una cosa del genere mi strazia solo a pensarci,
ispettore.
Nuria Sigun, invece, si gir di scatto e si mise a inveire:
- Ma cosa ti strazia, Rafael? Svegliati! Ti accusano di omicidio e lunica cosa che ti viene in
mente  il tuo strazio? Ma se non hanno la minima prova contro di noi! Questa  tutta una montatura
schifosa, non te ne rendi conto?
Sierra rimaneva a testa bassa, in silenzio. La Sigun alz la voce:
- Fammi il favore di negare che io o te abbiamo avuto a che fare con la morte di mio padre!
- Tutto questo  troppo per me, Nuria. Davvero credi che io debba negare una cosa simile?
- S, e tassativamente! A meno che... a meno che tu...
Sierra alz gli occhi e guard la sua socia con vero e proprio sgomento.
- Ma, cosa dici, Nuria? Che cosa dici?
La Sigun si rasseren di colpo e tacque. Io aspettavo ancora una frase, almeno una parola. Ma
lei balbett soltanto:
- Mi spiace, scusami -. Poi si volt verso di me: - Si pentir del tormento a cui ci sottopone,
ispettore. Non so come, ma riuscir a farla pentire.
- Mi sta minacciando?
- No. Voglio solo che una cosa le sia ben chiara: n questuomo n io avremmo mai consentito
che qualcuno facesse del male a mio padre.
- Molto bene, potete andare a casa.
Furono sorpresi di quellimprovvisa liberazione. Uscirono. Quando la Sigun mi pass davanti,
il suo sguardo avrebbe potuto uccidermi. Le sorrisi.
Garzn si alz e fece una passeggiatina per la stanza; poi mi venne vicino, in atteggiamento
pensoso.
- Che gliene  parso? - domandai.
- Non so cosa pensare. Forse se li avesse torchiati un po di pi...
- Senza prove stringenti, e con gli avvocati nel corridoio, sarebbe stato difficile. Ma che non
siano in stato di fermo non significa che non possiamo interrogarli altre cento volte. In ogni caso,
dubito che il Sierra sia implicato. Lei, invece... diamole un altro po di tempo. Sembra che abbia tutto
sotto controllo, ma ogni tanto si vede che non ce la fa pi. Se gonfiamo a sufficienza il palloncino, alla
fine scoppier.
Guardai dalla finestra. Il cielo si era coperto. Sospirai, in un momento di malinconia. Garzn
sbadigli, in un momento di difficile identificazione.
- E adesso cosa facciamo? - chiese.
- Qualcuno ha detto: Se vuoi cambiare le cose, prova a vederle da unaltra angolazione, ma
non mi ricordo pi chi era.
- Sar stato Shakespeare.
- Mi sa di no.
- Chiunque sia stato, cosa vuol dire?
- Vuol dire che introdurremo un cambiamento di punto di vista ascoltando cosha da dire il
marito di Nuria Sigun. Forse avremmo gi dovuto farlo da un pezzo. Vado a prendere limpermeabile.
- Senta, capo, io credo che sia stato Shakespeare quello che ha detto: Qualunque cosa tu voglia
fare, non farla mai a stomaco vuoto.
- Certo, Shakespeare era un genio, solo che non abbiamo tempo. Un toast al volo, tuttal pi.
Non avevo fame, la tensione dellinterrogatorio e i numerosi caff mi avevano lasciato un
diffuso bruciore di stomaco. Ero sicura che se mi fossi rilassata un momento tutto sarebbe andato
meglio, quindi dissi al viceispettore che preferivo evitare la rumorosissima Jarra de Oro. Finimmo in un
localino nuovo in stile vintage dove lui si spazzol un club-sandwich a tre piani senza il minimo
problema di coscienza. Tra boccone e boccone, mentre bioccoli di maionese gli piombavano sul piatto
in caduta libera, volle sapere perch mi era presa tutta quella smania di interrogare Juan Codina, il
marito della nostra indiziata numero uno. Non seppi dargli spiegazioni pienamente logiche; forse avevo
notato qualcosa di insolito negli sguardi tra Rafael e Nuria, una specie di familiarit che mi parve
andare oltre quella che si crea tra soci in affari. E poi mi colpiva che quel potente manager, nelle quasi
ventiquattro ore che sua moglie aveva trascorso presso di noi, non si fosse mai fatto vivo neppure per
telefono. Per Garzn quellidea non era degna daltro che di unalzata di spalle. Secondo lui solo
torchiando i nostri due indiziati avremmo ottenuto qualcosa, e parlare con Juan Codina era una mossa
inutile che rischiava di portarci fuori strada. Malgrado il suo dissenso, cerc lindirizzo di Codina
mentre io telefonavo al giudice Muro. Visto che non cera stato il tempo di buttare gi un verbale,
dovevo almeno informarlo a voce sugli ultimi sviluppi. Non attese che avessi finito per dare i primi
segni di scetticismo:
- Non lo so, Petra, non lo so. Ho paura che tutto questo non ci porti da nessuna parte.  sicura
di quello che fa?
- Nei limiti concessi da un caso dannatamente complicato come questo.
- S, e pensare che giaceva in un cassetto da cinque anni! Non perda un minuto, Petra, acceleri
pi che pu. Anche se il delitto ormai appartiene al passato, il fattore tempo  sempre cruciale per le
indagini. La vedova, con il suo intuito, aveva visto giusto.
- A quale vedova si riferisce?
- Ispettore! A quale vedova devo riferirmi? A quella di Adolfo Sigun! Se un giorno non fosse
venuta a trovarmi, il caso dormirebbe ancora il sonno del giusto.
-  vero. E Julieta Lpez sarebbe ancora viva.
- Julieta Lpez?
- Lasciamo stare, giudice. Ho gi capito che ciascuno ricorda delle cose e ne scorda delle altre
secondo la sua sensibilit.
- Senta, Petra, a proposito; apprezzo molto le sue telefonate di aggiornamento, ma non sarebbe
male se mi mandasse qualcosa di scritto di tanto in tanto. Sono secoli che non vedo un verbale, una
relazione, niente di niente!
- Lo far, giudice, giuro che appena posso lo far.
Il moderno lavoro dquipe, in qualunque settore, richiede che gli uni stiano addosso agli altri
con uninsistenza continua o intermittente. Il giudice lo sapeva, e io anche. Avevo solo bisogno del
giusto accumulo di pressione e anchio mi sarei messa a produrre.
Juan Codina era il direttore di filiale di una grande azienda internazionale, con sede allultimo
piano del World Trade Center, ledificio circolare che ora domina il porto. I nostri tesserini ci
permisero via via di varcare i vari controlli che sbarravano il passo agli estranei. Solo lultimo
baluardo, consistente in una graziosa signorina in tailleur, ci resistette.
- Avete appuntamento col dottor Codina?
Il viceispettore, stanco di quella corsa a ostacoli, e forse urtato dallespressione di lieve disgusto
con cui la ragazza ci aveva dato il benvenuto, si spazient:
- La polizia chiede un appuntamento solo quando va dal dentista, signorina.
- Ma...
- Se non avverte immediatamente il signor Codina che vogliamo vederlo, noi torniamo tra
unora con il mandato di un giudice. Ha colto?
La ragazza, impreparata sulla questione, come probabilmente su molte altre, si alz in piedi,
furente ma dignitosa. Apr una porta alle sue spalle e, prima di sparire, disse rivolta al lampadario:
- Vedo se il dottor Codina desidera ricevervi.
Garzn si accese come un liquido infiammabile:
- Ma ha sentito, ispettore? Non gliene frega un emerito tubo che siamo poliziotti! Scommetto
che se vengono qui il papa e il re a conferire col suo capo, questa  capace di dire la stessa identica
cosa: Vedo se il dottor Codina desidera ricevervi.
La voce in falsetto con cui imit la ragazza mi fece ridere.
- Le grandi aziende sono un mondo a parte, Fermn. Al loro interno vigono altre leggi e
imperano altri valori. Qui il capo  lunico dio.
- Be, stia attenta questa ragazzuola! Se prova ancora a guardarci con quella faccia schifata, le
faccio io una predica che non se la dimentica!
Quelle collere estemporanee di Garzn continuavano a cogliermi di sorpresa e a divertirmi. Era
impossibile prevedere quali sarebbero stati gli stimoli in grado di metterlo in quello stato, ed era anche
vero che certe reazioni potevano essere pericolose, ma vederlo cos combattivo esercitava su di me un
effetto tonificante.
La ragazza riapparve, seguita da una collega con qualche anno in pi e maniere pi studiate.
Questa ci inform che era la segretaria di Codina.
- Siete fortunati, il dottore vi ricever subito.
- Fortunati? - chiese il mio collega. - Vuol dire che qui si riceve a sorteggio?
La segretaria rise a bocca stretta.
- No, per  una fortuna che il dottor Codina sia in ufficio.  quasi sempre in viaggio.
Ci lasci installati sul divanetto di unanticamera essenzialissima, entr in un ufficio, e un
attimo dopo ci fece un cenno con la mano perch entrassimo anche noi. In quel momento mi pentii di
avere scelto il terreno di gioco dellavversario. Lufficio di Codina era imponente, maestoso,
intimidatorio. Se le cattedrali gotiche erano state costruite in modo che il povero fedele vi si sentisse
annichilito e insieme innalzato come in presenza di Dio padre, lufficio di Codina riusciva
istantaneamente a metterti in una condizione psicologica di inferiorit. Era un luogo dove non si andava
a esigere, ma a implorare; non a comandare, ma a suggerire. Dietro lenorme scrivania di legno
massiccio, una vetrata si apriva sul mare. In quella cornice, Codina appariva come un essere superiore.
Forse una simile scenografia gli era indispensabile, perch quando si alz per riceverci fu chiaro che
era un uomo molto piccolo di statura e dallaspetto insignificante. Ci diede la mano con squisita
cortesia e ci invit ad accomodarci.
- Posso offrirvi un caff?
-  una buona idea.
Chiese tre caff attraverso un interfono e ci guard. Era curioso come il suo volto presentasse la
stessa impassibilit di quello della moglie. Non si mostrava infastidito n affabile. Con lattitudine al
comando che senza dubbio praticava nella sua vita professionale, fu lui ad avviare il discorso.
- Siete qui per via delle indagini sullassassinio di mio suocero. Sbaglio?
- Non sbaglia. Lei  al corrente della cosa, dottor Codina?
- S, vagamente. Me ne ha parlato mia moglie.
- E che cosa ne pensa?
Mi guard con una certa sorpresa. Forse non si aspettava unimpostazione cos diretta.
- Posso parlare con franchezza? - chiese.
- La prego.
- La riapertura di queste indagini mi sembra un pessimo uso del denaro dei contribuenti.
-  strano che dica questo. Dopo la riapertura del caso sono state assassinate altre due persone.
Questo dimostra che a suo tempo gli inquirenti erano giunti a conclusioni sbagliate.
- Lo so, ispettore; ma queste persone che sono morte appartengono a un mondo in cui morire
non  niente di straordinario, sono loro a esporvisi con le loro scelte di vita. Le mie parole le
suoneranno dure, ma questa  la realt.
- Non le interessa sapere chi ha ucciso suo suocero e perch lo ha fatto? Suo suocero non
apparteneva a quel tipo di mondo.
- Questa  una cosa che sostiene lei, ispettore, non io.
Entr la segretaria con i caff, pos il vassoio sulla scrivania. Codina tacque per tutta la durata
delloperazione. Quando fummo di nuovo soli, mentre lui stesso riempiva le tazze, gli chiesi di chiarire
che cosa intendesse con le sue ultime parole.
- Mio suocero, ai suoi tempi, fu uno straordinario imprenditore, uno dei migliori in questo
paese, ma i suoi ultimi anni furono disastrosi. Abbandon a poco a poco la cura degli affari, e poi,
quella sua abitudine di frequentare ragazze da poco... come le devo dire, una cosa penosa. Non pensiate
che lo dica per moralismo; ritengo che chiunque possa concedersi delle distrazioni, ma sempre con il
discernimento che impone il posto che si occupa nel mondo. Nessuno ignora che ci sono professioniste
belle e discrete alle quali avrebbe potuto rivolgersi senza correre alcun rischio.
Garzn mi lanci uno sguardo complice che preferii ignorare. Continuai con le domande,
cercando di non tradire alcuna emozione.
- Dottor Codina, non crede che suo suocero, a parte le sue... sfortunate inclinazioni, potesse
essersi visto coinvolto in questioni poco pulite sul piano professionale?
- Nuria mi ha riferito che secondo voi avrebbe collaborato con certe organizzazioni. E che
accusate lei e Sierra di proseguire queste presunte attivit attraverso la societ che hanno in comune.
Ebbene, vi posso assicurare che, se cos fosse, io non ne sono mai stato a conoscenza.
- Mi scusi, ma questo mi  difficile crederlo. Nuria Sigun  sua moglie.
Lui fin in un sorso il suo caff e si pul delicatamente la bocca con un tovagliolino. Sospir.
- Ispettore Delicado, non so come spiegarmi; ma sono sicuro che, senza entrare in dettagli
imbarazzanti, voi possiate comprendere. Diciamo che i rapporti tra me e mia moglie, da molto tempo,
si sono raffreddati. Siamo rimasti sposati perch questo conviene a entrambi dal punto di vista sociale,
ma sono diversi anni che non condividiamo quasi nulla delle nostre vite.
- E nemmeno era al corrente delle attivit di suo suocero, pur muovendosi anche lei nel mondo
imprenditoriale?
- Per risponderle mi vedo costretto a diffondermi su questioni familiari e personali. Non mi
piace, ma suppongo sia necessario. Io mi sono fatto da me, come suol dirsi. Non ho potuto contare su
una fortuna di famiglia quando ho iniziato la mia carriera. E non nego che nello sposare Nuria avessi
ben presente il fatto che legarmi a una famiglia cos nota a Barcellona avrebbe giovato al mio futuro.
Ma non ho mai voluto entrare a far parte dellazienda Sigun. Avevo le mie ambizioni.
- Questo non esclude che lei potesse sapere qualcosa sui movimenti finanziari dellazienda
Sigun.
- No, non lo esclude. Ma diciamo che lintuito, non appena conobbi pi profondamente la
famiglia di mia moglie, mi consigli di evitarlo.
- Pu spiegarsi meglio?
- In quanto uomo di umili origini, non ho mai perso due caratteristiche fondamentali: sono
pratico e amante della semplicit. Entrambe mi hanno aiutato nella mia carriera. Per questo, quando ho
scoperto alcuni aspetti di quella famiglia: lautoritarismo di mio suocero, lodio feroce di mia cognata
Elisa nei confronti del padre, lammirazione tinta di risentimento che gli tributava mia moglie, i
complessi della sorella minore... In breve, non mi parve la famiglia ideale e decisi di tenermi quanto
pi possibile lontano da tutti loro. Il tempo mi ha dato ragione. Allora non volli sapere nulla
dellazienda Sigun, cos come in seguito non ho voluto sapere nulla dellatelier Nerea. Capisce?
- Certo che capisco. Ma c ancora una domanda che voglio farle, e che riguarda una sua
impressione soggettiva. La sorprende quanto sosteniamo circa i rapporti con la criminalit organizzata
del defunto Adolfo Sigun?
Lui fece una pausa. Guard il fondo della sua tazzina vuota, si morse il labbro. Poi disse, con
voce forte e chiara:
- No. Mio suocero avrebbe fatto qualunque cosa pur di tenere a galla la sua azienda. Non mi ha
sorpreso.
- E se attribuissimo a sua moglie un ruolo nellassassinio, questo la sorprenderebbe?
Per la prima volta il suo volto rivel unemozione che non seppi interpretare chiaramente:
paura, indignazione, orrore... E tuttavia disse con fermezza:
- Su questo non le rispondo.
-  nel suo diritto.
- Me lo domanda perch c qualche indizio al riguardo?
- Su questo non le rispondo io.
Rimanemmo a guardarci lun laltra, sapendo di avere esaurito tutte le nostre possibilit di
comunicazione. Gli sorrisi, ma lui non contraccambi. Garzn non aveva detto una parola. Allora si
schiar opportunamente la gola riempiendo quel difficile momento di silenzio.
- Grazie per la collaborazione, dottor Codina.
- Vi faccio accompagnare.
Nellaria fresca che veniva dal mare Garzn scosse la testa come un cane bagnato. Poi fece dei
rumori strani con la bocca ed emise una specie di barrito. Solo allora fece uso del linguaggio umano per
dire:
- Che tipo! Ha notato quanta freddezza, che distacco? Non ho mai visto nessuno pi calcolatore
di lui. Quello  un arrampicatore nato!
- Che sia un arrampicatore non significa che menta. A me tutto quello che ha detto  sembrato
vero, oltre al fatto che ci aiuta moltissimo.
- Ci aiuta in cosa?
- Ci indica una strada che, con tutti questi morti ammazzati e queste storie di mafia e camorra,
non avevamo ancora percorso con calma.
- Non la seguo.
- La famiglia, Fermn, la famiglia. Non abbiamo scandagliato a sufficienza quella famiglia
oscura, soffocante, sinistra. Forse sanno pi di quello che dicono. E oggi, premendo un tasto a caso,
abbiamo scoperto una cosa inaspettata: Nuria e Codina sono separati di fatto.
- Non mi pare tanto inaspettata. Lei un po se lo sentiva, per questo lo abbiamo interrogato, no?
- Lo abbiamo interrogato per come ho visto che si comportavano sua moglie e Sierra nel faccia
a faccia.
- Io non ho visto proprio niente di speciale.
- Io s. Non mi stupirei se fossero amanti.
- Per la miseria, che famiglia!
- Ogni famiglia nasconde i suoi piccoli o grandi peccati.
- Anche questo lha detto Shakespeare?
- La smetta, Garzn, mica penser di trovare in Shakespeare anche la ricetta della paella con le
cozze!
- Be, peccato, sono sicuro che sarebbe ancora meglio di quella valenzana! Shakespeare era un
fenomeno!
Ci salutammo ridendo. Ma non appena mi misi al volante della mia auto e smisi di prestare
attenzione al mondo esterno, ebbi una spiacevolissima sensazione: di dolore. Avevo male alla testa,
agli occhi, alle orecchie, a tutte le ossa del corpo. Dovevo prendere subito un antinfiammatorio e
riposare. Il giorno dopo volevo interrogare la figlia minore di Sigun, e preferivo farlo di primo
mattino.
La mia spettacolare stanchezza fu immediatamente captata da Marcos.
- Sembri uno zombie - disse come mi vide.
- Lo so - risposi.
- C qualcosa che posso fare per te? - mi chiese, spiritoso.
- Ci sono tante cose che non puoi fare. Non parlarmi a voce troppo alta. Non chiedermi se ho
voglia di cenare. Non esercitare su di me la minima pressione, amorevole o daltra natura.
- Bene, comincio a capire la situazione. Almeno potr proporti di prendere qualcosa.
- Questo s, e un paio di aspirine, anche. Ma senza parlare, tutto senza parlare. Solo baci,
abbracci, carezze e, se ne hai voglia, fare lamore.
-  un programma che mi piace.
Seguimmo punto per punto il programma, che riusc a togliermi ogni residuo di malumore ma
accrebbe la stanchezza. Eppure il sonno tard ad arrivare. Rimasi a lungo sdraiata a occhi aperti. Nella
mia testa risuonava una sola parola: famiglia, famiglia, famiglia...
17
Allo spuntar del giorno mi dibattei con forza cercando di liberarmi dal sopore in cui affondavo
fino al collo. Di colpo mi resi conto che il rumore che sentivo era lo squillo del telefono. Marcos non
era pi nel letto, e lo scroscio dellacqua della doccia mi fece capire che non poteva rispondere. Con
uno sforzo eroico, presi il ricevitore. Era Marina.
- Petra, volevo dirti che oggi  il mio compleanno, cos puoi farmi gli auguri.
Scrollando via alla belle meglio brandelli di sonno, tentai di tramutare la mia voce arrochita in
un gioioso cinguettio:
- Marina, che bello, tantissimi auguri! Ne compi otto, vero?
- Nove - pronunci in un tono che amalgamava la delusione con la pi giusta delle
rivendicazioni.
- Ma certo, nove! Ma dove ho la testa? Perdonami, cara,  che non mi sono ancora svegliata e
non ho ancora messo in funzione tutti i circuiti del mio cervello. Vieni a cena da noi stasera?
- No, mia mamma non vuole. Facciamo una cena qui a casa con tutti i cugini.
- Ti divertirai moltissimo.
- Pap ha chiesto il permesso a scuola per portarmi al ristorante. Non te lo ha detto?
- No, ieri sera ero cos stanca che non ci siamo neppure parlati. Sai, questo caso  tanto
complicato, mi prende moltissimo tempo.
- Questo vuol dire che non vieni a pranzo con noi?
- Adesso non posso assicurartelo, Marina, ma ti prometto che far il possibile per riuscirci,
davvero.
- Ho capito - sintetizz, e questa volta il cocktail tonale era di delusione e scetticismo.
- Vuoi che ti passi tuo padre? Devessere uscito proprio adesso dalla doccia.
Penetrai tra le nubi di vapore della stanza da bagno, dove Marcos si stava strofinando il corpo
nudo con un telo di spugna.
- Marina al telefono. Ha chiamato perch le facciamo gli auguri.
Pass in camera da letto con un sorriso felice. Ne approfittai per prendere il suo posto nella
doccia.
A colazione, loggetto del discorso fu il compleanno della piccola.
- Le hai comprato un regalo? - domandai.
- Non ancora. Lo far stamattina.
- Hai pensato qualcosa?
- Non so, qualcosa di carissimo. Lo sai che i padri divorziati devono sempre fare regali
carissimi. Pensi di riuscire a ritagliarti un po di tempo per venire a pranzo con noi?
- Far tutto quanto  in mio potere per riuscirci.
- Lei ne sarebbe felice, e anchio. Pranzare da solo con i bambini, da padre divorziato tipo, mi
deprime.
Lo osservai mentre spalmava il burro sul pane. Sentivo il profumo agrumato del suo dopobarba
di sempre.
- Sembra che ultimamente tu stia riflettendo molto sulla condizione del padre divorziato.
- Mi sa che scriver un libro di autoaiuto: Padri dopo il divorzio: trucchi e ricette.
- Potrebbe diventare un bestseller.
- Se vuoi collaborare, ci sar un capitolo sulle seconde e terze mogli.
- No, no, io scriver un libro mio: Poliziotta a spasso. Manuale di sopravvivenza. Me ne vado,
 tardissimo.
Mentre guidavo pensavo a Marina. Senza volerlo quella bambina mi caricava di un peso in pi.
Ogni affetto, per tenero che sia, crea degli obblighi a chi lo riceve; e questi obblighi possono fondarsi
sul fatto che non ci va di mandare in pezzi la bella immagine che si  creata di noi chi ci vuol bene.
Forse il solo modo di vivere in assoluta libert sarebbe vivere senza essere amati da nessuno.
Garzn mi aspettava in commissariato. Come sempre, era arrivato prima di me. Doveva essere
in una delle sue giornate di efficienza: aveva gi preso accordi per lincontro con Rosario, la figlia
minore di Sigun. Questa volta avevamo deciso di farla venire in commissariato. Cos ci saremmo
evitati il viaggio verso una probabile residenza sontuosa che ci avrebbe messi in soggezione. Avevamo
lasciato che fosse lei a scegliere lora: sentendosi pi libera avrebbe reso una testimonianza pi
naturale. E lei aveva deciso di venire a mezzogiorno. Quando lo seppi, pensai subito al pranzo con
Marcos e Marina. Avrei avuto il tempo contato, anche se non mi aspettavo grandi rivelazioni da quel
colloquio. Con un po di fortuna alluna e mezzo avrei potuto trovarmi al ristorante, e in mattinata avrei
finito tutti i verbali che il giudice Muro reclamava a gran voce. Mi misi al lavoro.
Alle undici, invece di andare a prendere il caff con Garzn, corsi in un grande magazzino a
cercare un regalo per Marina. La mia incompetenza in fatto di regali per bambini era totale, quindi
vagai come una zombie nel reparto giocattoli senza sentire affiorare la minima ispirazione. Alla fine
decisi di optare per i valori consolidati, e mi diressi verso il settore cartoleria e libri. Subito scelsi un
bellissimo portapenne pieno di matite colorate che avrei volentieri comprato per me, e un libro
appartenente a una serie di fiabe tradizionali di tutti i paesi. Cominciai da quelle giapponesi, le
ricordavo sanguinarie e terribili dalle mie letture infantili. Quando gi stavo per avviarmi alla cassa, mi
cadde locchio su un libro nella sezione biografie: Isadora Duncan. Pioniera della danza moderna.
Perch no? mi dissi. Mi era sempre parso stupido che ai bambini gi grandicelli venisse propinato una
specie di mangime culturale premasticato per loro. Lo comprai.
Arrivai in commissariato con le braccia cariche di pacchetti. Non avevo letto il mio oroscopo
per quella mattina; se lo avessi fatto, un avvertimento di pericolo mi avrebbe consigliato di fare il mio
ingresso in modo meno vistoso. Nel corridoio mi imbattei in Coronas.
- Perbacco, Petra!  andata per negozi? Peccato che i documenti che chiede il giudice Muro
siano in ritardo di una settimana.
- Me ne stavo occupando, commissario; solo che oggi  il compleanno della figlia di mio
marito e...
Lui mi guard di traverso e prosegu la marcia, brontolando:
- Prima della fine della giornata voglio vedere tutto sulla mia scrivania.
- Stia tranquillo - sussurrai, imprecando sottovoce.
Rosario Sigun arriv alle dodici in punto; per non era sola, ma accompagnata dal marito. La
invitammo a entrare nel mio ufficio, e fu allora che accamp la pretesa che suo marito assistesse al
colloquio. La cosa ci colse impreparati. Garzn mi guard con un sopracciglio alzato, io scossi la testa.
Il risultato fu che il mio rifiuto ebbe effetto immediato sulla testimone: fragile e magrolina comera,
sembr rimpicciolire ancora di pi. Aveva due occhi fondi e timorosi che rivolgeva verso di noi come
se potessimo aggredirla da un momento allaltro. Si avvicin a piccoli passi e sedette sullorlo della
sedia. Appariva cos indifesa e patetica che mi domandai come potesse cavarsela nella vita di tutti i
giorni. Cominciai con molta gentilezza, cercando di non spaventarla.
- Signora Sigun, non so se qualcuno labbia informata che le indagini riguardanti lassassinio
di suo padre hanno prodotto delle novit.
Lei rimase zitta, con lo sguardo a terra, in una tale immobilit che sembrava volersi
mimetizzare con il mobilio della stanza. Insistetti delicatamente:
- Le avr raccontato qualcosa sua sorella Nuria, non  cos?
- No - disse a voce bassissima. - Me ne ha parlato mia sorella Elisa.
- La sorella che vive negli Stati Uniti?
- Ci sentiamo via Internet, di tanto in tanto.
- Strano che fosse aggiornata sul caso.
- Mia sorella Nuria le riferisce tutto.
- E a lei no?
- Ha paura che io mi impressioni se ci sono notizie su pap. Sa che gli volevo molto bene e che
non ho mai superato lo shock per quello che gli  successo.
- E sua sorella Elisa non ha di questi timori?
- Elisa  pi pratica - disse cos piano che quasi non la sentimmo.
- Potrebbe parlare un pochino pi forte? - chiese cortesemente Garzn.
- Va bene - disse, questa volta a voce troppo alta.
- Si sente male, Rosario? - mi informai. Lei scosse la testa e io proseguii.
- Vede spesso sua sorella Nuria?
- Non molto.
- Perch?
- Lavoriamo tanto tutte e due. Tuttal pi ci vediamo per un caff.
- Ma non avete rotto, n ci sono stati disaccordi, vero?
- Nessun disaccordo.  tutto normale.
- Passiamo a un altro argomento. Prima della morte di suo padre, ebbe mai limpressione che
qualcosa non andasse? Se era cos legata a lui, immagino fosse al corrente dei suoi problemi o dei suoi
stati danimo.
- Pap, voglio dire mio padre, voleva chiudere la fabbrica perch si sentiva stanco.
- Non perch le cose andassero male finanziariamente?
- La fabbrica andava bene, ma lui era stanco.
- Voi sorelle non avevate mai pensato di ereditare la fabbrica e di mandarla avanti tra tutte e
tre?
- Mio padre voleva chiudere.
- E le sue sorelle non erano daccordo?
- Non lo so.
- Non lo sa?
- Io non mi sono mai interessata allazienda. Per me era il lavoro di mio padre e basta.
- E nemmeno le sue sorelle si interessavano?
- Loro a volte ne parlavano, anche perch erano le pi grandi...
La faccia da bambina smarrita non sembrava un espediente per sottrarsi alle responsabilit. La
sua sprovvedutezza e ingenuit erano probabilmente autentiche, e avrebbero dovuto muovermi a
compassione. Eppure cominciavano a darmi sui nervi. Da dove era uscito un simile pulcino bagnato?
Come faceva a essere cos fuori dal mondo? Era il lavoro di mio pap, volevo tanto bene al mio
pap... Le avrei volentieri dato uno scrollone come si fa con un albero perch ne cada la frutta matura.
Decisi di tentare almeno una spintarella:
- Rosario, lei quanti anni ha?
- Trentacinque.
- E non si rende conto che, alla sua et, non  credibile che non sappia nulla e nulla le interessi?
Ci fu un momento di silenzio, durante il quale il pi stupefatto parve essere Garzn. Mi
guardava come se avessi sbranato un passerotto a morsi. Un attimo dopo Rosario si mise a piangere, e
non nel modo silenzioso che mi sarei aspettata, ma in unesplosione di singhiozzi, gemiti e ululati che
riemp la sala come il boato di una sirena. Allora si apr la porta di colpo, e vedemmo lagente di
vigilanza bloccare un tizio furibondo che tentava a tutti i costi di entrare. Garzn sbrait:
- Che cazzo succede l?
Lagente, che lo aveva preso per le spalle, rispose col fiato corto:
-  il marito, viceispettore, vuole entrare!
- Lo lasci - ordinai.
Il marito, di parecchi anni pi vecchio di Rosario, si precipit dentro come una furia e si mise a
consolare sua moglie sussurrando parole suadenti. Poi, con uno sguardo dodio, domand:
- Cosa le avete fatto?
- Qualche domanda - risposi, cercando di non alterarmi. - E nessuna che potesse metterla in
questo stato.
Parve tranquillizzarsi. Baci sua moglie sulla fronte e disse, rivolto a me in un tono da cui era
sparita ogni aggressivit:
- Possiamo parlare un momento da soli?
- Anche il mio collega si occupa delle indagini.
- Non mi riferivo a questo. Forse mia moglie potrebbe uscire un attimo, per calmarsi.
Annuii. Allora lui la preg di aspettarlo fuori con espressioni di grande affetto. Quando lei fu
uscita, si pass le mani tra gli scarsi capelli e sulla faccia come se volesse cancellare i segni di uno stato
danimo angoscioso per sostituirlo con uno pi sereno.
- Scusate lirruzione, ma quando lho sentita piangere mi sono preoccupato.
- Del tutto inutilmente. Qui non maltrattiamo nessuno. Sua moglie ha avuto una reazione
imprevedibile.
- Lo so, ispettore, lo so. Rosario  una persona particolare, molto sensibile, molto fragile. Per
questo avrei voluto essere presente al colloquio. In realt lei non sa nulla dellassassinio di suo padre
perch abbiamo sempre cercato di preservarla dalle emozioni violente.
- Intende dire che gli altri sanno qualcosa che lei ignora?
- No, no, ispettore. Noi non sappiamo nulla, quello che voglio dire  che con lei abbiamo
cercato sempre di parlarne il meno possibile.
- Capisco.
- Ma allora non  tanto a posto con la testa? - chiese Garzn, scegliendo unespressione
eufemistica che era mille volte peggio di quel che voleva dire. Luomo salt su come punto da uno
scorpione.
- Ma certo che  a posto!  una donna molto intelligente! Solo che il suo equilibrio emotivo 
sempre a rischio, tende alla depressione. Ha uno psichiatra che la segue, e il farmaco che prende le
permette di condurre una vita perfettamente normale. Certo che le emozioni forti non la aiutano.
- E lavora senza problemi?
- S, insegna presso una scuola per bambini con difficolt cognitive.  un lavoro volontario, ma
lei lo fa egregiamente. Dedica tutta se stessa a quei bambini, e loro la adorano... E io... - abbass la
voce, - anchio la adoro.
Ci fu un silenzio imbarazzante. Ma lui continu, ormai su un tono assolutamente confidenziale.
- Rosario ed io siamo molto felici. Cerco di fare in modo che nulla possa turbarla, e lei mi
regala tutta la freschezza della sua giovent.
- Di che cosa si occupa?
- Sono medico, pediatra. Mi chiamo Roberto Corts. Se desiderate continuare il colloquio con
Rosario, sono sicuro che la mia presenza vi aiuter. Lei sar pi tranquilla e risponder a tutte le
domande che vorrete farle.
- Non credo sia necessario, dottor Corts. E, mi dica:  molto che sua moglie accusa tendenze
depressive?
- Fin da ragazzina. Io lho conosciuta gi cos. Ma  molto migliorata dopo il matrimonio. In
casa nostra c unatmosfera serena.
- Non era serena la sua famiglia dorigine?
- Vede, ispettore, come le posso dire? Non ho mai frequentato molto la famiglia di mia moglie,
e Rosario non ne parla quasi mai. Eppure  facile capire che deve aver vissuto situazioni molto gravose:
la morte violenta di suo padre, il suo carattere difficile, le tensioni per via dellazienda... Immagino che
nessuna di queste cose le abbia fatto bene.
Dopo averlo congedato, restai assorta in pensieri che oscillavano tra il dubbio e lo stupore.
Garzn mi diede la sveglia con la sua voce tonante, che al dubbio non lasciava il minimo spazio:
- Non mi fido neanche un po di questo tizio!
- Si pu sapere perch?
- La storia che ci ha raccontato sar anche carina: amore, buoni sentimenti, dedizione ai poveri
bambini... ma i fatti sono ben diversi. Quel Corts  entrato qui come una furia e ci ha portato via la
teste sotto il naso, proprio quando la sua volont cominciava a vacillare.
- Io non ne sarei cos sicura, Fermn. Credo che quelluomo volesse proteggerla pi da se stessa
che da noi. E allora la mia domanda , come mai? Perch Rosario  ridotta in questo stato?
- Ma perch  fuori come un balcone, santo Dio! Lo ha detto perfino suo marito! Era gi cos la
prima volta che lho vista.
- Caro Garzn, lei ha la stessa sensibilit di un asino morto.
- Sono i fatti, ispettore, i fatti!
- Per non me lo aveva detto che questa ragazza era messa cos male quando lha sentita la
prima volta.
- Perch non aveva perso la testa come oggi. Ma certo io non le sono andato addosso come ha
fatto lei.
- Io?
- Non  questo il punto, pensi piuttosto ai fatti!
- Non si dimentichi che  la mente a determinare i fatti.
- Mi dimenticher come mi chiamo se non mangio subito qualcosa. Con tutto questo casino 
luna e mezzo passata e sto morendo dalla fame.
- Luna e mezzo? Scappo immediatamente!
- Non viene con me? Cosha, le fa schifo mangiare con gli asini morti?
- Mi aspetta Marina!  il suo compleanno.
Mi fiondai su un taxi, e quando passai davanti a una pasticceria feci fermare il guidatore.
Comprai una mastodontica scatola di cioccolatini assortiti e proseguimmo verso il ristorante. Entrando,
vidi che Marcos e la bambina avevano gi cominciato; ma la mia corsa era valsa la pena, perch la
faccia di Marina si illumin di un sorriso felice.
- Lo vedi che alla fine  venuta? - disse, sottolineando la mancanza di fede di suo padre nelle
mie promesse. La baciai, le tirai nove volte lorecchio com dobbligo a ogni compleanno che si
rispetti, e lasciandomi cadere sulla sedia, pronunciai la mia prima parola:
- Birra!
Il primo sorso fu lungo e intenso come un bacio di passione. Poi respirai, sorrisi, e ordinai una
pizza ai funghi.
- Come sta andando il tuo compleanno?
- Bene. Mi hanno fatto tantissimi regali.
- Che cosa ti hanno regalato i tuoi fratelli?
- Federico mi ha mandato un CD con una storia in inglese. Hugo, delle scarpe da ginnastica, e
Teo una maglietta con su scritto No.
- No e basta? Molto nel suo stile!
- Ha studiato Gandhi con la prof di storia e dice che bisogna sempre rispondere di no, per
senza arrabbiarsi.
- Dio ci scampi e liberi!
-  quello che ho detto anchio - conferm suo padre.
Le diedi tutti i pacchetti che avevo portato con me e lei li scart uno dopo laltro con
esclamazioni di gioia.
- I cioccolatini sono da dividere con i ragazzi - dissi, per evitare conflitti. Lei apr e richiuse pi
volte il portapenne, sfogli le fiabe giapponesi e, giunta al libro su Isadora Duncan, mi chiese:
- Chi ?
- Una ballerina di tanto tempo fa. Dicono che  stata lei a inventare la danza moderna. Questa 
la storia della sua vita.
-  un adattamento per bambini? - domand Marcos con un fremito dallarme nella voce.
- No - mi limitai a dire, punta sul vivo.
Mio marito fu colto da un improvviso attacco di loquacit.
- Le biografie sono molto istruttive e vanno benissimo. Ci sono persone la cui vita merita di
essere conosciuta. Sai cosa possiamo fare, Marina? Lasciamo questo libro a casa nostra, cos lo
leggiamo insieme quando vieni da noi. Ti annoierai di meno, e se ci sono cose che non capisci, Petra te
le potr spiegare.
- S, cos la mamma non lo vedr - rispose Marina, rendendo inutili tutte le astuzie
diplomatiche di suo padre. - Se gi  diventata isterica quando le ho parlato della danza moderna,
figurati se sa che Petra mi ha regalato un libro su quella che lha inventata.
Marcos ed io ci scambiammo ironici sguardi adulti. Marina sembrava molto colpita
dallargomento Isadora. Ne pronunci il nome pi volte sottovoce e poi chiese:
- Secondo voi Hugo e Teo lo sanno chi ?
- Ne dubito - rispose Marcos.
- Benissimo, cos mi vendico! Quando loro hanno studiato Gandhi e gli ho chiesto chi era, mi
hanno detto che era uno che andava in giro con i pannolini. Mi sono arrabbiata. Poi lho cercato su
Internet e non ho capito bene cosa aveva fatto, ma questa storia dei pannolini non cera.
- Be... - intervenne suo padre, - Gandhi era indiano e portava un abito tipico di l, con dei
pantaloni che potrebbero assomigliare a quelli che per noi sono dei pannolini.
La delusione della piccola si trasform immediatamente in ferma determinazione:
- Per non erano pannolini.
- Certo che no.
- Che cosa ti ha regalato tuo pap? - domandai, per uscire da quella discussione.
- Una tuta da ginnastica bianca molto bella.
- Che regalo magnifico! - esclamai, valutando i vantaggi in termini di pace familiare di un
regalo cos neutro.
Non ci fu tempo per molto altro. Mangiammo un tiramis e riportammo Marina a scuola. Poi
Marcos mi accompagn in commissariato. Prima che scendessi dalla macchina, mi disse:
- Spero che Marina abbia il grado di maturit necessario per leggere il libro che le hai regalato.
- Quando decidi di fare il padre diventi terribilmente puritano.
Passai il resto del pomeriggio ad aggiornare verbali, ma con un sonno opprimente. Mi alzavo in
piedi, lottando contro il sopore, facevo viaggi verso la macchina del caff, cambiavo mille volte
posizione... Mi sarei volentieri sdraiata a terra pur di dormire un po. Mi ridestai solo quando arrivai
allinterrogatorio di Rosario Sigun. L la mia mente torn ad arrovellarsi. Ma che razza di famiglia era
quella? Nessuna delle tre figlie sembrava troppo normale. La pi grande, un pezzo di ghiaccio,
coinvolta in affari loschi. Quella di mezzo, fuggita in capo al mondo e piena dodio per suo padre. La
piccola, psicologicamente incapace di vivere una vita normale. Eppure tutte loro avevano ci che,
comunemente, si pensa possa dare la felicit: denaro, istruzione, belle case, una buona posizione
sociale... Qual era allora la causa di quelle anomalie del carattere? Lautoritarismo del padre, la
sottomissione della madre, o il fatto che Sigun avesse la mania delle giovani prostitute? Influiva cos
tanto sui figli il comportamento paterno? Aveva davvero ragione quel disgraziato di Sigmund Freud? In
quel momento pass per la mia mente il pensiero della figlia di Marcos. E se fosse diventata passionale
e mezza matta per aver letto il libro sulla Duncan? Quellesempio avrebbe potuto essere nefasto per la
sua formazione? Sarei stata io la colpevole di una giovent traviata? Sua madre mi avrebbe inseguita
per i secoli dei secoli con una mazza da baseball? Al diavolo! pensai. Il dovere di essere perfetta con i
figli di Marcos costituiva un peso troppo grande per me. Non mi sarei certo trasformata nella paladina
di un decalogo morale che in gran parte detestavo! La mia coscienza era tranquilla.
Guardai il computer. Il cursore continuava a palpitare, chiedendomi di scrivere, mentre ormai la
mia mente era volata altrove. Non mi sentivo pi in grado di continuare. Forse il giorno dopo avrei
avuto le energie per affrontate la descrizione di quella triste creatura che era Rosario Sigun.
Arrivai a casa esausta. Mi ricordavo che Marcos quella sera doveva essere fuori a cena. Non mi
dispiacque, volevo solo dormire. Presi il libro che stavo leggendo e mi misi a letto. Il contatto con le
lenzuola lisce mi regal un attimo di viva felicit. In quel momento nessuno mi reclamava, nessun
essere umano pensava a me, nessuno mi chiedeva di fare nulla da nessuna parte. Pu anche darsi che
gli asceti stessero malissimo nel deserto a mangiare insetti crudi sotto il sole, ma almeno avevano la
gioia delle notti solitarie, beatamente sdraiati sulla loro rupe come maragi.
Dopo una mezzoretta di lettura ero gi cos rilassata che il libro cominciava a cadermi dalle
mani. Proprio allora, come se il destino si prendesse gioco di me, suon il cellulare. Guardai il display.
Era Abate.
- Petra, mi spiace moltissimo chiamarti a questora, ma ho una bella notizia.
- Forza - dissi, emergendo di colpo dal torpore.
- La squadra di Torrisi ha rintracciato finalmente il destinatario delle mail di Nuria Sigun. Lui
e i suoi complici sono gi stati arrestati, sono tutti camorristi.
- Va avanti.
- A partire da domani procederemo agli interrogatori.
-  una notizia magnifica! Mi domando come far ad addormentarmi.
- Eri gi a letto?
- S.
- Sei sola?
- S - risposi, questa volta con una certa riserva.
- Ti immagino perfettamente - disse lui, in un tono che aggrav i miei timori. - Petra, devi
sapere che ho pensato molto a te e a quello che  successo tra noi.
- Maurizio - lo interruppi, - sai qual  la cosa che pi mi  piaciuta di quel che  successo tra
noi? Che tu avessi dimenticato tutto.
- Ma non  cos.
- E allora quello che mi  piaciuto  stata la tua perfetta interpretazione di uno che ha
dimenticato tutto.
- Possiamo negare la realt?
- S, quando  priva di importanza.
Rise un pochino, in tono divertito:
- Che donna eccezionale! Morbida ma... dura come una pietra!
- Buonanotte, caro, ciao.
Riattaccai. E anche se pu sembrare impossibile, nel giro di due minuti stavo gi dormendo. Il
fatto  che ho la coscienza pi blindata dellauto di un gangster.
18
Fu un nome la prima cosa che mi balen alla mente quando riaprii gli occhi il mattino dopo:
Torrisi. Me lo ripetei pi volte sotto la doccia, e poi mentre prendevo il caff. Torrisi. Per un pelo non
salutai Marcos chiamandolo Torrisi, quando comparve in cucina strofinandosi gli occhi.
- Perch te ne vai cos presto? - mi chiese.
- Ieri sera hanno chiamato da Roma. Pare ci siano novit importanti.
- Spero tu finisca presto con queste indagini.
- Che te ne importa? Dopo ne verranno altre.
- S, ma con queste c sempre il rischio che tu debba tornare in Italia, e non mi va che te ne
vada.
- Mi sento lusingata, ma non preoccuparti: far limpossibile per non andarci pi. Se ci sar
qualcosa da risolvere laggi, passer la palla a Garzn. Non dice che si sente pi romano di Giulio
Cesare? E allora diamogli unaltra opportunit di visitare la sua patria dadozione!
Marcos mi guard divertito e io lo baciai sulla punta del naso. Avevo parlato sul serio, e poi ero
certa che Coronas non si sarebbe opposto a mandare il viceispettore al posto mio; aveva seguito il caso
in tutti i particolari, e il nostro ruolo laggi era secondario. Sarebbe stato Torrisi a identificare i
camorristi, da parte nostra sarebbe bastato insistere su alcuni punti ed esigere risposte a certe domande.
La presenza del mio collega era pi che sufficiente. Comunque, io a Roma non ci sarei tornata. La
conversazione telefonica con Abate mi aveva messa in allarme. Una parte di me mi diceva che non
dovevo rivederlo. Gli uomini capiscono e accettano con naturalezza che unavventura sia passeggera,
ma solo se a chiuderla sono stati loro. Certo, a pensarci bene, succede esattamente la stessa cosa a noi
donne: se mai io avessi provato il minimo desiderio di una seconda volta, non mi avrebbe delusa un
rifiuto da parte di Abate? Non avevo neppure il coraggio di pensarci. Per me una sola cosa era chiara:
io in Italia non ci tornavo.
Pi tardi, nel mio ufficio, quando raccontai della telefonata a Garzn, lui non vedeva lora di
chiamare il nostro collega italiano. Dovetti spiegargli che era ancora presto, dovevamo dare tempo a
Torrisi di organizzare il tutto. Quindi ci chiudemmo ciascuno nel nostro buco e io cercai di finire quel
dannato verbale. Eppure, appena scrivevo un rigo su quellincontro con Rosario Sigun, entravo in una
sorta di blocco psichico. Qualcosa di strano e di molto profondo mi impediva di tracciare una
descrizione oggettiva del carattere di quella donna e di quanto avvenuto durante il nostro incontro.
Avevo posato il cellulare sul tavolo e non potevo fare a meno di dargli unocchiatina di tanto in
tanto, come se il mio sguardo avesse il potere di farlo suonare. Ma quellaggeggio sembrava immune
da qualunque genere di magnetismo. Era quasi mezzogiorno e restava muto. Entr il viceispettore.
- Petra, perch non chiama gi a Roma? Magari Abate pensa che non ci interessi.
- Torni nel suo ufficio, Fermn.
- Santo Dio,  che a me le attese non sono mai piaciute! Perch non ce ne andiamo almeno alla
Jarra de Oro?
- Ci vada lei. Se chiama Abate mentre siamo al bar non capir niente. Lo sa il casino che c
sempre l dentro.
- Va bene; per mi avvisi subito se ci sono novit.
Come se non bastasse lansia dellattesa, Garzn doveva anche rompermi le scatole. Ripresi in
mano la descrizione della minore delle Sigun: Una giovane donna che sembra non aver mai
posseduto le energie della giovent.... Finalmente il telefono suon, e mi venne quasi un raptus di
collera quando vidi che era Garzn:
- Ispettore, io avrei pensato di farmi un panino al prosciutto, ma mi dica lei se ho il tempo,
perch se Abate chiamasse adesso...
In sottofondo sentivo il frastuono del bar. Lo interruppi, cercando di non inserire alcun insulto
tra le mie parole:
- Senta, Fermn, si mangi anche il prosciutto intero, se vuole, ma non mi richiami pi.
Appena ebbi messo gi, suon il telefono fisso. Era Abate.
- Buone notizie, Petra, buonissime. Gli interrogatori di Torrisi hanno gi dato i primi risultati.
Uno degli affiliati al clan camorristico che  stato sgominato ha ammesso di essere in affari in Spagna
con Nuria Sigun e Rafael Sierra. Ma la cosa sta andando avanti. Ti richiamo quando so qualcosa in
pi.
Mi morsi il labbro. Bene! Quei due rispettabili cittadini erano inchiodati. Feci per chiamare il
viceispettore e mi ricordai del suo panino. Allora rimandai a pi tardi e andai da sola dal commissario.
Coronas si mostr soddisfatto di come andavano le cose, anche se inorridiva al pensiero che la
figlia maggiore di Sigun fosse coinvolta in un pasticcio simile. Come sempre temeva lopera
perniciosa della stampa. Qualunque cosa avesse detto nel comunicato, sui giornali la storia sarebbe
stata ingigantita. Titoli come Limprenditoria spagnola in mano alle mafie o addirittura La camorra
trionfa a Barcellona sotto gli occhi della nostra polizia erano pi che probabili, e rischiavano di
spargere discredito anche a grandi distanze.
- Finch la cosa rimane in questa fase, noi stiamo zitti, daccordo, ispettore?
- Per io devo informare il giudice Muro. Ho bisogno di arrestare di nuovo i miei due indiziati,
e questa volta farli parlare fino in fondo.
- S, per visto che tutto andr molto a rilento, e dovr scambiare informazioni con il giudice
italiano... non una parola ai giornali. Daccordo, Petra?
- Certamente, signor commissario.
Il giudice Muro non si mostr molto sorpreso delle notizie che gli portavo.
- Eh, non si sa mai fin dove pu arrivare la disonest dellessere umano.
Quellopinione mi parve non poco generica, quindi gli chiesi quali potessero essere i capi
daccusa.
- Per questo dovremo attendere dallItalia notizie pi precise. Bisogna essere prudenti quando si
ha a che fare con un cognome cos noto. Rimane curioso il fatto che Rosala, la vedova di Sigun,
intuisse qualcosa di oscuro quando venne a trovarmi mesi fa.
- Solo che lei non si riferiva alle attivit economiche della famiglia, signor giudice, ma solo
allassassinio di suo marito...
- S, per, riguardo a quellassassinio non abbiamo prove.
- Non direi. Concatenando i fatti con un po di logica...
- La logica non basta per inchiodare nessuno, ispettore. Ci vogliono prove, confessioni, fatti
concreti. Adesso tutto dipende da voi. Se fate bene il vostro mestiere, verranno fuori dei fatti nuovi, e
io, come giudice, potr occuparmene. Nel frattempo aspettiamo che il mio collega Cesare Bono mi
comunichi ufficialmente tutti gli atti.
- Perch non lo chiama? Cos guadagniamo tempo.
- Non  proprio il caso di far spendere soldi allo Stato. Con questi chiari di luna  preferibile
peccare per difetto che per eccesso. E poi, secondo le norme della procedura e della buona educazione,
 a lui che tocca informarmi.
Uscii dal tribunale con i nervi a fior di pelle. A quanto pareva io ero lunica ad aver fretta di
conoscere la verit. Latteggiamento immobilista di quella cariatide non faceva che rallentare tutto
quanto. Che cosa aspettava per caricare quei due di tutte le accuse immaginabili? Che si presentassero
spontaneamente nel suo ufficio battendosi il petto come penitenti? Per calmarmi, decisi di andarmene
in giro per la citt. Entrai in un bar e presi un caff. Lultima cosa che volevo era rientrare in
commissariato, ritrovarmi di fronte quel verbale, dover parlare con Garzn... Molto meglio vagare per
una Barcellona tiepida e tranquilla, sotto un cielo limpido in cui splendeva un sole che poteva sembrare
primaverile. A qualcun altro, oltre che a me, interessava la verit sul caso Sigun? Ne dubitavo. Cercai
il telefono, che avevo spento entrando nellufficio del giudice. Era il caso di riaccenderlo? Di sicuro ci
avrei trovato il messaggio di un furibondo Garzn che si sentiva abbandonato dopo il suo panino.
Eppure quelle erano le circostanze della mia vita e non potevo far altro che affrontarle. Lo accesi, e
dopo un attimo apparvero tutte le chiamate e i messaggi. Tra le tante di Garzn, cera un numero con il
prefisso dellItalia. Lo chiamai. Rispose Torrisi in persona.
- Pronto, bellispettore! Visto che non rispondeva ho dovuto parlare con il suo commissario. Un
tipo simpatico, Coronas, non dica di no! E devo informarla che stiamo per dare inizio a una grande
operazione congiunta delle nostre due polizie. Grazie alle vostre indagini, sono saltati fuori molti altri
affari illeciti della camorra a Barcellona. Adesso il suo commissario ci aiuter.
- E i miei indiziati erano coinvolti in altre faccende losche?
Mi arriv la sua risata profonda.
- No, ispettore, i suoi indiziati, come dice lei, si limitavano al negozio Nerea, che non  poco. E
poi, aveva ragione lei: Adolfo Sigun, negli ultimi tempi, teneva in piedi la sua impresa grazie alla
camorra.
- E sullassassinio, avete saputo qualcosa riguardo allassassinio?
- Non abbia cos fretta, Petra, mi faccia finire! Ho lasciato per ultime le cose negative.
- Si rifiutano di parlare?
Mi morsi la lingua per averlo interrotto di nuovo. Per fortuna Torrisi era un uomo paziente.
- Non si rifiutano di parlare, ma sostengono che non hanno niente a che fare con la morte di
Sigun. Anzi, dicono che per loro fu una sorpresa, e che se non fosse stato assassinato, avrebbero
continuato a lavorare con lui. Negano di aver mai conosciuto quel Franco Catania, e soprattutto di
averlo assoldato come sicario. E qualcosa mi dice che non stanno mentendo.
-  riuscito a scoprire se Marianna Mazzullo  protetta dalla camorra?
- Certo che  protetta dalla camorra! Ma non vogliono dirmi dov. Questo equivarrebbe a
riconoscere che sono stati loro a farla uscire dallalbergo dove la tenevate nascosta, e a togliere di
mezzo il Catania.
- Non capisco. Se non erano stati loro a far uccidere Sigun, perch dovevano liquidarlo in
unoperazione cos pericolosa?
- Anche a me le cose non tornano del tutto, Petra, ma per ora siamo a questo punto, e volevo
informarla. Quando troveremo la Mazzullo sapremo qualcosa in pi, vedr. Per il momento i risultati
ottenuti non sono male, e loperazione continua.
- S, per... il caso Sigun... voi vi occupate di camorra e...
- Ha paura che dimentichiamo il suo caso? Stia tranquilla, Petra. Abate non pensa ad altro.
Troveremo quella donna e ci faremo spiegare un po di cose. Rimedieremo al fatto che ci sia scappata
sotto il naso, vedr. Confidi nellefficienza della polizia italiana.
- Ci spero, Torrisi, ci spero davvero.
- Allora, quando viene a Roma? Sarebbe importante che partecipasse agli interrogatori.
- A questo punto credo che mander il mio viceispettore. Io dovr concentrarmi sui nostri due
indagati.
Ormai quella era una decisione salda, una specie di regola autoimposta che non intendevo
infrangere. Non temevo le tentazioni cui avrebbe potuto espormi un nuovo viaggio, questo no; ma
temevo che Abate potesse fare qualche sciocchezza.
Parlai col commissario, che non ebbe nulla in contrario a mandare Garzn a Roma da solo. In
fondo, quel che gli stava a cuore era limitare il pi possibile le spese. Lunico a non conoscere il suo
destino, a quel punto, era il diretto interessato. Andai a cercarlo per dargli io per prima la notizia, e lo
trovai su tutte le furie.
- Sparisce come un fantasma e non risponde alle mie chiamate! Avevo paura che mi togliesse il
saluto!
- Mi occupavo di questioni importanti, Fermn.
- Ah, ecco, cos lha proprio aggiustata!
- Io, al posto suo, starei zitta. Mi stavo dando da fare perch fosse lei ad andare a Roma. Voglio
che partecipi agli interrogatori dei camorristi arrestati.
Rimase a bocca aperta.
- Ma, ispettore,  sicura che sia una buona idea? Io non parlo litaliano.
- Io nemmeno.
- Il suo italiano non si pu paragonare al mio.
- Lispettore Abate le far da interprete. E poi, non va a Roma per tenere una conferenza! O
non ha voglia di andare?
- Come, non ho voglia di andare, ispettore? Ne sono felicissimo!
- E allora la smetta di fare obiezioni inutili e sediamoci a discutere la cosa.
Annu docilmente. A tu per tu nel mio ufficio, gli raccontai della conversazione con Torrisi e
studiammo quali domande andassero fatte. Non sapendo a che punto fossero gli interrogatori,
dovevamo fare affidamento sul suo intuito. Gli diedi una serie di consigli da tenere a mente:
- Centri il tiro sul Catania. Ho paura che le indagini degli italiani trascurino del tutto il caso
Sigun. Lei insista pi che pu sui rapporti di quella gente con lazienda Sigun. E li martelli anche su
Marianna Mazzullo.
- Non si preoccupi, ispettore, cercher di puntare sempre e soltanto a quel che ci riguarda.
- Ecco. A loro potr dare fastidio, ma a noi, che catturino anche tutta la camorra in blocco non
interessa affatto; quel che ci interessa  capire chi ha ucciso Sigun.
Il viceispettore part il giorno dopo. Io rimasi sola, ma non pi tranquilla; anche se le pratiche
burocratiche furono sbrigate in fretta, mi ci volle un giorno prima di poter interrogare di nuovo i miei
due indagati. Nel frattempo arrivarono dallItalia copie di rendiconti da cui si evidenziava il ruolo di
Nerea nel riciclaggio di denaro sporco. Il negozio era sotto sigilli, e Sangesa stava lavorando sulla
contabilit; quindi il mio ruolo nelle indagini era quasi annullato. Coronas, daccordo con i suoi
superiori, aveva messo a disposizione tutte le risorse per quel caso di mafia, che si era trasformato in un
caso internazionale di prima grandezza. Lomicidio Sigun non interessava pi a nessuno. Ma a me non
importava, io andavo avanti per la mia strada.
Dovevo avviare quegli interrogatori con un piano preciso che mi aiutasse a strappare una
confessione piena, ma le mie risorse strategiche erano da tempo esaurite. Decisi che avrei affrontato i
due soci separatamente, e che il primo sarebbe stato Rafael Sierra.
Mi bast vederlo per capire che non stava affatto bene. Le preoccupazioni gli avevano
risucchiato le sue gi scarse riserve di grasso e linsonnia si era divertita a dipingergli di nero i solchi
sotto gli occhi. Insieme a lui, nella sala interrogatori, cera il suo avvocato. Li guardai con decisa
ostilit. Poi lasciai cadere sul tavolo il pesante faldone del caso Sangesa.
- Qui dentro ci sono prove chiarissime del ruolo di Nerea nel riciclaggio di capitali illeciti della
camorra napoletana.
- Il commissario ci ha informati che il mio cliente sar sentito dal giudice domani. Non credo
sia necessario questo interrogatorio con lei.
Guardai lavvocato come si guarda un insetto fastidioso e dalla morfologia assai sgradevole.
- Bene, se crede, pu andare. Il suo cliente ed io chiacchiereremo tranquillamente da soli.
Credo sia opportuno anche per il suo cliente fare cos.
Si scambiarono uno sguardo, poi, con mia sorpresa, lavvocato si alz e usc. Quando restammo
soli, Sierra mormor:
- Mi ha gi fatto sapere che intende dimettersi. Non vuole avere a che fare con questioni di
mafie.
- Vuole chiamare un altro legale? Desidera quello dufficio? Ne ha il diritto.
Lui scosse la testa tristemente. Tutto faceva pensare che fosse deciso a parlare. Mi sedetti, e
senza che dovessi formulare alcuna domanda, part:
- Fu don Adolfo a cominciare con questa pazzia. E io non mossi un dito per oppormi, feci
quello che voleva lui, come avevo fatto per tutta la vita.
- Adolfo Sigun era gi morto quando lei apr con Nuria il negozio Nerea. Mi racconti come
andarono le cose, Rafael,  la sua ultima opportunit. Abbiamo tutte le prove che vi incolpano.
Gli saltarono i nervi e rispose in modo brusco e lamentoso:
- E se avete tutte le prove, che cosa volete da me?
- La sua spiegazione dei fatti. Torner a suo vantaggio nel processo, glielo assicuro.
- A lei non importa niente di quel che mi succeder al processo.
- Lei  in una pessima posizione, signor Sierra. Sar accusato di omicidio.
- Ma  impazzita!
- Attento a quello che dice, non sono affatto impazzita. Sappiamo come sono andate le cose:
Sigun, tormentato dai debiti, cominci ad accettare le proposte della camorra. Tempo dopo, per
qualche ragione, decise di cessare la collaborazione. Naturalmente questo non piacque, e fu eliminato.
Tanto lei quanto Nuria, pur essendo al corrente dellomicidio, non rompeste i rapporti con
lorganizzazione criminale. Anzi, decideste di aprire insieme una nuova e lucrosa attivit. Quando il
caso  stato riaperto, vi siete visti costretti a uccidere di nuovo per assicurarvi il silenzio. Solo che noi
siamo arrivati ugualmente a Catania, e la sua morte ha chiuso la questione per sempre.
Sierra aveva cominciato a piangere e scuoteva forsennatamente la testa, tanto che le lacrime gli
si staccavano dagli occhi schizzando di lato, a destra e a sinistra.
- Mai, mai avremmo permesso che qualcuno ammazzasse don Adolfo! Non  stata la camorra,
non sono stati loro!  stata una coincidenza, don Adolfo si  fatto ammazzare nel modo pi stupido
dallamico di quella ragazza. Nessuno di noi ha avuto parte in questo, nessuno!
- Come pu avere la sfacciataggine di insistere su questa versione? Non si ricorda che al posto
dellamico della ragazza, come lo chiama lei, ci fu un italiano, la notte del delitto?
- Io di questo non so niente, glielo assicuro. Quando ho saputo dellitaliano, non riuscivo a
capire...
- Ma forse la sua socia s.
Lo avevo scandalizzato, mi guardava con orrore.
- Come pu dire questo? Era suo padre! E Nuria lo adorava, lo adorava.
- Strano, perch non sembra si sia mai impegnata molto per far luce sul delitto.
- E che cosa poteva fare?  rimasta esterrefatta come me ogni volta che scoprivate qualcosa di
nuovo con le vostre indagini.
- Davvero vuole prendersi sulle sue spalle unaccusa di concorso in omicidio per salvare la
figlia del suo capo?
- Nuria non sapeva niente, ispettore, le do la mia parola.
Mi alzai e uscii. Quellimbecille non voleva dire niente che potesse interessarmi. Che
confessasse i suoi affari sporchi ormai non mi serviva pi. Mi domandavo perch si ostinasse a tener
fuori la sua socia. Un malfattore qualunque non si sarebbe preoccupato di salvarla. Erano amanti, come
mi era parso? Pensai perfino alla possibilit che Sierra non stesse mentendo. Forse ignorava che la
camorra aveva deciso di eliminare Sigun? Eppure era difficile pensare che tanto lui quanto Nuria
avessero accettato la prima ricostruzione dei fatti senza nutrire lombra di un sospetto.
Avevo bisogno di lavorare a mente fredda, cosa impossibile in quelle condizioni, quindi decisi
di rinviare linterrogatorio al giorno dopo. Nessuno se ne sarebbe accorto. A dire il vero erano tutti cos
presi dalla questione della camorra barcellonese che potevo andarmene tranquillamente. Mi guardai
intorno: era come se non esistessi. Mi infilai limpermeabile e, con una certa discrezione, mi diedi alla
fuga.
Marcos non era ancora arrivato quando aprii la porta di casa. Mi sentivo piuttosto stanca, ma
ero animata da uninesplicabile voglia di cucinare. Aprii il frigo e ne passai in rassegna il contenuto:
pomodori, melanzane, porri... Niente male, qualcosa ne sarebbe venuto fuori. Tagliando le verdure,
tagliai fuori le preoccupazioni. Canticchiai, mi sentii meglio. Stavo mettendo tutto in un tegame quando
il telefono suon. Era Hugo, uno dei gemelli.
- Scusa se ti disturbo, Petra; solo che  scoppiato un casino e c Marina che piange. Vedi se
riesci a consolarla tu.
- Che cosa avete combinato?
- Noi niente, ti giuro! Sua madre ha trovato il libro della cantante che le hai regalato e ha fatto
una scena terribile.
- Ballerina.
- Come?
- Il libro era su una ballerina, non una cantante.
- Be, non importa. Il fatto  che glielo ha confiscato e lha anche sgridata perch leggeva
quella roba. La povera Marina adesso  qui da noi e non la finisce pi di piangere. Magari tu le dici
qualcosa e si calma.
- Va bene, passamela.
Tard un po a venire al telefono, e nellattesa non smisi di rimproverarmi dicendomi cose del
tipo: Chi te lo ha fatto fare di metterti nei guai? Sei unimbecille, Petra. Allimprovviso sentii
qualcuno che tirava su col naso allaltro capo della linea.
- Marina, che coshai?
- Niente.
- Ci sei rimasta male?
- Mia madre  unisterica.
Premetti il tasto della prudenza, quello del buon senso, quello delle formule borghesi
benpensanti, ed ecco che cosa mi usc di bocca:
- Tua madre ha ragione; credo di essermi sbagliata a comprarti quel libro. Non  molto adatto
per la tua et.
- Ma se ero arrivata quasi a met e mi stava piacendo tantissimo!
-  la vita di una donna infelice che ha avuto molti amori e sono tutti finiti male.
- E per questo mia madre mi toglie il libro? Ma se io ai ragazzi non ci penso nemmeno!
- S, per le vite infelici non sono un buon argomento per le bambine della tua et.
- Ma era una ballerina bravissima!
- Ed era matta come una capra, questo non possiamo negarlo!
- Tu hai letto quel libro, Petra?
- S.
- E allora raccontami almeno come va a finire.
Mi domandai se farlo o no, dovevo essere moderata anche nel tono di voce. E alla fine dissi,
piena di convinzione:
- Era cos matta che  morta strozzata da una delle sue sciarpe. Si era impigliata in una ruota
della macchina decappottabile su cui viaggiava.
- Oh! - fu il suo unico commento.
- Una morte assurda, figurati.
- Mi sono persa il meglio! - esclam in tono di protesta. Decisi di mostrarmi sbrigativa.
- Marina, le cose sono come sono e tua madre  tua madre. Finirai il libro quando sarai pi
grande. E adesso promettimi che non piangi pi.
- E va bene - mi disse, come se mi facesse una grande concessione.
- Ci vediamo sabato, allora.
Corsi in cucina, temendo che le verdure si fossero attaccate alla pentola, ma tutto andava bene.
Finii di preparare la cena, anche se il mio allegro canticchiare fu sostituito da inconcludenti brontolii
contro linfanzia, il matrimonio, i padri divorziati e la danza classica e moderna in generale.
Alle nove e mezzo Marcos entr in cucina seguendo una pista olfattiva che sembrava indurlo
alla trance.
- Non so cosa sia la delizia che profuma cos, ma vado subito ad apparecchiare la tavola.
- Prima di cominciare, dovresti sapere che ho parlato con Marina e...
- Lo so, lo so, Laura le ha tolto il libro su Isadora Duncan e si  scatenato un dramma in tre atti.
 cos?
- S, come lo sai?
- Lo so perch mi ha chiamato la madre della creatura per informarmi in ogni dettaglio.
- E che cosa le hai detto?
- Non ho detto quasi niente, finch lei ha commesso lerrore di chiedermi come mi era venuto
in mente di sposarmi con unirresponsabile come te. Allora io le ho risposto che se avessi voluto avere
accanto una persona responsabile e noiosa sarei rimasto con lei.
- Mi spiace, Marcos, io...
- Petra, questo pomeriggio ho firmato per un lavoro con un buon cliente. Sono contento, e la
cena mi pare ottima. Non ho intenzione di amareggiarmi la serata. Questa  una dichiarazione di
principio dalla quale non intendo recedere.
Scoppiai a ridere e portai la cena in tavola. Quella serenit incosciente e libera da ogni senso di
colpa era una prerogativa tipicamente maschile.
19
Garzn, al telefono da Roma, fu il mio primo contatto col mondo di quella mattina. Udire la sua
voce mi rallegr. Era felicissimo della sua sorte di esule temporaneo.
- Come vanno gli interrogatori, Fermn?
- Sono con Torrisi e Abate. Intervengo quando voglio e Abate traduce. Vedesse che gente,
questi della camorra, Petra. Non se li pu immaginare! Che modo di rispondere, e che facce! Sono
talmente brutti che lei li avrebbe arrestati solo a vederli.
- E a parte le considerazioni estetiche, sta ottenendo qualche risultato?
- Degli affari a Barcellona sapr tutto attraverso Coronas, lo tengono costantemente informato.
Solo che di quel che interessa a noi, ancora niente, ispettore. Non c modo di spingerli ad ammettere
che cinque anni fa hanno mandato Catania ad ammazzare Sigun. E nemmeno di averlo tolto di mezzo.
E a lei, come va con quei due?
- Un po come a lei, mi sa. Non vogliono ammettere di avere mai saputo dellassassinio di
Sigun.
- Pensi se adesso salta fuori che il vero assassino era Abelardo Quiones e Catania solo un
amichetto che passava di l per caso.
- S, lho gi sentita. E poi il bravo Quiones se ne va a Marbella a far meditazione, e si suicida
perch prende coscienza della grandezza della sua colpa.
- S, lo capisco che non fa ridere, ma la storia di quel Catania comincia a farmi disperare.
- Che programmi ha per i prossimi giorni?
- Seguir il consiglio del commissario Torrisi e rimarr fino alla fine della settimana.
- Non si sa niente di Marianna Mazzullo?
- Niente, per Abate ci lavora giorno e notte. A proposito, lo sa cosa mi ha detto di lei,
ispettore? Che  un gran poliziotto e una donna meravigliosa.
- Molto gentile da parte sua. Gli dica che la smetta di fare il cascamorto e trovi la Mazzullo.
- Adesso vedo se  il caso di dirglielo o no.
- Senta, Fermn, non vorrei farle da madre, ma le ricordo che deve chiamare ogni tanto Coronas
e anche scrivere un rapporto giornaliero per il giudice. Ah, e che non le venga in mente di farsi fare
altre foto con i centurioni o qui non torna pi, intesi?
- Va bene, mamma... voglio dire, ispettore.
- Una curiosit: lha di nuovo con s quel libro sugli imperatori romani?
- Le confesso che lho abbandonato. Dopo Caligola perdeva di mordente. Beatriz si  arrabbiata
molto e mi ha dato come penitenza Cime tempestose.
- E le piace?
- Non so cosa dire, mi sembra tutto molto esagerato. Ma anche la vita di Caligola mi faceva
questeffetto, ed era la pura verit.
Inarcai le sopracciglia, pur sapendo che il vice-ispettore non poteva vedermi, e mi congedai con
frasi di incoraggiamento. Non feci fatica a trovarne di adatte, perch erano le stesse di cui avevo
bisogno io. Si avvicinava lora di parlare con Nuria Sigun ed ero un fascio di nervi. Inutile
minimizzare limportanza di quellinterrogatorio. Era lultima carta che potevamo giocarci per risolvere
il caso. Avevo studiato lintero quadro con meticolosa attenzione e credevo di sapere molte cose sulla
psiche di quella donna. Eppure ero spaventata, forse mi mancava la presenza demistificante del
viceispettore. Comunque, avevo bisogno di un apporto supplementare di sicurezza. Poich non sono
molto convinta dei benefici immediati della preghiera, attraversai la strada e andai alla Jarra de Oro.
Ordinai un whisky. Non avevo mai bevuto prima delle dieci del mattino, e devo dire che leffetto fu
splendido. Il mio stomaco si svegli e trasmise unondata di calore a tutto il corpo. Uscii dal bar
sentendomi nello stato danimo migliore cui potessi aspirare: lindifferenza. Capii che la
predestinazione non  una cosa cos assurda come il cattolicesimo vuol farci credere, e che ci sono
momenti in cui non siamo in grado di controllare quello che avviene. Se linterrogatorio fosse andato
male, ci non sarebbe dipeso interamente da me. Quindi entrai nella sala degli interrogatori con la sola
speranza su cui lessere umano pu contare: che il destino mi fosse favorevole.
Nuria Sigun aveva gli occhi di un azzurro difficilmente reperibile in natura. Era un colore
luminoso che suggeriva una purezza asettica. Il suo sguardo era sereno, aveva perso addirittura il
cinismo abituale. Che cosa cera ora nei suoi occhi: arroganza, orgoglio, desiderio di incutere timore?
Alla sua destra, un Octavio Mestres spocchioso ed elegante fece un passo avanti non appena mi vide.
Da questo particolare, e dal suo modo diretto di parlare, senza neppure aspettare una domanda, capii
che avevano gi una strategia di difesa pronta e che lavrebbero usata con me.
- Buongiorno, ispettore. La mia assistita, signora Sigun, respinge totalmente le prove
accumulate contro di lei e desidera far presente che le irregolarit di bilancio del negozio Nerea non
possono esserle in alcun modo attribuite, in quanto non ne era a conoscenza. Di fatto, lei non si
occupava della contabilit dellimpresa n dellandamento quotidiano degli affari, dal momento che 
sempre stato il suo socio a farsi carico di tutte le questioni amministrative.
Lo guardai come un oggetto gettato da una finestra che mi fosse finito fra i piedi. Forse fu
lalcol a darmi la forza per esclamare:
- Se ne vada!
- Come dice?
- Ho detto se ne vada, esca da questa stanza, si volatilizzi! Ha capito?
Sorrise con aria beffarda e guard la Sigun come il maestro guarda un alunno per dirgli: Sai
gi come ti devi comportare. La donna distolse gli occhi con aria annoiata. Quando il suo avvocato fu
uscito, le sentii dire con apatia:
- Tutti incapaci, gli uomini. Vero?
Non potevo credere che cercasse la mia complicit. Scrutai minuziosamente ogni tratto del suo
volto.
- Non so se sia un incapace o no nella vita; ma come avvocato non vale niente.  questa la
strategia che pensate di adottare davanti al giudice? Scaricare ogni responsabilit sulle spalle del suo
socio? La informo che lui non ha fatto la stessa cosa con lei.
- Logico. Lui avr deciso di dire la verit.
Cominciava a essere tesa, malgrado lindifferenza che ostentava. Non battei ciglio.
- Raccontando storie lei non va da nessuna parte, signora Sigun. Se lei o quel bellimbusto del
suo avvocato avete letto i fascicoli con un po dattenzione, vi sarete accorti che la partecipazione di
entrambi alle attivit del gruppo mafioso  pi che provata.
- E allora perch diavolo mi interroga di nuovo?
- Perch il capo dimputazione di cui voglio parlare oggi  concorso in omicidio.
- Per questa accusa non esistono i presupposti, infatti non  neppure stata formulata.
Non era facile coglierla impreparata, e nemmeno intimorirla. Pensai: se non saltano i nervi a lei,
vorr dire che salteranno a me. Mi appoggiai allo schienale e la guardai ben dritto in faccia.
- Nuria, adesso basta con le sciocchezze, lei  implicata nelluccisione di suo padre. Adesso
devo solo capire se prese parte allorganizzazione del delitto o se lo trov gi belle fatto. Ammetto che
questa seconda opzione  possibile, quindi si tratterebbe solo di favoreggiamento. Per questo credo che
le convenga parlare, e raccontarmi come sono andate davvero le cose. Solo cos potr cercare di
togliersi da questo guaio.
- Non mi parli con questo tono.
- Ma cosa crede, di essere in un salone di bellezza, e che io mi debba comportare come la sua
estetista? No, guardi, lei si trova in un commissariato di polizia e un ispettore le sta dicendo che ha
assassinato suo padre. Reagisca!
Rimase stupefatta del mio grido. Mi guard senza poterci credere. Fare loffesa non bastava pi,
e ora non sapeva che pesci pigliare.
- Come osa...? - balbett.
- Che cosa, Nuria? Che cos questa cosa cos terribile che sto osando? Dire la verit a sua
altezza reale la principessa Sigun? Lei non  altro che la figlia di uno stronzo colluso con la camorra,
che  stato fatto fuori senza che lei alzasse un dito. Ho interrogato puttane molto pi rispettabili di lei, e
con genitori migliori.
Per la prima volta da quando la conoscevo, la sua maschera perfetta sincrin e, allimprovviso,
la vidi piangere. Quello che si leggeva in lei, ora, era un misto di sorpresa, orrore, rabbia e vergogna.
Trovarsi nelle condizioni di essere trattata a quel modo era per lei unumiliazione inconcepibile. Avrei
dovuto capirlo prima che non avrebbe retto la brutalit poliziesca.
- La smetta di piangere, che non le serve a niente! Parli! Chi ha pagato il sicario italiano? Chi
ha ucciso Abelardo Quiones? Parli!  stato Sierra? Lo avete fatto in due?
Con la faccia arrossata, lei rispose:
- Rafael Sierra non ne sa niente di queste cose! - La pausa che segu mi fece credere che stesse
per confessare. Trattenni il respiro e lei continu: - Come pu pensare che lui, o io...?  orrendo!
- Devo fidarmi di lei? Devo dar credito a una persona che mente su cose ormai assodate e
scarica tutte le responsabilit sul suo socio?
- Io non ho fatto uccidere mio padre, ispettore, deve credermi.
- Non posso, Nuria.
-  vero che avevamo accettato un accordo con quella gente, ormai non serve a niente negarlo.
Facevamo affari con loro, lo ammetto. E tutto questo lo abbiamo ereditato dagli ultimi tempi di mio
padre, quando doveva in qualche modo barcamenarsi con lazienda. Poi mio padre si stanc di non
avere pi il controllo della situazione e...
- E volle chiudere certi rapporti scomodi, solo che quelli erano camorristi, e con il suo
beneplacito, lo ammazzarono!
- No! Quello che facemmo fu prendere accordi affinch lui lasciasse limpresa a me e a Rafael,
in modo che le cose potessero continuare come prima.
- Ma suo padre non era uomo da fare una cosa del genere. Voleva morire al timone della sua
nave, e quella nave, senza i soldi della camorra, faceva acqua da tutte le parti. Era pi facile toglierlo di
mezzo, liquidare tutta la baracca e ripartire con una nuova ragione sociale. O mi sbaglio?
- No, no, no...! - grid lei, fuori di s. - Ammetto quello che ho fatto, ma non riuscir mai a
farmi confessare delitti che non ho commesso, mai.
-  stato Sierra?
- E nemmeno intendo accusare un innocente!
- Come sa che lo ?
- Sierra  una brava persona.
-  il suo amante, Nuria? Rafael  il suo amante?
- No - mormor.
- A volte mi sono domandata se la fedelt di Sierra alla memoria di suo padre non sia eccessiva.
Ma se voi due stavate insieme, questo spiegherebbe molte cose.
- Lasci stare la mia vita personale. Sono una donna sposata.
- Ho parlato con suo marito. Non glielo ha detto?
Era scossa, anche addolorata, aveva perso ogni aggressivit. Cominciava a comportarsi da
vittima, eppure replic:
- Ma con quale diritto, ispettore? Lei pensa di poter entrare nella vita privata di una persona e
sporcare tutto con le sue supposizioni?
- La pianti, Nuria. Basta con le sciocchezze. Non sto cercando di scrivere una sua biografia non
autorizzata, n di vendere unesclusiva a un settimanale. Io sto indagando su un omicidio. Ha capito?
Mi pare che lei abbia serie difficolt a comprendere la situazione.
- E lei non ha il minimo senso morale.
Le risposi con una risata sarcastica e mi affrettai a raccogliere le carte sparse sul tavolo. Se non
chiudevo subito quellinterrogatorio, avrebbe finito con lassomigliare a un battibecco tra galline in un
pollaio.
- Trasmetter le sue dichiarazioni al giudice e la chiamer per un nuovo interrogatorio. Pu
uscire.
Lo fece senza una parola, a un passo molto meno altero di quello che le era solito. Mi versai un
bicchier dacqua e lo bevvi dun sorso. La lotta era pi dura di quanto pensassi, sembrava quasi
impossibile farcela. Andai da Coronas. Gli riferii che la Sigun aveva ammesso i suoi rapporti con la
camorra. Mi guard senza interesse.
- Con tutte le prove che abbiamo, che lo ammetta o no, non cambia nulla.
- Per non riesco a farle dire nulla sullassassinio di suo padre.
- A quanto ci comunicano Torrisi e Garzn da Roma, non sta saltando fuori nulla di nuovo
neanche l. Forse...
- Forse cosa, commissario?
- Forse deve smetterla di combattere inutilmente, e mollare la presa. Se non ci sono prove...
- Per il momento preferisco tener duro.
- Come vuole, solo che tra poco queste indagini andranno chiuse. Il giudice ha ordinato
larresto, sotto cauzione altissima, per Sierra e la Sigun. Loperazione congiunta anticamorra, che sta
dando ottimi frutti, richiede molte energie.
- Questa  lunica cosa che le interessa, vero, commissario? Tutto il gran circo internazionale e
i successi contro le mafie. Del delitto Sigun non frega pi niente a nessuno.
Lui si raddrizz sulla sedia con una fierezza che non gli conoscevo.
- Che cosha detto, ispettore Delicado? Stia attenta, molto attenta. Lossessione per il caso di
cui si sta occupando pu indurre un investigatore a commettere molti errori. Il pi grave dei quali 
linsolenza nei confronti dei superiori.
- Mi rincresce.
- Meglio cos. Disporr di un lasso di tempo limitato per le sue indagini sul delitto Sigun.
Vedremo di stabilire con il giudice un termine ragionevole. Se per quel giorno non saranno venute fuori
prove o confessioni definitive, dovr prendere parte anche lei alloperazione speciale anticamorra che
vede impegnati tanti suoi colleghi. Il caso sar considerato chiuso.
- Agli ordini, commissario - dissi, esagerando il tono soldatesco dellespressione.
Lui mi guard storto, e prefer tacere quel che pensava. Io feci altrettanto. Leffetto disinibitorio
del whisky mattutino aveva senza dubbio i suoi inconvenienti.
Il giorno dopo Garzn rientr da Roma. Non essendo neppure stata avvertita del suo arrivo,
pensai che non ci fossero novit. La sua faccia me lo conferm. Avrei voluto che la mia non lasciasse
trasparire nulla, ma lui dovette accorgersi del mio scoraggiamento, perch mi disse subito:
- Ci ho provato, ispettore, le assicuro che ci ho provato. Torrisi e Abate ne sono testimoni. Ma
non c stato modo. O quelli sono duri come la pietra, e non parlerebbero neppure sotto tortura; oppure
dobbiamo accettare che non sono stati loro a far uccidere Sigun.
In fondo, me lo aspettavo. Se non cerano prove conclusive della loro colpevolezza, perch
diavolo dovevano accollarsi tre omicidi avvenuti in Spagna di cui non si sapeva quasi niente? Le mie
due sole speranze: i proprietari di Nerea e i camorristi con cui erano in affari, erano ridotte in cenere.
Ormai lintera faccenda cominciava ad avere il bruttissimo aspetto del caso destinato a rimanere
insoluto. Per di pi, tutti erano felici e contenti perch le nostre indagini avevano permesso di portare
alla luce gli affari sporchi della camorra a Barcellona. Perfino Garzn dava segni di voler gettare la
spugna.
- Cosa vuol farci, ispettore? - rispose a una delle mie lamentazioni. - Siamo finiti contro un
muro, e non mi pare sano cercare di buttarlo gi a testate.
- Lasciamo perdere, allora? Ci mettiamo in unottica buddhista di piena accettazione e facciamo
finta che non sia successo niente? A volte ho limpressione che nessuno qui, nemmeno lei, voglia
sapere che cos accaduto veramente.
- Non dica cos! Io ho molta fiducia nellispettore Abate. Quello  testardo quanto lei, e non si
accontenta. Mi ha promesso che continuer a indagare per conto suo.
- S, figuriamoci! Uno che non centra niente, e per di pi per un delitto che non  avvenuto nel
suo paese, dovrebbe toglierci le castagne dal fuoco.
- Lei  ingiusta, ispettore. Quando  di cattivo umore lei  ingiusta con mezzo mondo.
Quella critica che non mi aspettavo mi fece infuriare. Parlai a Garzn con la stessa calma feroce
che usavo negli interrogatori:
- Non passi i limiti, viceispettore. Che io le abbia concesso un margine di confidenza non
significa che lei se ne possa infischiare di tutto. Ciascuno al suo posto, non lo dimentichi.
Il suo volto accus il colpo come una frustata. Non vidi nessuna collera in lui, solo tristezza.
- Le chiedo scusa, ispettore. Non si ripeter.
Dieci secondi dopo, quelle parole gi mi pesavano sulla coscienza, ma rettificare sarebbe stato
peggio. Feci chiamare Rafael Sierra per un nuovo interrogatorio, anche se il mio stato danimo lasciava
molto a desiderare. Lindagato arriv come una vittima destinata alla fossa dei leoni, e vederlo in
quello stato fece s che mi gettassi su di lui come una belva, cercandogli la vena del collo per dargli il
morso fatale. Lo massacrai a forza di domande, sempre le stesse e nello stesso tono. Lui rispondeva a
fatica, come se fosse sullorlo del crollo. Continuai come un disco rotto, finch non alz neppure pi la
testa per rispondere. Allora mi misi a ridere.
- Sono giunta a pensare, signor Sierra, che forse lei non conosce i particolari dellassassinio del
suo capo. Sa solo una cosa: chi lha commesso.
Lui scosse la testa. Era esausto, asfissiato da quella ripetitivit ossessiva, assurda.
-  stata Nuria, vero?
- No, ispettore. Nuria Sigun non ha fatto uccidere suo padre. Se lo avesse fatto, me lo avrebbe
detto.
- A lei, un semplice socio che prima era un dipendente di suo padre? Mi scusi, ma ne dubito.
Mi guard in modo quasi supplichevole:
- Nuria ed io siamo stati legati sentimentalmente per molti anni, ispettore.
- Me lo immaginavo.
- Lei non glielo ha detto?
- No. Forse sa che questa circostanza non gioverebbe a nessuno dei due in un processo.
Lui fece un gesto di indifferenza che dimostrava bene in che stato si trovasse: non avrebbe pi
combattuto, si era arreso.
- Risponder delle mie colpe, ispettore; ma solo di quelle. Io di morti non so niente.
Lammissione di quel legame tra i due non rappresentava molto per me. Che cosa potevo fare di
quellinformazione? In cosa poteva aiutarmi? Di colpo, per, capii che se non era moneta di scambio,
era un sasso che potevo usare come proiettile. Preferii non riflettere troppo su quello che avrei fatto,
ormai agivo alla disperata, non mi restavano altre porte da forzare n altri trucchi a cui ricorrere.
Eravamo arrivati alla fine.
Convocai in commissariato il marito di Nuria Sigun. Lui, forse rendendosi conto di non poter
fare diversamente, accett di venire. Lo ricevetti nel mio ufficio, con un sorriso a trentadue denti che
avevo provato davanti allo specchio.
- Mi rincresce averla disturbata, dottor Codina.
- Se veniamo subito al sodo, il disturbo sar minore. Questa sera parto per Pechino e ho ancora
diverse cose da sistemare qui a Barcellona.
- Sua moglie e Rafael Sierra sono stati amanti per diversi anni - dichiarai con assoluta brutalit.
Lui mi guard con espressione delusa, poi sorrise.
- Mi ha chiamato per dirmi questo, ispettore? Non sapevo che la polizia si occupasse di
questioni sentimentali.
- Lei lo sapeva?
- Ma che importanza ha? Credevo di averle detto che la vita di Nuria non mi riguarda pi.
- O la riguarda al punto che preferisce coprirla?
- Capisco. Lei parte dallidea che io stia coprendo mia moglie. E si  illusa che raccontandomi
della sua relazione sarebbe riuscita a indispettirmi al punto che avrei smesso di proteggerla. Un po
ingenuo, non crede?
- Dovevo provarci. Spesso siamo mossi da meccanismi atavici, nostro malgrado - dissi con
sincerit.
- E io le sembro un tipo atavico?
- Non esattamente.
Si mise a ridere nel modo forzato di chi non ha labitudine di farlo.
- Lei mi  simpatica, ispettore Delicado. Ma deve capire che a questo punto, se sapessi che mia
moglie ha fatto qualcosa per organizzare o coprire luccisione di suo padre, glielo direi. Ma non ne so
niente, e dir di pi, non credo che sia stato cos. Nuria  fredda, ha un carattere dominante,  sempre
scontenta di tutto, ma manca della forza necessaria per togliere di mezzo il proprio padre. Non vede che
genere di uomo si  presa come amante? Un povero di spirito che pu manovrare a suo capriccio. Non
 stata la conquista di una donna che ha personalit. No, lei si accontenta della docilit di un lacch che
lha sempre venerata per il cognome che porta. Crede che una persona del genere sarebbe capace di
commettere grandi delitti?
- Per quando ha sposato lei...
- Questo  un errore a cui rimedier. Ho gi chiesto il divorzio. La dimensione pubblica di
questa pessima vicenda sta danneggiando il mio prestigio. Mi pare un ottimo pretesto per chiudere
questo matrimonio.
- Non si pu negare che lei sia sincero.
- Le regole nel suo mondo sono molto semplici: il delitto va perseguito. Nel mio non sono pi
complicate: ciascuno cerca di uscire vincente. Non ce ne sono altre.
- Stavo per augurarle buona fortuna, ma non credo ne abbia bisogno.
- Io invece la auguro a lei, forse ne ha pi bisogno di me. Ma non dimentichi, ispettore, che la
famiglia di mia moglie  una palude infetta. C del marcio in ogni angolo. Nessuno di loro  del tutto a
posto con la testa. Lo tenga presente.
Uscii da quellincontro combattuta da opposte sensazioni. Da una parte, la chiarezza didee di
quelluomo in qualche modo mi affascinava. Dallaltra, il fondo di quello che diceva era ripugnante.
Essere un vincitore era la sua unica morale. E se si commette qualche errore di percorso, lo si sistema e
tanti saluti. Non ero sicura che mi piacesse una persona del genere, e il solo fatto di pormi il problema
riusc a scandalizzarmi.
Ritrovandomi davanti Garzn, nel mio ufficio, mi torn in mente che era arrabbiato con me e
non seppi cosa dire. Lui ebbe subito unuscita decisamente infelice:
- Non vorrei disturbarla, ispettore. Il giudice vuole che mettiamo insieme i miei scartafacci di
Roma con i suoi degli ultimi giorni. Quindi, se proprio non avesse niente di pi importante da fare e
potesse dedicarmi qualche ritaglio del suo tempo...
- Ma vada al diavolo, Fermn! - sbottai. Sfortuna volle che in quel momento passasse di l il
commissario, a cui la scena non sfugg. Intervenne immediatamente.
- Petra, che giorno  oggi?
- Venerd, signor commissario.
- Perfetto! Si prenda il pomeriggio libero e non si faccia pi vedere fino a luned. Credo che
cominci ad accusare i sintomi di un sovraccarico di lavoro.
- Ai suoi ordini, signore, me ne vado. Cos evito di contaminare latmosfera distesa e
piacevolissima di questo ameno commissariato.
Mentre declamavo quella sfilza di insensatezze, andavo gettando le mie cose nella borsa.
Coronas e Garzn mi guardavano in silenzio, e mi salutarono quasi in coro quando uscii:
- Buon fine settimana, ispettore Delicado.
Arrivai a casa in preda a una colossale incazzatura contro luniverso mondo. La donna di
servizio era gi uscita, risparmiandosi quasi certamente una scenata gratuita. Aveva lasciato il
frigorifero pieno di ogni ben di Dio: quello era il week-end che i bambini avrebbero passato con noi.
Cominciarono ad arrivare verso le sei. Per primi i gemelli, poi, Marina. Io stavo leggendo il mio
libro, ma quando sparsero un enorme puzzle sul tappeto del soggiorno, mi unii ai loro concentrati sforzi
per far combaciare i pezzi. Quellattivit mi rilass, e anche la musica insensata che Teo mise nel
lettore CD. Canticchiai e mi versai una birra che mi aiutasse a entrare meglio nello spirito del gioco.
Sospirai, mi sentivo gi pi tranquilla.
Alle nove Marcos era gi a casa e cominciammo a preparare la cena. Riso con le verdure,
hamburger e una grande ciotola di insalata. A tavola tutto si svolse con normalit. Il solo argomento
che poteva creare tensione era Isadora Duncan, che venne fuori solo alla fine della cena, e in un a parte
tra Marina e me.
- Petra, puoi spiegarmi di nuovo com morta la ballerina? - mi chiese, quasi sottovoce. Lo
feci, le spiegai di nuovo lepisodio della sciarpa di seta senza insistere troppo sui particolari. Intanto
osservavo quali emozioni si dipingevano sul suo volto: curiosit, perplessit, orrore, ammirazione.
Capii che nel suo immaginario era comparso il personaggio femminile ideale, anche se non avrebbe
saputo dire chi era.
Il sabato trascorse senza incidenti, nellovatta delle pacifiche abitudini familiari, e la domenica
approfittammo del sole per andare in campagna e pranzammo in un ristorante allaperto. Poi, nel tardo
pomeriggio, i ragazzini tornarono a casa. Marcos ed io ci preparammo da bere e ci sedemmo a leggere.
I primi sorsi di gin tonic furono paradisiaci. Poi, limminenza del luned e i ricordi della dura realt
cominciarono a scalfire la mia pace interiore come colpi di zappa: smarrivo il filo di quel che stavo
leggendo, mi perdevo in pensieri confusi, e finii per farmi venire strane idee. E se ci fossero state
novit e Coronas non avesse permesso di chiamarmi? E se il giudice avesse addirittura deciso di
chiudere le indagini? In preda allagitazione, gettai il libro e balzai in piedi. Marcos mi guard da sopra
gli occhiali:
- Cosa c, Petra?
- Niente.
- Non puoi andare avanti cos, cara. Lansia che ti fa venire questo caso  eccessiva.
- Qualche suggerimento? - domandai.
- Se non sei capace di portare a termine il lavoro con calma, dovresti chiedere di essere
sostituita.
Un calore intenso mi sal al volto.
- Io non sono come te, Marcos. Io non ho la freddezza e il distacco che ti permettono di
andartene per la vita come un giudice impassibile. Tu sei sempre in cattedra, vedi e indichi gli errori
con un tocco elegante e inappellabile. Ti invidio, sai? Ma qual  il tuo segreto? Conta di pi il senso di
superiorit o lindifferenza?
- Speri forse di litigare?
- No, spero che tu mi risponda.
Fece uno sforzo per non alzarsi e andarsene, come sarebbe stato portato a fare per carattere. Era
serio, a disagio, infastidito.
- Il lavoro di un architetto si basa sullequilibrio. Le fondamenta sostengono ledificio, il tetto
lo protegge dagli elementi. Tutto deve essere in armonia, deve essere misurato, nulla deve pesare
troppo o troppo poco, perch ogni elemento poggia sullaltro. Questo  il mio segreto per cavarmela
nella vita.
- Quindi tutto ha la stessa importanza per te: il tuo lavoro, i tuoi figli, io, e perfino quello che
fai nel tempo libero.
- Ci sono cose pi importanti di altre, ma se c una cosa che posso dirti  che tu sei quella che
mi protegge dagli elementi.
- Tante grazie, me lo immaginavo. Solo che io sono un poliziotto, e gli elementi con cui devo
vedermela non hanno nulla a che vedere con lequilibrio di cui parli tu: prove che non saltano fuori,
gente che non parla, comportamenti umani fondati sulla follia, sugli interessi, sulla cattiveria pura...
Che edificio credi che si possa tirar su con questa roba? Un bordello? No, Marcos, la mia vita
professionale non prevede che io mi sieda a far calcoli nella solitudine di uno studio, ma che metta le
mani fino ai gomiti nel peggio della societ; quindi non mi parlare di equilibrio perch non so
nemmeno a cosa ti riferisci.
Sparai quella tirata mostrando i denti e mandando lampi dagli occhi. Marcos chiuse il libro, si
alz e disse sottovoce:
- Io vado a letto, vieni?
- No! - urlai.
Rimasta sola, mi versai un altro bicchiere e misi un CD di jazz. Dato che non ero dellumore per
riflettere, cercai di concentrarmi sulla musica. Sorprendentemente, unondata di sonno venne a
liberarmi dallesasperazione. Sentii che mi stavo addormentando e mi lasciai andare. Non so quanto
tempo pass prima che il suono del cellulare mi svegliasse. Guardai lora: le tre del mattino. Riconobbi
la voce di Abate:
- Petra? Ci ho pensato molto prima di chiamarti, per se domani tu ci tenessi a essere a Roma,
non vedo altra soluzione.
- Cosa c?
- C che abbiamo trovato Marianna Mazzullo.  in questura, immagino tu voglia...
- Prendo il primo volo - lo interruppi.
Camminando come una zombie, arrivai in camera da letto. Mi chinai su Marcos, che dormiva, e
lo baciai. Mezzo intontito dal risveglio improvviso, mi disse:
- Quella cosa che dicevo, che tu mi proteggi dagli elementi, la penso davvero - farfugli.
- Lascia perdere gli elementi - gli sussurrai allorecchio. - Voglio fare lamore.
Lui immediatamente scost lenzuola e coperte e mi fece posto al suo fianco. Poi mi abbracci.
Le sue braccia erano un elemento architettonico di prima qualit, un riparo robusto e resistente che mi
proteggeva da piogge, temporali, cicloni e ogni genere di furia scatenata.
20
Sullaereo dormii quasi tutto il tempo. La mia mente, pi saggia per natura che per
apprendimento, cercava la via del sonno per sfuggire alla realt. Una realt che non mi appariva troppo
rassicurante. Non sapevo che cosa avrei trovato a Roma, ma nemmeno sapevo che cosa andassi
cercando. Molto meglio dormire.
Maurizio Abate era a Fiumicino ad aspettarmi. Dalla luminosit del suo sguardo e dalla
sicurezza con cui lo posava su di me, ebbi seri dubbi sullopportunit di quellincontro. Era felice di
vedermi, e una costellazione di sottintesi ornava ogni sua parola di benevenuto. Non era facile per me
trovare latteggiamento giusto. Non potevo certo arrabbiarmi, dato linteresse e la dedizione che
mostrava per il caso Sigun. Forse la cosa migliore era far finta di non avvertire neppure le sue
galanterie. Se avesse calcato la mano, ero sempre in tempo a dirgli due parole per metterlo al suo posto.
In macchina mi spieg come avevano fatto per rintracciare la Mazzullo, e al centro della
narrazione emerse subito la figura poderosa di Torrisi. Durante gli interrogatori ai camorristi, sulla base
di qualche vago accenno, il grande Stefano era riuscito a farsi unidea di dove potesse trovarsi la
ragazza. Interpretare quei pochi dati e seguire la pista fino in fondo era stata opera di Abate. Alla fine
Marianna era comparsa in un residence in provincia di Latina, di propriet di uno degli affiliati alla
famiglia.
In commissariato mi furono esposti i risultati dei primi interrogatori alla ragazza. Lunico punto
importante era che pareva confermata lappartenenza della Mazzullo alla camorra. Sentendosi isolata,
dopo larresto di chi la proteggeva, era crollata subito. Ma, per un gesto di cortesia, avevano aspettato il
mio arrivo per approfondire le questioni che mi riguardavano.
- Solo che sono mezza addormentata - dissi, quando ebbi ricevuto tutte le informazioni.
- Vuoi che rimandiamo linterrogatorio a questo pomeriggio?
- No, mi basta che andiamo a prendere un caff. Uno di quei vostri caff italiani che si
mangiano con forchetta e coltello.
Ingoiai la caffeina pura che mi somministr un cameriere sorridente. Maurizio mi guardava di
continuo, gareggiando con il cameriere in sorrisi e premure.
- Sei molto bella - disse, alla fine. Io, seguendo il copione dellindifferenza, risposi:
- Figurati! Ieri sono andata a letto tardissimo e non ho dormito quasi niente. Devo avere la
faccia di una morta -. Prima che potesse contraddirmi affermando che la mia faccia era meglio di
quella di Cleopatra, aggiunsi: - Ma sar meglio che parliamo di quel che ci riguarda da vicino: che
impressione ti ha fatto la Mazzullo?
- Sembra disposta a parlare. Come se fosse spaventata dalle dimensioni che ha assunto la
faccenda. Secondo me non ha fatto altro che mettere Catania nelle mani dei suoi assassini; ma
bisogner capire che cosa sa del ruolo di Catania nel caso Sigun. C un sistema per convincerla: la
terrorizza lestradizione in Spagna.
- Ah, s? E perch?
- In un carcere straniero non avrebbe i contatti con la rete della camorra che le renderebbero la
vita pi facile.
- Questo  il bastone per spaventarla. Ma non abbiamo una carota per allettarla?
- Non sono autorizzato a proporle alcun patto, per... ora vedremo. Sei pronta?
- Credo di s.
Marianna Mazzullo non era dimagrita n invecchiata, n sul suo volto si vedeva alcuna traccia
di sofferenza. Pareva addirittura meno stanca. Tranquilla, leggermente infastidita, niente di pi. Mi
sorrise. Io la osservai compiaciuta.
- Lei ha una mente privilegiata, Marianna. Ha ideato da sola il piano?
- Non so di quale piano parla.
- Glielo spiego: Catania le dava fastidio e noi anche. Cos ha fatto non una, ma due telefonate.
Ha detto a Catania dove ci saremmo trovati quella sera, e questo lo ha fatto davanti a noi. Poi ha
avvisato i suoi amici della camorra, che lo stavano cercando. Ma in questo bellincrocio, una cosa non
ha funzionato: Catania non  riuscito a far fuori me. Per il resto  andata bene: i suoi amici hanno tolto
di mezzo Catania e lhanno liberata da quella stanza dalbergo. Un piano quasi perfetto.
- Detta cos, suona benissimo, ma non  la verit.
- Gi. Ci sono ancora due cose che non capisco. Primo: perch ammazzare un poliziotto?  un
rischio inutile. Se morivo io, mettevano un altro al posto mio. Secondo: perch non consegnare Catania
ai suoi amici direttamente?
- Io non volevo che lei morisse, ispettore. Ha detto bene, perch? Ma voi eravate quello che ci
voleva per farlo uscire dal suo nascondiglio. Noi non lo sapevamo dovera. Franco voleva ammazzarla,
ma perch era completamente matto, come le dicevo la prima volta che ci siamo viste. In fondo vi ho
salvato la vita, a lei e al suo collega. Lui vi avrebbe ammazzati tutti e due. Se non era quel giorno era
un altro.
- Grazie tante.
- I miei amici, come li chiama lei, hanno fatto una cosa sola: mi hanno tirata fuori dallalbergo.
Glielho chiesto io, perch avevo paura. Voi potevate accusarmi di quello che volevate.
- Non sono stati loro a sparare a Catania dal palazzo vicino?
- No.
- Lei mi delude, Marianna. Una donna capace di mettere in piedi un piano cos complicato, non
pu negare levidenza.
- La camorra non centra niente con la morte di Franco.
- E allora, chi lha ucciso?
- E io che ne so!
Abate si spazient, le punt addosso un indice accusatore.
- Marianna, abbiamo fatto venire lispettore da Barcellona, e non se ne andr a mani vuote.
- Che cosa vuole, che mi inventi una storia per farla contenta?
- Magari ti toccher accompagnarla in Spagna.
- Cosa vuol dire?
- Lispettore chieder che tu sia processata nel suo paese.
- Io non sono accusata di niente in Spagna.
- Lo sarai.
Lei si agit, si mise le mani nei capelli, bestemmi sottovoce. Poi guard lispettore con aria di
sfida e disse, categorica:
- Lo dice per spaventarmi, ma io non sono stupida.
- Catania ha commesso degli omicidi in Spagna e tu eri sua complice.
Lei salt sulla sedia.
- Sua complice? Ma prima non dicevate che lho fatto ammazzare? Voi state giocando con me.
Cosa volete? Perch volete confondermi?
Continuammo con quel gioco assurdo per altre due ore. Io insistevo per farle ammettere le sue
contraddizioni. Abate cercava di intimorirla con lo spauracchio dellestradizione, e nel contempo
lasciava vagamente intendere che avrebbe avuto un occhio di riguardo per lei se confessava chi e
perch avesse ucciso Catania. Ma Marianna resisteva bene a ogni genere di pressione o intimidazione.
Era una sopravvivente nata, e doveva essere passata attraverso ogni genere di situazioni, anche le pi
dure. Capii che non si sarebbe arresa facilmente. Io, invece, avevo i nervi a pezzi, e chiesi al mio
collega di fare una pausa.
Andammo a pranzo. Mi sentivo stanca come se la destinataria delle domande fossi stata io.
Abate era serio, immerso nei suoi pensieri. Riprese le comunicazioni con me solo quando ciascuno
ebbe il suo piatto davanti. Allora alz gli occhi dalle sue penne allarrabbiata e disse con veemenza:
- Perch, perch quella donna si incaponisce a negare unovviet? Non so chi lha
ammazzato.  ridicolo,  infantile!  stata lei ad avvisare i suoi killer, perch non lo vuole ammettere?
- Be, riconoscere di avere consegnato Catania alla camorra  rendersi complice di un omicidio.
E chi lo riconoscerebbe senza opporre resistenza?
Attacc le sue penne come se volesse perforare il piatto. Disse, sullorlo dellesasperazione:
- Che casino! Possibile che nessuno di noi riesca a sbrogliare la matassa?
- Mi spiace di averti messo in questo guaio - risposi, con aria afflitta.
- Lascia stare - mi disse, agitando la mano nellaria, come per togliere importanza alla cosa.
- Insisteremo questo pomeriggio.
- Veramente io volevo proporti di prenderci il pomeriggio libero e interrogarla domani.
- Un pomeriggio libero per cosa?
Visibilmente deluso, lui rispose nervosamente:
- Non so, pensavo volessi salutare Torrisi, vedere come vanno i suoi interrogatori...
- Mi dispiace, ma il mio capo mi ha dato un ultimatum. Non posso rimanere a Roma troppo
tempo. Questo pomeriggio sar meglio lavorare.
- Come credi - rispose con seriet.
Marianna Mazzullo apparteneva a un mondo spietato. Per questo forse era immune dagli
interrogatori basati sul sistema tradizionale di pressioni e minacce. Lei faceva il solo gioco che
conosceva: prendi in giro la polizia finch puoi, e quando non ci riesci pi, chiudi la bocca e vedi come
va a finire. La guardai diversamente quando me la trovai davanti di nuovo, con curiosit umana pi che
professionale. Che tipo di storia poteva averla portata fin l? Ho sempre pensato che  pi difficile
uscire dal mondo della piccola delinquenza che da una grande vicenda criminale. Ladruncoli, sicari,
pusher, ricettatori e prostitute erano le persone su cui Marianna poteva contare per sopravvivere. Un
furto di elettrodomestici, piccoli favori per la camorra... e anche amori e amicizie, affetti e sesso.
Probabilmente le era impossibile rinunciare al suo ambiente. Io non conoscevo abbastanza la legge
italiana per sapere esattamente quali accuse potevano essere formulate contro di lei, n quale genere di
pena rischiasse. Eppure avevo limpressione che la prospettiva del carcere non la spaventasse. Era gi
stata dentro. E poteva anche darsi che quel periodo in prigione avesse rappresentato una specie di
tregua nella sua vita incerta. Fino a quel momento ci eravamo sforzati di piegarla, di impadronirci della
sua volont, ma forse non era quello il metodo da seguire. Non avevo mai pensato a lei con
compassione, cosa rara in me. Non era facile, il ricordo di Julieta Lpez era ancora vivo. Una morte
inutile, crudele, atroce... Per bastava fare un po di spazio al dubbio: forse Marianna Mazzullo non
aveva niente a che vedere con quellassassinio.
Chiesi a Maurizio di lasciarmi sola con lei per il secondo interrogatorio. Avevo bisogno di
rivedere tutto in altri termini, di aprire la prospettiva, di lasciarla parlare. Lui fu daccordo. Disse che
non si sarebbe allontanato, nel caso avessi bisogno di una traduzione. Entrai nella sala.
Marianna, che era furba come un gatto, avvert subito il cambiamento di strategia. Quando mi
sedetti di fronte a lei e la pregai di raccontarmi la sua storia con Catania, non si mostr sorpresa. Alz
le sopracciglia, spalanc gli occhi e respir a fondo un paio di volte. Credetti di vedere nella sua
espressione una certa malinconia.
- Cosa vuole che le racconti?
- Che tipo era?
Ci pens su, come cercando nel tempo un punto dinizio per la sua narrazione. Era buon segno,
voleva dire che aveva accettato di parlarmi senza tensione.
- Lho conosciuto nella zona dove abitavo. Un giorno me lhanno presentato... non mi ricordo
neanche pi. Era venuto a Roma dalla Calabria e si comportava da burino, per era cos bello! Alto,
due spalle cos, con quegli occhi che ti bucavano a guardarti. Non creda che ci siamo messi insieme
subito, no. Lui mi stava appresso, faceva finta di incontrarmi per caso, mi pagava delle cose al bar,
andavamo al cinema... Insomma, parlavamo. Per a un certo punto ci sono restata secca: era solo
ancora pi di me! I miei erano morti quandero ragazzina e un fratello che ho era andato a lavorare
sulle navi e dopo un po non si  fatto pi vedere. Per Franco... Lui era diverso, Franco sembrava che
una famiglia non ce laveva mai avuta, non ti raccontava mai niente di quandera piccolo. Sta a vedere
che  di quelli che sono stati abbandonati, e non gli va di dirlo, pensavo.
- Nessuno ha reclamato il suo cadavere, infatti.
- Lo vede? Quello che le dicevo! Non aveva nessuno. E questo non mi piaceva. E poi unaltra
cosa che non mi piaceva era che non parlava mai, non cera dialogo. Lo sanno tutti che tra un uomo e
una donna limportante  il dialogo.
Come tutte le persone di scarsa cultura, ricorreva ai luoghi comuni quando parlava damore.
Annuii, mi mostrai convinta. Lei continu, sempre pi sicura di s.
- E poi mi dava sui nervi che era sempre serio. Mai uno scherzo, mai una battuta, sempre sulle
sue. Dopo molto tempo ho capito che quelle erano cose tipiche dei matti: guardare fisso, non raccontare
mai niente, non ridere... Per allinizio non ci pensavo. Come facevo a saperlo? Per il resto era bravo,
mi rispettava, mi trattava bene. Non era di quelli che ti trattano male, che si mettono a gridare, o ti
menano. No. Insomma, alla fine ci siamo messi insieme. Ma non erano ancora passati tre giorni e lui
gi parlava di matrimonio.
- Di matrimonio? - le chiesi, stupita.
- Be, che c? Secondo lei nessuno potrebbe aver voglia di sposarmi? - mi aggred. Cercai di
non rovinare la situazione.
- Dicevo per lui, non per lei.
- Infatti. Era strano cos presto, e per un tipo cos, per lui diceva che dovevamo sposarci
subito, che avremmo avuto una casa, col giardino e tutto. Fuori Roma. Diceva che lui non era un
pezzente di quelli che fanno la fame tutta la vita. Che lui i soldi sapeva come farli, e che in casa nostra
non doveva mancare niente, neppure il letto a baldacchino -. Di colpo le venne da ridere. - Assurdo, il
letto a baldacchino! - Mi misi a ridere anchio. Lei mi guard con simpatia, come se ci fossimo trovate
a chiacchierare al bar invece che in questura. - S, poveraccio. Laveva visto nei film, voleva dormire
cos, con le tende intorno, tutto chiuso dentro a questo baldacchino. Io lo sapevo che era uno che si
arrangiava, che girava con dei delinquenti, per, cosa vuole, facevo anchio lo stesso. Dalle mie parti
eravamo tutti mezzi morti di fame. La casa col giardino e col letto fatto a quel modo mi sembrava una
cosa lontana, per era romantico starlo a sentire. E meno male che non lho sposato! Se lo immagina,
ispettore, ritrovarsi con un marito cos?
- Avrebbe sempre potuto lasciarlo, chiedere il divorzio.
- Non so come sia da voi in Spagna, per da noi, quando ti sposi,  per tutta la vita. Almeno,
questo  quello che hanno insegnato a me.
- E allora meno male che non si  sposata!
- Esatto, meno male - disse, guardandomi con una certa disapprovazione. - Comunque, la
nostra storia  durata abbastanza. Uscivamo, facevamo quel che dovevamo fare, insomma, tutto
normale. Finch un giorno viene e mi dice che aveva un piano con certi amici. Un negozio di
elettrodomestici che era facile entrare nel magazzino, e voleva che io li aiutassi. Secondo lui cera da
farsi dei bei soldi, e quello era solo linizio. Non so dove avevo la testa quel giorno, perch gli ho detto
di s. Poi mi ha presentato dei tipi che erano pi rovinati di lui e... be, il resto lei lo sa gi. Quando 
uscito di galera  venuto a cercarmi a casa. Voleva rimettersi con me come se niente fosse. Il chiodo
fisso, aveva. Parlava di nuovo di questo matrimonio. Gli ho detto che per me era finita, che mi aveva
gi messa nei casini una volta e mi bastava.  stato l che  diventato una belva, un animale. Non ho
mai visto nessuno cos incazzato. L ho capito che non era a posto. Ma non mi sono spaventata. Gli ho
tenuto testa, e gli ho detto che se ne cercasse unaltra per raccontarle le sue storie del letto a
baldacchino. Mi ha giurato che tornava, e con un mucchio di soldi, e che allora mi avrebbe chiesto di
sposarlo per unultima volta. Poi non lho pi visto. Sparito. Come se non ci fosse mai stato. Non mi
sono preoccupata perch cercavo di farmi gli affari miei e mi ero messa a lavorare. Dopo un po mi ero
perfino dimenticata di lui, giuro.
- E ormai eri entrata nella camorra.
Lei salt su come un felino:
- Glielho gi detto, a lei e allispettore di prima, che io per quelli non sono nessuno, non ho
mai giurato niente, ho fatto qualche lavoro per loro e basta.
Mi guard serissima, trasmettendomi con gli occhi che se pensavo di coglierla in contraddizione
facendola parlare, mi ero sbagliata. Decisi di sorvolare:
- Vai avanti. Facevi dei lavori per loro.
- E poi questo non centra con quello che le sto dicendo. Lei mi ha chiesto di parlarle di Franco
Catania.
- Daccordo, daccordo, vai avanti.
- Un bel giorno, quando ormai era passato un mucchio di tempo e a momenti non lo
riconoscevo neppure pi, lui se ne viene a casa mia come se niente fosse. Non lho trattato bene.
Quando un tipo cos non si dimentica di te sono solo casini. Gli ho detto di andarsene. Che il passato
non torna. Ma lui insisteva, ispettore, insisteva. Diceva che adesso potevamo sposarci perch aveva
fatto i soldi.
- Quanto tempo sar passato da allora, Marianna?
- Non so, saranno cinque anni. Mi ha raccontato una storia strana per convincermi.
- Che tipo di storia?
- I particolari non me li ha detti. Per diceva che qualcuno laveva pagato bene per una
faccenda allestero, ma bene sul serio, un mucchio di soldi in dollari. Io gli ho detto di lasciarmi
perdere, ma allora lui ha tirato fuori una mazzetta dalla tasca per farmela vedere. Mi ha detto che ne
aveva altre, che aveva cambiato mestiere e adesso s che era messo bene. E nel giro di poco lo
mandavano di nuovo laggi e prendeva altri soldi.
- Sempre in dollari?
- Questo non me lha detto. Ha detto solo che tornava in Spagna.
Finalmente vidi aprirsi uno squarcio di cielo.
- Quindi il posto dove aveva fatto quel lavoro era la Spagna.
Lei si morse il labbro in un moto quasi impercettibile di disappunto. Finalmente si era tradita, e
subito ne approfittai:
- E che lavoro era, Marianna? Dimmelo -. Rimase zitta. - Doveva ammazzare qualcuno?
Ormai Franco  morto, che cosa ci perdi a dirmelo?
Lei volt la faccia verso di me con disperazione.
- Ma io non lo so, ispettore, non lo so. Glielo giuro su quel che ho di pi caro, glielo giuro su
Dio. Non ho voluto che me lo raccontasse, avevo paura, paura di come parlava, paura di tutti quei
soldi... Gli ho gridato di andarsene, che non volevo pi saperne di lui. Gli ho detto che se non lo volevo
sposare non era perch era povero, ma perch lamore era finito. Lui mi ha guardata, serio come la
morte, e se ne  andato. Poi sono passati gli anni, e il resto lo sapete.  venuto a casa mia, mi ha
minacciata... Ormai si vedeva che era completamente matto, non ci stava pi con la testa, non ci stava
pi.
- Questo  tutto?
- Io non so altro.
- Non ti credo, Marianna.
- Deve credermi.
- Chi ha sparato a Catania da una finestra? Gente della camorra, non  vero?
- No.
- Ma non pu essere altrimenti.
Lei mi guard con i suoi grandi occhi pieni di sofferenza. Abbass la voce:
- Ispettore, lei  una brava persona. Io le posso dire quello che vuole sapere, ma non le posso
raccontare tutto.
Cominci a battermi forte il cuore, non riuscivo quasi a respirare. Le dissi in un soffio:
- Parla, Marianna, per favore.
- Quelli che avete arrestato non sono gli stessi che hanno ammazzato Franco. Sono di unaltra
famiglia, una famiglia rivale.  vero che anche loro ce lavevano con lui. Lavevano incaricato di dare
una lezione a uno, e lui aveva fatto di testa sua. Li aveva messi nei casini, e quando voi siete arrivati a
Roma  stato peggio, perch lui la voleva ammazzare, ispettore. Era matto. Allora, attraverso un tipo
che ha fatto una soffiata, hanno convinto unaltra famiglia di camorra a farlo fuori. Come ci siano
riusciti non lo so, chiss chi si credevano di ammazzare. Per quelli che avete arrestato voi non
potranno mai dirvi chi  stato, e nemmeno per chi lavorava.
- E tu come lo sai?
- Il tipo che ha fatto la soffiata  mio amico.
-  stato arrestato?
- No.
- Molto bene, Marianna, molto bene. Dimmi come si chiama.
Lei si mise a ridere.
- No, ispettore, questo non glielo dico. E nemmeno chi sono quelli della famiglia rivale.
- Ce n pi di una?
Rise di nuovo.
- Lei non ne sa niente di queste cose, ispettore. Ma i suoi colleghi italiani qualcosa ne
capiscono. Chieda a loro se hanno mai pensato ad altre famiglie per non dica che glielho detto io.
Dica che le  venuto in mente cos, perch vedeva che io non parlavo. Lei gli d un aiuto, e non mi fa
interrogare tante volte.
- Ma perch non dici questi nomi e ti liberi una volta per tutte? Far in modo che non ti
interroghino pi.
- Cosa vuole? Che mi trovino morta in cella uno di questi giorni? No, ispettore. E voglio che
capisca bene una cosa: io non dir mai quei nomi, non parler mai.  chiaro?
- Va bene, ma se dovessi cambiare idea...
- Che idea vuole che cambi? Non mi ha nemmeno detto se mi protegge dai suoi colleghi.
Abbassai gli occhi e dissi:
- Va bene. Non riferir quel che mi hai detto adesso. Lo suggerir soltanto, come se fosse una
mia intuizione.  questo che vuoi?
- S. Grazie. Lei  gentile, veramente. Le  servito quello che le ho detto?
- Credo di s.
Uscii con un lieve capogiro e con la sensazione di essermi macchiata di un delitto. Eppure,
avevo dato la mia parola. Ma avevo chiarito un punto cruciale per le indagini: la camorra aveva
mandato Catania in Spagna, e lo aveva profumatamente pagato. Quello che avevo promesso di tacere,
non aveva a che fare con il mio caso. E non cera nulla di preciso in quanto mi aveva rivelato
Marianna. Mi sentii libera da ogni colpa, anche quando rividi Abate fuori dalla porta.
- Ti ha detto qualcosa di interessante?
- S, pare che qualcuno abbia mandato Catania in Spagna giusto cinque anni fa. Di a Torrisi
che insista.
- Se lhanno mandato a uccidere Sigun, non apriranno bocca. Sanno che non abbiamo prove
per inchiodarli.
- Forse quelle potr darvele io.
- Lo spero. Hai tempo per un aperitivo?
Accettai. Mentre ci versavano il vino bianco, Maurizio Abate mi fiss intensamente. Capii che
nel giro di pochi secondi avrebbe avviato una conversazione che preferivo evitare. Non mi sbagliai.
- Be, Petra, penso che questa sera potremmo dedicarla ad andare a cena noi due... - fece una
pausa dalla durata significativa e continu, - e poi a dirci addio nel modo migliore.
- No - gli risposi delicatamente, e sorrisi.
- Forse ho fatto qualcosa che... Senza volerlo...
- No.  stato tutto perfetto.
- E allora? Un attacco di senso di colpa coniugale?
- Vedi, Maurizio, i gorilla si danno al sesso quando ne hanno il desiderio, e ne godono
moltissimo, per... a volte si tratta di un desiderio fugace che non si ripresenta pi.
- Ma anche i gorilla hanno dei sentimenti.
- Quelli che ho conosciuto io, no.
Si mise a ridere e mi guard divertito.
- Petra Delicado, sei fantastica! Ci mancava solo che mi tenessi una conferenza in stile National
Geographic sulla vita dei gorilla. Brindo alla tua intelligenza!
Alz il bicchiere e io lo imitai. Dopo il sorsetto rituale, disse:
- Questo sar il mio addio.
Si alz in piedi, mi prese la testa tra le mani e mi baci castamente sulla fronte. Poi disse, in
preda a grande entusiasmo:
- Chiamiamo Stefano Torrisi e sua moglie, cos usciamo a cena tutti e quattro!
- Chiama anche Gabriella.
Fu unidea fantastica perch la cena fu un successo. Torrisi ordin un vino straordinario e
chiacchierammo a ruota libera di ogni cosa immaginabile. In mezzo a quei discorsi riuscii a infilare
anche il suggerimento di Marianna, e quel che mi disse il commissario mi tranquillizz:
- S, certo, ci abbiamo pensato. Pu anche essere stata unaltra famiglia camorrista a uccidere
Catania, ma non si preoccupi, Petra. Se  cos, ci arriveremo.
Il fatto che ne fosse cos sicuro bast a placare la mia coscienza. In fondo quella era una
diramazione del caso che non spettava a me risolvere. Poi ne approfittai per chiedere a Torrisi come
venissero pagati i delitti commissionati dalla camorra. Se fosse frequente un pagamento in dollari.
- Be, dipende da dove si effettua il pagamento. Normalmente si usa la valuta del paese, per
destare meno sospetti e perch  meno tracciabile.
Da quel momento in poi, decisi di non pensare pi al lavoro, almeno per quella sera, e di
godermi la cena in compagnia. Mi sentivo tra amici. Lieta e leggera come una ragazzina in gita
scolastica. Credo che ne avessi bisogno.
Era ormai molto tardi quando mi accompagnarono allaeroporto. Presi un volo charter notturno
in cui la polizia italiana era riuscita a trovarmi un posto. In aereo, malgrado fossi stanchissima e
intontita dal buon vino, non riuscii a prendere veramente sonno. Caddi in una specie di dormiveglia nel
quale mi si presentavano immagini su cui non ero in grado di soffermarmi. Vedevo dollari che
volavano nel cielo insieme allaereo, come uccelli che mi accompagnavano in quel viaggio nel buio.
Marcos si prese un bello spavento quando mi sent entrare in casa. Non mi aspettava. Ne fu
felice, ma poi si mise a coprirmi di rimproveri per lintensit del mio lavoro.
- Non mi dirai che domani sei gi in commissariato? Stai tenendo un ritmo impossibile, non
siamo pi cos giovani.
Su questultimo punto aveva ragione: mi sentivo come se avessi compiuto centanni. Andammo
subito a letto. Distesa con gli occhi socchiusi, lo guardai mentre si infilava il pigiama. Trovai che era
attraente. Ero cos esausta che pensavo di non chiudere occhio per tutta la notte, ma la vicinanza del
suo corpo e il calore che emanava finirono per farmi sprofondare nel sonno. Prima di crollare, gli
chiesi:
- Marcos, tu credi che tutte le famiglie nascondano una palude infetta?
- Ma che cazzate dici! - lo sentii esclamare tra gli effluvi del sonno, e quellesclamazione
volgare, cos insolita per lui, mi fece perdere definitivamente conoscenza.
Al risveglio, purtroppo, sapevo chi ero, dovero e dove dovevo andare. Ma rimasi per qualche
minuto ad ascoltare lacqua della doccia che scorreva nel bagno. Riflettevo. Quando desideravo entrare
in polizia mi ero fatta unidea romantica di quel lavoro. Ma a differenza di altri miei compagni di corso,
io non sognavo di indossare una bella divisa e combattere il male, no. Io fantasticavo sui metodi
investigativi. Credevo che le indagini fossero un gioco intellettuale di straordinaria sottigliezza:
congetturare, dedurre, completare il rompicapo... Poi avevo sbattuto il naso contro la dura realt e
avevo capito che quegli stessi metodi che servono a far affiorare la verit non bastano a far affiorare le
prove. Ma senza prove, non c niente da fare. Ed  l, in questa piccola dicotomia, che si perdono larte
e la classe del nostro mestiere. Ma un poliziotto non  un artista, o non solo questo, e non ha neppure
lobbligo di essere una persona esemplare. Era giunto il momento di non guardare pi in faccia
nessuno.
Andai in cerca di Garzn appena misi piede in commissariato. E vedendolo immerso nelle
profondit del suo computer, ordinai:
- Non so cosa diavolo stia facendo, ma qualunque cosa sia, lasci perdere e venga da me
immediatamente.
- Santo Dio, che apparizione! N buongiorno n buonasera! Potrebbe almeno raccontarmi come
 andata a Roma.
- Lasciamo perdere la cortesia, Garzn, e apra bene le orecchie: voglio che mi scopra tutti i voli
che ha fatto Elisa Sigun da New York da cinque anni a questa parte, con le date precise.
Incass la testa fra le spalle come se avesse ricevuto una mazzata sul cocuzzolo. Rimase l,
cercando di dare un senso a quello che aveva appena sentito.
- Posso chiedere perch?
- Catania ha ucciso cinque anni fa, e il compenso lha ricevuto in dollari.
- Il dollaro  una moneta comunissima, come leuro.
- Certo, Fermn. Ma in Europa circolano gli euro, e se Catania  stato pagato in dollari, ci sar
stata una ragione. Per esempio, che il contante fosse nero e non si potesse versare in banca.
- S, ma Elisa...
-  una congettura, unintuizione.
- Non mi entusiasma troppo, se devo essere sincero.
- E chi ha parlato di entusiasmo? Se devo pensare a cosa entusiasma me, stiamo freschi,
Garzn. Per dobbiamo muoverci, dobbiamo rischiare, forza, marsch!
Lui spense il computer e si alz. Mi chiese, scuotendo la testa perplesso:
- E lei crede che le compagnie aeree conservino i dati dei viaggiatori per tutto questo tempo?
- Non ne ho idea, credevo lo sapesse lei.
- Non  mia abitudine occuparmi di indagini di questa portata: viaggi internazionali, jet set,
camorra napoletana...
- Be, ha fatto un salto di qualit, quindi la smetta di fare storie e si arrangi come pu.
Me ne andai nel mio ufficio di corsa. Feci venire Domnguez e gli ordinai di trovarmi Nuria
Sigun per un nuovo interrogatorio. Visto il mio tono, obbed senza battere ciglio. Presi il telefono e
chiamai Rosala Pieiro, la vedova. Fu sorpresa di sentirmi:
- Ispettore Delicado! Avete scoperto...?
- Ci stiamo arrivando - la bloccai. - Signora, mi ascolti bene: lei ha chiesto al giudice di
riaprire il caso di suo marito, e ha parlato di una specie di istinto...
- Non  stato un istinto - mi interruppe. -  stata una sensazione, un disagio. Quando ho deciso
di tornare in Galizia ho avuto limpressione di lasciare in sospeso qualcosa.
- Capisco; ma a darle questa sensazione, ci sar pur stato qualche particolare, qualcosa che ha
colto...
- Se ci fosse stato qualcosa di importante glielo avrei detto.
- Non mi riferisco a nulla di importante. Ma a piccole osservazioni, sfumature, tensioni forse
allinterno della famiglia di suo marito.
Rimase in silenzio. Dopo parecchi secondi, in un tono che cercava di togliere importanza a
quello che stava dicendo, continu:
- Be, le sembrer assurdo, ma a volte mi  parso di cogliere certi conciliaboli tra le figlie di
Adolfo che... non so se devo dirlo.
- Lo dica.
- Una volta, dopo la scomparsa di mio marito, Nuria ed Elisa stavano parlando nel suo studio, e
quando sono entrata io, si sono zittite. Allora mi sono accorta che Nuria era arrossita fino alla radice dei
capelli, e mi  parso strano, perch Nuria  una donna che non manifesta quasi mai le sue emozioni.
-  vero, lo so. Forse avrebbe dovuto dirmelo quando mi sono state affidate le indagini.
- Ah, no! - rispose decisa. - Che cosa avreste pensato di una vedova che segna a dito le figlie di
suo marito? Avreste creduto alle fantasie di una matrigna? No di certo! Si tratta di omicidio, non di
cose da prendere alla leggera.
- Lei  una donna per bene, Rosala.
- Ma non mi  andata molto bene, come vede.
- Si  sbagliata nella scelta della persona da sposare, ma questa  una cosa che capita a molti.
- Dovr venire a Barcellona per deporre?
- Quando si terr il processo dovr venire. Cos, fra le altre cose, rivedr il giudice Muro, che
mi pare si sia invaghito di lei.
-  un uomo molto piacevole.
- Torni, allora, e si faccia sposare da lui! A lei piacciono gli uomini di una certa et.
- Ma  diventata matta, ispettore?
Dopo aver riattaccato doveva essere rimasta a rimuginare per un bel pezzo sul mio strano
suggerimento. Molto comprensibile: a volte dico cose che non dovrei dire, ma se le parole volano,
perch stare in silenzio?
Uscii dal mio ufficio e mi avviai verso la macchina del caff. Ero decisa ad accontentarmi, non
mi andava di andare al bar. Non avrei sopportato di ritrovarmi tra la gente, di espormi a voci e rumori,
rischiando di perdere lo speciale stato di chiaroveggenza in cui mi trovavo. Dice il manuale del perfetto
poliziotto che lavorare in simili condizioni  fatale per qualunque indagine. Il senso di onnipotenza che
d un presentimento pu spingerti a insistere su un errore fino ad allontanarti dalla giusta via. Ma io me
ne fregavo, ero ispirata e avrei seguito lappello della mia ispirazione. Avrei rinunciato al pranzo. Ero
consapevole che il particolare stato mentale in cui mi trovavo si doveva in parte alla mancanza di
sonno. Ma  noto che i mistici giungevano allestasi grazie al digiuno e alle mortificazioni corporali. Io,
per quel che mi proponevo di fare, avevo bisogno di unestasi da elefante.
21
Nuria Sigun aveva pagato laltissima cauzione imposta dal giudice. Il suo complice, Rafael
Sierra, che non era altrettanto ricco, era ancora in custodia. Decisi, in quelloccasione, di cambiare
strategia. Non lavrei fatta venire in commissariato, ma in un bar. In modo che linterrogatorio non si
svolgesse nel solito modo. In ogni caso, farle il terzo grado si era rivelato inutile, lei reggeva bene
qualunque cosa. Quindi basta con le regole. O lasciavo entrare un po di immaginazione in quel bosco
impenetrabile, o non ne saremmo mai pi usciti. Certo che... la legge e limmaginazione sono sempre
andate poco daccordo.
Le avevo dato appuntamento in un posto molto chic: eleganza, distinzione e una clientela
composta per lo pi di anziani signori molto ben vestiti impegnati a sorseggiare i loro caffellatte e a
leggere giornali di destra. Come sempre, non avevo capito, udendo la sua voce al telefono, se la
proposta di quellincontro lavesse sorpresa. Si era limitata a dire con voce neutra che sarebbe stata
puntuale.
Prima di uscire ricevetti una chiamata di Garzn dallaeroporto di El Prat. Quel che voleva
trasmettermi era pi un dubbio che uninformazione:
- Ispettore, le cose stanno cos: le compagnie che volano tra gli Stati Uniti e la Spagna sono:
American Airlines, US Airways, Continental, Iberia e Air Europa. Quelle europee conservano i dati dei
passeggeri per soli tre anni. Quelle americane li tengono per tre anni e sei mesi. Per dallattentato alle
Torri Gemelle c una banca dati generale che riguarda tutti i voli negli ultimi otto anni.  a
disposizione della polizia dei diversi paesi, ma solo in caso di sospetti di terrorismo.
- Benissimo, e allora?
- Be, stavo pensando che magari, visto che vedeva la Sigun, poteva chiederle con quale
compagnia viaggia di solito sua sorella.
- Neanche per idea! Non posso chiederglielo.
- Consultare tutte le compagnie mi prender un mucchio di tempo. Non vorrei venir vecchio qui
a El Prat.
- La avviso io quando scatta la pensione. Comunque, visto quel che intendo fare, le conviene
starsene lontano per un po.
- Santo Dio, ispettore, non mi faccia spaventare! Cosha in mente di fare?
- Lavorare! E se sto qui a parlare con lei, non ci riesco!
- E va bene, oggi siamo in vena di misteri. Ma mi dica come me la cavo con le compagnie
aeree.
- Non la capisco.
- Nel nostro caso, sospetti di terrorismo non ce ne sono.
- Dio santo, viceispettore, mi sembra un bambino di due anni! Dica che abbiamo a che fare con
un Unabomber che ha messo la dinamite nellacquedotto di Segovia! Tanto dubito che sappiano dov
Segovia.
- Maledizione, ispettore Delicado, ci sono volte che non sopporto di essere in squadra con lei!
- C altro, viceispettore? Qualche altra lamentela, imprecazione o improperio?
- No, per oggi va bene cos.
- E allora vada al diavolo finch non sa qualcosa di preciso.
Dopo aver riattaccato mi venne da ridere. Adoravo la maleducazione ammessa nel nostro
lavoro! Mi faceva sentire libera e alata come un uccello.
Nuria Sigun si present puntuale come un orologio. Vestiva un impeccabile tailleur beige
accompagnato da una borsa firmata perfettamente in tono per stile e colore. La cura che aveva messo
nel trucco non bastava per a dissimulare le occhiaie profonde e il pallore. Non doveva aver dormito
molto bene in quelle ultime notti.
- Non la stupisce che le abbia dato appuntamento qui?
Lei si strinse nelle spalle con la consueta smorfietta di superiorit.
- Ispettore, le sarei grata se risolvessimo la cosa al pi presto. Vado di fretta.
- Ha scelto molto bene lespressione, signora Sigun. Mi sarebbe grata. Se avesse usato il verbo
chiedere, sarebbe stato diverso. Dubito che lei sia nelle condizioni di chiedere nulla.
Sospir e alz gli occhi al cielo. Poi si volt verso di me con un terribile sorriso da maschera
cinese.
- Sono a sua completa disposizione. Dica pure.
Si avvicin un cameriere di et considerevole a prendere lordinazione. Fummo daccordo su un
t. Un lustrascarpe, forse lunico sopravvissuto in tutta Barcellona, ci offr i suoi servigi. Fummo di
nuovo daccordo nel declinare cortesemente. Quando non ci fu pi nessuno attorno, la guardai negli
occhi e dissi:
- Io so chi ha ucciso Adolfo Sigun.
- S, anchio lo so, lho sempre saputo.
- Sua sorella Elisa pag un sicario italiano perch uccidesse vostro padre.
Lei non cambi espressione. Al tavolo da poker non doveva avere rivali. Continuai con perfetta
calma:
- Sono sicura che lei fosse sua complice. La sola cosa di cui non sono sicura  se ne fosse al
corrente anche vostra sorella, la pi giovane.
- Per favore, ispettore! Una volta credevo che la polizia di questo paese si fosse evoluta! Che
avesse mezzi e preparazione!
- E adesso non le pare pi cos?
- Non mi faccia dire cose che non sto dicendo.
- Niente di pi lontano dalla mia intenzione. Quello che voglio  che lei mi ascolti. Ieri notte
sono tornata da Roma dove ho interrogato diverse persone legate alla camorra. Ebbene, una di queste
mi ha parlato di sua sorella. Mi ha detto che la signora era venuta da New York in due occasioni per il
pagamento in contanti del sicario che aveva ucciso suo padre.
- Ma andiamo, ispettore, non dica sciocchezze!
Cominciava a essere nervosa, guardava in tutte le direzioni, e non riusciva a fermare il tremito
della mano. Continuai nello stesso tono spassionato.
- Le due date che quella persona mi ha fornito coincidono, nel primo caso, con lassassinio di
Abelardo Quiones, due mesi dopo la morte di suo padre. Laltra  pi recente, e corrisponde
allassassinio di Julieta Lpez in Andalusia. Abbiamo verificato le liste dimbarco delle compagnie
aeree ed effettivamente risulta che sua sorella atterr in Spagna entrambe le volte. E il sicario fu pagato
in dollari, ancora non conosco la somma esatta. Vuole altri dettagli?
- Che cosa centra tutto questo con me?
- La sua complicit era assolutamente necessaria, Nuria. Mi dica lei come sua sorella Elisa, una
psicologa che vive a New York, poteva entrare in contatto con un italiano legato alla camorra. No, mia
cara, i contatti li aveva lei, e loperazione lavete decisa insieme. I camorristi con cui era in affari non
hanno voluto vedersi coinvolti nella questione e le hanno fornito il nome di un sicario: Franco Catania.
- Chiacchiere! - esclam, ma era arrossita fino alla radice dei capelli, come Rosala Pieiro mi
aveva descritto molto bene.
- S, ha ragione, tutte chiacchiere, solo che quando verr emesso un mandato darresto
internazionale per sua sorella, le chiacchiere saranno un po meno, perch ci penser lei a tirarla dentro.
O forse crede che si addosser da sola tutta la colpa?
Scatt, furibonda:
- Se pensa che con questo vecchio trucco io possa incriminare mia sorella, contro la quale non
c la minima prova, lei si sbaglia. Con chi crede di avere a che fare, con degli ignoranti che potete
raggirare come volete?
In quel momento ebbi davvero paura, pensai che il gioco fosse finito. Ma ci provai ancora.
- Signora Sigun, lei  una donna di classe. Lo so, so con chi sto parlando. Ma forse lei non sa
chi sono io, e forse neppure io stessa lho mai saputo fino a questo momento. Le parler con assoluta
sincerit: sono andata io a Roma, non  venuto nessun collega con me. Ho fatto io gli interrogatori,
senza testimoni, e non ho parlato con nessuno dei risultati, n ho scritto alcun verbale che possa
incriminare sua sorella. Le informazioni che le riferisco sono solo nella mia mente. E se vuole, possono
restarci per sempre.
- E la polizia italiana non sta lavorando nella stessa direzione?
- La polizia italiana, cos come i miei superiori qui in Spagna, si occupano solo dellargomento
del giorno: gli affari della camorra a Barcellona. A loro non interessa altro. Sono in grande agitazione
per questo. Ho dovuto chiedere personalmente una proroga per poter completare le indagini, altrimenti
il caso sarebbe gi chiuso. Sembra che lassassinio di suo padre interessi soltanto a me. Basta che io
ammetta di non essere arrivata da nessuna parte, e il fascicolo verr di nuovo archiviato con un nulla di
fatto.
Aveva smesso di guardarmi. I suoi occhi adesso fissavano un punto sul pavimento. Aveva le
guance accese, il naso leggermente umido di sudore.
- E lei che cosa ci guadagna?
- Centomila euro, non uno di meno n uno di pi. Non  una somma eccessiva, niente che lei
non possa affrontare. A me non cambierebbe la vita, ma mi permetterebbe di togliermi certi capricci
che con il mio stipendio mi sono preclusi. Non pensi che io sia abituata a proporre accordi di questo
tipo, anzi, non lho mai fatto. Forse perch non mi si  mai presentata unoccasione meno rischiosa. Lo
considerer un peccatuccio isolato, un piccolo cedimento. Che ne dice?
- Come faccio a fidarmi di lei? Una volta concluso laffare... pu rivelare quello che sa.
- Certo, ma lei pu denunciarmi ai miei superiori, e le assicuro che se venisse fuori uno
scambio di favori tra me e lei, non ne uscirei molto bene. Ah, dimenticavo: i biglietti, di piccolo taglio.
La transazione dovr avvenire domani stesso.
- Non so se mi sar possibile, si tratta di una somma considerevole.
- Lei ha molti contatti, Nuria, glielo ricordo.
- Ci prover. In questo stesso bar?
- No, al Samoa. Qui possono averci visto e preferirei non tornarci. Alle undici del mattino. Ah,
e se mai dovesse venirle la balzana idea di mandarmi quel minus habens del suo avvocato, consideri
pure annullato tutto il piano.
- Lei  una serpe velenosa.
- Detto da chi ha fatto uccidere il proprio padre, lo ritengo un complimento.
- Lidea non era venuta a me!
- Non importa. La aspetto domattina.  stato un piacere. Rimanga altri cinque minuti prima di
andarsene, non esca con me.
Mi alzai e raggiunsi la porta del bar. Ebbi un capogiro, quasi barcollai. Vidi un autobus che si
fermava sulla Diagonal e lo presi senza neppure sapere dove andava. Avevo bisogno di sedermi, la
tensione minacciava di farmi cadere a terra. Nel giro di qualche fermata mi rasserenai, scesi e presi un
taxi per tornare in commissariato. L Garzn mi venne subito incontro:
- Ispettore... grande notizia! Elisa Sigun  venuta in Spagna con American Airlines proprio nei
giorni in cui  stata uccisa Julieta Lpez. Per quanto riguarda cinque anni fa, non hanno voluto fare le
ricerche. Pensi che glielho detto del terrorista segoviano! Che figura mi ha fatto fare.
- Bene - approvai. - Un indizio in pi.
Poi gli feci cenno di sedersi e, abbassando la voce, gli raccontai del mio incontro segreto con
Nuria. Rimase a bocca aperta.
- Lei  peggio di Mata Hari!
- Bisogna giocare forte per stanare quella donna dagli Stati Uniti.
- E lo dir a Coronas?
- Ci pu giurare. E anche al giudice Muro! Ho bisogno che domani la becchino con i soldi in
borsetta. Lei verr con loro, Fermn.
- Ma pu finir male per lei, Petra. Ha nascosto delle informazioni ottenute in Italia. E poi,
tendere un tranello a unindiziata  un procedimento irregolare. Lo sa che da un po di tempo a questa
parte nessuno  disposto a chiudere un occhio. Rischia una sanzione!
-  un rischio che corro volentieri. Voglio una confessione, e prove incontrovertibili.
Naturalmente dir che lofferta di denaro  partita da lei. Vedremo che succede.
Lui si lisci i baffi, ormai pi bianchi che grigi, con crescente convinzione. Poi moll un pugno
sul tavolo:
- Lei  un genio, ispettore! Basta con le cazzate! Si fa come ai vecchi tempi e fine del discorso.
Porcaccia la miseria! Sono pi agitato di un budino! Stiamo per cantar vittoria: il caso  chiuso!
- Abbassi la voce e si calmi. Speriamo che tutto vada come deve.
- Non pu andare storto, porca la...
- E non bestemmi, Garzn! Devo parlare col commissario e stasera ho tutta la famiglia a cena,
entrambe attivit rispettabili che si confanno a una donna per bene e timorata come me.
- Santa verit, Petra. Lei  pi rispettabile di Dio e del papa messi insieme.
Mi diressi verso lufficio del commissario incrociando le dita. Era cominciato il conto alla
rovescia.
Quella sera i figli di Marcos erano tutti da noi, a cena e a dormire. Questo da una parte
rappresentava un vantaggio, perch mi avrebbe impedito di pensare a quel che stava per succedere, ma
dallaltra avrebbe disperso la mia attenzione, mi avrebbe impedito di entrare nello stato di
concentrazione zen necessario per lasciare semplicemente che il tempo passasse. Ma non potevo
scegliere. Quindi, quando arrivai a casa e trovai Hugo, Teo e Marina nel soggiorno, sorrisi, chiacchierai
con loro e andai in cucina pronta a fare il mio dovere. Aprendo il frigorifero mi accorsi con orrore che
la donna di servizio aveva previsto una cena dietetica a base di verdure bollite. I figli di Marcos sono
disciplinati, in genere, e hanno sopportato migliaia di volte i nostri discorsi sullimportanza di una
corretta alimentazione. Solo che ogni volta che la benedetta verdura bollita veniva portata in tavola,
Hugo la copriva di maionese, Marina la riduceva a una pappetta inguardabile e Teo si lanciava in
interminabili polemiche.
I ragazzi sono rituali, e cos quella serata vegetariana non fu diversa dalle altre, solo che io non
ero dellumore, mi sentivo estranea e distante, incapace di immettere un po di vivacit nella routine.
Marcos non era di grande aiuto; si era alzato molto presto e mangiava in un silenzio monastico.
- Avete qualcosa che non va? - chiese Hugo allimprovviso.
- No, cosa diavolo dobbiamo avere? - rispose suo padre infilandosi in bocca un mezzo carciofo
con totale disinvoltura.
- Ve ne state cos zitti...
- Lavoriamo molto tutti e due - mi vidi costretta a interloquire.
- La professoressa di scienze ci ha spiegato che come ci sono le dipendenze dalle droghe o
dallalcol, c anche la dipendenza dal lavoro - disse Teo con convinzione.
- Mangia e taci - rispose Marcos con unespressione di autoritarismo paterno che mi costern.
- Non  il nostro caso, ve lo assicuro. Il fatto  che a volte le cose si complicano e... - lasciai in
sospeso la mia astrusa spiegazione.
- State per divorziare? - intervenne la vocetta di Marina. I due gemelli scoppiarono a ridere
dimenandosi sulle sedie. La bambina si arrabbi e un fagiolino part dal suo piatto in direzione della
testa di Hugo. Questi si mise a urlare:
- Smettila, scema, che mi sono lavato i capelli!
- Oh, Dio, non gli toccate i capelli che muore! - mugol Teo per prenderlo in giro.
- Basta! - rugg Marcos dando un pugno sul tavolo che fece saltare i piatti. I bambini lo
guardarono inorriditi, e anchio.
- Sono stufo! Venite in questa casa e vi comportate come animali del circo! Siete incapaci di
stare a tavola chiacchierando amichevolmente! Non rispettate mai i nostri stati danimo e il nostro
modo di essere! Mi avete stancato, vado a letto.
Si alz, port in cucina il suo piatto e spar. Restammo tutti pietrificati, ma subito riprendemmo
la masticazione, meccanica e silenziosa, da ruminanti.
- Lha presa malissimo - disse Teo.
- S, per ha ragione. Veniamo una sera alla settimana e facciamo casino a tavola - obiett suo
fratello.
- Ma non  stato poi cos grave, no, Petra? - volle tirarmi dalla sua parte Teo. Pensai che la
cosa migliore fosse non dare tanta importanza allincidente.
- Be, non siete stati precisamente simpaticissimi, questa sera, ma vostro padre ha avuto una
giornata dura e ha reagito cos.
- E tu non hai avuto una giornata dura? - chiese Teo, tanto per mettere in cattiva luce suo
padre.
- S, ma io mi sfogo prendendomela con i delinquenti in commissariato.
Ero riuscita a farli ridere, tranne Marina, che continuava a mangiare le sue verdure schiacciate
con il viso privo di espressione. Finimmo la cena con una certa tranquillit. Poi i ragazzi, in perfetto
ordine, sparecchiarono la tavola e andarono a letto. Stavo mettendo i piatti nella lavastoviglie quando
comparve Marina, in pigiama, che mi guard attentamente e mi chiese:
- Davvero, divorziate?
Mi asciugai le mani con uno strofinaccio e mi misi davanti a lei.
- Ti sei proprio fissata, eh?
- Quando pap e mamma stavano per divorziare era sempre cos: tutti dovevano stare zitti a
tavola.
Capii che era angosciata. La attirai verso di me, mi misi con la faccia allaltezza della sua.
- No, non stiamo per divorziare, e non sta succedendo niente di brutto. Tuo padre era molto
stanco, ha avuto una giornata dura. Non siete abituati a vederlo arrabbiato, per questo vi spaventate
quando lo fa. Ma domani sar tutto come sempre, vedrai. Comunque, ogni tanto ha il diritto di essere
pi intransigente.
- Cosa vuol dire intransigente?
- Rompiballe.
- Gi. E questo fine settimana siamo da voi, vero, Petra?
- Ma certo.
- Ci comporteremo bene. Io non glieli butto pi i fagiolini a Hugo.
- Sarebbe stato peggio se avessimo mangiato lagnello. Le ossa sono dure.
Lei rise e usc dalla cucina con quei saltelli spensierati e gentili che fanno sempre le bambine.
Finii di rassettare e salii in camera da letto. Marcos stava leggendo. Mi chiese:
- Credi che abbia esagerato?
- Be, non sei stato proprio carinissimo, ma immagino tu abbia avuto una giornata dura -
applicai la formula gi sperimentata per non dover pensare.
- Anche tu avrai avuto una giornata dura, ma non ti sei messa a urlare.
- S, per io mi sfogo in commissariato prendendomela con i delinquenti - ripetei, incantata dal
dj-vu. Marcos rise, ma poi riprese, ancora arrabbiato:
- Sono dei rompiscatole! Non si pu mai stare tranquillamente a tavola. E poi Marina che si
mette a lanciare fagiolini per aria!
- Sarebbe stato peggio se avessimo mangiato agnello, le ossa sono dure.
Lui rise e mi abbracci. Ero felice. Con il minimo di immaginazione e di sforzo mentale ero
riuscita a pacificare gli animi di tutti. E come mi piaceva quel ruolo! Era cos diverso da quello di
poliziotto, dove mi toccava sempre fare la dura, attaccare e difendermi da tutti. Ringraziai di essere
sposata con un uomo che portava in casa tre bambini rompiscatole con cui potermi mostrare deliziosa.
Il mattino dopo, purtroppo, ogni delizia era svanita. Bevvi un caff in piedi mentre i bambini
cercavano loccorrente per fare colazione senza trovarlo. Prima che mi chiedessero doverano i biscotti,
dopo avermi chiesto dovera il latte e dovera lo zucchero, mandai un bacio al volo e scappai a tutta
velocit. Feci colazione al bar allangolo, assaporando il mio croissant e la pace della completa
solitudine. Non era ancora giunto il momento per il nervosismo, quello sarebbe venuto dopo.
In commissariato, tutto era gi pronto. Il giudice Muro aveva accettato di unirsi alla nostra
squadra ed era disposto a considerare la presenza di Nuria, con la sua valigetta di banconote, come
prova del ruolo di mandanti delle due sorelle Sigun nellassassinio del padre. Coronas non voleva
perdersi lo spettacolo e venne con noi. Avevamo parlato con il proprietario del caff assicurandogli che
tutto si sarebbe svolto con la massima discrezione. Lui ci offr il suo piccolo ufficio per lattesa. Il
piano era semplice. Io avrei avuto in tasca il cellulare. Appena ricevuti i centomila euro, avrei fatto uno
squillo a Garzn, e subito sarebbero comparsi tutti e tre.
Loro partirono prima di me. Io rimasi seduta nel mio ufficio ad aspettare lo scoccare dellora.
Di colpo avevo limpressione che tutto fosse stato troppo facile per poter riuscire. Eppure non era cos,
da troppo tempo stavamo dando la caccia alle prede senza trovare altro che ostacoli sul nostro
cammino: viaggi, morti ammazzati, interrogatori sfibranti, indizi poco affidabili... solo lallusione ai
dollari da parte di Marianna Mazzullo ci aveva messi sulla pista definitiva. E adesso Nuria Sigun
avrebbe firmato la sentenza di colpevolezza per s e per la sorella. Eppure, anche in quel momento,
continuavo a non capire quali motivi potesse avere avuto Elisa Sigun per commettere quel crimine.
Capivo quelli di Nuria, pi che evidenti: evitava la rovina dellazienda di famiglia alla quale aveva
sempre desiderato dedicarsi, ed ereditava i sostanziosi affari di suo padre con la camorra. Ma Elisa? Il
denaro non era il suo movente. Ma lodio? Lodio pu essere sufficiente quando da anni si  messo un
oceano tra s e lessere odiato? Smisi di pensare, mi venne addirittura sonno. Con piacere mi sarei
raggomitolata sulle piastrelle del mio ufficio per un sonnellino. Se il piano fosse fallito, se Nuria
Sigun non fosse comparsa o si fosse tirata indietro, saremmo rimasti con un pugno di mosche. Altro
che sentenza di colpevolezza. Saremmo tornati agli interrogatori eterni che non portavano a nulla, e a
un rifiuto da parte del giudice di incriminare Elisa Sigun. Fui presa da uno scoraggiamento che mi
sforzai di superare. Erano le dieci e mezzo e dovevo andare. Misi limpermeabile e uscii.
Laria era fresca, piacevole, accarezzava il viso. Camminai per una decina di minuti, comprai
un giornale. Poi presi un taxi che mi lasci davanti al Samoa. Entrai. Qualche cliente faceva
tranquillamente uno spuntino di met mattina: dirigenti in pausa, signore eleganti con le borse dello
shopping... Mi sedetti a un tavolo discreto. Mancava un quarto dora alla comparsa, o scomparsa, di
Nuria Sigun. Ordinai un t. Cercai di concentrarmi nella lettura del giornale senza riuscirci per un solo
istante. Non dubitavo della colpevolezza delle due sorelle, eppure mi sentivo come Giuda dopo lultima
cena. Alle undici meno cinque la vidi entrare nel locale. Portava un abito a giacca color rosa cipria,
foulard intonato e scarpe col tacco basso. In una mano, la borsetta. Nellaltra, una valigetta di cartone
di quelle che vendono nelle cartolerie. La pos sul tavolo, ordin un caff, e solo quando il cameriere
lebbe portato cominci a parlare:
- Qui dentro c quello che mi ha chiesto. Tutto. Immagino si fidi e non le venga in mente di
contarlo.
- Crede che sia impazzita? Dar solo unocchiata.
Presi la valigetta in grembo, la aprii. Dentro cerano i biglietti, sistemati in bellordine. Pensai
che se davvero fossero stati per me, in quel momento sarei rimasta completamente paralizzata dal
panico. Infilai la mano nella tasca dellimpermeabile e premetti il tasto di chiamata del cellulare.
Qualcosa, nellespressione del mio volto, per impercettibile che fosse, avvert dellinganno la Sigun,
che mi guard con lavversione dolorosa di chi si scopre tradito. Non fu troppo sorpresa quando vide i
tre uomini circondare il nostro tavolo. Fu Coronas a pronunciare la formula di rito:
- Venga con noi in commissariato, per favore.
Allora, improvvisamente, quella donna di ferro divenne di cristallo e, abbassando la testa, si
mise a piangere. L, in quel luogo pubblico e borghese, dove poteva vederla chiunque, con il suo
elegante vestito da signora della Barcellona bene, Nuria Sigun croll per la prima volta.
- Mia sorella Elisa non centra niente - disse a voce bassissima. - Sono stata io a far uccidere
mio padre. Io sono la sola responsabile.
Coronas ripet:
- Venga in commissariato, per favore. L potr parlare.
Lei piangeva e parlava, parlava e piangeva, spandendo lacrime e parole perfettamente inutili.
Non faceva che dire la stessa cosa: - Non  stata mia sorella, sono stata io -. Nessuno riusciva a farla
smettere, n Coronas, n il giudice, n Garzn e nemmeno io. Ma naturalmente il suo mantra non
convinse nessuno. In considerazione di quel pianto sempre pi convulso, il giudice fece chiamare il
marito e uno psicologo, temendo una crisi nervosa. Naturalmente, il marito non comparve, e lo
psicologo consigli di portarla in un pronto soccorso dove potesse essere sedata. Vi fu condotta da due
agenti, sparendo cos alla nostra vista senza che dalla sua bocca fosse uscito altro che quella lamentosa
dichiarazione: - Non  stata mia sorella, sono stata io.
Tornammo in commissariato. Coronas, nervoso, scapp nel suo ufficio, ad avviare tutte le
pratiche per un arresto negli Stati Uniti. Il giudice Muro era tornato in tribunale con aria piuttosto
scossa: la partecipazione alla realt poliziesca dal vivo e in diretta sembrava essere stato un colpo
troppo forte per lui. Rimanemmo come sempre soli Garzn ed io, un po disorientati e inoperosi.
- Andiamo alla Jarra de Oro? - fu la sola iniziativa che venne in mente al mio collega. Io,
ovviamente, accettai.
Il bar era pieno di gente. Sul banco erano esposte tortillas splendenti come soli, calamari fritti
su fresche foglie di lattuga, appetitosi spiedini di carne, insalate per tutti i gusti... Era lora di pranzo.
- Ci sfamiamo a forza di tapas o preferisce il menu?
- Non avevo pensato di mangiare.
- Mangiare non  un pensiero,  una necessit.
- Qualche tapa, allora.
Seduti a tavola, vedemmo arrivare le vivande ordinate da quellingordo del viceispettore. Io mi
concentrai sulla birra, fresca, stimolante, deliziosa. Poi sospirai, sentendomi pi in sintonia con il
mondo reale. Il mio collega aveva gi cominciato a decapitare gamberi con la foga di un Robespierre.
- Perch non assaggia queste delizie, Petra?
- Ho pochissimo appetito, in realt.
- E invece dovrebbe essere famelica... e felice! Finalmente il caso  risolto.
- Risolto? E chi  il colpevole? Nuria, Elisa, tutte e due? E Rafael Sierra?  complice? Oppure
sapeva e non ha fatto niente per impedirlo? Quanto al movente? Economico e basta? Che motivo
poteva avere Elisa per assassinare suo padre?
- Diamine, lo odiava! Cosaltro vuole? Non lo poteva sopportare!
- S, Garzn, anchio non sopportavo mia madre, e non mi  mai venuto in mente di toglierla di
mezzo.
- Ma se avesse avuto una sorella pronta a farla uccidere, magari ne avrebbe approfittato.
- Non dica sciocchezze! Sono convinta che  stata Elisa a organizzare tutto, a prendere contatti
con Catania e a pagarlo!
- Be, e allora ha gi risolto: una  colpevole e laltra complice. Il caso  chiuso. Adesso la cosa
riguarda il giudice.
- Nemmeno per sogno! Prima bisogna interrogare Elisa Sigun. Lei corre troppo. Si vede che
questo caso non le interessa. Prima si  messo a fare il turista, poi ha lavorato con poca convinzione.
Non ci si  messo di buzzo buono.
- Se vuole che le dica la verit, questo caso  una gran rottura di coglioni. Abbiamo lavorato
come schiavi dal principio alla fine e non abbiamo avuto altro che complicazioni. Abbiamo viaggiato,
collaborato con altri poliziotti, interrogato fino a non poterne pi, lei ha rischiato di farsi ammazzare...
e tutto per scoprire chi ha ammazzato uno stronzo cinque anni fa. Perch ormai sar chiarissimo anche
a lei che quel don Adolfo era un gran figlio di puttana.
- E la povera Julieta Lpez, allora? Siamo stati noi a indicare la strada allassassino,
glielabbiamo servita su un vassoio.
-  vero, anche se non era un angelo nemmeno lei. Quella era in mezzo alla malavita fino al
collo.
- Da quando spetta a noi giudicare?
- Ha ragione, diavolo, lo so! Per questa cosa delle indagini riaperte non mi  piaciuta per
niente. Speriamo non ci tocchi mai pi! A me, solo cadaveri freschi, quelli imbalsamati che li lascino ai
musei!
- Che asino!
- Non cos asino da sbafarmi tutti i gamberetti. Guardi, le ho lasciato la sua met. Vuole farmi il
favore di rimettersi in forze? Visto che mi sento generoso e mi preoccupo per lei, glieli sguscio io. Dio
non voglia che adesso entri qualcuno dei colleghi e mi veda pulire i gamberetti. Chiss cosa
penserebbero.
Si mise a sgusciarmi delicatamente ogni crostaceo e a depormelo sul piattino. Io, come una
principessa inappetente e capricciosa delle favole, li mangiai a piccoli morsetti indifferenti. Nessuno
sapeva proteggermi come Garzn. Alla fine, con uno sguardo daffetto, lo ringraziai.
22
Elisa Sigun, non solo non si oppose a venire a Barcellona, ma prese un aereo di propria
iniziativa prima ancora che gli agenti dellInterpol entrassero in azione. Credo che Coronas fu perfino
un po deluso da tanta facilit. Il lustro cosmopolita che stavano assumendo le indagini cominciava a
piacergli, in vista dellesposizione mediatica che ne sarebbe seguita. Nel frattempo Nuria fu trasferita
nel reparto psichiatrico del carcere. Era caduta in uno stato depressivo cos acuto che si temeva per la
sua incolumit. Un suicidio in cella non sarebbe convenuto a nessuno. Inizialmente credemmo che si
trattasse di pura simulazione, ma quando parlai con lo psichiatra che la seguiva capii che non era cos:
quella torre bionda e inespugnabile era completamente crollata. Contro il suo parere, insistetti per
vederla, promettendo che non lavrei turbata con domande o minacce. Il mio scopo era identico a
quello del discepolo Tommaso: vedere i segni dei chiodi, mettere il dito nella piaga. Quando ebbi di
fronte Nuria, non la riconobbi. Era dimagrita, incurvata, e profonde pieghe le solcavano il viso.
Instupidita dai calmanti, trem non appena mi vide. Mi guard come guardano i pazzi dei film: con
estraneit, con terrore, con una patina terribile che le velava gli occhi.
- Sua sorella Elisa arriva domattina - le annunciai. Parve rianimarsi per un attimo, toccare di
nuovo la realt.
- Voglio vederla. Verr a trovarmi?
- Non lo so, dipende dal giudice. Vuole che le dica qualcosa da parte sua?
- Voglio vederla. Mia sorella, la mia cara sorellina. Voglio che la lascino venire, la supplico,
per favore.
Piangeva come se in quelle lacrime si stesse liquefacendo la sua anima. Il suo corpo cominci a
contrarsi a ogni singhiozzo, come se di quel dolore partecipassero tutti i muscoli, come se non potesse
tollerare tanta infelicit. Chiamai linfermiere e me ne andai. Avevo gi constatato quello che volevo:
le condizioni psichiche dellindagata non erano normali. Eppure non riuscivo a capire il perch di una
reazione cos patologica. Nuria mi era parsa, fin dalla prima volta che lavevo vista, una donna dalla
personalit perfettamente strutturata, signora e padrona delle sue emozioni. Aveva resistito senza
battere ciglio a tutte le tensioni cui quelle indagini lavevano sottoposta. Da dove veniva quella
fragilit, quel crollo fino alle fondamenta di un edificio sconosciuto?
Garzn, che si fidava assai poco di psicologi e psichiatri, non volle dare credito alle angosce di
quella donna. Si incaponiva nella convinzione che la sua fosse tutta una commedia per non finire in
galera.
- Pu darsi - gli rispondevo - ma allora lo fa in modo inconscio.  crollata e basta, Fermn, mi
creda.
Il giorno dopo arriv Elisa Sigun. Mentirei se negassi che morivo dalla curiosit di vedere che
faccia avesse, e mentirei doppiamente se dicessi che quello che vidi non mi sorprese. Elisa non aveva
niente a che fare con la gelida Nuria n con lindifesa Rosario. Era, n pi n meno, quella che
chiunque avrebbe definito una donna normale. Di statura media, magra ma energica, aveva una gran
testa di ricci e gli occhi intensi. Vestiva come probabilmente vestono le psicologhe progressiste negli
Stati Uniti: gonna lunga e ampia e una giacca di taglio maschile destrutturata. Tutto nero, illuminato da
abbondanti monili dargento. La cosa pi curiosa fu che si present spontaneamente in commissariato,
accompagnata dallo stesso avvocato che difendeva sua sorella, e che per tutta la durata delle
presentazioni non fece che sorridere. Sembrava fosse venuta in visita, quando in realt quel che stava
facendo era mettersi a disposizione della polizia come principale indagata per un delitto; un parricidio,
per di pi. Rimanemmo tutti sconcertati dal suo contegno. Con tutte quelle buone maniere e quei sorrisi
di cortesia nessuno dei nostri metodi consueti pareva adeguato.
Lo stesso Coronas le lesse i suoi diritti, e sia io che Garzn la informammo circa il nostro grado
e la nostra identit.
- Benissimo, dite pure - rispose tranquillissima. - Io sono qui per confessare.
Eravamo cos allibiti che le nostre mandibole pendevano dandoci unaria, io credo, francamente
idiota. Alla fine lavvocato ci tenne a stabilire una certa formalit legale, giusto per dare un po di
realismo alla circostanza.
- Chiedo che si tenga conto, e che risulti negli atti, la disponibilit della mia cliente a
confessare, e il carattere di libert e volontariet del suo consegnarsi alla giustizia.
- Sar fatto - conferm Coronas in tono ufficiale.
Nel frattempo, chiunque avrebbe giurato che Elisa Sigun fosse felicissima di trovarsi fra noi,
perch, distratta e leggera, passava in rassegna i sobri arredi che ornavano lufficio del commissario.
Poi ci osserv uno dopo laltro con lo sguardo professionale di chi  abituato a valutare il carattere delle
persone fin dal primo incontro.
-  informato delle imputazioni cui pu andare in contro la sua assistita? - continu Coronas
ottemperando al dovere.
- Attendo di essere informato con maggiore precisione - rispose quel merluzzo di Octavio
Mestres.
Come se fossimo in perfetto accordo sul suo grado di stupidit, Elisa lo richiam allordine con
un certo fastidio:
- Octavio, per favore, ti spiacerebbe aspettarmi fuori? Non preoccuparti, se ho bisogno ti
chiamo.
Mestres ne fu sorpreso; era ovvio che non avevano stabilito insieme una strategia, cosa che
sorprese anche me. In ogni caso lavvocato usc e Elisa Sigun ci sorrise. Si sarebbe detto che dovesse
occuparsi di noi come psicoanalista, invece di essere unindiziata venuta a costituirsi. Allistante, prese
liniziativa.
- Signori, cos come sono venuta a Barcellona senza opporre alcuna resistenza, ora voglio
parlare e dire tutta la verit.
Garzn mi guard con due occhi da pesce lesso che significavano sorpresa. Per un attimo chiusi
i miei in segno di calma interiore.
- Pu parlare quanto vuole, sempre che sia disposta a firmare la sua dichiarazione e a ratificarla
davanti al giudice. I raptus di sincerit passeggera ci fanno solo perdere tempo.
Ero perfettamente consapevole della mia impertinenza, ma non vedevo altro modo per mettere
fine alle sue pretese di gestire la situazione. Ma lei non si alter. Evidentemente era una professionista
anche nel dominare gli stati danimo.
- Lo capisco. Venendo dagli Stati Uniti non sono indifferente alla preoccupazione di
ottimizzare il tempo. Io stessa nel mio studio cerco di essere sintetica con i miei pazienti, e consiglio
loro di sintetizzare. Sempre nei limiti, beninteso. Non si pu pretendere troppo da persone che soffrono
di conflitti psicologici e si sentono annientate. Proprio per questo sono venute in cerca di aiuto, non
bisogna dimenticarlo.
Lo sconcerto cresceva dentro di me a ogni parola pronunciata dalla Sigun. Dove voleva andare
a parare con quella chiacchierata quando le circostanze erano cos gravi? Pensava forse di raccontarci
una favoletta? Era venuta con lintenzione di depistarci? Se  vero che tutti gli interrogatori ai presunti
colpevoli possono assumere toni bizzarri, in quel caso la bizzarria era eccessiva. Feci un nuovo
tentativo di centrare il discorso:
- Dottoressa Sigun, se vuole dire qualcosa di importante, lo faccia, per favore.
Lei si schiar la gola, pos i begli occhi ambrati su di me. Stava cercando il momento, misurava
leffetto che potevano farci le sue parole, il che non lasciava supporre grande sincerit. Alla fine, con
voce deliberatamente solenne, disse:
- Io ho premeditato e disposto lassassinio di mio padre, Adolfo Sigun, cinque anni fa.
Ben lungi dal rimanere sbalorditi, Garzn ed io conservammo la calma.
- Questa  laccusa secondo gli indizi di cui disponiamo - osservai.
- Bene, confermo, e desidero anche mettere in chiaro che n mia sorella Nuria, n il signor
Sierra, ebbero mai nulla a che fare con la vicenda. Questa  la mia dichiarazione.
Ci guard come una bambina saccente guarda i suoi insegnanti quando pensa di sapere la
lezione meglio di loro. Garzn aveva gi laria di volerla prendere a schiaffi. Io la guardai freddamente.
- Molto bene. Questo  quello che dichiara lei. Adesso procediamo con le domande.
- Ma, quali domande? Avete gi la mia confessione.
- Abbiamo la sua confessione; adesso vogliamo la verit.
- Non la capisco, ispettore. Io confesso e voi mi mettete nelle mani del giudice. Non  cos che
funziona?
- Guardi, dottoressa, credo sia bene precisare una cosa prima che io perda la pazienza. Qui i
poliziotti siamo noi, e siamo noi a condurre il gioco. Capisce? Quindi dora in avanti la pregherei di
limitarsi a rispondere, cos non ci saranno problemi.
La sua sicurezza, e perfino il suo entusiasmo, parvero sgonfiarsi di colpo. Abbass gli occhi e
mormor:
- Va bene. Chiedetemi quello che volete.
Il viceispettore fu il primo a parlare:
- Come contatt il sicario italiano che uccise suo padre?
- Ah, certo! Fu relativamente facile. Vi ricordo che in America le organizzazioni criminali
italiane sono un po dappertutto. Ho un amico che mi segnal quelluomo e mi mise in contatto con lui.
Ovviamente, neppure sotto tortura sarei disposta a farvi il suo nome. Il mio amico non  un criminale,
ma per puro caso aveva conoscenze nellambiente.
- Gi - rispose il mio collega mettendo in quella sillaba tutta la sua perplessit. E aggiunse
subito una nuova domanda:
- E poi incaric lo stesso sicario di eliminare Abelardo Quiones.
L il volto della donna si contrasse. Smise di recitare la sua parte e in modo categorico e sicuro
disse:
- No! Questo lo fece per conto suo. Temeva che la polizia potesse rintracciarlo e lo uccise. Non
glielo dissi io. Non voleva lasciare testimoni; ma io con questo non ebbi nulla a che fare.
- E commission recentemente luccisione di Julieta Lpez a quello stesso assassino di
professione?
- No! - grid a quel punto linterrogata. - Assolutamente, lo giuro. Quelluomo era un pazzo,
una macchina per uccidere. Ag di testa sua, con i propri mezzi. Io non ho il minimo rapporto con quei
delitti.
- Trovo molto strano - disse Garzn, - che quelluomo, vivendo in Italia, non solo fosse venuto
a sapere che le indagini erano state riaperte, ma fosse riuscito ad arrivare addirittura in Andalusia, dove
viveva la ragazza.
-  evidente che vi ha seguiti quando siete andati a cercarla.
- Come sa che lavevamo cercata?
- Mi scusi, ma mia sorella Nuria mi teneva al corrente dello svolgimento delle indagini!
- Dubito che sua sorella stessa fosse al corrente dei nostri movimenti; anzi, escludo che sia stato
cos.
- Non cerchi di confondermi. Mia sorella mi raccont che Julieta Lpez era stata assassinata.
- Certo; ma sua sorella non poteva sapere come si fossero svolte le indagini, n tantomeno che
Julieta Lpez fosse stata rintracciata.
- In questo caso, come pu pensare che labbia saputo io, e che abbia mandato quel sicario a
ucciderla?
- Lei ha richiamato il sicario a Barcellona non appena il caso  stato riaperto, e lui ha fatto in
modo di cancellare ogni traccia dei suoi primi crimini.
- Esatto, lo ha detto: lui ha agito per conto suo.  quello che le stavo dicendo!
- Allora ammette di aver chiamato Catania una volta che si sono riaperte le indagini?
- Io non ammetto nulla che non abbia gi confessato. Ho dato ordine di uccidere mio padre.
Non vi basta?
Aveva cominciato a perdere la calma. Era allenata a conservarla, a dominare i propri nervi e a
mostrarsi impassibile; ma non era allenata a mentire. Mi accorsi che era facile spingerla a contraddirsi e
che questo lavrebbe fatta cadere. Eppure, affidandomi a unintuizione indefinibile, decisi di dare una
svolta allinterrogatorio. Le chiesi:
- Perch decise di far uccidere suo padre, Elisa?
Lei rest in silenzio per un momento, si guard le mani. Notai che il petto le si alzava per
lagitazione.
- Lo odiavo - mormor.
- Pu parlare un po pi forte? Non la sento bene.
- Lo odiavo! - ripet quasi gridando. - Era un uomo autoritario e insensibile.
- Non si uccide un padre perch  autoritario.
- Era egoista e brutale.
- Neppure queste mi sembrano ragioni sufficienti.
- Ispettore, mio padre era un uomo immorale, lubrico. Umili mia madre con tutte quelle
prostitute giovanissime di cui non riusciva a fare a meno. E la cosa si ripet con la sua seconda moglie!
Crede che queste non siano ragioni sufficienti per odiare un essere umano, anche se  il proprio padre?
- Per odiarlo s; per assoldare un sicario e assassinarlo, no, Elisa. Non ci sono mai ragioni
sufficienti per un assassinio.
- Sono disposta a pagare, infatti.
- E a liberare sua sorella da ogni responsabilit.
- Sarebbe mostruoso che fosse accusata di un crimine che non ha commesso.
- Ma del quale fu complice necessaria.
- Non dir una parola di pi, ispettore. Avete la mia dichiarazione, questo  tutto quel che
otterrete da me.
A quel punto fummo costretti a lasciarla al giudice. Mi sentivo come un cacciatore che, dopo
aver sparato sulla preda, non riesce alla fine a metterci le mani sopra. Garzn aveva pi o meno la
stessa impressione, ma ne dava unanalisi meno frustrante:
- Il giudice porter a termine il lavoro.  questione di ore e di qualche insistenza. Finir per
confessare gli altri due omicidi, non ha altra scelta.
- Pu darsi, ma sarei stata pi tranquilla se avesse confessato davanti a noi.
- Muro  un buon giudice istruttore.
- Gli chieder unautorizzazione per poterla interrogare di nuovo.
Ci guardammo: eravamo stanchi. Io avevo un dolore terribile alla cervicale e mi ronzavano le
orecchie.
- Quella donna, cos controllata, trasmette una tensione tremenda. Ho male da tutte le parti,
dopo averle parlato per meno di unora.
- Andiamo alla Jarra de Oro, ispettore. Anchio ho bisogno di bere qualcosa - disse Garzn
interpretando i miei desideri.
Invece di rimanere al banco, sedemmo a un tavolo, cosa che facevamo di rado se non era ora di
pranzo. Ordinai una birra gelata e presi il boccale tra le mani come se quella pozione potesse
trasformarmi in unaltra persona, pi lucida e allegra. Ma non funzion. Senza conoscerne
precisamente il motivo, sentivo incombere su di me una tetraggine immensa. Il mio collega se ne
accorse:
-  preoccupata, Petra?
- Preoccupata non  la parola giusta. Ho delle pessime vibrazioni, una specie di angoscia che mi
scombussola lo stomaco.
- La capisco, a me succede la stessa cosa, nei limiti della mia sensibilit, che  meno delicata
della sua. Questa storia del padre insopportabile e della figlia che lo fa ammazzare... Shakespeare ci
sarebbe andato a nozze con un argomento cos.
- Pu starne certo, e ne avrebbe fatto unopera darte, solo che qui non c niente di troppo
artistico.  tutto cos sordido.
- Ma almeno  una storia damore tra sorelle. Elisa vuole salvare sua sorella ad ogni costo.
-  questo che non capisco, Fermn! Perch questautoimmolazione? Perch
questatteggiamento da eroina che si consegna alla giustizia per lasciar fuori tutti gli altri?
- Non lo so, le persone reagiscono in maniere diverse. Quelle due devono avere un legame
fortissimo.
- S, per  tutto cos fuori misura: un odio che porta al parricidio, una sorella che non esita a
mentire per salvarne unaltra.  come...
- Una tragedia greca! - disse il viceispettore, orgoglioso delle sue conquiste culturali.
- Giusto! E lo sa come finiscono le tragedie?
- Malissimo. Muoiono tutti, compreso il suggeritore.
- S, e magari  questo che vuole evitare Elisa, che il disonore, se non la morte, trascini il nome
della famiglia nel fango.
- Eh, la miseria! Un po tardi, no? Puttane, camorra, omicidi... non se ne sono risparmiata una.
Lonore di quella famiglia  ridotto a un immondezzaio. Cosa pu esserci di peggio?
- Non lo so - dissi, e bevvi un altro sorso.
Pi tardi, a cena, Marcos mi stava raccontando di una riunione di lavoro cui aveva partecipato
quella mattina. Normalmente lo ascolto con piacere, ma quella sera proprio non riuscivo a concentrarmi
sulle sue parole. La mia mente era interamente abitata da Elisa Sigun. Il modo in cui si era comportata
suggeriva che era lei il capo di quel clan di tre sorelle. La determinazione con cui aveva confessato
denotava un chiaro desiderio di protezione. Eppure, perch proteggere una donna forte come Nuria? Il
suo ruolo nelle operazioni di riciclaggio di denaro sporco la indicavano come complice del crimine. E
come, se non attraverso di lei, Elisa avrebbe potuto entrare in contatto con Catania? La storia
dellamico misterioso era unevidente menzogna. Per Elisa era decisa a garantire ad ogni costo
lestraneit di sua sorella dagli omicidi. Se rivestiva i panni del capo-clan un motivo doveva esserci; e
non era il caso di ricorrere a ipotesi strane, dato che il motivo poteva essere quello pi normale: era la
pi forte delle tre, sia psicologicamente che umanamente. Questo bastava. Di colpo, Marcos mi chiese:
- Mi stai ascoltando?
- Ma certo! - protestai, solo per poter continuare a riflettere. E continuai, solo un po pi tesa.
Se riascoltavo i miei pensieri e li analizzavo come chi ascolta il discorso di un altro, mi rendevo conto
che avevo usato pi volte la parola clan, e che avevo descritto questo clan come composto di tre
persone: le tre sorelle. La terza era Rosario. Perch dare per scontato che lei fosse rimasta fuori dal
gioco? Certo, era possibile che le sorelle, conoscendo la fragilit della pi piccola, lavessero tenuta
alloscuro di tutto. Per era possibile che il piano criminoso fosse stato una specie di complotto, che un
atto cos grave e definitivo avesse richiesto laccordo di tutte e tre le sorelle. Non esisteva alcuna prova
contro la minore, ma questo non significava che non fosse stata al corrente di ci che le sorelle avevano
tramato.
Marcos rise di quel che mi stava raccontando, e io lo imitai senza perdere un istante.
- Vero che  incredibile? - mi chiese. Risposi con prontezza: - Incredibile  dir poco.
Allora, con sollievo, lo vidi alzarsi da tavola e cominciare a sparecchiare. Mi alzai anchio e mi
misi a caricare la lavastoviglie. Quando ebbi posato lultimo bicchiere, avevo gi deciso di fare una
cosa detestabile.
23
Garzn fu daccordo sul fatto che laggettivo detestabile era perfetto per il mio piano; ma non
se la sent di negare che si trattava di agire in extremis, prima che il caso ci fosse tolto di mano.
Insomma, ebbi il suo beneplacito, accompagnato da una serie di massime come  la guerre comme 
la guerre, se il mondo  uno schifo non lho inventato io, qui nessuno  fesso e altre perle
autoassolutorie. Ma io non avevo bisogno di sentirmi legittimata: sentivo che dovevo farlo e basta.
Dato che era ancora presto per il nostro agguato, decisi che era meglio tornare alla Jarra de Oro e far
passare il tempo completando la nostra colazione. Garzn pi che completarla la coron con un panino
al chorizo, mentre io mi accontentavo di un caff.
- Dove la sorprendiamo?
- Insomma, Fermn, proprio sorprenderla suona male!
- Ma  il verbo giusto, non dica di no. E poi, la scelta del luogo  fondamentale in
unimboscata.
- Imboscata! Ma allora lei insiste. Lunica cosa che voglio  poter parlare con quella ragazza
senza che sia presente il marito.
- Non prendiamoci in giro. Vogliamo parlare con lei perch  lanello pi debole della catena.
Quindi leffetto sorpresa e lintimidazione saranno indispensabili per farle aprire bocca. Ammesso che
sappia qualcosa.
- Qualcosa deve sapere. Una persona non pu essere tenuta completamente fuori dalla realt.
Rosario non  una bambina, e non lo era neppure cinque anni fa. Sono sicura che hanno avuto il suo
assenso per agire. Quello che mi stupisce  che non ce ne siamo resi conto prima, anche se non
avevamo nulla contro di lei. La avverto, per, che non voglio incriminarla, ma farmi spiegare quello
che ancora non riesco a capire.
- Ma se parla, si incrimina da sola. E poi non sono cos sicuro che lo faccia. A volte i deboli
sviluppano unenorme capacit di resistenza.
Finii in un sorso il mio caff. Il sapore amaro mi ricord lItalia. Pensai che sarebbe stato utile
avere Abate l con noi. Sembra contraddittorio, ma avere accanto una persona che decide e prende in
mano la situazione nei momenti di difficolt non era poi cos male. Come se qualcuno facesse il lavoro
sporco per te, mentre tu puoi continuare a investigare analizzando razionalmente i fatti. Una vecchia
illusione. Dopo tutte le mie proteste contro le invasioni di campo di Abate! Ma lessere umano  fatto
cos, e cos sono fatta io: dinverno rimpiango il caldo dellestate, e in estate mi piacerebbe aver freddo.
In citt sogno il verde della campagna, e appena mi trovo in mezzo ai fiori ho voglia di andarmi a
vedere un bel film in versione originale. Come se non volessi saperne di essere completamente felice.
Decidemmo di parlare con Rosario nella scuola dove lavorava. Cos avremmo avuto la certezza
che suo marito non fosse presente. Ci identificammo come poliziotti di fronte alla signora che venne ad
aprire. Nessuno poteva essere sorpreso da un incontro con la polizia, dal momento che erano note le
indagini sullassassinio di suo padre. Ci fecero passare in una saletta con le pareti azzurro cielo,
decorata con disegni di bambini. Lambiente non poteva essere pi tranquillizzante, e quindi meno
adeguato ai nostri scopi.
Rosario tard cos tanto ad arrivare che ci domandammo se non fosse fuggita. Eppure no, dopo
una decina di minuti che parvero eterni, lei comparve sulla porta con un grembiule scolastico che
accentuava la sua aria puerile. Non era difficile accorgersi che le tremavano le mani. Salut con un filo
di voce. La pregammo di sedersi. Cercai di usare un tono neutro, n tranquillizzante n minaccioso.
- Rosario, sua sorella Elisa ha confessato luccisione di suo padre. Lo sapeva?
- S - mormor.
- Nella sua dichiarazione afferma che vostra sorella Nuria non ha avuto niente a che fare con il
delitto. Elisa vuole assumersi tutta la colpa.
Rimase zitta, e subito due rivoli di lacrime le scesero dagli occhi. Non cerc di fermarli, non si
pul n fece il minimo movimento. Proseguii:
- Ma noi sappiamo che questo non  vero. Nuria sapeva delle intenzioni di sua sorella e fu lei a
trovare la persona che poteva eseguire il piano.  cos, o no?
- Anchio lo sapevo - sussurr. Mi accorsi che il viceispettore si irrigidiva, e badai a non
aggiungere alla sua nessuna reazione emotiva. La voce mi usciva monotona e pacata:
- S, lei non ha partecipato alla cosa, ma sapeva che cosa avevano intenzione di fare.
- S, e anchio voglio scontare la mia colpa. Avrei potuto impedirlo. Non potrei sopportare di
saperle in carcere mentre io vivo la mia vita fuori. Sapevo che lavrebbero ucciso e ho dato il mio
consenso.
Le tremava il mento a ogni parola.
- Hanno fatto uccidere altre due persone, nel frattempo. Perch non parlassero.
- Questo non lo so.
- Non le hanno raccontato come si sono svolti i fatti?
- No. Le mie sorelle volevano proteggermi, hanno sempre voluto proteggermi.
Dimenticando le precauzioni, quasi gridai:
- Ma perch? Capisco che tutte e tre odiaste vostro padre, che lo aveste sempre odiato. Ma
Nuria si era sposata, lei anche. Elisa era lontana. Perch proprio cinque anni fa hanno preso la decisione
di toglierlo di mezzo? Qualcosa devessere successo, che cosa?
Ad agitare il suo corpo non erano pi tremiti, ma vere e proprie convulsioni. Io non battei
ciglio.
- Cos successo? Mi dica cos successo.
Le cedettero le gambe, si pieg, cadde a terra piangendo.
- Non lo so, non posso dirlo, no.
- Questa ragazza non sta bene, ispettore. Bisogna chiamare qualcuno che la veda.
Allentai la mandibola. Mi resi conto che anchio avevo perso il controllo, tornai in me. Rosario
si era raggomitolata in posizione fetale.
- Avvisi la direttrice - dissi a Garzn, e uscii senza guardarmi indietro.
Perfetto. Dire che ormai avevamo in mano tutto quello che ci eravamo aspettati da
quellincontro, forse era esagerato, ma non del tutto inesatto. Rosario aveva confessato la sua
complicit; ormai lei stessa lo desiderava. Avremmo avuto il quadro completo quando fosse affiorato il
movente principale, ma per questo cera ancora da lavorare. In strada, mi voltai verso Garzn:
- Viceispettore, si muova, che abbiamo il tempo contato.
- Andiamo dal giudice Muro?
- Col cavolo! In meno di un minuto la direttrice avvertir il marito di Rosario e scoppier il
finimondo. Forza, mi segua!
Entrammo nel carcere femminile sapendo perfettamente di non avere un mandato giudiziario
per interrogare di nuovo Elisa Sigun. Eppure, non appena le operatrici mi videro, ci fecero passare.
Nemmeno lei fu sorpresa di vederci; non doveva essere molto al corrente dei suoi diritti, o forse non le
importava.
Conservava la serenit e la forza morale di sempre, unita ora a una certa indifferenza che le
velava gli occhi e le rallentava i movimenti.
- Lieta di rivedervi, signori. In che cosa posso esservi utile questa volta? - domand con un
accento di sarcasmo ormai stanco.
Come se le sferrassi un pugno in faccia, dichiarai:
- Sua sorella Rosario ha confessato.
La metamorfosi che sub poteva paragonarsi unicamente a quella di un gatto che si gonfia in
segno di minaccia. Mi parve che addirittura i suoi capelli aumentassero di volume e le sue braccia si
allungassero mentre le puntava sul tavolo. Mi spaventai, temetti che volesse aggredirmi, ma lei si limit
a lanciarmi il veleno delle sue parole.
- Che cosa le avete fatto?
- Niente. Siamo andati alla scuola dove lavora, abbiamo chiesto di parlarle e lei ha accettato.
Prima ancora che cominciasse il colloquio ci ha detto di sua iniziativa che era al corrente dei piani per
assassinare vostro padre. E poi ha detto anche che Nuria  colpevole quanto lei.
- Maledizione, ispettore, la maledico di tutto cuore! Perch  dovuta andare a cercarla, sapendo
in che condizioni ? Ha dimostrato ben poca umanit, ha dimostrato...
- Mi maledica quanto vuole, dottoressa, ma questo non cambia le cose.  finita la commedia in
cui lei  lunica protagonista, ideatrice e mandante del crimine.  finita.
- Aveva una colpevole, perch andare a rovistare nelle miserie altrui?
- Io non voglio un colpevole, voglio la verit. Mi dica, Elisa, perch? Perch dopo tutta una vita
passata a sopportare un padre tirannico, proprio quando nessuna delle tre era pi sotto la sua influenza,
avete deciso di assassinarlo? E non mi venga a dire che temevate per lazienda di famiglia! Questa non
 la ragione, o non lo  del tutto. Mi dica che cosa successe, me lo dica, ormai  inutile tacere. Io
continuer a investigare finch non lo scoprir, anche se il fascicolo verr chiuso, anche dopo il
processo.
- Lei  un cane addestrato che non molla la presa.
- Non la moller. Come poliziotto potrei fermarmi qui; ma come persona voglio delle risposte a
quello che non so capire. Perch tanto rancore dopo tutta una vita, perch tanta crudelt?
La parola crudelt ebbe su di lei leffetto di uno sperone. Come un cavallo, alz la testa, punta
da un dolore improvviso. Per rimase in silenzio. Vidi che il viceispettore stava per dire qualcosa, e con
un gesto lo dissuasi. Il silenzio dur quasi un minuto, ma stranamente non vi era alcuna tensione
nellaria. Lei pensava e io la lasciavo pensare. Alla fine disse:
- Voglio fare un patto con lei.
- Avanti, sono disposta ad ascoltare.
- Questo signore non pu essere presente.
- Il viceispettore Garzn  il mio braccio destro, qualunque patto io possa sottoscrivere con
lei...
Lei mi interruppe, contrariata:
- Non cominciamo bene. Io non parlo davanti a lui,  una condizione irrinunciabile.
Mi voltai verso il mio collega. Garzn comprese subito. Non diede il minimo segno di fastidio.
Si alz, come un gentleman che lascia il suo club, salut a voce bassa e usc.
Quando restammo sole, mi accorsi che Elisa si era raccolta in se stessa, con gli occhi chiusi,
come un monaco buddhista che si prepari alla recitazione del mantra. Le lasciai altro tempo.
Finalmente apr gli occhi e fece tre respiri profondi che sembravano precedere una prolungata
immersione. Con calma, cominci a parlare:
- So che  assurdo chiedere a un poliziotto di tenere segreto ci che si dir in un interrogatorio.
Ma si d il caso che lei sia una donna. Per questo le chiedo che lei mi ascolti come donna e poi sappia
tacere. Ci che le racconter non cambier gli esiti di un processo, di questo ho la massima certezza,
quindi lei pu tranquillamente promettermi di mantenere il segreto.
Dio! Era una situazione cos insolita, che cosa potevo rispondere? Il mio dovere era respingere
una simile proposta, non lo avevo dimenticato. Eppure due potentissime ragioni mi inducevano ad
accettarla. La prima, devo riconoscerlo, era la mia curiosit, lansia di sapere, che ormai galoppava a
briglia sciolta. Ma anche una diffusa sensazione di fare opera di giustizia, di servire da veicolo a
qualche confusa rivendicazione.
- Daccordo - sentii che dicevo, senza neppure credere del tutto alla mia voce.
- Questo non  il solito patto tra poliziotto e delinquente. Non  come nei film, ispettore. Non
chiedo che la mia pena sia ridotta, per me o per altri, in cambio di quello che dir. Io chiedo solo il suo
silenzio, e lo voglio davvero. Lei  credente?
- Che importanza ha?
- Le sembrer ridicolo, ma stavo per chiederle di giurare su Dio che non racconter a nessuno
quello che sto per dirle; bench forse sia pi logico chiederle di farmi una promessa da donna a donna.
Riuscii a uscire dallo stato di incantamento in cui mi trovavo immersa. Quel discorso non aveva
senso. Rischiavo di cacciarmi in un guaio da cui sarebbe stato molto difficile uscire. Mi alzai in piedi.
- Mi spiace, Elisa. Sono una donna, ma in questo momento mi trovo qui perch sono un
poliziotto. Non posso giocare a questo gioco. Mi spiace veramente.
Dopo aver fatto qualche passo verso la porta, udii la sua voce, tremante.
- Non se ne vada, Petra, per favore, ho bisogno di parlare con lei.
Tornai indietro. Mi misi davanti a lei. Vidi che era pallida, con le mani strette in grembo.
- Si sieda, la prego - mi disse.
Mi sedetti, cercando di non lasciar trasparire nessuna emozione, ma la verit era che avevo male
al petto dallo sforzo di contenermi.
- Dica quello che ha da dire.
- Mio padre... - proruppe, a voce troppo alta. Poi fece una pausa e abbass la voce. - Mio padre
abus sessualmente di Nuria da quando lei aveva quindici o sedici anni. Io lo sapevo, e sono stata zitta.
In fondo, non lo volevo sapere.
Mi sentii come se una spranga di ferro mi avesse colpita alle tempie. Cercai di respirare
normalmente. Lei continu.
- Molest anche me -. Deglut. - Io ero pi combattiva e la persecuzione dur meno; per non
lo raccontai a nessuno. Nostra madre, probabilmente, poteva rendersi conto di quel che capitava, ma
non volle saperne nemmeno lei.
Parve che perdesse coraggio, e le sue mani si allentarono, restando distese e immobili come due
uccelli morti.
- Appena raggiunsi la maggiore et me ne andai da casa, lei questo lo sa. Nuria rimase; ormai
libera dallassedio di mio padre, cerc di dimenticare. Si impegn in azienda e spos un uomo che non
amava, tutto pur di avere un po di normalit. Entrambe ce la siamo cavata, capisce? Ciascuna a modo
suo, ma abbiamo tirato avanti.
Mi guard, e io annuii, incapace di pronunciare una parola.
- Abbiamo tirato avanti e siamo rimaste zitte tutte e due, chiudendo gli occhi e sforzandoci di
non guardare mai indietro. Non volevamo sapere. Lei ha gi capito a chi mi riferisco?
Questa volta la mia testa si mosse a destra e a sinistra in segno di diniego.
- Avevamo lasciato sola Rosario, si rende conto? Lavevamo lasciata l, in quella casa
maledetta, anche se sapevamo che cosa sarebbe successo. Io non volevo pensarci, non volevo sapere. E
immagino che per Nuria sia stato lo stesso. Dimenticare, la scelta  sempre stata quella. E naturalmente
successe. Perch non doveva succedere? Era logico, naturale, per un uomo come mio padre. E fu
naturale anche la reazione: Rosario stette zitta. Stette zitta finch non ce la fece pi. Nostro padre cerc
di abusare di lei anche quando era gi sposata. Fu allora che Rosario trov il coraggio di dirlo a Nuria,
e Nuria mi chiam. Lei non aveva la forza di affrontarlo da sola, e si sarebbe suicidata piuttosto che
cercare la protezione di suo marito.
Si mise a piangere con una disperazione che non ricordavo di avere mai visto in nessun essere
umano. Gemeva. Lacrime e muco le bagnavano il viso, contratto in una smorfia impossibile da
descrivere. Mi alzai, le misi una mano sulla spalla.
- Si calmi, Elisa, per favore. La prego, si tranquillizzi. Vuole che chiami qualcuno? Ha bisogno
di un medico? - dissi, quasi con terrore.
- No! - grid. - Non ho ancora finito.
Si pul la faccia alla meglio, ritrov forza.
- Allora presi la decisione di ucciderlo e, mi creda, fu un immenso piacere per me ordire tutto il
piano con Nuria. Mi divertii. Era come se per la prima volta riuscissimo a fare davvero qualcosa, dopo
tutto quel silenzio. E labbiamo tolto di mezzo, nella vergogna, mentre era insieme a una prostituta. Se
lera cercata lui.
- E perch lavete detto a Rosario?
- Perch si sentisse vendicata, n pi n meno! - replic con vigore. - Non era una cosa che tra
noi dovessimo nascondere. Quel porco ti ha macchiata? Bene, il porco  morto, tutto qui. Poi le cose si
sono complicate, uccidere non  cos facile. Il sicario era un incapace...  stato necessario uccidere di
nuovo... questo  stato il peggio.
- Non sarebbe stato pi facile denunciarlo, vostro padre? Decidersi a parlare?
- Parlare - disse come in sogno. - Parlare  ancora pi difficile di uccidere. Mi creda, mai, mai
in questi cinque anni mi sono pentita di avere assassinato mio padre, mai. Eppure, ne sono sicura,
completamente sicura, non potr mai perdonarmi, finch avr vita, il silenzio con cui sono fuggita da
casa lasciando sola mia sorella.
- Quel silenzio  finito.
- No. La prego, la supplico, se vuole mi metto in ginocchio. Non parli di questo con nessuno.
- Lei  pazza, Elisa. Non si rende conto che questa terribile circostanza pu significare molto
per un giudice? Rappresenter di certo unattenuante, ridurr la pena che potranno imporvi.
- No, non potrei mai ripeterlo. Non davanti ad altra gente, non in un processo, no.
- Ormai lha gi raccontato una volta,  stato come rompere un maleficio. La prossima sar pi
facile. Lei  psicologa, e non ignora che  cos che funziona la mente umana.
- Che ne sa lei, ispettore, che ne sa! Non saprebbe neppure immaginare per un solo istante la
vergogna che si prova.  una vergogna profonda, enorme, atroce. Si vorrebbe morire, quando la si
sente con tutto il suo peso, si vorrebbe non essere mai nati.
- Lei non ha colpa di aver subito degli abusi.
-  molto facile dirlo.
- Se non lo racconta, se non si sapr la verit, suo padre rimarr in qualche modo impunito.
- Mio padre ha gi pagato per quello che ha fatto.
- E questo le  servito?  riuscita a dimenticare la vergogna di cui parla?
- No, la vergogna  sempre l.  come un cristallo affilato che ti lacera dentro.
- E allora lo strappi via una volta per tutte! Che la gente sappia che tipo di persona era suo
padre.
- Per strapparmelo via avrei dovuto morire anchio. Ci ho pensato, quando le cose hanno
cominciato a complicarsi, ma non ne ho avuto il coraggio.
- Lei  colpevole, Elisa. Ha fatto uccidere un povero disgraziato come Abelardo Quiones, e
una ragazza che era riuscita a rifarsi una vita come Julieta Lpez. Non pu restare in silenzio riguardo
al movente.
Di colpo pi tranquilla, mi sorrise con malizia.
- Non sono gi colpevole di aver fatto uccidere mio padre?
- Certo, lo .
- Lei non lo ha ricordato.
Mi alzai in piedi.
- Elisa, parler con il giudice. La chiamer. Se non ratifica le sue parole di oggi sar tutto pi
complicato. Se non parla per s, lo faccia per le sue sorelle. Anche loro godranno delle attenuanti che
comporta questa storia.
- Non ha mai avuto la minima intenzione di tenere il segreto, vero?
- Se me lo ha raccontato  perch venisse alla luce. Altrimenti sarebbe stata zitta, come ha fatto
finora.
Non protest, abbass la testa, si pul le ultime tracce di pianto con un fazzolettino. Prima di
uscire, mi voltai.
- Ancora una cosa. Rosala, la moglie di suo padre, sapeva qualcosa di tutto questo?
- Immagino labbia sempre sospettato, ma  stata zitta anche lei. Come tutti, ha preferito non
sapere.
- Se non altro, prima di lasciare Barcellona ha voluto fare un ultimo tentativo per aprire le
finestre.
- E non ha fatto entrare altro che aria viziata, come vede. Mi faccia un favore, veda se riesce a
farmi dare un tranquillante. Quando sono entrata qui mi hanno tolto tutte le mie pastiglie.
- Non si preoccupi, me ne occupo io.
Uscii senza guardarla. Nel corridoio mi aspettava Garzn. Si alz immediatamente in piedi,
venne verso di me.
- Usciamo di qui, Fermn. Andiamocene subito.
- Che faccia, ispettore! Sembra abbia visto il fantasma di Adolfo Sigun.
- Proprio cos, mio caro, lho visto, ed era mostruoso, mi creda.
Il giudice Muro and quasi in escandescenze, quando lo seppe. Listruzione e il processo
sarebbero stati pieni di complicazioni: problemi psicologici, le accuse pi varie, implicazioni
internazionali, la pressione della stampa... Quando lo salutai, mi guard quasi offeso, come se pensasse
che noi poliziotti abbiamo la fortuna di sottrarci al peggio che un caso comporta. Ma si sbagliava se
pensava questo. In quel momento non riuscivo a immaginare niente di peggio che aver presenziato alla
confessione di Elisa Sigun.
Quando arrivai a casa, bastarono due secondi perch Marcos si accorgesse che non stavo bene.
Dovette anche valutare che il grado del mio malessere era alto, perch non mi chiese che cosa avessi.
Mi liberai dellimpermeabile, mi buttai sul divano e rimasi a guardare nel vuoto.
- Posso prepararti qualcosa da bere? - si offr.
Scossi la testa. Lui si sedette accanto a me e mi pos una mano sulla spalla senza parlare.
- Il mondo  orribile, Marcos - dissi.
- Solo a volte - rispose lui.
- Sempre - insistetti.
- Che cosa possiamo fare noi due per migliorarlo? Andare al cinema, fare due chiacchiere,
mettere in tavola una buona cena, invitare degli amici, fare lamore?
- Niente - sussurrai. - Rimaniamo qui cos ancora un po, ma non togliere il braccio, per
favore.
Mi strinse forte. Mai come in quel momento fui certa che la vita pu essere terribile, e che
possiamo darle un senso solo grazie alle cose pi piccole, che offrono conforto ma non una
spiegazione. Cercare ragioni elevate non fa che potenziare un incommensurabile senso di assurdit.
24
Rafael Sierra non fu accusato di complicit negli omicidi. Lui non centrava. Per fortuna non mi
tocc vedere la sua faccia quando seppe comerano andate le cose e perch. Doveva essere simile a
quella di un fedelissimo seguace di Freud nello scoprire che il suo maestro aveva messo le mani
addosso alla cognata, o un ammiratore di Picasso nellaprire gli occhi sul modo detestabile in cui il
genio aveva sempre trattato le donne. E mi fermo qui, altrimenti non finisco pi.  un grave errore
cercarsi degli idoli tra i mortali. Neppure il filosofo di cui teniamo il libro sul comodino, n il politico
che votiamo con perfetta convinzione, n tantomeno chi ci d da lavorare. E cos quel poveraccio,
perch Sierra non era altro che questo, un tipo che aveva accettato per tenersi a galla di collaborare con
la camorra, pag caro il suo errore. Di chi, se non di un uomo in carne e ossa, per quanto adorno di
sapienza e virt, possiamo fare il nostro idolo personale? Di nessuno, e che diamine! pensai. I credenti
possono mettere il loro dio in cima alla scala, mentre noi siamo costretti ad arrangiarci: oggi qui e
domani l, filosofia di sussistenza, non  poi cos necessario trovare vitelli doro ad ogni angolo di
strada.
Elisa Sigun confess davanti al giudice tutto lorrore che aveva dentro, e questo fu considerato
circostanza attenuante. Non so se ne fui contenta o no. Il mio cuore era diviso: da un lato, la parte
irrazionale sempre acquattata in me, si rallegrava che quel vecchio disgraziato avesse trovato il suo
castigo. Ma poi la mia mente si illuminava di ragione, e capivo che a farsi giustizia da s la mano pu
andar gi pesante, e qui la vendetta era andata troppo oltre. Che colpa aveva Julieta di tutto quel circo
di incesto e di morte? Nessuna. Il suo caso illustrava molto bene quanto fosse ingiusto un mondo in cui
alcune persone nascono per essere vittime, dal principio fino alla fine.
La vedova Sigun fu chiamata ancora una volta a dichiarare. Disse al giudice Muro che aveva
sempre avuto sospetti su quanto stava accadendo, ma mai e poi mai avrebbe avuto il coraggio di
immaginare un quadro cos fosco. Il giudice le credette; e non solo, qualche mese dopo, quando and in
pensione, se ne and a vivere in Galizia, con divertimento malizioso di Garzn. Evidentemente la
testimone e il magistrato avevano sviluppato una reciproca e intensa simpatia. Ne fui contenta; a volte
le frecce di Cupido colpiscono, e devessere una gran bellezza lasciarsi colpire di propria volont, con
gli occhi rivolti al cielo, come nelle immaginette di san Sebastiano.
Telefonai ad Abate e gli raccontai tutto. Lo ringraziai, su un piano strettamente professionale.
Anche lui mi ringrazi, perch Torrisi, come un maestro di coro, aveva fatto cantare quei camorristi a
dovere, portando alla luce un mucchio di reati che non sarebbero mai venuti fuori se non fosse stato per
la nostra apparizione in Italia. Me ne rallegrai. Poi mi disse:
- Speriamo che in futuro un nuovo morto ti riporti a Roma.
- Ah, no! Adesso il morto lo metti tu e io metto un assassino della mia citt. Cos verrai a
Barcellona. Mi piacerebbe, anche solo per la soddisfazione di vederti andare in giro disarmato.
- Non sarebbe una novit, mi hai gi disarmato una volta.
Passai sopra quel doppio senso e chiesi di Gabriella.
- Sta benissimo, e ti adora; dice che le hai insegnato molte cose sulla maternit. Ti ha dato
ascolto e adesso non si sente pi cos colpevole e angosciata nei confronti di suo figlio.
- Che spavento, spero non lo abbandoni in un cassonetto! Mi resterebbe sulla coscienza. Si
vede che bisogna dare consigli solo sulle cose di cui non si ha la minima idea. Un giorno di questi
lascio la polizia e mi metto a fare la consulente di qualcosa di cui sono assolutamente digiuna: finanza,
tendenze della moda...
Udii la sua risata calda e simpatica.
- Sei fantastica, Petra, lo sai?
- S - risposi in gran fretta, e ridemmo di nuovo.
Era un buon poliziotto e una brava persona, pensai mentre mettevo gi, e non pensai
assolutamente nientaltro.
Parlando di bambini e maternit, un giorno sorpresi Yolanda mentre mostrava le ecografie del
nascituro a un gruppo di colleghi, tra i quali cera anche Fermn Garzn. Le infil in un cassetto in tutta
fretta, e non le chiesi di vederle. Ricordai a me stessa che dovevo rimanere fredda come un ghiacciolo,
perch essere teneri con le neomamme  un segno nefasto di questi tempi in cui non nascono bambini,
e quando nascono sembra che stia succedendo qualcosa di spettacolare. In quel momento mi accorsi
che dalla tasca del viceispettore affioravano delle foto, e quando fummo soli nel mio ufficio gli chiesi:
- Non avr di nuovo mostrato ai ragazzi le prove della sua prodezza turistica, vero?
Piuttosto impermalito mi rispose:
- Ebbene s, e allora? Sono divertentissime e ci siamo fatti due risate. Suppongo che per lei
questo sia un crimine di lesa umanit.
- Be, non esageriamo! Mi sembrano solo un po pacchiane, tutto qui. Le ha mostrate anche a
Beatriz?
- Neanche per sogno. Mia moglie ha la puzza sotto il naso anche pi di lei. Io sono diverso, un
popolano, un tipo pi semplice e alla mano. E anche pi tenero, se proprio vuole.
- La pianti col popolo e le tenerezze che quasi mi commuove. Ero venuta a cercarla perch il
commissario voleva vederci.
- Sa cosa vuole? Non ci dar una lavata di capo!
- Non ne ho idea. Ma gi che c pu mostrargli le foto, di sicuro anche lui sar preso da una
gran tenerezza per la sua anima semplice.
Lo sentii borbottare per tutto il corridoio, maledicendo il mio caratteraccio. Poi la sua voce si
fece marziale per la formula di rito:
- Col suo permesso, signor commissario!
Coronas ci copr di congratulazioni. Di colpo, tutto quello che avevamo fatto era magnifico: il
prestigio della polizia barcellonese era salvo, le nostre relazioni internazionali perfette, la discrezione
usata in un caso cos scabroso, impeccabile... Giacevano nel dimenticatoio le minacce e i rimproveri
che avevamo dovuto subire, come se non fossero mai esistiti.  sempre cos, la realt si configura e si
colora a seconda di come la storia va a finire.
- Non ha parlato di aumenti n di gratifiche speciali, vero? - mi disse il viceispettore uscendo.
- A un uomo semplice come lei dovrebbe bastare la soddisfazione del dovere compiuto, e la
gratitudine del capo, Fermn.
- La smetta di prendere per i fondelli, ispettore, adesso basta!
- Non si arrabbi, Fermn. La invito a bere un bicchiere, che ne dice?
- Visto come mi tratta, dovrei dirle dignitosamente di no; solo che ad averci lanima popolana
viene una sete...
Risi come non mai. Quel diavolo di un sottoposto che mi era toccato era un santo, un santo ilare
e geniale, e un giorno o laltro mi sarebbe toccato vederlo beatificato in San Pietro, e i santini
lavrebbero rappresentato vestito da centurione fasullo, con una lancia nella destra e un boccale di birra
nella sinistra. E io sarei stata la prima dei suoi devoti, certo che s.
Alla Jarra de Oro ci sedemmo a un tavolo dietro i vetri. Da doveravamo seduti potevamo tener
docchio la porta del commissariato. Ma non ci sentivamo affatto in colpa per essere l. Il nostro capo ci
aveva fatto i suoi complimenti e avevamo chiarito il caso fin nei minimi risvolti. Quello era il momento
di fermarsi e celebrare loccasione. Il viceispettore mi domand:
- Ce la facciamo aprire una bottiglia di spumante?
- Non sar un po strano a questora?
- Guardi che la gente veramente fine la pausa la fa a champagne e canap al salmone.
Ci servirono un cava straordinario, molto molto freddo, e il cuoco ci improvvis dei canap di
quelli che, a detta di Garzn, la gente fine mangia a met mattina.
- Festeggiamo il caso Sigun, eh, signori? - ci chiese il cameriere.
-  gi uscito sul giornale?
- Stamattina. C da non credere come pu ridursi una persona, vero? Perfino con le proprie
figlie! Che gente c al mondo! E poi vogliono fare gli imprenditori! Bel pezzo di stronzo, quel tipo:
mafioso e stupratore! Lo so che non sarete daccordo, ma quello che penso io  che uno cos se l cercata.
Garzn ed io ci guardammo preoccupati.
- Non  cos semplice, ci sono andati di mezzo degli innocenti.
- Non cos innocenti; e poi lui ha avuto quel che si meritava. Cosa ne sa lei se un giudice non
lavrebbe lasciato a piede libero per qualche cavillo legale! Quello aveva un mucchio di soldi, poteva
pagarsi lavvocato che voleva, e gli avvocati sono tutti una banda di volponi senza scrupoli.
Stavo per rispondergli, ma Garzn mi precedette:
- Non dire bestialit, Virgilio! E allora a cosa diavolo serve la legge, secondo te? Cosa ci
stiamo a fare noi? Staremmo freschi se ciascuno cominciasse a farsi giustizia da s!
Il cameriere si allontan mormorando sottovoce. Non ero affatto sicura che il mio collega lo
avesse convinto con la sua tirata di oratoria popolare. Lui si volt verso di me.
- In questo paese ci vorrebbe una buona campagna di educazione civica, non le pare?
- Non ci pensi, Fermn. Si goda il suo spumante, piuttosto.
Mi obbed e addent un canap.
- Ho sentito dire che avremo un paio di giorni liberi di ricompensa. Lei cosa far?
- Niente di speciale. Dal momento che Marcos lavora,  escluso che possa fare grandi cose. E lei?
- Probabilmente ce ne andremo in un alberghetto della Costa Brava, mia moglie e io soli, una
fuga romantica. Cos magari mi tolgo dalla bocca lamaro di questa triste storia.
- Io credo che me lo toglier in famiglia. Inviter a casa i figli di Marcos.
- Che gran rottura di palle! ispettore, scusi la sincerit.
- E invece mi piace vedermela con la vita di tutti i giorni: fare frittate, dire ai bambini di non
gridare, ascoltare le storie di Marina... Far finta di essere una donna angustiata dai piccoli problemi
quotidiani ha il potere di togliermi ogni amarezza.
- Non la capisco. A me sembra amaro il solo pensiero.
- E lo sa perch? Perch in fondo quel che  amaro  pensare, qualunque cosa succeda. La gente che non pensa  pi felice.
- Ma allora si diventa cretini, e non c niente da guadagnarci.
Lo guardai e sorrisi. Lui mi diede un paio di colpetti affettuosi sulla mano.
- Non si affligga, ispettore, che tutto si aggiusta. Si tira avanti e tutto passa, e un essere umano
normale tira sempre avanti per istinto.
Mi accorsi di come era imbiancato il viceispettore negli ultimi tempi. Nellodore di salmone dei canap, sembrava un vecchio pescatore di una costa lontana.
- Fossi in lei, Petra, la pianterei con le frittatine e le frittelline e mi metterei a darci dentro con mio marito da non poterne pi.
- Fermn! - finsi di scandalizzarmi.
- Le chiedo scusa. Lo so che non dovrei dire queste cose, ma non sopporto di vederla
trasformata in una donna di casa come tante altre. Una con il suo passato!
Lo guardai, stupefatta, cercando di capire cosa intendesse con quellespressione. Preferii non approfondire.
- Il mio passato non  passato proprio per niente! Quindi adesso brindiamo; e se non ci basta questa bottiglia, ce ne ordiniamo unaltra e ci scoliamo anche quella.
- Brava! Cos mi piace! Brindo a lei, e a tutte le donne forti di questo mondo.
Avevo detto esattamente quello che si aspettava da me, per questo le mie parole erano state accolte con tanto entusiasmo.  sempre cos. Lamore e la stima che gli altri ti dimostrano dipende dalla distanza tra ci che fai e ci che gli altri si aspettano da te. Non deve essere mai troppo grande. Brindai con il mio collega alle donne forti, agli uomini onesti, agli animali liberi, ai bambini felici, a tutte le utopie che solo di tanto in tanto, e per istanti fugaci, diventano realt.
.
Vinaroz, settembre 2012.
...
.
...
FINE.